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	<title>UCID.it - Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti &#187; Centro Siri</title>
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		<title>II Edizione del corso per i giovani sulla RIBC</title>
		<link>http://ucid.it/blog/2011/10/05/ii-edizione-del-corso-per-i-giovani-sulla-ribc/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 16:20:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manlio d'Agostino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Centro Siri]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>

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		<description><![CDATA[II EDIZIONE CORSO DI FORMAZIONE BASE PER GIOVANI LA RESPONSABILITÀ IMPRENDITORIALE PER IL BENE COMUNE Dopo il successo del corso del 2010, sia nei contenuti, dato il livello degli interventi culturali/scientifici e delle testimonianze pratiche delle aziende, sia in termini di numero e qualità dei giovani partecipanti, il Centro Siri ha deciso di ripetere il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>II EDIZIONE CORSO DI FORMAZIONE BASE PER GIOVANI LA RESPONSABILITÀ IMPRENDITORIALE PER IL BENE COMUNE</p>
<p>Dopo il successo del corso del 2010, sia nei contenuti, dato il livello degli interventi culturali/scientifici e delle testimonianze pratiche delle aziende, sia in termini di numero e qualità dei giovani partecipanti, il Centro Siri ha deciso di ripetere il Corso base per Giovani anche nel 2011, che si svolgerà a Genova da martedì 25 a venerdì 28 ottobre. Anche questa edizione del Corso è svolta in collaborazione con la Università di Genova – Facoltà di Economia, e vedrà tra i relatori illustri esponenti cattolici (molti dei quali appartenenti all&#8217;UCID) del mondo imprenditoriale ed economico.</p>
<p>Per informazioni ed iscrizioni è possibile contattare il &#8220;Centro Cardinale Giuseppe Siri&#8221; &#8211; tel. 010 275250 &#8211; centrocardinalesiri@ucidliguria.it</p>
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		<title>1a Giornata Centro Siri in Puglia – Sabato 8 Ottobre 2011</title>
		<link>http://ucid.it/blog/2011/09/30/1a-giornata-centro-siri-in-puglia-%e2%80%93-sabato-8-ottobre-2011/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 13:14:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Centro Siri]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[UCID]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi inviatiamo al primo seminario formativo organizzato dall’UCID e dal Centro Cardinale Giuseppe Siri in Puglia, incentrato sul tema del Bene Comune. Lo scopo di tale seminario è quello di diffondere la RIBC (Responsabilità Imprenditoriale per il Bene Comune) tra gli Imprenditori, i Dirigenti e i Professionisti, iscritti o non all’UCID, attraverso: a) l’illustrazione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ucid.it/files/2011/09/Schermata-09-2455835-alle-15.13.21.png" rel="lightbox[1023]"><img class="alignleft size-full wp-image-1024" title="Schermata 09-2455835 alle 15.13.21" src="http://ucid.it/files/2011/09/Schermata-09-2455835-alle-15.13.21.png" alt="" width="212" height="160" /></a> Vi inviatiamo al primo seminario formativo organizzato dall’UCID e dal Centro Cardinale Giuseppe Siri in Puglia, incentrato sul tema del Bene Comune.<br />
Lo scopo di tale seminario è quello di diffondere la RIBC (Responsabilità Imprenditoriale per il Bene Comune) tra gli Imprenditori, i Dirigenti e i Professionisti, iscritti o non all’UCID, attraverso:<br />
a)      l’illustrazione del Modello UCID e le sue connessioni a monte ed a valle con la Visione UCID e con il relativo processo di implementazione nelle aziende;<br />
b)      le testimonianze di responsabili delle aziende che hanno effettuato le sperimentazioni del Modello, privilegiando quelle del nostro territorio, oltre a interventi programmati di altri imprenditori che possano contribuire allo scambio di esperienze;<br />
c)       l’interpretazione degli insegnamenti della Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) nei confronti della gestione di impresa da parte di un esponente ecclesiastico, auspicabilmente con collegamenti al Modello UCID ed a quanto realizzato dal Centro Siri<br />
Il seminario è concentrato in un giorno solo, sabato 8 Ottobre 2011 e si svolgerà a Trani, presso la sede del Museo Diocesano, piazza Duomo, 5.</p>
<p><strong>Per iscriversi <a href="http://www.ucidpuglia.it/giornata_siri/index.html">clicca qui</a>.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Seminario di Formazione Superiore per Imprenditori, Dirigenti e Professionisti &#8211; Sintesi</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 09:02:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff UCID.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Centro Siri]]></category>
		<category><![CDATA[Marino]]></category>
		<category><![CDATA[Siri]]></category>
		<category><![CDATA[udine]]></category>

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		<description><![CDATA[Seminario di Formazione Superiore per Imprenditori, Dirigenti e Professionisti, organizzato da Sezione UCID di Udine e Centro Siri di Genova su “La Responsabilità Imprenditoriale per il Bene Comune” (RIBC) &#8211; Il Modello UCID e la sua concreta applicazione nelle aziende Sintesi argomenti trattati nella prima sessione del 19 marzo 2010 Introduzione di Piergiorgio Marino sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Centro Siri" src="http://www.identitanazionale.it/siri.jpg" alt="" width="132" height="176" />Seminario di Formazione Superiore per Imprenditori, Dirigenti e Professionisti, organizzato da Sezione UCID di Udine e Centro Siri di Genova su “La Responsabilità Imprenditoriale per il Bene Comune” (RIBC) &#8211; Il Modello UCID e la sua concreta applicazione nelle aziende</p>
<h2>Sintesi argomenti trattati nella prima sessione del 19 marzo 2010</h2>
<p><em>Introduzione di Piergiorgio Marino </em>sulla<em> </em>Attività del Centro Siri.</p>
<p>“Il Centro Cardinale Giuseppe Siri si prefigge la <strong>finalità di accompagnare imprenditori e dirigenti</strong>, specie quelli aderenti all’UCID, <strong>a ricercare, sperimentare e perseguire la costruzione del Bene Comune</strong> nello svolgimento delle attività aziendali, nonché a formare le giovani generazioni su questi valori” (da Statuto C. Siri).</p>
<p>Per il perseguimento di questa finalità l’attività del Centro Siri si articola nelle seguenti fasi:</p>
<p>- <span style="text-decoration: underline">Conoscenza,</span> relativa a) alla <em>Dottrina Sociale della Chiesa</em>, per individuare i valori ed i principi che devono guidare la gestione etica dell’economia e quindi dell’impresa, anche attraverso le presentazioni e gli approfondimenti del mondo accademico sulla Enciclica Caritas in Veritate; b) alle <em>pratiche aziendali </em>esistenti; c) agli <em>studi ed applicazioni di strumenti/metodologie </em>tradizionali .</p>
<p>- <span style="text-decoration: underline">Innovazione,</span> sotto gli aspetti:</p>
<p>* <em>concettuale</em>, delineando d) un <em>modello </em>caratterizzato da un lato da una <em>visione UCID</em> articolata in “valori”, “impegno personale”(coerenti  e quindi anche supportati dalle indicazioni emergenti dalla Caritas in Veritate), “risultati” e “rendicontazione”, e dall’altro da <em>linee guida culturali-comportamentali</em>, come sarà meglio illustrato dal Prof. Donna.</p>
<p>* <em>applicativo</em>, evidenziando e) esperienze pratiche delle aziende per il Bene Comune, e sperimentando f) miglioramenti a metodologie/strumenti in grado di dimostrare che la RIBC è un investimento economico sia per l’azienda che per la società, g) validandole attraverso il Centro Siri.</p>
<p>- <span style="text-decoration: underline">Divulgazione,</span> tramite i) le Giornate Siri, h) i seminari di formazione,  rivolti sia ai giovani che agli imprenditori/dirigenti e professionisti (come quello attuale), l) le pubblicazioni</p>
<p><em>Relazione del Prof. Giorgio Donna, </em>incentrata sulla:</p>
<p><em> </em></p>
<p>- <span style="text-decoration: underline">Attualità della Responsabilità Sociale delle Aziende</span>,  così come emerge dal “Decalogo dell’economia” definito dal G8 dell’Aquila e dalla Enciclica Caritas in Veritate, <span style="text-decoration: underline">che</span> <span style="text-decoration: underline">ripropone il rapporto tra Etica e Scelte Aziendali attraverso delle domande scomode</span> su:</p>
<p>* <em>i rapporti tra l’azienda ed i fornitori</em> (es. trasparenza su rischi di prodotto, scelta dei sub-fornitori, rispetto termini di pagamento); <em>l’azienda tra breve e lungo termine</em> (es. manutenzione degli impianti, spese per la ricerca, formazione del personale); <em>l’azienda verso i dipendenti</em> (es. premi/punizioni legate alle prestazioni di lavoro, logica clientelare o relazionale, lavoro precario, sicurezza, assenteismo, spreco risorse); <em>l’azienda verso la normativa</em> (es. limitazione al rispetto delle norme e prescrizioni, violazione norme per motivi etici, elusione delle imposte)</p>
<p>*  <em>gli ambiti fondamentali </em>della tutela dell’ambiente, rapporti di lavoro, sviluppo della comunità</p>
<p>* <em>che cosa è conveniente fare</em> (la prospettiva economica), <em>è lecito fare</em> (la prospettiva giuridica), <em>è giusto fare </em>(la prospettiva etica)</p>
<p>* le <em>chiavi operative</em>, definendo valori e priorità, obblighi e divieti, indicatori, impatto economico,  comunicazione trasparente, comportamenti (da miopia a tensione al futuro, da lassismo a miglioramento continuo, da individualismo a senso di appartenenza, da parrocchialismo a integrazione organizzativa, da autoreferenzialità a orientamento al servizio, da ingordigia a equità, da cinismo a responsabilità sociale)</p>
<p>- <span style="text-decoration: underline">definizione di un Modello</span> caratterizzato dai seguenti principi generali, in linea con la Enciclica Caritas in Veritate: la ricerca del profitto (creazione di valore economico) è un obiettivo “sano”, a condizione che venga prodotto nel “rispetto del Bene Comune” e venga utilizzato avendo il “Bene Comune come fine ultimo”.</p>
<p>A tale scopo occorre, in particolare:<em> </em></p>
<p><em>1) “Fare bene l’Impresa”, </em>cioè creare durevolmente valore economico.</p>
<p>Beneficiari: tutti gli stakeholders (azionisti, manager, dipendenti, clienti, fornitori, territorio, erario)</p>
<p>Indicatori: di rischio (es. investimenti e soddisfazione clienti) e di coesione sociale (es. divario retributivo, turnover, assenteismo)</p>
<p>Il vizio da evitare: la voracità</p>
<p>2) <em>“Creare valore nel rispetto del Bene Comune”</em>, cioè ricercare, insieme alla creazione di valore economico, benefici dal punto di vista sociale e ambientale (lo sviluppo integrale), non limitandosi al rispetto della legalità</p>
<p>Beneficiari: dipendenti, categorie sociali svantaggiate, territorio</p>
<p>Indicatori: entità degli investimenti per fini sociali e ambientali e relativi benefici realizzati</p>
<p>Il vizio da evitare: il cinismo</p>
<p>3) <em>“Utilizzare il valore creato a vantaggio del Bene Comune”</em>, cioè ad attività o iniziative finalizzate a obiettivi di natura sociale o ambientale</p>
<p>Beneficiari: categorie sociali svantaggiate, territorio e comunità</p>
<p>Indicatori: risorse impiegate al sostegno di tali iniziative e benefici indotti</p>
<p>Il vizio da evitare: l’avarizia</p>
<p>4) <em>“Coniugare valore economico e bene comune”</em>, cioè identificare e promuovere iniziative con significativa valenza sociale/ambientale e che permettono anche di creare valore economico.</p>
<p>Beneficiari: dipendenti, categorie sociali deboli, comunità, territorio</p>
<p>Indicatori: impegno finanziario sostenuto, beneficio sociale  o ambientale , competitività</p>
<p>Il vizio da evitare: la pigrizia</p>
<p>In conclusione  le <em>regole di comportamento per Coniugare Imprenditorialità e Bene Comune</em> sono:</p>
<p>1) <strong>Difendere</strong> la <strong>competitività</strong> dell’impresa (<em>evitare l’autolesionismo economico</em>)</p>
<p>2) Affrontare scelte che comportano trade-off tra <strong>valore economico </strong>e<strong> valore sociale e ambientale</strong> (<em>minimizzare il cinismo economico</em>)</p>
<p>3) Destinare parte del valore creato a <strong>iniziative </strong>sul piano <strong>sociale e ambientale</strong> (<em>elargire generosità</em>)</p>
<p>4) Identificare e promuovere <strong>iniziative</strong> capaci di <strong>coniugare</strong> la <strong>creazione di valore economico</strong> (<em>la competitività dell’impresa</em>) e la <strong>creazione</strong> di <strong>valore sociale/ambientale</strong> (<em>imprenditorialità sociale</em>)</p>
<h1>- <span style="text-decoration: underline">Impieghi del modello</span></h1>
<p>Da strumento di<strong> comunicazione </strong>della<strong> </strong>Visione UCID<strong> </strong><em>(valori, impegno, risultati, rendicontazione), </em>a strumento di <strong>gestione </strong>della stessa Visione da parte della azienda, finalizzato a:</p>
<p>- “agire” i valori aziendali, traducendoli in azioni, obiettivi e risultati</p>
<p>- creare e diffondere comittment non solo economico all’interno della compagine aziendale</p>
<p>- contribuire alla definizione di una non generica “strategia” per il Bene Comune</p>
<p>- consentire un più incisivo governo di tale strategia</p>
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		</item>
		<item>
		<title>La visione UCID della RIBC</title>
		<link>http://ucid.it/blog/2010/03/01/la-visione-ucid-della-ribc/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 16:03:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff UCID.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Centro Siri]]></category>

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		<description><![CDATA[Schema di valutazione delle esperienze aziendali volte al Bene Comune, articolato su quattro aspetti: A – I valori B – L’impegno personale C – I risultati D – La rendicontazione Integrazioni in corsivo dei riferimenti alla Enciclica Caritas in Veritate (paragrafi sottolineati tra parentesi) A – I valori Valori orientati al Bene Comune e fondati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Schema di valutazione delle esperienze aziendali volte al Bene Comune, articolato su quattro aspetti:</strong></p>
<p>A – I valori</p>
<p>B – L’impegno personale</p>
<p>C – I risultati</p>
<p>D – La rendicontazione</p>
<p><em>Integrazioni in corsivo dei riferimenti alla Enciclica Caritas in Veritate</em> (<em><span style="text-decoration: underline">paragrafi sottolineati tra parentesi) </span></em><em> </em></p>
<p>A – I valori</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline">Valori </span></em></strong><strong><span style="text-decoration: underline">orientati al Bene Comune e fondati sulla dignità umana</span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Principi e valori</strong> :</p>
<p>Il Bene Comune <em><span style="text-decoration: underline">(Par.. Enciclica 7, 36/1, 42)</span></em> trova fondamento nel principio della dignità umana e insieme sono <em>mirati allo sviluppo umano  integrale, inteso come vocazione al servizio dello sviluppo, integrando i diversi livelli del sapere umano (Par. Enciclica 9/2, 10, 15, 18, 30, 31,  76, 78)</em></p>
<p>Il Bene Comune si accompagna agli altri principi cardine della</p>
<p>- sussidiarietà  <em><span style="text-decoration: underline">(Par. Enciclica 57, 58)</span></em></p>
<p>- solidarietà, <em>intesa secondo il principio di gratuità (logica del dono/reciprocità), che si basa sulla relazione e alimenta la speranza cristiana</em> <em><span style="text-decoration: underline">(Par. Enciclica 34, 36/2, 38, 53, 54)</span></em></p>
<p>Valori fondamentali che si trovano in rapporto di reciprocità con i precedenti:</p>
<p>la verità, <em><span style="text-decoration: underline">(Par. Enciclica 1,3,5,9/1)</span></em></p>
<p>la libertà, <em><span style="text-decoration: underline">(Par. Enciclica 17)</span></em></p>
<p>la giustizia, sia commutativa che distributiva, per un funzionamento del mercato basato sulla fiducia reciproca <em><span style="text-decoration: underline">(Par. Enciclica 6, 35)</span></em></p>
<p>l&#8217;amore/carità <em><span style="text-decoration: underline">(Par. Enciclica 2, 4, 19)</span></em></p>
<p><strong>Contenuti del Bene Comune : </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>pace e progresso <em>(sviluppo)</em> </strong><em><span style="text-decoration: underline">(Par. Enciclica13,16, 23, 72</span></em>). Modalità:</p>
<p>convivenza sociale, rimozione delle cause che originano i conflitti bellici e dei problemi che possono alimentare il terrorismo: ingiustizia, miseria, sfruttamento (per questo l&#8217;altro nome della pace è lo sviluppo), <em>riduzione disuguaglianze, pace basata sui valori</em></p>
<p><strong>tutela ambiente <em>(creato)</em> </strong><em><span style="text-decoration: underline">(Par. Enciclica 48) </span></em>Modalità:</p>
<p>tecnologie rispettose ambiente, utilizzo equilibrato risorse naturali,riduzione inquinamento</p>
<p><strong>rispetto diritti dell&#8217;uomo </strong><em><span style="text-decoration: underline">(Par. Enciclica 21/1, 27, 28,29, 44, 55, 61, 75)</span></em></p>
<p><span style="text-decoration: underline">T</span>ipologie:</p>
<p><em>rispetto della vita e centralità della famiglia,</em>alimentazione, abitazione, lavoro, educazione e accesso alla cultura, trasporti, salute, libera circolazione delle informazioni e della libertà religiosa</p>
<p><em>Fonte = Compendio della DSC (CAP.III,IV,VI,IX,X,XI) </em></p>
<p><em> </em></p>
<h1>B  L’impegno personale</h1>
<p><strong><em>Impegno personale </em></strong><strong>dell&#8217;imprenditore per lo sviluppo sostenibile, valorizzando i talenti di tutti gli stakeholders </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>B 1 obiettivo corporate identity</strong></p>
<p>garantire che l&#8217;azienda crei valore per tutti gli stakeholders, in quanto ciascuno di essi, a proprio modo, ha &#8220;investito&#8221; nella azienda il proprio capitale: materiale (capitale da azionisti e altri finanziatori), o immateriale (es. competenze, esperienze, know-how e impegno dai dipendenti, continuità degli acquisti dai clienti, fiducia e servizi dalla comunità, fedeltà e garanzie dai fornitori) <em><span style="text-decoration: underline">(Par. Enciclica,40, 70, 79)</span></em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>B 2 organizzazione e corporate governance :</strong></p>
<p>– Assetto proprietario</p>
<p>– Struttura e modalità funzionamento CdA</p>
<p>– Rapporti fra proprietà , CdA e management</p>
<p>– Tutela azionisti di minoranza</p>
<p>– Offerte pubbliche di acquisto</p>
<p>– Trasparenza e indipendenza organi di controllo/comitati ausiliari</p>
<p><strong>B 3 ambiti di intervento </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3>Sostenibilità economica</h3>
<p>1) innovazione <em>tecnologica</em>, finalizzata alla soddisfazione dei bisogni reali (competitività della impresa per creare nuove risorse ed opportunità di crescita ed occupazione)<em><span style="text-decoration: underline"> (Par. Enciclica, 21/2, 65, 69)</span></em></p>
<p>2) legalità, rettitudine, responsabilità, <em>rispetto dei diritti e doveri</em> (risposta ai dettami della coscienza, nel e oltre il rispetto della legge)<em><span style="text-decoration: underline"> (Par. Enciclica 22, 43)</span></em></p>
<p>3) cultura, educazione, formazione (valorizzazione dei talenti)<em><span style="text-decoration: underline"> (Par. Enciclica 26)</span></em></p>
<p><strong>Sostenibilità sociale </strong></p>
<p>4) uguaglianza, pari opportunità e sicurezza <em>occupazione </em>(promozione sociale e al lavoro per tutti, in particolare per giovani, donne, immigrati) , <em>anche tramite il microcredito <span style="text-decoration: underline">(Par. Enciclica 32, 62, 63, 65/2)</span></em></p>
<p>5) partecipazione (fiducia reciproca e condivisione decisioni e costi/benefici con tutti, in particolare con i dipendenti)<em><span style="text-decoration: underline"> (Par. Enciclica 39,41)</span></em></p>
<p>6) giustizia e trasparenza e sicurezza da infortuni (onestà verso se stessi e gli altri, nel rispetto degli accordi) <em><span style="text-decoration: underline">(Par. Enciclica 37)</span></em></p>
<p>7) solidarietà <em>e sicurezza sociale</em> (verso categorie deboli in stato di bisogno: madri, disabili, generazioni future)<em><span style="text-decoration: underline"> (Par. Enciclica 25, 38)</span></em></p>
<h2>Sostenibilità ambientale</h2>
<p> <img src='http://ucid.it/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> Salvaguardia salute/<em>vita</em> (in particolare sui posti di lavoro )<em><span style="text-decoration: underline"> (Par. Enciclica 51/2)</span></em></p>
<p>9) Rispetto della natura (conservazione e tutela delle risorse naturali del creato) <em><span style="text-decoration: underline">(Par. Enciclica 49,50)</span></em></p>
<p>10) Nuovi stili di vita ( vivere con sobrietà, temperanza e autodisciplina)</p>
<p><em><span style="text-decoration: underline">(Par. Enciclica 51/1,66)</span></em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>Fonte B1 e B2 = Il &#8220;Bilancio sociale&#8221; del Sole 24 ore, a cura di L.Hinna, CAP.5.5</em></p>
<p><em>Fonte B3 = Ricerca dell&#8217;UCID su casi di aziende riportati nel Rapporto  “Imprenditori Veneti per il Bene Comune&#8221;</em></p>
<p><strong> C &#8211; I risultati</strong></p>
<p><strong>da creazione di valore economico/sociale per tutti gli stakeholders nel lungo periodo </strong><em>(v. riferimenti a paragrafi Enciclica riportati al punto 4)</em></p>
<ul>
<li><strong>·</strong><strong> Obiettivo : evidenziare</strong> <strong>tipologie di comportamenti</strong> <strong>coerenti o non coerenti con la visione UCID,</strong> attraverso <strong>specifici indicatori, </strong>esemplificate di seguito:.</li>
</ul>
<p><strong>1) Autolesionismo = </strong></p>
<p><strong>Da eliminare</strong> , in quanto relativo a comportamenti destinati a compromettere la competitività, che al tempo stesso contrastano con determinati interessi collettivi.</p>
<p><strong>° </strong><em>Categorie di indicatori che aumentano il rischio</em> :</p>
<p>massimizzazione redditività a breve termine di azionisiti speculatori e compensi</p>
<p>da parte di managers mercenari; minimizzazione impegno dipendenti lassisti</p>
<p><strong> ° </strong><em>Categorie di indicatori che riducono il rischio</em> :</p>
<p>tutela/soddisfazione principali stakeholders (clienti, fornitori chiave), investimenti</p>
<p>dedicati  alla tutela e al rafforzamento del “patrimonio strategico” dell’impresa</p>
<p>(capitale umano, capitale organizzativo, capitale tecnologico, capitale relazionale),</p>
<p>minimizzazione livello di rischio finanziario (grado e qualità dell’indebitamento);</p>
<p><strong>° </strong><em>Categorie di indicatori di coesione interna</em><strong>:</strong></p>
<p>- Assenza di equità nella distribuzione Valore Aggiunto tra azionisti, managers e dipendenti (Es. tasso di dividendo, divari retributivi tra i livelli organizzativi, ecc)</p>
<p>- Pericolo su tensione solidale (turnover , clima interno)</p>
<p><strong>2) Cinismo =</strong></p>
<p><strong>Da minimizzare</strong>, in quanto relativo a comportamenti che perseguono la competitività ma che penalizzano interessi collettivi. Esempio di scelte :</p>
<p>delocalizzazione in paesi più permissivi dal punto di vista socio-ambientale,</p>
<p>produzione di beni o servizi dannosi materialmente o moralmente, ricorso</p>
<p>sistematico a lavoro precario, ricadute su occupazione e condizioni di lavoro da</p>
<p>crisi aziendali che ricadono solo sui lavoratori o altri soggetti legati all&#8217;impresa</p>
<p>(fornitori, ecc), mancata tutela della sicurezza del lavoro/ambiente (al massimo</p>
<p>quanto previsto dalle normative)</p>
<p><strong>° </strong><em>Categorie di indicatori per l&#8217;impresa o la singola iniziativa:</em></p>
<p>- i benefici economici a fronte degli effetti negativi prodotti o poducibili rispetto a determinati interessi collettivi (es. occupazione, salvaguardia dell’ambiente, ecc.);</p>
<p>- il divario, in termini di benefici economici e costi sociali e ambientali, tra  scelte dell’impresa e alternative che sul piano economico risulterebbero più convenienti.</p>
<p><strong>3) Mecenatismo </strong></p>
<p><strong>Da trasformare</strong> nella tipologia <strong>4)</strong>, in quanto relativo a comportamenti penalizzanti come competitività, ma a beneficio di finalità socio-ambientali</p>
<p><strong>° </strong><em>Categorie di indicatori di sensibilità socio/ambientale:</em></p>
<p>desumibili da quelli già disponibili nella rendicontazione sociale tradizionale. Da</p>
<p>identificare criteri, schemi , indicatori e loro ricadute sulla competitività</p>
<p>dell&#8217;impresa (es. benefici di immagine, di motivazione, di sviluppo del capitale</p>
<p>umano, relazionale e tecnologico, ecc)</p>
<p><strong>4) Imprenditorialità per il bene comune </strong><em><span style="text-decoration: underline">(Par..Enciclica 21/3,33,37,40,46, 47</span></em></p>
<p>Da <strong>massimizzare</strong>, in quanto relativo a comportamenti che creano valore  economico e insieme generano benefici socio-ambientali (soluzione win, win) .</p>
<p><strong>° </strong><em>Categorie di indicatori specifici, relative ad iniziative che</em>:</p>
<p>- promosse dalla ricerca della competitività, consentono al tempo stesso di dar luogo a benefici significativi sul piano sociale e ambientale (Comprese iniziative che minimizzano le ricadute negative da ristrutturazioni)</p>
<p>- per la sensibilità dell&#8217;imprenditore verso istanze socio ambientali, generano opportunità per rafforzare/consolidare la competitività aziendale.</p>
<p><em>Fonte = Modello del Comitato Scientifico basato su documento Prof. Donna</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>D  La rendicontazione</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><em>Rendicontazione </em></strong><strong>dei risultati trasparente e condivisa da parte di tutti gli stakeholders </strong><em><span style="text-decoration: underline">(Par.  Enciclica 45)</span></em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Metodologie/Strumenti tradizionali seguenti da considerare come base di partenza (1), da verificare se adeguati per assicurare la condivisione della gestione e dei risultati da parte degli stakeholders : </strong></p>
<p><strong>graduazione coinvolgimento stakeholders:</strong></p>
<p>passività</p>
<p>informazione</p>
<p>consultazione</p>
<p>coinvolgimento</p>
<p>autorizzazione</p>
<p><strong>processi di rendicontazione </strong></p>
<p>GRI, AA1000, GBS</p>
<p><strong>tipo di certificazione </strong></p>
<p>SA 8000, EMAS, ISO 14001, LGS 231/2001</p>
<p><strong>forma delle rendicontazioni formali: </strong></p>
<p>bilancio sociale, di sostenibilità, di missione</p>
<p><strong>canali di comunicazione con gli stakeholders: </strong></p>
<p>incontri, presentazioni, newsletter o mail, comunicati stampa, pubblicazioni cartacee, sito internet</p>
<p><strong>forme di dialogo con gli stakeholders</strong></p>
<p>interviste single, questionari, focus group, dialogo on line</p>
<p><strong>supporto verifica con altre organizzazioni</strong></p>
<p>ONG, associazioni consumatori, sindacati</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>(1) Fonte Metodologie/Strumenti tradizionali :</em></p>
<p><em>- Il &#8220;Bilancio Sociale&#8221; del Sole 24 ore, a cura di L.Hinna</em></p>
<p><em>- La &#8220;Responsabilità Sociale d&#8217;Impresa per le PMI&#8221; del Sole 24 ore, a cura di M. Molteni ed A. Todisco</em>IL MOMENTO CONCETTUALE</p>
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		<title>Le attività del Centro Siri</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 16:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff UCID.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Centro Siri]]></category>
		<category><![CDATA[attività]]></category>
		<category><![CDATA[Centro]]></category>
		<category><![CDATA[Marino]]></category>
		<category><![CDATA[Siri]]></category>

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		<description><![CDATA[Le attività svolte dal Centro Siri fanno riferimento ad uno Schema Generale che le articola in tre fasi: la Conoscenza, la Innovazione e la Divulgazione La Conoscenza a) della Dottrina Sociale della Chiesa (DSC), allo scopo di individuare i valori ed i principi che devono guidare la gestione etica dell’economia  e quindi anche dell’impresa. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Le attività svolte dal Centro Siri fanno riferimento ad uno Schema Generale che le articola in tre fasi: la Conoscenza, la Innovazione e la Divulgazione</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>La Conoscenza</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>a) della Dottrina Sociale della Chiesa (DSC), </em>allo scopo di individuare i valori ed i principi che devono guidare la gestione etica dell’economia  e quindi anche dell’impresa. In particolare, nel presente volume della Collana “Imprenditori per il Bene Comune” sono raccolte le presentazioni e gli approfondimenti della Enciclica Caritas in Veritate da parte di Eminenti Esponenti della Chiesa, oltre che da parte di esponenti del Comitato Scientifico/Gruppo Lavoro UCID, mentre di seguito vengono individuati le prime “indicazioni della stessa Enciclica nei confronti della Visione UCID sulla Responsabilità Imprenditoriale per il Bene Comune” (RIBC).</p>
<p style="text-align: justify">b) <em>delle pratiche aziendali</em>, in modo da<em> </em>conoscere esperienze pratiche di applicazione della Responsabilità Imprenditoriale per il Bene Comune, desumendole anche dalle 12 ricerche su altrettante aziende analizzate e validate sino ad ora dal Centro Siri (v. punto e). E’ prevista inoltre una ricognizione del Prof. De Rita sui Bilanci Sociali per verificare la loro rispondenza al Bene Comune.</p>
<p style="text-align: justify">c) <em>degli studi ed esperienze di strumenti/metodologie tradizionali, usualmente </em>utilizzati dalle aziende per perseguire la Responsabilità Sociale della Impresa, da cui partire per individuare e sperimentare i miglioramenti possibili ai fini della gestione e comunicazione di progetti aziendali volti al Bene Comune ( a partire dai 12 sopra menzionati – v. modello evidenziato per l’“innovazione” al punto d)</p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><strong>La Innovazione</strong></p>
<p style="text-align: justify">d)<strong> </strong>è stato predisposto il “Q<em>uadro di riferimento della Responsabilità Imprenditoriale per il Bene Comune”(RIBC), </em>che si è tradotto in un <strong>modello</strong> per la gestione e la comunicazione della “Imprenditorialità orientata al Bene Comune”. Esso si basa sulla <strong>Visione UCID</strong> della RIBC, uno schema di indirizzo e valutazione della gestione etica delle aziende, articolato in “valori”, “impegno personale”, “risultati” e “rendicontazione”. Tale schema, per i “valori” e “l’impegno personale”,  recepisce le indicazioni della DSC, aggiornate con  primi elementi significativi desunti dalla Enciclica Caritas in Veritate (v. “indicazioni” richiamate al punto a della fase della Conoscenza), oltre che con contributi da parte del Gruppo di Lavoro UCID. Inoltre  riprende specifiche <strong>linee guida culturali-comportamentali</strong> per l’orientamento dei “risultati” e della “rendicontazione” al Bene Comune, curate dal Comitato Scientifico e dal Gruppo di Lavoro UCID (rimando a Relazione del Prof. Donna).</p>
<p style="text-align: justify">e) sono state effettuate<em> presso 12 aziende altrettante sperimentazioni </em>di miglioramenti a metodologie/strumenti (v. punto f)<em> </em>mirate a evidenziare e validare (v. punto g) esperienze già realizzate nella pratica in vista del Bene Comune. A tale scopo sono stati sperimentati specifici indicatori atti a misurare i risultati di tali progetti in termini di valore economico-sociale guadagnato dai diversi stakeholders interessati, attraverso la individuazione e quantificazione (per quanto possibile):</p>
<p style="text-align: justify">- dei benefici e oneri economici ( compresi quelli che remunerano il capitale investito) derivanti da tali progetti, sia quelli con impatto sulla azienda, che quelli con impatto sugli altri soggetti, quali i dipendenti, i fornitori, i clienti, gli enti pubblici, la comunità in generale (le cosi dette  esternalità).<br />
- dei fattori di contenimento  netto del rischio aziendale nel medio-lungo periodo<br />
- degli elementi  che aumentano stabilmente la competitività delle aziende</p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">f)<strong> </strong><em>i miglioramenti di strumenti e metodologie </em>hanno<em> </em>riguardato in primo luogo la scelta degli indicatori, dei fattori di rischio e degli elementi di competitività correlati ai risultati specificati al punto precedente, ed in secondo luogo la quantificazione del loro impatto sui bilanci delle aziende o di quelli dei singoli stakeholders coinvolti, utilizzando dati disponibili presso le aziende o altre fonti ufficiali che fossero allo stesso tempo oggettivi e documentabili.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">g) lo schema della Visione UCID è stato utilizzato per le “<em>validazioni sulle sperimentazioni di I livello”</em>, relative alle esperienze prima citate, del grado di conformità della “pratica aziendale” ai contenuti della Visione UCID. Sono in corso di individuazione le modalità di realizzazione delle sperimentazioni di II livello, che dovrebbero utilizzare il modello prima citato (punto d) ed interesseranno le aziende che hanno  partecipato a quelle di I livello .</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><strong>La Divulgazione</strong></p>
<p style="text-align: justify">i) annualmente <em>a Genova hanno luogo le Giornate Siri, la cui seconda edizione del 2009 è stata dedicata al “Rapporto tra Etica d’impresa ed Enciclica Caritas in Veritate”.</em> Esse sono articolate in un seminario di approfondimento delle sperimentazioni con le aziende del Consorzio G. Siri ed in un convegno pubblico, con la partecipazione  di S. Eminenza il cardinale A. Bagnasco, per fare il punto sullo stato della diffusione della RIBC attraverso testimonianze sulle esperienze delle aziende Consorziate volte al Bene Comune ed i collegamenti concettuali con la Enciclica citata.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">h) è in corso di organizzazione il <em>seminario annuale  residenziale</em> a Genova di una settimana, per la formazione di giovani senza esperienze lavorative sui temi ed applicazioni aziendali sviluppati dal Centro Siri. E’ inoltre prevista la realizzazione di <em>seminari annuali itineranti</em> rivolti agli imprenditori-dirigenti, in sinergia con le Giornate Wojtyla.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">l) tutte le <em>pubblicazioni</em> delle Giornate Siri e seguenti saranno utilizzate per il secondo Rapporto UCID 2010 sulla Coscienza Imprenditoriale nella Costruzione del Bene Comune .</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le indicazioni della Enciclica Caritas in Veritate nei confronti della Visione UCID sulla Responsabilità  Imprenditoriale per il Bene Comune (RIBC)</title>
		<link>http://ucid.it/blog/2010/01/01/le-indicazioni-della-enciclica-caritas-in-veritate-nei-confronti-della-visione-ucid-sulla-responsabilita-imprenditoriale-per-il-bene-comune-ribc/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Jan 2010 16:04:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff UCID.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Centro Siri]]></category>
		<category><![CDATA[Caritas in Veritate]]></category>
		<category><![CDATA[Marino]]></category>
		<category><![CDATA[Siri]]></category>
		<category><![CDATA[UCID]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ stata effettuata come Centro Siri una prima lettura della Enciclica Caritas in Veritate, mirata ad individuare elementi specifici collegabili alla Visione UCID, per verificare se e come questa era suffragata e poteva essere arricchita da questa Enciclica. Ciò ha comportato: - la selezione dei paragrafi della Enciclica che contenessero degli elementi ritenuti inerenti ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">E’ stata effettuata come Centro Siri una prima lettura della Enciclica Caritas in Veritate, mirata ad individuare elementi specifici collegabili alla Visione UCID, per verificare se e come questa era suffragata e poteva essere arricchita da questa Enciclica. Ciò ha comportato:</p>
<p style="text-align: justify">- la <strong>selezione</strong> dei paragrafi della Enciclica che contenessero degli elementi ritenuti inerenti ai contenuti della Visione UCID, così come identificata sulla base delle esperienze precedenti e degli approfondimenti effettuati con il Comitato Scientifico. L’elevato numero di paragrafi selezionati (65 su 78 complessivi) indica che  sono molti i collegamenti esistenti, anche se limitati solo ad estratti parziali di quanto riportato sull’Enciclica.</p>
<p style="text-align: justify">- l’<strong>associazione</strong> tra questi estratti e la visione UCID è stata indicata in corrispondenza dei contenuti specifici della visione UCID, evidenziando in corsivo i riferimenti ai paragrafi della Enciclica. (v. schema di fase IV b illustrato di seguito)</p>
<p style="text-align: justify">Sulla base di questi collegamenti, in generale si può ritenere da un lato che gran parte degli aspetti specifici della Visione UCID possano essere considerati in linea con le indicazioni dell’Enciclica e da un altro lato che queste indicazioni consentano significativi arricchimenti della stessa Visione dei quali occorre tenere assolutamente conto.</p>
<p style="text-align: justify">Le principali considerazioni a sostegno di queste valutazioni, che di seguito vengono sintetizzate, partono da una <strong>premessa</strong>:</p>
<p style="text-align: justify">Date le sue finalità, nell’Enciclica prevalgono i temi di carattere macro-economico (il riferimento principale è costituito dalla Populorum progressio) mentre hanno un minore spazio i temi di carattere micro-economico che riguardano più direttamente il mondo dell’impresa</p>
<p style="text-align: justify">Ne consegue che anche i collegamenti con i quattro aspetti della Visione UCID riguardano principalmente i “valori” (39 dei 65 paragrafi selezionati ) e l’“impegno personale” (20 paragrafi), e  meno i “risultati” (5 paragrafi) e la “rendicontazione” (1 paragrafo). Ciò deriva anche dal fatto che questi ultimi due aspetti sono di carattere più tecnico, che anche questa Enciclica dichiara di non volere affrontare, ma comunque è significativo che la stessa Enciclica, anche se in modo succinto, dia indicazioni molto precise riguardo a questi aspetti che si ritiene siano congruenti ed allo stesso stimolanti  rispetto alla posizione UCID al riguardo (v. di seguito).</p>
<p style="text-align: justify">Inoltre le sollecitazioni maggiori all’azione sono rivolte ai politici e responsabili di istituzioni pubbliche, ma vengono anche ricordate le responsabilità degli imprenditori e delle singole persone.</p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">Si evidenziano ora, riportando in corsivo alcune citazioni tratte dalla Enciclica, le <strong>indicazioni ritenute più significative nei confronti dei singoli aspetti della Visione UCD </strong>(“<strong>valori”, “impegno personale”, “risultati”, “rendicontazione”</strong>), che  vengono anche richiamate esplicitamente nello schema prima richiamato.</p>
<p style="text-align: justify">- per i “<strong>valori</strong>” viene confermata la centralità del bene comune e della dignità umana, entrambi mirati allo sviluppo umano integrale inteso come vocazione, integrando i diversi livelli di sviluppo, derivanti dai superiori valori della verità e carità (ovviamente centrali nella Enciclica), che si realizzano nella libertà e giustizia.</p>
<p style="text-align: justify"><em>“Volere il bene comune e adoperarsi per esso è esigenza di giustizia e di carità” (par. 7).“La fedeltà all’uomo esige la fedeltà alla verità che, sola, è garanzia di libertà e di uno sviluppo umano integrale” (par. 9).“Tutta la Chiesa, in tutto il suo essere e agire, quando annuncia, celebra e opera nella carità, è tesa a promuovere lo sviluppo integrale dell’uomo…L’autentico sviluppo dell’uomo riguarda unitariamente la totalità della persona in ogni sua dimensione” (par. 10).“La correlazione tra i molteplici suoi elementi (dello sviluppo umano integrale) richiede che ci si impegni per far interagire i diversi livelli del sapere umano in vista della promozione di un veri sviluppo dei popoli).. Non c’è l’intelligenza e poi l’amore; ci sono l’amore ricco di intelligenza e l’intelligenza piena di amore”(par. 30).“L’attività economica non può risolvere tutti i problemi sociali mediante la semplice estensione della logica mercantile. Questa va finalizzata al perseguimento del bene comune”(par. 36).</em></p>
<p style="text-align: justify">Inoltre vengono sottolineati i principi della sussidiarietà e della solidarietà, quest’ultima caratterizzata dalla gratuità (logica del dono).</p>
<p style="text-align: justify"><em>“Manifestazione particolare della carità e criterio guida per la collaborazione fraterna di credenti e non credenti è senz’altro il principio di sussidiarietà, espressione della inalienabile libertà umana…. Esso può dare conto sia della molteplice articolazione dei piani e quindi della pluralità dei soggetti, sia di un loro coordinamento. (par. 57);“ il principio di sussidiarietà va mantenuto strettamente connesso al principio di solidarietà e viceversa, perché se  la sussidiarietà senza la solidarietà scade nel particolarismo sociale, è altrettanto vero che la solidarietà senza la sussidiarietà scade nell’assistenzialismo che umilia il portatore di bisogno. (par. 58);“La grande sfida che abbiamo davanti a noi, resa ancor più esigente dalla crisi economico-finanziaria, è di mostrare,…, che non solo i tradizionali principi dell’etica sociale, quali la trasparenza, l’onestà e la responsabilità non possono venire trascurati od attenuati, ma anche nei rapporti mercantili il principio di gratuità e la logica del dono come espressione della fraternità possono e devono trovare posto entro la normale attività economica” (par. 36) </em></p>
<p style="text-align: justify">Vengono poi approfonditi, alla luce dei valori e principi precedenti, i temi della pace e dello sviluppo, della tutela del creato e dei diritti dell’uomo, sottolineando l’apporto positivo e fondamentale che la Chiesa può dare al riguardo.</p>
<p style="text-align: justify"><em>“Paolo VI indicò nello sviluppo umanamente e cristianamente inteso il cuore del messaggio sociale cristiano e propose la carità cristiana come principale forza a servizio dello sviluppo”(par. 13)</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>“ Il tema dello sviluppo è oggi fortemente collegato anche ai doveri che nascono dal rapporto dell’uomo con l’ambiente naturale. Questo è stato donato da Dio a tutti, e il suo uso rappresenta per noi una responsabilità verso i poveri, le generazioni future e l’umanità intera” (par. 48)</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>“Paolo VI aveva una visione articolata dello sviluppo. Con il termine sviluppo voleva indicare l’obiettivo di far uscire i popoli anzitutto dalla fame, dalla miseria, dalle malattie endemiche e dall’analfabetismo. Dal punto di vista economico, ciò significava la loro partecipazione attiva e in condizioni di parità al processo economico internazionale” (par. 21)</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>“E’ necessaria una coscienza solidale che consideri l’alimentazione e l’accesso all’acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni” (par. 27)</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>“Uno degli aspetti più evidenti dello sviluppo odierno è l’importanza del tema del rispetto della vita…L’apertura alla vita è al centro del vero sviluppo” (par. 28)</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>“C’è un altro aspetto della vita di oggi, collegato in modo stretto con lo sviluppo: la negazione del diritto alla libertà religiosa…Dio è garante del vero sviluppo dell’uomo” (par. 29)</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>“ La concezione dei diritti e dei doveri dello sviluppo deve tener conto delle problematiche connesse con la crescita demografica…perché concerne i valori irrinunciabili della vita e della famiglia” (par. 44)</em></p>
<p style="text-align: justify"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify">- per l’ “<strong>impegno personale</strong>” viene ribadita la finalità, di natura morale, dell’impresa per il perseguimento dello sviluppo sostenibile nei confronti di tutti i “portatori di interesse”, in un’ottica di lungo termine, che discende dalla responsabilità “morale” dell’imprenditore.</p>
<p style="text-align: justify"><em>“ Le attuali dinamiche economiche internazionali, caratterizzate da gravi distorsioni e disfunzioni, richiedono profondi cambiamenti anche nel modo di intendere l’impresa. Vecchie modalità di vita imprenditoriale vengono meno, ma altre promettenti si profilano all’orizzonte…Uno dei rischi maggiori è senz’altro che l’impresa risponda quasi esclusivamente a chi in essa investe e finisca così per ridurre la sua valenza sociale. Sempre meno le imprese…fanno capo ad un imprenditore stabile che si senta responsabile nel lungo termine, e non solo a breve, delle vita e dei risultati della sua impresa, e sempre meno dipendono da un unico territorio. Inoltre la cosiddetta delocalizzazione dell’attività produttiva può attenuare nell’imprenditore il senso di responsabilità nei confronti dei portatori di interesse, quali i lavoratori, i fornitori, i consumatori, l’ambiente naturale e la più ampia società circostante, a vantaggio degli azionisti, che non sono legati ad uno spazio specifico e godono quindi di una straordinaria mobilità. …E’ però anche vero che si sta dilatando la consapevolezza circa la necessità di una più ampia responsabilità sociale  dell’impresa. Anche se le impostazioni etiche che guidano oggi il dibattito sulla responsabilità sociale dell’impresa non sono tutte accettabili secondo la prospettiva della dottrina sociale della Chiesa, è un fatto che si va sempre più diffondendo il convincimento in base al quale la gestione della impresa non può tenere conto degli interessi dei solo proprietari della stessa, ma deve anche farsi carico di tutte le altre categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dell’impresa: i lavoratori , i clienti, i fornitori dei vari fattori di produzione, la comunità di riferimento”. (par. 40)</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>“Lo sviluppo non sarà mai garantito da compiutamente da forze in qualche modo automatiche e impersonali, siano esse quelle del mercato o quelle della politica internazionale. Lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle loro coscienze l’appello al bene comune, Sono necessari sia la preparazione professionale che la coerenza morale” (par. 70) </em></p>
<p style="text-align: justify">In tale senso è anche significativa la possibilità di individuare specifici passi dell’Enciclica che siano collegabili e quindi suffraghino la scelta dei 10 ambiti di intervento della Visione UCID a suo tempo identificati.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="text-decoration: underline">Relativamente ali ambiti della sostenibilità economica:</span></p>
<p style="text-align: justify">1) innovazione tecnologica, finalizzata alla soddisfazione dei bisogni reali</p>
<p style="text-align: justify"><em>“ Lo sviluppo economico che auspicava Paolo VI doveva essere tale da produrre una crescita reale estendibile a tutti e concretamente sostenibile” (par. 21).“Bisogna, poi, che la finanza…ritorni ad essere uno strumento finalizzato alla miglior produzione di ricchezza ed allo sviluppo” (par. 65).“la tecnica, pertanto, si inserisce nel mandato di coltivare e custodire la terra” (par. 69)</em></p>
<p style="text-align: justify">2) legalità, rettitudine, responsabilità, rispetto dei diritti e dei doveri</p>
<p style="text-align: justify"><em>“La corruzione e l’illegalità sono purtroppo presenti sia nel comportamento di soggetti economici e politici dei Paesi ricchi, vecchi e nuovi, sia negli stessi Paesi poveri. A non rispettare i diritti umani dei lavoratori sono a volte grandi imprese transnazionali e anche gruppi di produzione locale” (par.22).“I diritti presuppongono i doveri, senza i quali si trasformano in arbitrio..La condivisione dei doveri reciproci mobilita assai più della sola rivendicazione dei diritti “ (par. 43)</em></p>
<p style="text-align: justify">3) Cultura, educazione, formazione</p>
<p style="text-align: justify"><em>“Sul piano culturale, rispetto all’epoca di Paolo VI, …Si nota, in primo luogo, un eclettismo culturale assunto spesso acriticamente…Ciò favorisce il cedimento ad un relativismo che non  aiuta il vero dialogo interculturale…In secondo luogo, esiste il pericolo opposto, che è costituito dall’appiattimento culturale e dall’omologazione dei comportamenti e degli stili di vita” (par. 26)</em></p>
<p style="text-align: justify"><span style="text-decoration: underline">Relativamente agli ambiti della sostenibilità sociale:</span></p>
<p style="text-align: justify">4) uguaglianza, pari opportunità e sicurezza occupazione</p>
<p style="text-align: justify"><em>“ La dignità della persona e le esigenze della giustizia richiedono che, soprattutto oggi, le scelte economiche non facciano aumentare in modo eccessivo e moralmente inaccettabile le differenze di ricchezza e che si continui a perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro o del suo mantenimento, per tutti” (par. 32) </em></p>
<p style="text-align: justify"><em>“Un altro aspetto meritevole di attenzione, trattando dello sviluppo umano integrale, è il fenomeno delle migrazioni. Il fenomeno…è di gestione complessa; resta tuttavia accertato che i lavoratori stranieri, nonostante le difficoltà connesse con la loro integrazione, recano un contributo significativo allo sviluppo economico del Paese ospite con il loro lavoro, oltre a quello del Paese d’origine grazie alle rimesse finanziarie. Ovviamente, tali lavoratori non possono essere considerati come merce o mera forza lavoro. Ogni migrante è una persona umana che… possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti  in ogni situazione”.(par. 62)</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>“ povertà e disoccupazione: i poveri in molti casi sono il risultato della violazione della dignità del lavoro umano, sia perché ne vengono limitate le possibilità (disoccupazione, sotto-occupazione), sia perché vengono svalutati i diritti che da esso scaturiscono, specialmente il diritto al  giusto salario, alla sicurezza della persona del lavoratore e della sua famiglia…Significa un  lavoro..che..  permetta ai lavoratori di essere rispettati al di fuori di ogni discriminazione” (par. 63)</em></p>
<p style="text-align: justify">5) partecipazione ( a decisioni e risultati)</p>
<p style="text-align: justify"><em>“Quando la logica del mercato e quella dello Stato si accordano tra loro per continuare nel monopolio dei rispettivi ambiti di influenza, alla lunga vengono meno la solidarietà nelle relazioni tra i cittadini, la partecipazione e l’adesione, l’agire gratuito, che sono un’altra cosa rispetto al dare per avere..Il mercato della gratutità non esiste e non si possono disporre per legge atteggiamenti gratuiti. Eppure il mercato e la politica hanno bisogno di persone aperte al dono reciproco”(par. 39);“L’imprenditorialità ha e deve sempre più assumere un significato polivalente…Essa è inscritta in ogni lavoro, visto come <span style="text-decoration: underline">actus personae</span>, per cui è bene che a ogni lavoratore sia offerta la possibilità di dare il proprio apporto in modo che egli stesso sappia di <span style="text-decoration: underline">lavorare in proprio</span>. Non a caso Paolo VI insegnava che ogni lavoratore è un creatore” (par. 41)</em></p>
<p style="text-align: justify">6) Giustizia, trasparenza e sicurezza da infortuni</p>
<p style="text-align: justify"><em>“La dottrina sociale della Chiesa ha sempre sostenuto che la giustizia riguarda tutte le fasi dell’attività produttiva, perché questa ha sempre da fare con l’uomo e con le sue esigenze…Il reperimento delle risorse, i finanziamenti, la produzione, il consumo e tutte la altre fasi del ciclo economico hanno ineluttabilmente implicazioni morali…Forse un tempo era pensabile di affidare d’apprima all’economia la produzione di ricchezza per assegnare poi alla politica il compito di distribuirla. Oggi tutto ciò risulta più difficile, dato che le attività economiche non sono costrette entro limiti territoriali, mentre l’autorità dei governi continua ad essere soprattutto locale. Per questo, i canoni della giustizia devono essere rispettati sin dall’inizio, mentre si svolge il processo economico, e non già dopo o lateralmente… (par. 37)</em></p>
<p style="text-align: justify">7) Solidarietà e sicurezza sociale</p>
<p style="text-align: justify"><em>“La ricerca di aree dove delocalizzare le produzioni di basso costo al fine…di accelerare il tasso di sviluppo centrato su maggiori consumi per il proprio mercato interno…ha stimolato nove forme di competizione tra Stati allo scopo di attirare centri produttivi di imprese straniere, mediante vari strumenti , tra cui un fisco favorevole e la deregolamentazione del mondo del lavoro: Questi processi hanno comportato la <span style="text-decoration: underline">riduzione delle reti di sicurezza sociale</span>…Quando l’incertezza circa le condizioni di lavoro, in conseguenza dei processi di mobilità e deregolamentazione, diviene endemica, si creano forme di instabilità psicologica, di difficoltà a costruire percorsi coerenti nell’esistenza…Desidererei ricordare a tutti…che il <span style="text-decoration: underline">primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l’uomo, la sua persona, nella sua integrità</span>”</em> (par. 25)</p>
<p style="text-align: justify"><em>“La solidarietà è anzitutto sentirsi tutti responsabili di tutti, quindi non può essere delegata solo allo Stato. Mentre ieri si poteva ritenere che prima bisognasse perseguire la giustizia e che la gratuità intervenisse dopo come complemento, oggi bisogna dire che senza la gratuità non si riesce a realizzare nemmeno a la giustizia. Carità nella verità, in questo caso, significa che bisogna dare forma e organizzazione a quelle iniziative economiche che, pur senza negare il profitto, intendono andare oltre la logica dello scambio degli equivalenti e del profitto fine a se stesso” (rif. 38)</em></p>
<p style="text-align: justify"><span style="text-decoration: underline">Relativamente agli ambiti della sostenibilità ambientale:</span></p>
<p style="text-align: justify"> <img src='http://ucid.it/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> Salvaguardia salute</p>
<p style="text-align: justify"><em>“ La Chiesa. .non deve difendere solo la terra,l’acqua e l’aria come doni della creazione appartenenti a tutti. Deve proteggere soprattutto l’uomo contro la distruzione di se stesso….</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Il degrado della natura è infatti strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana: quando l’ecologia umana è rispettata dentro la società, l’ecologia ambientale ne trae beneficio..Per salvaguardare la natura non è sufficiente intervenire con incentivi e disincentivi economici ..il problema decisivo è la complessiva tenuta morale della società..Il libro della natura è uno e indivisibile, sul versante dell’ambiente e della vita, della sessualità, del matrimonio, della famiglia, delle relazioni sociali, in una parola dello sviluppo umano integrale” (par. 51) </em></p>
<p style="text-align: justify">9) Rispetto della natura (del creato)</p>
<p style="text-align: justify"><em>“Le questioni legate alla cura e alla salvaguardia dell’ambiente devono oggi tenere in debita considerazione le <span style="text-decoration: underline">problematiche energetiche.</span> È però necessaria una ridistribuzione planetaria delle risorse energetiche, in modo che anche i Paesi che ne sono privi possano accedervi” (par. 49)</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>“Questa responsabilità è globale, perché non concerne solo l’energia, ma tutto il creato, che non dobbiamo lasciare alle nuove generazioni depauperato delle sue risorse…All’uomo è lecito esercitare un governo responsabile sulla natura per custodirle, metterla a profitto e coltivarla…in modo che essa possa degnamente accogliere e nutrire la popolazione che la abita…Uno dei maggiori compiti dell’economia è proprio il più efficiente uso delle risorse, non l’abuso” (par. 50)</em></p>
<p style="text-align: justify">10) Nuovi stili di vita (sobrietà)</p>
<p style="text-align: justify"><em>“La modalità con cui l’uomo tratta l’ambiente influisce sulle modalità con cui tratta se stesso, e viceversa. Ciò richiama la società odierna a rivedere seriamente il suo stile di vita che, in molte parti del mondo, è incline all’edonismo ed al consumismo, restando indifferente ai danni che ne derivano”. (par. 51)</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>“La interconnessione mondiale ha fatto emergere un nuovo potere politico, quello dei <span style="text-decoration: underline">consumatori e delle loro associazioni</span>…E’ bene che le persone si rendano che acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico. C’è dunque una precisa <span style="text-decoration: underline">responsabilità sociale del consumatore</span>, che si accompagna alla responsabilità sociale dell’impresa..Anche nel campo degli acquisti, proprio in un momento come quelli che si stanno sperimentando, dove il potere d’acquisto potrà ridursi e si dovrà consumare con maggiore sobrietà, è necessario percorrere altre strade, come per esempio forme di cooperazione all’acquisto, quali le cooperative di consumo” (par. 66)</em></p>
<p style="text-align: justify"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify">- per i “<strong>risultati</strong>” è chiara la indicazione di considerare il profitto uno strumento e non un fine, “senza per ciò stesso rinunciare a produrre valore” nel lungo periodo, confermando e rafforzando la interpretazione della Visione UCID al riguardo.</p>
<p style="text-align: justify"><em>“ IL profitto è utile se, in quanto mezzo, è orientato ad un fine che gli fornisca un senso tanto sul come produrlo quanto sul come utilizzarlo. L’esclusivo obiettivo del profitto, se mal prodotto e senza il bene comune come fine ultimo, rischia di distruggere ricchezza e creare povertà” (par. 21)</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>“ Inoltre, occorre che nel mercato si aprano spazi per attività economiche realizzate da soggetti che liberamente scelgono di informare il proprio agire a principi diversi da quelli del puro profitto, senza per ciò stesso rinunciare a produrre valore. Le tante espressioni di economia che traggono origine da iniziative religiose e laicali dimostrano che ciò è concretamente possibile” (par. 37)</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>“ Anche oggi .. vi sono molti manager che con analisi lungimirante si rendono sempre più conto dei profondi legami che la loro impresa ha con il territorio, o con i territori, in cui opera…Giovanni Paolo II avvertiva che investire ha sempre un significato morale, oltre che economico”(par. 40)</em></p>
<p style="text-align: justify">Inoltre viene specificato che il rapporto tra impresa ed etica può essere interpretato attraverso forme diverse di impresa e/o modalità e finalità di gestione della stessa.</p>
<p style="text-align: justify"><em>“In questi ultimi decenni è andata emergendo un’ampia area intermedia tra le due tipologie di imprese (profit e non profit). Essa è costituita da imprese tradizionali, che però sottoscrivono dei patti di aiuto ai paesi arretrati, fondazioni, gruppi di imprese aventi scopi di utilità sociali,  soggetti della cosiddetta economia civile e di comunione”. Non si tratta solo di – un terzo settore -, ma di una “nuova ampia realtà composita, che coinvolge il privato ed il pubblico e che non esclude il profitto, ma lo considera strumento per realizzare finalità umane e sociali”.</em> <em>Il fatto che queste imprese distribuiscano o meno degli utili oppure che assumano una o l’altra delle configurazioni previste dalle norme giuridiche diventa secondario rispetto alla loro disponibilità a concepire il profitto come uno strumento per raggiungere finalità di umanizzazione del mercato e della società”. …”Esse, senza nulla togliere all’importanza dell’utilità economica e sociale delle forme tradizionali di impresa, fanno evolvere il sistema verso una più chiara e compiuta assunzione dei doveri da parte dei soggetti economici. Non solo. E’ la stessa pluralità delle forme istituzionali di impresa a generare un mercato più civile e al tempo stesso più competitivo” (par. 46).</em></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">- per la” <strong>rendicontazione</strong>”  si dichiara che:</p>
<p style="text-align: justify"><em>“ L’economia infatti ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento, non di un’etica qualsiasi bensì di un’etica amica della persona” (par. 45)</em></p>
<p style="text-align: justify">Occorre quindi distinguere tra certificazioni etiche strumentali e comportanti realmente etici.</p>
<p style="text-align: justify"><em> “Oggi si parla molto di etica in campo economico, finanziario, aziendale. Nascono centri di studio e percorsi formativi di <span style="text-decoration: underline">business ethics</span>, si diffonde nel mondo sviluppato il sistema delle certificazioni etiche, sulla scia del movimento di idee nato intorno alla responsabilità sociale di impresa ..Le banche propongono conti e fondi di investimento cosiddetti – etici-. Si sviluppa una &#8211; finanza etica -, soprattutto mediante il microcredito e, più in generale, la microfinanza&#8230; Questi processi suscitano apprezzamento e meritano un ampio sostegno&#8230;E’ bene, tuttavia, elaborare anche un valido criterio di discernimento, in quanto si nota un certo abuso dell’aggettivo – etico – che, adoperato in modo generico, si presta a designare contenuti anche molto diversi, al punto di far passare sotto la sua copertura decisioni e scelte contrarie alla giustizia e al vero bene dell’uomo. Molto, infatti, dipende dal sistema morale di riferimento…Bisogna poi, non ricorrere alla parola – etica – in modo ideologicamente discriminatorio, lasciando intendere che non sarebbero etiche le iniziative che non si fregiassero formalmente di questa qualifica. Occorre adoperarsi –l’osservazione qui è essenziale– non solamente perché nascano settori o segmenti –etici- dell’economia e della finanza, ma perché l’intera economia e l’intera finanza siano etiche e lo siano non per un’etichettatura dall’esterno, ma per il rispetto di esigenze intrinseche alla loro stessa natura”.(par. 45)</em></p>
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		<title>Le finalità del Centro Siri</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jan 2010 15:50:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff UCID.it</dc:creator>
				<category><![CDATA[Centro Siri]]></category>
		<category><![CDATA[Centro]]></category>
		<category><![CDATA[Marino]]></category>
		<category><![CDATA[Siri]]></category>
		<category><![CDATA[UCID]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Centro Cardinale Giuseppe Siri – Consorzio per la diffusione della Responsabilità Imprenditoriale per il Bene Comune – con sede legale a Genova, è stato costituito il 23 ottobre 2008. Il Consorzio, attraverso il Centro Siri si prefigge, innanzitutto, la finalità di accompagnare imprenditori e dirigenti, specie quelli aderenti all’UCID, a ricercare, sperimentare e perseguire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Centro Cardinale Giuseppe Siri – Consorzio per la diffusione della Responsabilità Imprenditoriale per il Bene Comune</strong> – con sede legale a <strong>Genova, è stato costituito il 23 ottobre 2008</strong>.</p>
<p>Il Consorzio, attraverso il Centro Siri si prefigge, innanzitutto, la <strong>finalità di accompagnare imprenditori e dirigenti</strong>, specie quelli aderenti all’UCID, <strong>a ricercare, sperimentare e perseguire la costruzione del Bene Comune</strong> nello svolgimento delle attività aziendali, nonché a formare le giovani generazioni su questi valori.</p>
<p>Queste finalità, che fanno risalire alla coscienza e alla natura morale personale la formazione della responsabilità sociale di impresa, sono fondate sulla prioritaria dimensione della dignità della persona e sono realizzate negli ambiti di intervento dell’innovazione e della soddisfazione dei bisogni reali, della rettitudine e della responsabilità, delle pari opportunità, della salute e sicurezza, del rispetto della natura, dei nuovi stili di vita e della sobrietà.</p>
<p>Il Consorzio, anche grazie alla collaborazione del mondo universitario e professionale, provvede a promuovere le attività del Centro, comprese quelle di natura formativa con particolare riguardo alle giovane generazioni.</p>
<p>Il Consorzio, a titolo esemplificativo, per il raggiungimento degli obiettivi sopra indicati, potrà:</p>
<p>-       attuare  iniziative volte a perseguire finalità di carattere sociale e di tutela ambientale;<br />
-       individuanre metodologie e strumenti atti ad aiutare imprenditori, dirigenti e professionisti nella gestione delle loro imprese secondo i principi della Responsabilità Sociale d’Impresa;<br />
-       favorire la realizzazione di iniziative coerenti con la Responsabilità Sociale d’Impresa e la divulgazione dei risultati attraverso le testimonianze dirette di chi le ha effettuate.</p>
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