
La prevenzione come azione anticrisi – la crisi finanziaria ed economica ha comportato anche un innalzamento dei requisiti per l’accesso al credito, rendendone in alcuni casi impossibile per quelle imprese e “famiglie” (persone fisiche) che si trovano già con un livello di indebitamento elevato rispetto al patrimonio disponibile ovvero alla capacità marginale di ulteriore indebitamento.
Tali difficoltà, in taluni casi e soprattutto qualora tale situazione si potragga per periodi medio lunghi, possono portare alla decisione di trovare canali di approvvigionamento finanziario alternativi, anche di natura non lecita e/o ufficiale, che possono configurarsi anche come esercizio abusivo dell’attività finanziaria e/o creditizia che – proprio perché non essendo controllabili – potrebbero favorire (e fare proliferare) la pratica dell’usura.
Questa ha una serie di effetti che vanno da quelli economici e distorsivi di mercato (ivi compresa la concorrenza sleale) ma anche di carattere sociale, di esclusione sociale. In tal senso è opportuno richiamare quanto citato dalla Commissione Europea – nel Marzo 2008, nel “Financial Services Provision and Prevention of Financial Exclusion” – che ha definito l’esclusione finanziaria come “il processo per cui le persone incontrano difficoltà nell’accesso o nell’uso dei servizi finanziari e dei prodotti più diffusi sul mercato che sono appropriati ai loro bisogni e che permettano a queste persone di condurre una vita sociale normale nelle società a cui appartengono”.
Altro aspetto importante della crisi è la differenza tra l’indebitamento ed il sovraindebitamento. L’indebitamento è il valore complessivo corrispondente agli impegni e/o obbligazioni assunte da un soggetto; il sovraindebitamento è quella situazione patologica determinata dalla impossibilità, non momentanea, ad adempiere alle obbligazioni assunte facendo ricorso ai propri redditi ed ai propri beni mobili ed immobili. È essenziale chiarire questo secondo concetto per meglio comprendere il perimetro della questione. Tra le obbligazioni assunte dobbiamo fare rientrare non solo quelle di origine creditizia e finanziaria, bensì tutte quelle che si accumulano nella vita di ciascuno, dal contratto di locazione per arrivare alle utenze (consideriamo sia quelle a costi fissi e variabili) ma anche quelle non sempre determinabili o comunque soggette a continue variazioni (ad esempio cibo oppure carburante auto). Inoltre. Quando si cita “l’impossibilità non momentanea” il riferimento non è solo al totale delle obbligazioni assunte volontariamente (quello che viene definito come “indebitamento attivo”) ma anche al mutamento delle condizioni strutturali o di mercato che modificano improvvisamente anche la disponibilità delle entrate finanziarie (chiamato “indebitamento passivo”) tanto non consentire alla persona di fare fronte alle obbligazioni assunte. Tra gli unexpected events si possono annoverare (per le persone fisiche): un intervento medico necessario e non prorogabile, la perdita del posto di lavoro (persone fisiche) oppure la variazione significativa dei ricavi legata ad una contrazione di mercato oppure alla perdita di un cliente “chiave”; nelle famiglie si aggiunge anche la perdita del componente produttore di reddito (sia legata alla sua morte oppure alla sua sopraggiunta inabilità).
Le proposte “economiche” – Il primo obiettivo è creare le condizioni per un più facile accesso al credito “legale”, anche per quei soggetti che si vedono preclusa ogni strada, in relazione al rapporto tra gli stringenti parametri e la situazione di crisi macroeconomica, sia in termini di utilizzo di garanzie a supporto dell’erogazione del credito sia in termini di promozione delle azioni di microfinanziamenti, nelle varie forme tecniche.
Questo può avvenire solo attraverso la creazione della cultura della relazione di fiducia anche nell’accesso al credito improntata sul senso comune (individuale e collettivo) di responsabilizzazione, scoraggiando i comportamenti di indebitamento sfrenato e non indispensabile: un’attività di prevenzione basata sull’informazione e sull’educazione all’uso responsabile del denaro. Per fare ciò sono stati chiamati tutti i soggetti coinvolti per coordinare gli sforzi e le azioni per promuovere e incrementare le iniziative pubbliche e private di microcredito preventivo, anche definito “di soccorso” ed “etico sociale”, riunendoli in un Osservatorio Territoriale per il “coordinamento delle azioni preventive dell’usura e di microcredito sociale”, che consenta non solo di monitorare l’andamento delle azioni, ma soprattutto di trovare le migliori soluzioni per svolgere, in tempi rapidi, gli atti per dare risposta ed esito alla richiesta di affidamento per l’accesso ai fondi (sia in termini di garanzia che di micro finanziamento). Proprio nel segno di un forte senso di responsabilità, tali azioni di prevenzioni si attuano facendo riferimento ai requisiti e, quindi, possono ricorrere al “Fondo per la prevenzione del fenomeno dell’usura” di cui all’art .15 della L. 108/96, nell’ottica di uscire dalla contingente crisi. Per questo le azioni di micro finanza hanno la finalità di favorire l’accesso al credito anche per quei piccoli importi che non sono strategici per il sistema bancario e finanziario, ma sono essenziali per taluni soggetti per poter superare situazioni di crisi circoscritte nel tempo e nell’importo, anche attraverso la rivalorizzazione di strumenti e forme quali il “social lending” (traducibile in italiano come “prestito sociale”, si configura come un prestito da parte di privati ad altri privati attraverso l’utilizzo di Internet a titolo di prestito personale, e tecnicamente viene anche chiamato prestito peer-to-peer o prestito tra persone, in analogia ai sistemi di diffusione dati tra utenti diretti) e le “casse peota” (le seconde sono fondi di solidarietà che si sviluppano sotto forma di associazioni, tradizionalmente in seno alle parrocchie o comunità di persone, che senza alcun fine di lucro raccolgono in ambito locale somme di modesto ammontare ed erogano piccoli prestiti). Anche in questi casi si punta a fissare condizioni economiche di mercato (per non creare squilibri di mercato), individuando nella maggiore facilità di accesso al credito per piccoli importi la reale “agevolazione”. L’intervento della garanzia sussidiaria da parte dei confidi e fondazione antiusura punta, quindi, a consentire l’accesso al credito, riportando le condizioni applicate verso il range di normalità, ovvero abbattendo il rischio ed alzando il giudizio di merito creditizio del soggetto richiedente. (seguono le proposte sociali)

