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Consulta dell’Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro – Carpineto Romano (Roma), 23-24 aprile 2010

Si è svolta il 23 e il 24 aprile 2010 la Consulta Nazionale dell’Ufficio per i Problemi Sociali e il Lavoro, diretta da Mons. Angelo Casile. Alla Consulta hanno partecipato i rappresentanti delle principali aggregazioni laicali e delle Consulte Regionali e Diocesane. Per l’Ucid era presente il Segretario Generale, Dott. Giovanni Scanagatta. La prima parte della Consulta è avvenuta a Carpineto Romano il 23 aprile scorso, nella città natale di papa Leone XIII che ricordiamo per la grande Enciclica sociale Rerum novarum del 1891. Si sono visitati i luoghi principali che ricordano Leone XIII: il Palazzo Pecci, il Museo delle Memorie, il Centro Studi Leone XIII.

E’ seguita la prima parte della Consulta dedicata a due temi: il primo una riflessione sulla Caritas in Veritate; il secondo tema sulla Chiesa italiana e il Mezzogiorno per un Paese solidale. Le riflessioni sulla prima Enciclica sociale di Benedetto XVI sono state svolte dal Vescovo di Anagni e Alatri, Mons. Loppa; dal Vescovo di Velletri e Segni, Mons. Apicella; dal sindaco di Carpineto Romano, Dott. Briganti.

Per quanto riguarda la Caritas in Veritate, i due relatori hanno ripercorso i sei capitoli che compongono l’Enciclica evidenziandone il filo conduttore rappresentato dallo sviluppo umano integrale nella carità e nella verità. E’ stata evidenziata la forte tensione teologica della Caritas in Veritate, cioè la dimensione verticale della Dottrina Sociale della Chiesa che esalta il rapporto tra Dio e l’uomo fatto a sua immagine e somiglianza. Benedetto XVI parla di vocazione allo sviluppo sottolineando il suo valore trascendente e teologico per la costruzione del bene comune. La Caritas in Veritate supera l’impostazione del binomio Stato/mercato per la creazione dello sviluppo per il bene comune e apre all’economia di comunione e all’esperienza del dono e della gratuità. I principi della solidarietà e della susssidiarietà devono essere coniugati insieme perché la solidarietà senza sussidiarietà genera assistenzialismo e mortificazione dello spirito di iniziativa e di creatività che sono alla base dello sviluppo per il bene comune. D’altra parte, la sussidiarietà senza solidarietà crea egoismi localistici, scarsa attenzione all’altro, riduzionismo economico e affievolimento dell’amore per il bene comune.

Il tema della Chiesa italiana e il Mezzogiorno per un Paese solidale, è stato affrontato da Mons. Casile, Direttore dell’Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro. Il punto di partenza è rappresentato dal documento dei Vescovi italiani sul Mezzogiorno del 18 ottobre 1989. E’ necessario riprendere il cammino della solidarietà reciproca, guardare con amore intelligente al Mezzogiorno e al Paese, crescere insieme nell’accoglienza. Bisogna educare le coscienze per vincere le mafie e testimoniare con le opere la vocazione allo sviluppo per il bene comune. I giovani del Sud devono avere la possibilità di creare sviluppo attraverso le iniziative imprenditoriali e cooperativistiche come avviene con il Progetto Policoro. Il Progetto ha 15 anni di esperienza e più di cinquecento realtà imprenditoriali e cooperative, dando pratica attuazione agli insegnamenti della Dottrina Sociale della Chiesa che vedono l’imprenditore come uno degli attori fondamentali per lo sviluppo e la diffusione del bene comune. E’ la vocazione allo sviluppo alimentata dalla speranza di ogni giorno.

Il tema della sfida educativa è stato oggetto della seconda parte della Consulta che si è svolta a Roma il 24 aprile presso la sede della CEI. La riflessione di Mons. Casile ha preso le mosse dal volume “La sfida educativa” a cura del Comitato per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana. Sono stati ripercorsi i dieci capitoli del volume con una lettura alla luce degli insegnamenti dell’Enciclica Caritas in Veritate di Benedetto XVI. I temi trattati riguardano l’educazione, la famiglia, la scuola, la comunità cristiana, il lavoro, l’impresa, il consumo, i mass media, lo spettacolo, lo sport. Per quanto riguarda l’impresa, è stato efficacemente sottolineato che “fare impresa è fare un patto per la crescita del territorio”. E’ stato per questo ricordato il punto 40 della Caritas in Veritate dove si legge che la responsabilità imprenditoriale riguarda non solo la crescita del valore per gli azionisti, ma anche la responsabilità verso i dipendenti, la risorsa più preziosa per lo sviluppo dell’azienda nel lungo periodo, verso le comunità locali e le istituzioni locali, verso i clienti e i fornitori e tutti gli altri soggetti che si rapportano con la realtà aziendale.

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UCID Letter n°3/2010