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Incontro natalizio dell'UCID con S.E. il Card. Tarcisio Bertone

Bertone UCIDIl 21 dicembre scorso, una delegazione dell’Ucid ha incontrato in Vaticano il Cardinale Tarcisio Bertone per gli auguri di Natale e del nuovo anno 2010 (v. foto). Della delegazione facevano parte l’Ing. Davide Viziano, Presidente del Gruppo Regionale Ucid della Liguria, il Dott. Piergiorgio Marino, Segretario del Gruppo Regionale della Liguria, il Dott. Giovanni Scanagatta, Segretario Generale della nostra associazione. E’ stata una grande gioia vedere la partecipazione all’incontro con il Cardinale Bertone di Francesco Budicin, Presidente della Sezione Ucid del Tigullio-Golfo Paradiso, che dopo un brutto incidente in azienda che lo ha costretto in ospedale per un paio di mesi, ha ripreso la sua normale attività. Con l’occasione, la delegazione ha incontrato per gli auguri di Natale e del nuovo anno anche Mons. Calcagno e Mons. Marini.
L’Ing. Viziano ha rivolto un indirizzo di saluto e di ringraziamento al Cardinale Bertone, cui si è associato il Dott. Giovanni Scanagatta portando i saluti e gli auguri del Presidente Nazionale dell’Ucid, Prof. Angelo Ferro.
Il Cardinale Bertone ha  rivolto a tutti i presenti e alle loro famiglie gli auguri affettuosi di un Santo Natale e di un proficuo nuovo anno, accompagnandoli con il dono del messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la celebrazione della giornata mondiale della pace del 1° gennaio 2010.
Per la XLIII giornata mondiale della pace, Benedetto XVI ha scelto il tema: Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato. Il messaggio contiene numerosi riferimenti alla Caritas in Veritate, alla Centesimus Annus e alla Sollicitudo Rei Socialis di Giovanni Paolo II, alla Populorum Progressio di Paolo VI, al Compendio della Dottrina sociale della Chiesa del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

Benedetto XVI, riferendosi alla Caritas in Veritate, ricorda che lo sviluppo umano integrale è strettamente collegato ai doveri derivanti dal rapporto dell’uomo con l’ambiente, considerato come un dono di Dio a tutti, il cui uso comporta una comune responsabilità verso l’umanità intera, in special modo verso i poveri e le generazioni future.

Il Papa, pur evitando di entrare in specifiche soluzione tecniche perché la Dottrina sociale della Chiesa non ha modelli economici da offrire ma si preoccupa che le costruzioni umane siano rispettose dei valori della libertà, della responsabilità e della dignità dell’uomo, si preoccupa di richiamare con forza l’attenzione sulla relazione tra il Creatore, l’essere umano e il creato. Benedetto XVI ricorda che nel 1990, Giovanni Paolo II parlava di “crisi ecologica” e, rilevando che questa avesse un carattere prevalentemente etico, indicava l’urgente necessità morale di una nuova solidarietà (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 10).

Si chiede il Santo Padre: come non reagire di fronte ai conflitti già in atto e a quelli potenziali legati all’accesso delle risorse naturali? Sono tutte questioni che hanno un profondo impatto sull’esercizio dei diritti umani, come ad esempio il diritto alla vita, all’alimentazione, all’acqua, alla salute, allo sviluppo.

In questo senso il Papa lega fortemente il tema scelto per la Giornata Mondiale della Pace del 2010 alla logica della Caritas in Veritate, fondata sulla vocazione allo sviluppo per la costruzione del bene comune grazie alla coniugazione dei valori della solidarietà e della sussidiarietà. La cultura cristiana è infatti cultura dello sviluppo e rifugge le teorie della decrescita felice portata avanti soprattutto dall’economista francese Serge Latouche per risolvere la crisi ecologica. Per Benedetto XVI lo sviluppo ha un fondamento teologico perché si basa sul rapporto tra Dio e l’uomo e ha bisogno della virtù teologale della Carità che si colloca ad un livello superiore della giustizia  per la costruzione del bene comune. Ricordiamo che nella Caritas in Veritate, lo sviluppo viene nominato ben 255 volte, rispetto alle 189 della Sollicitudo Rei Socialis di Giovanni Paolo II del 1987, alle 39 della Centesimus Annus del 1991 e alle 29 volte della Laborem Exercens del 1981. Appare quindi forte il legame della Caritas in Veritate di Benedetto XVI e della Sollicitudo Rei Socialis di Giovanni Paolo II con la la Populorum Pregressio di Paolo VI, rispettivamente a più di quarant’anni e a vent’anni di distanza.
Il Papa nel suo messaggio per la pace sostiene che la crisi ecologica non può essere valutata separatamente dalle questioni ad essa collegate, essendo fortemente connessa al concetto stesso di sviluppo e alla visione dell’uomo e delle sue relazioni con i suoi simili e con il creato. Saggio è pertanto operare una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo, nonché riflettere sul senso dell’economia e dei suoi fini, per correggerne le disfunzioni e le distorsioni. L’umanità ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale; ha bisogno di riscoprire quei valori che costituiscono il solido fondamento su cui costruire un futuro migliore per tutti. Le situazioni di crisi che attualmente stiamo attraversando, siano esse di carattere economico, alimentare, ambientale o sociale, sono in fondo anche crisi morali collegate tra di loro. Esse obbligano, afferma il Papa, a riprogettare il comune cammino degli uomini. Solo così l’attuale crisi diventa occasione di discernimento e di nuova progettualità.
Ogni decisione economica ha una conseguenza di carattere morale (Caritas in Veritate, 37) ed è pertanto urgente nel campo della custodia del creato puntare ad una leale solidarietà intergenerazionale. I costi derivanti dall’uso delle risorse ambientali comuni non possono essere a carico delle generazioni future. Oltre ad una leale solidarietà intergenerazionale, il Papa ribadisce l’urgente necessità morale di una rinnovata solidarietà intragenerazionale, specialmente nei rapporti tra i Paesi in via di sviluppo e quelli altamente industrializzati. La comunità internazionale ha il compito imprescindibile di trovare le strade istituzionali per disciplinare lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili, con la partecipazione anche dei Paesi poveri, in modo da pianificare insieme il futuro (Caritas in Veritate, 49). La crisi ecologica mostra l’urgenza di una solidarietà che si proietti nello spazio e nel tempo. E’ infatti importante riconoscere, fra le cause dell’attuale crisi ecologica, la responsabilità storica dei Paesi industrializzati. I Paesi meno sviluppati e, in particolare, quelli emergenti, non sono tuttavia esonerati dalla propria responsabilità rispetto al creato, perché il dovere di adottare gradualmente misure e politiche ambientali efficaci appartiene a tutti. Ciò potrebbe realizzarsi più facilmente se vi fossero calcoli meno interessati nell’assistenza, nel trasferimento delle conoscenze e delle tecnologie più pulite.

Tante sono oggi le opportunità scientifiche e i potenziali percorsi innovativi, grazie ai quali è possibile fornire soluzioni soddisfacenti ed armoniose alla relazione tra l’uomo e l’ambiente. Il Papa ne parla ampiamente nell’ultimo capitolo della Caritas in Veritate dedicato allo sviluppo dei popoli e alla tecnica. Ad esempio, occorre incoraggiare le ricerche volte ad individuare le modalità più efficaci per sfruttare la grande potenzialità dell’energia solare. Altrettanta attenzione va poi rivolta alla questione ormai planetaria dell’acqua e al sistema idrogeologico globale, il cui ciclo riveste una primaria importanza per la vita sulla terra e la cui stabilità rischia di essere fortemente minacciata dai cambiamenti climatici.
Appare sempre più chiaramente, sostiene il Papa, che il tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi, gli stili di vita e il modelli  di consumo e di produzione attualmente  dominanti, spesso insostenibili dal punto di vista sociale, ambientale e finanche economico. Tutti siamo responsabili della protezione e della cura del creato. Tale responsabilità non conosce frontiere. Secondo il principio di sussidiarietà, è importante che ciascuno si impegni al livello che gli corrisponde, operando affinché venga superata la prevalenza degli interessi particolari.
La Chiesa ha una responsabilità per il creato e sente di doverla esercitare, anche in ambito pubblico, per difendere la terra, l’acqua e l’aria, doni di Dio Creatore per tutti, e anzitutto per proteggere l’uomo contro il pericolo della distruzione di se stesso. Il degrado della natura è infatti strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana, per cui quando l’ecologia umana è rispettata dentro la società, anche l’ecologia ambientale ne trae beneficio (Caritas in Verritate, 51).
Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato. Ecco l’alto messaggio di Benedetto XVI per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace del 1° gennaio 2010. La ricerca della pace da parte di tutti gli uomini di buona volontà sarà senz’altro facilitata dal comune riconoscimento del rapporto inscindibile che esiste tra Dio, gli esseri umani e il creato.

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UCID Letter n°3/2010