La definizione dell’accordo di Basilea 2 fu accompagnata in Italia, come in altri paesi, da un vivace dibattito, incentrato sui possibili rischi legati all’introduzione dei nuovi requisiti patrimoniali minimi delle banche. Occorre riconoscere oggi, in piena crisi finanziaria, che le preoccupazioni che animarono quel dibattito, erano tutt’altro che infondate, soprattutto per le imprese di minori dimensioni che avrebbero potuto trovare una maggiore difficoltà nell’accesso al credito e vedersi applicato un aumento del costo del credito. Inoltre in Basilea 2 si intravedevano già ulteriori problemi a causa del cosiddetto effetto “prociclicità”, ossia il rischio che nelle fasi di recessione il peggioramento dei rating delle imprese porti ad un razionamento del credito e, di conseguenza, ad un ulteriore peggioramento della congiuntura economica.
Cosa che puntualmente sta accadendo in questo periodo. Diventa perciò strategico per il sostegno delle nostre PMI quello strumento che anche negli ultimi provvedimenti governativi è stato non solo utilizzato ma anche rafforzato: i consorzi di garanzia dei fidi rappresentano un esempio rilevante della capacità autorganizzativa e solidaristica di un settore strategico dell’economia italiana come quello delle piccole e medie imprese e artigiane. La forma giuridica del consorzio o della cooperativa, infatti, è funzionale all’obiettivo di riunire per un determinato scopo imprenditori e cooperative, al fine di fornire una risposta “solidaristica” alle condizioni di mercato dei capitali difficili soprattutto per le imprese di minori dimensioni proprio quando le crisi congiunturali ne affievoliscono le capacità finanziarie.
L’attività di garanzia collettiva dei fidi si concretizza nella presentazione di garanzie di carattere mutualistico in favore delle imprese consorziate o socie operanti nei diversi settori economici, quali artigianato, commercio, agricoltura al fine di favorirne e il finanziamento da parte delle banche.
I rilevanti cambiamenti dello scenario economico-finanziario, l’ampliamento dei mercati, la necessità di soddisfare in maniera più flessibile i bisogni finanziari delle piccole e medie imprese, hanno evidenziato la necessità di modernizzare anche il sistema complessivo dei confidi e altresì di delineare puntualmente il quadro giuridico di riferimento del settore. Alcuni dati e riferimenti al sistema delle piccole e medie imprese possono a dare il giusto rilievo al fattore strategico del finanziamento esterno delle aziende: la componente del debito bancario continua a coprire oltre i tre quarti del fabbisogno, né si può dire superata l’intensità della tradizionale correlazione inversa tra dipendenza dal credito bancario e dimensione d’impresa: le piccole sono le più esposte alle scelte del sistema bancario. Per questo il legislatore italiano varò, anche per iniziativa di chi scrive, una “legge quadro” dei Confidi (legge n. 326 del 24.11.2003), che costituisce per tali organismi un’importante opportunità di modifica e di rafforzamento strutturale, organizzativo ed operativo.
Riccardo PEDRIZZI

