Mediobanca lo ha certificato nei giorni scorsi: “le banche di credito cooperativo, come sistema, sono al primo posto nel nostro Paese per solidità”. Il miglior rapporto tra patrimonio di vigilanza ed attività di rischio un indice di solvibilità pari al 15,2% a fronte di una media del settore bancario del 10,4% e delle banche di grandi dimensioni del 9,7% sono questi i dati più significativi e confortanti che emergono dal Rapporto “Le principali società italiane” redatto dall’Ufficio Studi di Piazzetta Cuccia.
Del resto guardando i dati del settore delle Banche di Credito Cooperativo, per le quali viene presentato annualmente un bilancio sociale e di missione a livello consolidato, si è sempre evidenziato il contributo offerto da tali istituzioni alla crescita civile e sociale delle comunità locali, anche attraverso una particolare attenzione al terzo settore, quello che è stato definito il “valore aggiunto” che le banche di Credito Cooperativo, le antiche e gloriose CRA (Casse Rurali ed Artigiane), sono in grado di produrre nella loro azione di “banche locali”.
Sono cifre che evidenziano, da un canto, la vitalità e la solidità dei 3768 sportelli di questo che può essere considerato un vero e proprio sistema creditizio a se stante, dall’altro, l’essenziale funzione di sostegno allo sviluppo economico, soprattutto della piccola e media impresa, svolta a livello locale, senza tralasciare di tutelare il risparmio che si produce sul territorio.
E’ quanto mai opportuno sottolineare questa missione naturale e questa potenzialità, in una fase che vede profilarsi all’orizzonte fenomeni di razionamento del credito alla media e piccola impresa, con conseguenze negative sulla struttura produttiva e sull’occupazione e, quindi, sulla situazione economico-sociale del Paese.
Ora, se questo sistema sta reggendo bene dinanzi alla tempesta finanziaria di questi giorni è perchè l’attività di banca di territorio è assicurata con la forma della società cooperativa. E non vi può essere dubbio sul fatto che costituisca connotazione morfologica (strutturale e organizzativa) caratteristica delle società cooperative quella attinente al voto capitario. A tale connotazione si legano, poi, il limite al possesso azionario individuale, il numero minimo dei soci e la necessità del gradimento per l’ammissione a socio.
Come rilevato da autorevoli commentatori, “tutte queste connotazioni (considerate singolarmente e nel loro complesso) hanno specifici riflessi sui criteri di formazione della compagine sociale e sui procedimenti di assunzione delle deliberazioni assembleari. La presenza (e la conservazione) delle richiamate connotazioni morfologiche fa della cooperativa un modello societario alternativo rispetto a quello della società per azioni. Alterare tali connotazioni – privandole di ciò che conferisce loro forza e capacità distintiva – significherebbe snaturare il modello della cooperativa e quindi vanificare la concorrenza tra modelli”. Occorre, quindi, evitare ogni snaturamento del sistema delle banche cooperative, anche in situazioni di crisi e di eventuali interventi statali, come quelli previsti dai decreti legge governativi in corso di esame alle Camere.
Riccardo PEDRIZZI

