{"id":1074,"date":"2019-11-21T15:34:23","date_gmt":"2019-11-21T14:34:23","guid":{"rendered":"http:\/\/ucid.it\/sezionegenova\/?p=1074"},"modified":"2019-11-21T15:34:23","modified_gmt":"2019-11-21T14:34:23","slug":"ucid-gruppo-ligure-editoriale-n-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ucid.it\/sezionegenova\/2019\/11\/21\/ucid-gruppo-ligure-editoriale-n-2\/","title":{"rendered":"UCID Gruppo Ligure Editoriale n. 2"},"content":{"rendered":"<p>Il mondo (globalizzato) \u00e8 piccolo. Eppure va capito.<\/p>\n<p>Di Stefano Termanini Socio Ucid Genova<\/p>\n<p>Bandi. Ce ne sono di ogni genere e, di anno in anno, diventano pi\u00f9 numerosi. Contro un certo tipo di plastica. Contro certi carburanti e le macchine che ne fanno uso. Contro prodotti dell\u2019industria alimentare che si scoprono dannosi. Contro farmaci che, invece di guarire, fanno ammalare. Credo, per\u00f2, almeno per parte mia, che dovremmo mettere al bando \u2013 al bando sopra ogni altro bando \u2013 il luogo comune. Sar\u00e0 l\u2019eccesso di informazioni, sar\u00e0 la stanchezza cronica o la corsa contro il tempo: non ha importanza. Il fatto \u00e8 che stiamo diventando mentalmente pigri. Sempre pi\u00f9 pigri. E che la pigrizia ci porta a far nostri i luoghi comuni, senza altre domande.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, per esempio, quando si parla di immigrazione, di emigrazione, di Africa, di Europa. Se si entra in una stanza in cui si discutono questi argomenti, tutti sembrano egualmente esperti. Tutti politologi, geopolitici, storici del costume; tutti esperti di qualcosa, secondo le tendenze e i costumi. Penso a questo quando dico: bando al luogo comune! Poniamoci davanti ai fenomeni, alle cose, cos\u00ec come sono e cos\u00ec come avvengono, sgombriamo il campo dai pregiudizi e vediamo se sia possibile capirci qualcosa. Aggiungo: capirci <em>davvero<\/em> qualcosa, per essere certi della direzione da intraprendere per agire.<\/p>\n<p>L\u2019Africa. Se ne parla molto. La si comprende troppo poco. \u00c8 l\u2019Africa, con tutto ci\u00f2 che vi convive e vi si innesta, uno di questi temi, anzi uno di quei temi in cui, pi\u00f9 che per altri, il luogo comune imperversa. Tutti sanno chi siano e come arrivino in Europa i migranti o, almeno, tutti manifestano di avere a riguardo idee chiare. Tutti sanno \u2013 o credono di sapere \u2013 dove si stia andando e che cosa si debba fare. Il luogo comune si occupa dell\u2019Africa da tanto tempo.<\/p>\n<p>Dovremmo, invece, rivestirci di socratica umilt\u00e0 e andare in giro a vedere e a chiedere e metterci a studiare i fenomeni e farcene, infine, un\u2019idea nostra, fondata su ci\u00f2 che attorno a noi continua ad accadere. Un\u2019idea che non sar\u00e0 magari di prima mano, ma che di prima mano avremmo compulsata, confrontata, verificata. Parlando con amici, con i missionari che vi hanno speso le loro vite, leggendo qualche libro, interrogando fonti di prima mano (anche Internet pu\u00f2 andare bene, purch\u00e9 si sappia che cosa scegliere e secondo quale criterio). A me, per esempio, pare di aver capito che, anche quando noi diciamo \u201cAfrica\u201d, inciampiamo in un terribile luogo comune. Ci diciamo \u201cAfrica\u201d quasi che l\u2019Africa fosse una. Di Afriche, invece, ce ne sono tante \u2013 cos\u00ec come, e bene lo sappiamo guardandola da dentro, molteplici e multiformi sono le Europe e le Italie perfino, tutte fra loro diverse, tutte dotate di caratteri e individualit\u00e0, tutte e ciascuna con le proprie lingue e simili, magari, ma mai identici valori. Dovremmo studiarle queste Afriche, prima di farci andare bene il luogo comune \u2013 uno dei tanti, tutti troppo stretti e tutti troppo corti; tutti incapaci di risposte complete. Studiamole! Soltanto cos\u00ec potremo capire che cosa occorra \u2013 e che cosa si possa \u2013 fare. Che cosa possa star dentro il bagaglio dell\u2019accoglienza, perch\u00e9 anche qui ci sarebbe da osservare che il \u00abpronto soccorso\u00bb dell\u2019accoglienza funziona, come \u00e8 giusto e come meglio si pu\u00f2, ma sono tanto pi\u00f9 fragili la \u00ablungo degenza\u00bb e la sua programmazione, la cultura dell\u2019accogliere e la scuola del venire accolti.<\/p>\n<p>E pure il luogo comune si inocula nei nostri discorsi ogni volta che parliamo di migrazioni e cancella la nostra volont\u00e0 di capire guardando con occhi neutri e nuovi. \u00abLe migrazioni ci sono sempre state\u00bb dicono alcuni. \u00abMai come ora\u00bb dicono altri, che insistono ribadendo che non \u00e8 il fenomeno a dar da pensare, ma la sua intensit\u00e0 e la rapidit\u00e0 con cui diviene. E poi, raccogliendo altri discorsi intorno allo stesso tavolo, si sente dire: \u00abDovremmo occuparci di chi se ne va\u00bb. \u00abDovremmo pensare ai nostri giovani che lasciano l\u2019Italia\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che la globalizzazione ha spalancato le porte del mondo. Chi decida di migrare, di \u201candare via\u201d, di sottrarsi al luogo in cui \u00e8 nato, sa di trovare, ovunque, riferimenti che gli sono noti: piazze e strade e negozi e modi di comportarsi che, nella variet\u00e0 sempre pi\u00f9 smussata delle culture e dei mondi, non gli saranno mai completamente estranei. I pi\u00f9 giovani sono oggi cittadini di un mondo che la globalizzazione e Internet hanno omologato e che, per questa omologazione, \u00e8 loro tanto meno ignoto di un tempo e, quindi, nella psicologia della partenza, tanto meno spaventoso. Diventare \u201cvagabondi digitali\u201d, almeno se si \u00e8 nati nel nostro mondo occidentale, \u00e8 relativamente facile \u2013 all\u2019altro capo del viaggio, mai tutto \u00e8 sorprendente e mai tutto \u00e8 illeggibile. Cos\u00ec i pi\u00f9 giovani, tra i cittadini della vecchia Europa, preferiscono andarsene dalle citt\u00e0 in cui sono nati per inventarsi un futuro non progettato dai padri, non in prestito; un futuro non per definizione migliore, ma che appartenga a loro soltanto. Sono 2 milioni negli ultimi 13 anni, secondo i dati dell\u2019Anagrafe Italiani Residenti all\u2019Estero (Aire).<\/p>\n<p>La fluidit\u00e0 \u2013 fluidit\u00e0 della societ\u00e0, fluidit\u00e0 della cultura \u2013 che rende ogni luogo simile a ogni altro, prevede che, nella nuova geografia mondiale, spontaneamente si addensino centri e si delimitino periferie. Accade, anzi, che i centri siano sempre pi\u00f9 polarizzati, sempre pi\u00f9 aguzzi e \u201ccentrali\u201d, mentre le periferie dilagano. I pi\u00f9 giovani, con il coraggio, l\u2019audacia spavalda della giovent\u00f9, vogliono andare l\u00e0: dove la storia sta passando. Non si accontentano delle periferie della globalizzazione, per quanto belle e comode possano essere. Il \u201cmito\u201d delle grandi citt\u00e0 del nord e della Mitteleuropa \u2013 Londra, Parigi, Berlino e Amsterdam \u2013 o delle citt\u00e0 americane o, perfino, delle gangliche formicopoli del Far East, qui si appoggia: possono essere divoratrici di uomini, ma sono, anche, i luoghi in cui \u2013 oggi \u2013 le cose accadono. Questo sar\u00e0 pure un mito, come quasi certamente \u00e8. Da sempre, i grandi motori della storia appartengono a due categorie: o sono miti o sono bisogni. Qualche volta sono miti e sono bisogni.<\/p>\n<p>Coltivare la conoscenza, una conoscenza attiva, che sia d\u2019ispirazione a un\u2019azione consapevole e duratura, \u00e8 un dovere morale. Credo che debba, a pieno titolo, appartenere all\u2019Ucid, composta da imprenditori sensibili al tema dello sviluppo etico, cos\u00ec come previsto dalla Dottrina sociale della Chiesa. Potr\u00e0 essere molto utile interrogarsi sui fenomeni, studiarli, farsi raccontare, per riferirlo, magari in contesti pubblici, quale sia la verit\u00e0 delle molte Afriche \u2013 e farlo con la voce dei missionari e degli imprenditori. Chiedersi, per esempio e per paradosso provocatorio, cos\u00ec come Filomeno Lopes, studioso e filosofo raffinato, ha fatto in un suo libro: \u00abE se l\u2019Africa scomparisse dal mappamondo?\u00bb. C\u2019\u00e8 un luogo in cui trascorreremo tutto il resto della nostra vita ed \u00e8 il futuro. Interessiamoci al futuro. I nostri figli e i nostri nipoti, pi\u00f9 completamente di noi, vi sono immersi. Potr\u00e0 essere utile, in questo senso, correre a impegnarsi perch\u00e9 la storia \u2013 e il sentimento del suo farsi \u2013 torni a passare da qui, dalle nostre citt\u00e0, dai luoghi delle nostre radici.<\/p>\n<p>Non si scambi questa idea con una proposta di chiusura. \u00c8, infatti, un invito di senso opposto. Vale a dire di vitalit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mondo (globalizzato) \u00e8 piccolo. Eppure va capito. Di Stefano Termanini Socio Ucid Genova Bandi. Ce ne sono di ogni genere e, di anno in anno, diventano pi\u00f9 numerosi. Contro un certo tipo di plastica. Contro certi carburanti e le macchine che ne fanno uso. Contro prodotti dell\u2019industria alimentare che si scoprono dannosi. 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