E’ stata effettuata come Centro Siri una prima lettura della Enciclica Caritas in Veritate, mirata ad individuare elementi specifici collegabili alla Visione UCID, per verificare se e come questa era suffragata e poteva essere arricchita da questa Enciclica. Ciò ha comportato:
- la selezione dei paragrafi della Enciclica che contenessero degli elementi ritenuti inerenti ai contenuti della Visione UCID, così come identificata sulla base delle esperienze precedenti e degli approfondimenti effettuati con il Comitato Scientifico. L’elevato numero di paragrafi selezionati (65 su 78 complessivi) indica che sono molti i collegamenti esistenti, anche se limitati solo ad estratti parziali di quanto riportato sull’Enciclica.
- l’associazione tra questi estratti e la visione UCID è stata indicata in corrispondenza dei contenuti specifici della visione UCID, evidenziando in corsivo i riferimenti ai paragrafi della Enciclica. (v. schema di fase IV b illustrato di seguito)
Sulla base di questi collegamenti, in generale si può ritenere da un lato che gran parte degli aspetti specifici della Visione UCID possano essere considerati in linea con le indicazioni dell’Enciclica e da un altro lato che queste indicazioni consentano significativi arricchimenti della stessa Visione dei quali occorre tenere assolutamente conto.
Le principali considerazioni a sostegno di queste valutazioni, che di seguito vengono sintetizzate, partono da una premessa:
Date le sue finalità, nell’Enciclica prevalgono i temi di carattere macro-economico (il riferimento principale è costituito dalla Populorum progressio) mentre hanno un minore spazio i temi di carattere micro-economico che riguardano più direttamente il mondo dell’impresa
Ne consegue che anche i collegamenti con i quattro aspetti della Visione UCID riguardano principalmente i “valori” (39 dei 65 paragrafi selezionati ) e l’“impegno personale” (20 paragrafi), e meno i “risultati” (5 paragrafi) e la “rendicontazione” (1 paragrafo). Ciò deriva anche dal fatto che questi ultimi due aspetti sono di carattere più tecnico, che anche questa Enciclica dichiara di non volere affrontare, ma comunque è significativo che la stessa Enciclica, anche se in modo succinto, dia indicazioni molto precise riguardo a questi aspetti che si ritiene siano congruenti ed allo stesso stimolanti rispetto alla posizione UCID al riguardo (v. di seguito).
Inoltre le sollecitazioni maggiori all’azione sono rivolte ai politici e responsabili di istituzioni pubbliche, ma vengono anche ricordate le responsabilità degli imprenditori e delle singole persone.
Si evidenziano ora, riportando in corsivo alcune citazioni tratte dalla Enciclica, le indicazioni ritenute più significative nei confronti dei singoli aspetti della Visione UCD (“valori”, “impegno personale”, “risultati”, “rendicontazione”), che vengono anche richiamate esplicitamente nello schema prima richiamato.
- per i “valori” viene confermata la centralità del bene comune e della dignità umana, entrambi mirati allo sviluppo umano integrale inteso come vocazione, integrando i diversi livelli di sviluppo, derivanti dai superiori valori della verità e carità (ovviamente centrali nella Enciclica), che si realizzano nella libertà e giustizia.
“Volere il bene comune e adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e di carità” (par. 7).“La fedeltà all’uomo esige la fedeltà alla verità che, sola, è garanzia di libertà e di uno sviluppo umano integrale” (par. 9).“Tutta la Chiesa, in tutto il suo essere e agire, quando annuncia, celebra e opera nella carità, è tesa a promuovere lo sviluppo integrale dell’uomo…L’autentico sviluppo dell’uomo riguarda unitariamente la totalità della persona in ogni sua dimensione” (par. 10).“La correlazione tra i molteplici suoi elementi (dello sviluppo umano integrale) richiede che ci si impegni per far interagire i diversi livelli del sapere umano in vista della promozione di un veri sviluppo dei popoli).. Non c’è l’intelligenza e poi l’amore; ci sono l’amore ricco di intelligenza e l’intelligenza piena di amore”(par. 30).“L’attività economica non può risolvere tutti i problemi sociali mediante la semplice estensione della logica mercantile. Questa va finalizzata al perseguimento del bene comune”(par. 36).
Inoltre vengono sottolineati i principi della sussidiarietà e della solidarietà, quest’ultima caratterizzata dalla gratuità (logica del dono).
“Manifestazione particolare della carità e criterio guida per la collaborazione fraterna di credenti e non credenti è senz’altro il principio di sussidiarietà, espressione della inalienabile libertà umana…. Esso può dare conto sia della molteplice articolazione dei piani e quindi della pluralità dei soggetti, sia di un loro coordinamento. (par. 57);“ il principio di sussidiarietà va mantenuto strettamente connesso al principio di solidarietà e viceversa, perché se la sussidiarietà senza la solidarietà scade nel particolarismo sociale, è altrettanto vero che la solidarietà senza la sussidiarietà scade nell’assistenzialismo che umilia il portatore di bisogno. (par. 58);“La grande sfida che abbiamo davanti a noi, resa ancor più esigente dalla crisi economico-finanziaria, è di mostrare,…, che non solo i tradizionali principi dell’etica sociale, quali la trasparenza, l’onestà e la responsabilità non possono venire trascurati od attenuati, ma anche nei rapporti mercantili il principio di gratuità e la logica del dono come espressione della fraternità possono e devono trovare posto entro la normale attività economica” (par. 36)
Vengono poi approfonditi, alla luce dei valori e principi precedenti, i temi della pace e dello sviluppo, della tutela del creato e dei diritti dell’uomo, sottolineando l’apporto positivo e fondamentale che la Chiesa può dare al riguardo.
“Paolo VI indicò nello sviluppo umanamente e cristianamente inteso il cuore del messaggio sociale cristiano e propose la carità cristiana come principale forza a servizio dello sviluppo”(par. 13)
“ Il tema dello sviluppo è oggi fortemente collegato anche ai doveri che nascono dal rapporto dell’uomo con l’ambiente naturale. Questo è stato donato da Dio a tutti, e il suo uso rappresenta per noi una responsabilità verso i poveri, le generazioni future e l’umanità intera” (par. 48)
“Paolo VI aveva una visione articolata dello sviluppo. Con il termine sviluppo voleva indicare l’obiettivo di far uscire i popoli anzitutto dalla fame, dalla miseria, dalle malattie endemiche e dall’analfabetismo. Dal punto di vista economico, ciò significava la loro partecipazione attiva e in condizioni di parità al processo economico internazionale” (par. 21)
“E’ necessaria una coscienza solidale che consideri l’alimentazione e l’accesso all’acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni” (par. 27)
“Uno degli aspetti più evidenti dello sviluppo odierno è l’importanza del tema del rispetto della vita…L’apertura alla vita è al centro del vero sviluppo” (par. 28)
“C’è un altro aspetto della vita di oggi, collegato in modo stretto con lo sviluppo: la negazione del diritto alla libertà religiosa…Dio è garante del vero sviluppo dell’uomo” (par. 29)
“ La concezione dei diritti e dei doveri dello sviluppo deve tener conto delle problematiche connesse con la crescita demografica…perché concerne i valori irrinunciabili della vita e della famiglia” (par. 44)
- per l’ “impegno personale” viene ribadita la finalità, di natura morale, dell’impresa per il perseguimento dello sviluppo sostenibile nei confronti di tutti i “portatori di interesse”, in un’ottica di lungo termine, che discende dalla responsabilità “morale” dell’imprenditore.
“ Le attuali dinamiche economiche internazionali, caratterizzate da gravi distorsioni e disfunzioni, richiedono profondi cambiamenti anche nel modo di intendere l’impresa. Vecchie modalità di vita imprenditoriale vengono meno, ma altre promettenti si profilano all’orizzonte…Uno dei rischi maggiori è senz’altro che l’impresa risponda quasi esclusivamente a chi in essa investe e finisca così per ridurre la sua valenza sociale. Sempre meno le imprese…fanno capo ad un imprenditore stabile che si senta responsabile nel lungo termine, e non solo a breve, delle vita e dei risultati della sua impresa, e sempre meno dipendono da un unico territorio. Inoltre la cosiddetta delocalizzazione dell’attività produttiva può attenuare nell’imprenditore il senso di responsabilità nei confronti dei portatori di interesse, quali i lavoratori, i fornitori, i consumatori, l’ambiente naturale e la più ampia società circostante, a vantaggio degli azionisti, che non sono legati ad uno spazio specifico e godono quindi di una straordinaria mobilità. …E’ però anche vero che si sta dilatando la consapevolezza circa la necessità di una più ampia responsabilità sociale dell’impresa. Anche se le impostazioni etiche che guidano oggi il dibattito sulla responsabilità sociale dell’impresa non sono tutte accettabili secondo la prospettiva della dottrina sociale della Chiesa, è un fatto che si va sempre più diffondendo il convincimento in base al quale la gestione della impresa non può tenere conto degli interessi dei solo proprietari della stessa, ma deve anche farsi carico di tutte le altre categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dell’impresa: i lavoratori , i clienti, i fornitori dei vari fattori di produzione, la comunità di riferimento”. (par. 40)
“Lo sviluppo non sarà mai garantito da compiutamente da forze in qualche modo automatiche e impersonali, siano esse quelle del mercato o quelle della politica internazionale. Lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle loro coscienze l’appello al bene comune, Sono necessari sia la preparazione professionale che la coerenza morale” (par. 70)
In tale senso è anche significativa la possibilità di individuare specifici passi dell’Enciclica che siano collegabili e quindi suffraghino la scelta dei 10 ambiti di intervento della Visione UCID a suo tempo identificati.
Relativamente ali ambiti della sostenibilità economica:
1) innovazione tecnologica, finalizzata alla soddisfazione dei bisogni reali
“ Lo sviluppo economico che auspicava Paolo VI doveva essere tale da produrre una crescita reale estendibile a tutti e concretamente sostenibile” (par. 21).“Bisogna, poi, che la finanza…ritorni ad essere uno strumento finalizzato alla miglior produzione di ricchezza ed allo sviluppo” (par. 65).“la tecnica, pertanto, si inserisce nel mandato di coltivare e custodire la terra” (par. 69)
2) legalità, rettitudine, responsabilità, rispetto dei diritti e dei doveri
“La corruzione e l’illegalità sono purtroppo presenti sia nel comportamento di soggetti economici e politici dei Paesi ricchi, vecchi e nuovi, sia negli stessi Paesi poveri. A non rispettare i diritti umani dei lavoratori sono a volte grandi imprese transnazionali e anche gruppi di produzione locale” (par.22).“I diritti presuppongono i doveri, senza i quali si trasformano in arbitrio..La condivisione dei doveri reciproci mobilita assai più della sola rivendicazione dei diritti “ (par. 43)
3) Cultura, educazione, formazione
“Sul piano culturale, rispetto all’epoca di Paolo VI, …Si nota, in primo luogo, un eclettismo culturale assunto spesso acriticamente…Ciò favorisce il cedimento ad un relativismo che non aiuta il vero dialogo interculturale…In secondo luogo, esiste il pericolo opposto, che è costituito dall’appiattimento culturale e dall’omologazione dei comportamenti e degli stili di vita” (par. 26)
Relativamente agli ambiti della sostenibilità sociale:
4) uguaglianza, pari opportunità e sicurezza occupazione
“ La dignità della persona e le esigenze della giustizia richiedono che, soprattutto oggi, le scelte economiche non facciano aumentare in modo eccessivo e moralmente inaccettabile le differenze di ricchezza e che si continui a perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro o del suo mantenimento, per tutti” (par. 32)
“Un altro aspetto meritevole di attenzione, trattando dello sviluppo umano integrale, è il fenomeno delle migrazioni. Il fenomeno…è di gestione complessa; resta tuttavia accertato che i lavoratori stranieri, nonostante le difficoltà connesse con la loro integrazione, recano un contributo significativo allo sviluppo economico del Paese ospite con il loro lavoro, oltre a quello del Paese d’origine grazie alle rimesse finanziarie. Ovviamente, tali lavoratori non possono essere considerati come merce o mera forza lavoro. Ogni migrante è una persona umana che… possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti in ogni situazione”.(par. 62)
“ povertà e disoccupazione: i poveri in molti casi sono il risultato della violazione della dignità del lavoro umano, sia perché ne vengono limitate le possibilità (disoccupazione, sotto-occupazione), sia perché vengono svalutati i diritti che da esso scaturiscono, specialmente il diritto al giusto salario, alla sicurezza della persona del lavoratore e della sua famiglia…Significa un lavoro..che.. permetta ai lavoratori di essere rispettati al di fuori di ogni discriminazione” (par. 63)
5) partecipazione ( a decisioni e risultati)
“Quando la logica del mercato e quella dello Stato si accordano tra loro per continuare nel monopolio dei rispettivi ambiti di influenza, alla lunga vengono meno la solidarietà nelle relazioni tra i cittadini, la partecipazione e l’adesione, l’agire gratuito, che sono un’altra cosa rispetto al dare per avere..Il mercato della gratutità non esiste e non si possono disporre per legge atteggiamenti gratuiti. Eppure il mercato e la politica hanno bisogno di persone aperte al dono reciproco”(par. 39);“L’imprenditorialità ha e deve sempre più assumere un significato polivalente…Essa è inscritta in ogni lavoro, visto come actus personae, per cui è bene che a ogni lavoratore sia offerta la possibilità di dare il proprio apporto in modo che egli stesso sappia di lavorare in proprio. Non a caso Paolo VI insegnava che ogni lavoratore è un creatore” (par. 41)
6) Giustizia, trasparenza e sicurezza da infortuni
“La dottrina sociale della Chiesa ha sempre sostenuto che la giustizia riguarda tutte le fasi dell’attività produttiva, perché questa ha sempre da fare con l’uomo e con le sue esigenze…Il reperimento delle risorse, i finanziamenti, la produzione, il consumo e tutte la altre fasi del ciclo economico hanno ineluttabilmente implicazioni morali…Forse un tempo era pensabile di affidare d’apprima all’economia la produzione di ricchezza per assegnare poi alla politica il compito di distribuirla. Oggi tutto ciò risulta più difficile, dato che le attività economiche non sono costrette entro limiti territoriali, mentre l’autorità dei governi continua ad essere soprattutto locale. Per questo, i canoni della giustizia devono essere rispettati sin dall’inizio, mentre si svolge il processo economico, e non già dopo o lateralmente… (par. 37)
7) Solidarietà e sicurezza sociale
“La ricerca di aree dove delocalizzare le produzioni di basso costo al fine…di accelerare il tasso di sviluppo centrato su maggiori consumi per il proprio mercato interno…ha stimolato nove forme di competizione tra Stati allo scopo di attirare centri produttivi di imprese straniere, mediante vari strumenti , tra cui un fisco favorevole e la deregolamentazione del mondo del lavoro: Questi processi hanno comportato la riduzione delle reti di sicurezza sociale…Quando l’incertezza circa le condizioni di lavoro, in conseguenza dei processi di mobilità e deregolamentazione, diviene endemica, si creano forme di instabilità psicologica, di difficoltà a costruire percorsi coerenti nell’esistenza…Desidererei ricordare a tutti…che il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l’uomo, la sua persona, nella sua integrità” (par. 25)
“La solidarietà è anzitutto sentirsi tutti responsabili di tutti, quindi non può essere delegata solo allo Stato. Mentre ieri si poteva ritenere che prima bisognasse perseguire la giustizia e che la gratuità intervenisse dopo come complemento, oggi bisogna dire che senza la gratuità non si riesce a realizzare nemmeno a la giustizia. Carità nella verità, in questo caso, significa che bisogna dare forma e organizzazione a quelle iniziative economiche che, pur senza negare il profitto, intendono andare oltre la logica dello scambio degli equivalenti e del profitto fine a se stesso” (rif. 38)
Relativamente agli ambiti della sostenibilità ambientale:
8) Salvaguardia salute
“ La Chiesa. .non deve difendere solo la terra,l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere soprattutto l’uomo contro la distruzione di se stesso….
Il degrado della natura è infatti strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana: quando l’ecologia umana è rispettata dentro la società, l’ecologia ambientale ne trae beneficio..Per salvaguardare la natura non è sufficiente intervenire con incentivi e disincentivi economici ..il problema decisivo è la complessiva tenuta morale della società..Il libro della natura è uno e indivisibile, sul versante dell’ambiente e della vita, della sessualità, del matrimonio, della famiglia, delle relazioni sociali, in una parola dello sviluppo umano integrale” (par. 51)
9) Rispetto della natura (del creato)
“Le questioni legate alla cura e alla salvaguardia dell’ambiente devono oggi tenere in debita considerazione le problematiche energetiche. È però necessaria una ridistribuzione planetaria delle risorse energetiche, in modo che anche i Paesi che ne sono privi possano accedervi” (par. 49)
“Questa responsabilità è globale, perché non concerne solo l’energia, ma tutto il creato, che non dobbiamo lasciare alle nuove generazioni depauperato delle sue risorse…All’uomo è lecito esercitare un governo responsabile sulla natura per custodirle, metterla a profitto e coltivarla…in modo che essa possa degnamente accogliere e nutrire la popolazione che la abita…Uno dei maggiori compiti dell’economia è proprio il più efficiente uso delle risorse, non l’abuso” (par. 50)
10) Nuovi stili di vita (sobrietà)
“La modalità con cui l’uomo tratta l’ambiente influisce sulle modalità con cui tratta se stesso, e viceversa. Ciò richiama la società odierna a rivedere seriamente il suo stile di vita che, in molte parti del mondo, è incline all’edonismo ed al consumismo, restando indifferente ai danni che ne derivano”. (par. 51)
“La interconnessione mondiale ha fatto emergere un nuovo potere politico, quello dei consumatori e delle loro associazioni…E’ bene che le persone si rendano che acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico. C’è dunque una precisa responsabilità sociale del consumatore, che si accompagna alla responsabilità sociale dell’impresa..Anche nel campo degli acquisti, proprio in un momento come quelli che si stanno sperimentando, dove il potere d’acquisto potrà ridursi e si dovrà consumare con maggiore sobrietà, è necessario percorrere altre strade, come per esempio forme di cooperazione all’acquisto, quali le cooperative di consumo” (par. 66)
- per i “risultati” è chiara la indicazione di considerare il profitto uno strumento e non un fine, “senza per ciò stesso rinunciare a produrre valore” nel lungo periodo, confermando e rafforzando la interpretazione della Visione UCID al riguardo.
“ IL profitto è utile se, in quanto mezzo, è orientato ad un fine che gli fornisca un senso tanto sul come produrlo quanto sul come utilizzarlo. L’esclusivo obiettivo del profitto, se mal prodotto e senza il bene comune come fine ultimo, rischia di distruggere ricchezza e creare povertà” (par. 21)
“ Inoltre, occorre che nel mercato si aprano spazi per attività economiche realizzate da soggetti che liberamente scelgono di informare il proprio agire a principi diversi da quelli del puro profitto, senza per ciò stesso rinunciare a produrre valore. Le tante espressioni di economia che traggono origine da iniziative religiose e laicali dimostrano che ciò è concretamente possibile” (par. 37)
“ Anche oggi .. vi sono molti manager che con analisi lungimirante si rendono sempre più conto dei profondi legami che la loro impresa ha con il territorio, o con i territori, in cui opera…Giovanni Paolo II avvertiva che investire ha sempre un significato morale, oltre che economico”(par. 40)
Inoltre viene specificato che il rapporto tra impresa ed etica può essere interpretato attraverso forme diverse di impresa e/o modalità e finalità di gestione della stessa.
“In questi ultimi decenni è andata emergendo un’ampia area intermedia tra le due tipologie di imprese (profit e non profit). Essa è costituita da imprese tradizionali, che però sottoscrivono dei patti di aiuto ai paesi arretrati, fondazioni, gruppi di imprese aventi scopi di utilità sociali, soggetti della cosiddetta economia civile e di comunione”. Non si tratta solo di – un terzo settore -, ma di una “nuova ampia realtà composita, che coinvolge il privato ed il pubblico e che non esclude il profitto, ma lo considera strumento per realizzare finalità umane e sociali”. Il fatto che queste imprese distribuiscano o meno degli utili oppure che assumano una o l’altra delle configurazioni previste dalle norme giuridiche diventa secondario rispetto alla loro disponibilità a concepire il profitto come uno strumento per raggiungere finalità di umanizzazione del mercato e della società”. …”Esse, senza nulla togliere all’importanza dell’utilità economica e sociale delle forme tradizionali di impresa, fanno evolvere il sistema verso una più chiara e compiuta assunzione dei doveri da parte dei soggetti economici. Non solo. E’ la stessa pluralità delle forme istituzionali di impresa a generare un mercato più civile e al tempo stesso più competitivo” (par. 46).
- per la” rendicontazione” si dichiara che:
“ L’economia infatti ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento, non di un’etica qualsiasi bensì di un’etica amica della persona” (par. 45)
Occorre quindi distinguere tra certificazioni etiche strumentali e comportanti realmente etici.
“Oggi si parla molto di etica in campo economico, finanziario, aziendale. Nascono centri di studio e percorsi formativi di business ethics, si diffonde nel mondo sviluppato il sistema delle certificazioni etiche, sulla scia del movimento di idee nato intorno alla responsabilità sociale di impresa ..Le banche propongono conti e fondi di investimento cosiddetti – etici-. Si sviluppa una – finanza etica -, soprattutto mediante il microcredito e, più in generale, la microfinanza… Questi processi suscitano apprezzamento e meritano un ampio sostegno…E’ bene, tuttavia, elaborare anche un valido criterio di discernimento, in quanto si nota un certo abuso dell’aggettivo – etico – che, adoperato in modo generico, si presta a designare contenuti anche molto diversi, al punto di far passare sotto la sua copertura decisioni e scelte contrarie alla giustizia e al vero bene dell’uomo. Molto, infatti, dipende dal sistema morale di riferimento…Bisogna poi, non ricorrere alla parola – etica – in modo ideologicamente discriminatorio, lasciando intendere che non sarebbero etiche le iniziative che non si fregiassero formalmente di questa qualifica. Occorre adoperarsi –l’osservazione qui è essenziale– non solamente perché nascano settori o segmenti –etici- dell’economia e della finanza, ma perché l’intera economia e l’intera finanza siano etiche e lo siano non per un’etichettatura dall’esterno, ma per il rispetto di esigenze intrinseche alla loro stessa natura”.(par. 45)










