1. Introduzione
Ringrazio Sua Eccellenza Mons. Spreafico che presiede questa apertura dell’anno sociale della Sezione Ucid di Frosinone e Provincia. Desidero poi felicitarmi con il Presidente Iaboni che ogni anno sceglie temi di alto profilo di etica economica alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, ora illuminata dall’insegnamento sociale di Benedetto XVI con l’enciclica Caritas in Veritate. Questa enciclica segna un innalzamento della dimensione teologica della Dottrina Sociale della Chiesa, rispetto a quella storica e del discernimento morale degli atti umani, pure attentamente analizzati. La carità si colloca infatti ad un livello più elevato della giustizia per la costruzione della pace nel mondo e va testimoniata nella verità per essere uomini liberi. Pensiamo alle riflessioni del Santo Padre sulla crisi che stiamo vivendo: crisi di valori prima di crisi economica e finanziaria a livello mondiale. L’economia e la finanza, dominate dalla forte accelerazione del progresso scientifico e tecnico, si sono globalizzate ma non si è globalizzata la politica a causa della mancata capacità di comprensione e di governo a livello mondiale delle differenze e delle disuguaglianze a tutti i livelli, economici e non economici. Un grande insegnamento quindi per tutti gli imprenditori e i dirigenti cristiani che devono vivere lo sviluppo come vocazione per la costruzione del bene comune e l’impresa come luogo privilegiato della creatività.
Ringrazio il Dott. Bertani, Presidente del Gruppo Regionale Ucid del Lazio, che non manca mai a questo importante appuntamento, e Sua Eccellenza Buttarazzi, Consulente Ecclesiastico della Sezione, che spesso ci ospita nell’ abbazia di Casamari, esempio bellissimo delle nostre radici cristiane.
Porto i saluti del Presidente nazionale, Prof. Ferro, che augura a tutti i soci della Sezione un anno di proficuo lavoro, animati dalla fede cristiana che si trasforma in opere per il bene di tutti.
- 2. I fondamenti della creatività nella Dottrina Sociale della Chiesa
I fondamenti primi della creatività per noi cristiani sono presenti nell’Antico Testamento (il libro della Genesi) perché l’uomo che crea continua l’opera del Creatore che ha fatto dal nulla tutte le cose. Creare è un atto più elevato del semplice produrre in modo ripetitivo le stesse cose e implica la forza spirituale dell’uomo, fatto a immagine e somiglianza di Dio.
La creatività è nella natura stessa dell’imprenditore perché è l’ispiratore della creazione di nuove imprese, di nuovi prodotti, di nuovi processi produttivi, della ricerca di nuovi mercati, dell’introduzione di nuovi modelli organizzativi delle imprese. La creatività dell’uomo è il motore dello sviluppo e lo sviluppo consente la costruzione del bene comune, animato dai valori della solidarietà. La creatività deve riguardare non solo l’imprenditore ma anche il dipendente che contribuisce in questo modo alla vita e allo sviluppo dell’impresa in un’ottica di lungo periodo. Il progresso scientifico e tecnico, pensiamo al ruolo strategico delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, consente il passaggio da modelli organizzativi d’impresa di tipo strettamente gerarchico in cui domina la mansione, con spazi limitati per la creatività, a modelli di tipo orizzontale in cui contano molto di più la capacità e l’inventiva del lavoratore, con un legame più stretto tra remunerazioni e risultati.
La creatività si esprime meglio e in modo più diffuso nella sussidiarietà, che costituisce un valore fondamentale della Dottrina Sociale della Chiesa, introdotto da Pio XI con la grande Enciclica Quadragesimo Anno del 1931. Questa Enciclica, che condanna l’avidità dei ristretti circoli del potere economico e finanziario che hanno portato alla grande crisi del 1929, mette anche in guardia dai pericoli di un eccessivo intervento dello Stato in economia perché ciò mortifica l’iniziativa della singola persona e la sua creatività nel contribuire allo sviluppo per la costruzione del bene comune. La costruzione del bene comune non compete solo allo Stato ma a tutti gli uomini di buona volontà e alla sue libere organizzazioni. E’ un principio che viene ripreso e sviluppato da Giovanni Paolo II nella sua prima enciclica sociale Laborem Exercens del 1981, distinguendo tra lavoro oggettivo e lavoro soggettivo, e nella Sollicitudo Rei Socialis del 1987 in cui si sottolineano il diritto fondamentale all’iniziativa economica e i gravi pericoli dello statalismo (si veda su questo punto anche il pensiero di don Sturzo che parla della malabestia dello statalismo) e del burocratismo che mortificano e appiattiscono la creatività umana.
Sul piano del pensiero economico, dobbiamo ricordare il grande economista austriaco, J.A. Schumpeter, che afferma che il progresso scientifico e tecnico è il motore dello sviluppo economico. Schumpeter ci dice che le forze fondamentali dello sviluppo economico risiedono nel ruolo cruciale dell’imprenditore innovatore, noi possiamo dire dell’imprenditore creatore, nelle forme concorrenziali di mercato, nella funzione delle banche che creano credito e rendono in questo modo possibile la trasformazione delle idee innovative in risultati per il mercato. Tra gli economisti italiani ci piace ricordare Luigi Einaudi che ci ha lasciato l’eredità di un profondo pensiero sulle minoranze creative. “Gli uomini della minoranza sono necessari perché il meccanismo economico, sociale, morale, intellettuale di una società viva e progressiva è necessariamente soggetto a rischi “ (L. Einaudi, Prediche inutili, 1962). Chi è creativo deve rischiare per tradurre in risultati utili le sue idee e le sue intuizioni, senza avere paura nascondendo sotto terra i talenti che ha ricevuto.
Sulla ruolo della creatività per il futuro dell’Europa ci piace ricordare il pensiero del Santo Padre Benedetto XVI che così ci esorta: “Il destino di una società dipende sempre da minoranze creative. I cristiani credenti dovrebbero concepire se stessi come una tale minoranza creativa e contribuire a che l’Europa riacquisti nuovamente il meglio della sua creatività e sia così a servizio dell’intera umanità”.
- 3. L’impresa come luogo di creatività
L’impresa nasce dall’iniziativa economica delle singole persone o delle loro libere organizzazioni: intraprendere è creare. Bisogna incoraggiare lo spirito d’innovazione, la creazione di nuove imprese e il loro ampliamento e fornire a coloro che prendono tali iniziative le condizioni favorevoli per concretizzarle. Lo scopo fondamentale di queste iniziative creatrice non è solamente la moltiplicazione dei beni prodotti, né il profitto o il potere: Si tratta del servizio dell’uomo: di tutti gli uomini e di tutto l’uomo secondo la gerarchia delle sue necessità di ordine materiale, così come delle esigenze relative alla sua vita intellettuale, morale, spirituale e religiosa. Come ci ricorda Giovanni Paolo II nell’Enciclica sociale Laborem Exercens, esiste il diritto fondamentale all’iniziativa economica che presuppone il rispetto dei valori della sussidiarietà.
Un compito fondamentale nell’assicurare l
o sviluppo per la costruzione del bene comune spetta agli imprenditori e, in primis, agli imprenditori cristiani. Questo ruolo è particolarmente sottolineato da Giovanni Paolo II nell’enciclica sociale Centesimus annus quando parla, più che di economia capitalistica (definizione che non ritiene appropriata), di economia d’impresa. Messaggio che viene ripreso e sviluppato da Benedetto XVI nel messaggio per la pace dell’inizio di questo anno: “Investire nella formazione delle persone e sviluppare in modo integrato una specifica cultura dell’iniziativa sembra attualmente il vero progetto a medio e lungo termine” .
L’iniziativa che crea l’impresa si persegue ogni giorno: regolare e adattare la produzione, controllare i contrasti e le difficoltà, stimolare i miglioramenti, animare le relazioni sociali. Essa è indispensabile per prevedere a medio e lungo termine, anticipare i cambiamenti di ciò che ci circonda, preparare le competenze umane per il domani. L’impresa deve continuamente ricrearsi.
Questa voglia di creatività non deve essere solo di alcuni, ma deve diffondersi a tutti i livelli ed essere stimolata e coordinata. La creatività è un valore dell’impresa che deve essere condiviso da tutti i suoi membri. E’ una partecipazione al dinamismo creatore di Dio e un modo di mettersi al servizio degli uomini.
La creatività dell’impresa riguarda i beni e i servizi per la collettività degli uomini al lavoro, e in modo più esteso, delle comunità umane. Crea dei posti di lavoro; sviluppa delle competenze; crea e distribuisce valore aggiunto; crea delle possibilità di consumo e prepara l’avvenire per mezzo degli investimenti.
L’impresa è una cellula vivente di relazioni umane che partecipa alla creazione del tessuto economico-sociale, ma anche politico, culturale ed etico della società globale. Essa partecipa alla costruzione del bene comune.
Lo sforzo di creatività e inventiva è ancora più necessario in periodi di crisi economica come l’attuale. In questo tempo, lo spirito d’impresa è messo a dura prova ed esige sacrifici e tenacia per non rinunciare a cercare le vie per superare la crisi. Le virtù teologali della fede, della speranza e della carità costituiscono il viatico indispensabile per l’imprenditore cristiano che vuole superare la crisi e costruire un nuovo futuro.
Le imprese sono espressioni legittime della libertà di intraprendere e di creare. Esse corrispondono all’iniziativa creatrice dell’uomo, fatto a immagine e somiglianza di Dio, alla sua vocazione di intraprendere per creare sviluppo per il bene comune.
- 4. Conclusioni
Nel concludere le mie riflessioni sull’etica nella creatività ucidina, ritengo utile proporre alcuni spunti sul ruolo della creatività per lo sviluppo futuro del nostro Paese e, particolare, per le giovani generazioni che sperano in un mondo migliore.
Come è noto, nel nostro Paese esiste un’alta propensione all’imprenditorialità e quindi alla creatività. Abbiamo circa 5 milioni di imprese, comprese quelle agricole, e il rapporto con la popolazione è uno dei più alti a livello europeo. E’ un mondo fatto in stragrande maggioranza di piccole e medie imprese e di imprese artigiane. Queste propensioni affondano le proprie radici nella nostra cultura, nella nostra storia e nel pensiero cristiano che ci ha forgiati.
Abbiamo una capacità innata nel coniugare il bene utile, il bene giusto e il bene bello, come Giovanni Paolo II disse nel suo ultimo libro “Memoria e identità”. Pensiamo alla specializzazione del nostro modello produttivo e ai suoi punti di forza rappresentati dal sistema delle macchine utensili, dal sistema moda, dal sistema casa, dal sistema agroindustriale.
La nostra capacità di coniugare la produzione del bello e delle cose che fanno buona la vita con l’innovazione tecnologica è un asset fondamentale su cui puntare per il nostro futuro nel difficile scenario della globalizzazione e della crescente concorrenza. Su questa strada, la crescente terziarizzazione della nostra economia è inevitabile se non vogliamo soccombere e risulta allora necessario investire di più e meglio nella formazione del capitale umano, a partire dalla persona nei primi anni di vita e nell’adolescenza. E’ la sfida educativa di cui parla spesso il Santo Padre Benedetto XVI e in cui giocano un ruolo cruciale la famiglia, la scuola e l’impresa. Sono comunità di persone e luoghi di relazioni dove si costruisce il nostro futuro, buono o cattivo che sia. Ma questo dipende da noi e dalla nostra capacità di ritrovare un ruolo nella nuova società globalizzata in cui deve contare non solo il bene comune dei singoli Stati o Nazioni ma il bene comune universale. Certe produzioni o determinate fasi produttive dobbiamo per questo lasciarle ad altri nella logica dell’economia globale, concentrandosi dove conta molto la creatività e l’innovazione in tutte le sue declinazioni.
La forte tensione teologica dell’enciclica sociale di Benedetto XVI, Caritas in Veritate, esalta i valori della creatività umana nei rapporti dell’uomo con Dio Creatore. L’uomo senza Dio non sa dove andare e non sa nemmeno chi egli sia. L’uomo in dialogo con Dio continua l’opera del Creatore, rispondendo in modo positivo alla vocazione allo sviluppo di cui parla l’Enciclica per la costruzione del bene comune universale, coniugando i valori della solidarietà e della sussidiarietà.

