{"id":182,"date":"2015-03-17T14:22:18","date_gmt":"2015-03-17T14:22:18","guid":{"rendered":"http:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/?p=182"},"modified":"2015-03-17T14:27:34","modified_gmt":"2015-03-17T14:27:34","slug":"giovanni-paolo-ii-la-forza-della-fede","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/2015\/03\/17\/giovanni-paolo-ii-la-forza-della-fede\/","title":{"rendered":"Giovanni Paolo II &#8211; la forza della Fede"},"content":{"rendered":"<p>Mettiamo a disposizione qui di seguito l&#8217;intervento del cardinal Angelo Comastri lo scorso 25 febbraio, in occasione dell&#8217;incontro del Comitato tecnico-scientifico dell&#8217;Ucid.<\/p>\n<p>1) Mi sembra utile una premessa. La principale causa dello sbandamento dell\u2019attuale societ\u00e0 sta nei modelli sbagliati, ai quali la gente e soprattutto i giovani guardano per sognare la vita. E mi spiego. Un tempo si guardava ai santi per prendere ispirazione nella vita e dai Santi si imparava l\u2019onest\u00e0, la fedelt\u00e0, la generosit\u00e0, la passione per l\u2019educazione dei figli, lo spirito di sacrificio che \u00e8 necessario per affrontare le prove inevitabili della vita, la limpidezza dei sentimenti, la lealt\u00e0 e l\u2019impegno per costruire e ricostruire continuamente la pace (nella famiglia, tra le famiglie e nell\u2019intera citt\u00e0): e questi valori sono indispensabili per formare una societ\u00e0 veramente degna dell\u2019uomo. Permettetemi una confidenza. Nel 1950 avevo sette anni, ma ricordo benissimo la partenza, nel cuore della notte tra il 23 e il 24 giugno, di un pullman scassato (eravamo nel dopoguerra) che portava a Roma 50 giovani del mio paese (ragazzi e ragazze) che andavano a partecipare alla canonizzazione di Maria Goretti in Piazza San Pietro. Partecip\u00f2 una folla immensa di giovani. Perch\u00e9? Perch\u00e9 si riconoscevano negli ideali per i quali Maria Goretti aveva dato la vita.<\/p>\n<p>Oggi non sarebbe cos\u00ec. Leonardo Sciascia (1921 \u2013 1989), celebre scrittore siciliano, negli anni \u201970 esclam\u00f2: \u201cTutti parlano di evoluzionismo (e, forse, in un certo ambito \u00e8 vero). Per\u00f2, guardando all\u201fattuale societ\u00e0, io mi convinco che \u00e8 sempre pi\u00f9 vero l\u201finvoluzionismo\u201d. Aveva ragione. Infatti, la devozione ai santi esternamente \u00e8 rimasta, ma \u00e8 accaduto un fatto strano e preoccupante: i santi, oggi, non sono pi\u00f9 i modelli dai quali si trae ispirazione per progettare la propria vita. Oggi i modelli sono le persone di successo. Non importa se tali persone sono vuote o frivole o corrotte: se sono persone di successo, automaticamente diventano \u201csogno, \u201cmito\u201d, \u201cstella\u201d o \u201cstar\u201d (come abitualmente si dice). Vi confido, a conferma, un fatto che mi ha profondamente turbato. Alcuni mesi fa, in attesa del TG delle 20:00, mi sono fermato a guardare la parte finale di un gioco chiamato \u201cL\u2019eredit\u00e0\u201d. Erano in palio 42.000 euro e il conduttore si \u00e8 permesso di dire allo sfidante: \u201c\u00c8 una bella sommetta! Se dovessi vincere (come ti auguro) cosa ci faresti?\u201d. Lo sfidante ha risposto: \u201cVorrei realizzare il sogno della mia vita\u201d. \u201cE, qual \u00e8, se \u00e8 lecito saperlo\u201d. \u201cVorrei andare a Los Angeles per visitare la casa dove \u00e8 vissuto Michael Jackson, vorrei respirare l\u201faria che lui ha respirato e vorrei adorare il suo genio\u201d. Vedo ancora il volto sorpreso del conduttore televisivo, che si \u00e8 affrettato a concludere: \u201cOgnuno ha i suoi gusti!\u201d.\u00a0Ho voluto raccontarvi questo episodio per farvi capire quanto sia pericoloso il momento che stiamo vivendo, soprattutto in rapporto ai giovani: infatti i modelli ai quali essi si ispirano \u2026 faranno il nostro futuro. Possiamo stare tranquilli? Giorgio La Pira, onesto e limpido sindaco di Firenze, un giorno disse: \u201cMolti, per aggiustare il mondo, dicono che ci vorrebbe questo o quest\u201faltro! Sapete che cosa ci vorrebbe? Ci vorrebbero pi\u00f9 santi e il mondo prenderebbe subito un volto pi\u00f9 bello e pi\u00f9 giusto per tutti\u201d.<\/p>\n<p>2) Torniamo a guardare ai santi se vogliamo alzare il livello di dignit\u00e0 della nostra societ\u00e0. Per questo vi propongo la vita di Giovanni Paolo II, per farvi toccare con mano quanto bene pu\u00f2 fare una sola persona. E questo vale anche per ciascuno di noi, perch\u00e9 ognuno di noi ha una personale missione di bene da compiere. Lo ricordava spesso Madre Teresa di Calcutta. A tale proposito vi racconto un episodio illuminante. Nel 1980, stando accanto a Madre Teresa di Calcutta, ho assistito a una scena che ancora mi fa riflettere. Madre Teresa tornava da Oslo dove aveva appena ricevuto il premio Nobel per la Pace. Alcuni giornalisti la attesero davanti alla porta delle Missionarie della Carit\u00e0 a San Gregorio al Celio. Tante domande e, alla fine, un giornalista di lingua inglese disse a Madre Teresa: \u201cMadre, mi permetta di essere impertinente: lei ha settant\u201fanni, ha faticato tanto, ma che cosa \u00e8 cambiato nel mondo? Madre Teresa, si riposi, perch\u00e9 non ne vale la pena\u201d. 4 Madre Teresa rimase serena e rispose: \u201cIo non ho mai preteso di cambiare il mondo da sola: io cerco soltanto di essere una goccia di acqua pulita. Lo sia anche lei e saremo in due. \u00c8 sposato?\u201d. \u201cS\u00ec, sono sposato\u201d. \u201cCon sua moglie siate due gocce di acqua pulita\u201d. \u201cHa dei figli?\u201d. \u201cS\u00ec, ho tre figli\u201d. \u201cLo insegni anche ai suoi figli \u2026 e saremo in sei. Pi\u00f9 crescono le gocce di acqua pulita, pi\u00f9 cresce la possibilit\u00e0 di rendere pulito il mare\u201d. Giovanni Paolo II, usando un altro esempio, a Toronto disse ai giovani la stessa cosa: \u201cNon siate come le lumache che lasciano dietro di s\u00e9 soltanto un po\u201f di bava, che la prima pioggia cancella. Lasciate un solco di bene, impiegate bene la vita, perch\u00e9 ognuno di voi \u00e8 un investimento di Dio. Non deludete Dio, perch\u00e9 cos\u00ec facendo vi condannate alla tristezza e alla frustrazione\u201d. Come aveva ragione! Paul Ricoer, un grande pensatore contemporaneo, ha osservato: \u201cOggi c\u201f\u00e8 tanta inquietudine, perch\u00e9 molti la sera vanno a letto senza sapere perch\u00e9 si sono alzati. E il giorno dopo si alzano senza sapere perch\u00e9. Questo non \u00e8 vivere, ma soltanto vegetare: e non pu\u00f2 produrre gioia\u201d. Per molti, oggi la vita \u00e8 come una sigaretta che si trasforma in cenere: non possiamo rassegnarci a questa deriva.<\/p>\n<p>3) Giovanni Paolo II ha vissuto una vita intensa, guidata dal desiderio di lasciare nel mondo un solco di bene: e ci \u00e8 riuscito. Nei giorni in cui la sua salma \u00e8 rimasta esposta nella Basilica di San Pietro per l\u2019ultimo saluto di una folla incontenibile, ho assistito a scene indimenticabili. Ne racconto due. Quando la venerata salma del Pontefice venne trasferita nella Basilica vaticana, inizi\u00f2 un pellegrinaggio mondiale, che sembrava un abbraccio di affetto e di riconoscenza verso l&#8217;uomo che instancabilmente aveva camminato come pellegrino del Vangelo per le strade del mondo intero. Durante la prima notte, mentre la folla silenziosamente e lentamente passava davanti al Papa, mi sento chiamare da un uomo che si era avvicinato alle transenne collocate per delimitare lo spazio tra la folla e il feretro. Mi dice: \u201cPadre, debbo inginocchiarmi davanti al Papa! Mi aiuti, mi faccia passare! La prego!\u201d. Con gentilezza, ma anche con un po\u2019 di fermezza rispondo: \u201cSe apriamo le transenne, e finita! Cerchi di capire! La gente \u00e8 tantissima. Non \u00e8 possibile. Bisogna che vi accontentiate del solo passaggio\u201d. L&#8217;uomo insiste, mi prende la mano e, quasi piangendo, mi ripete: \u201cDebbo inginocchiarmi davanti al Papa. Debbo dirgli grazie. Io avevo perso la fede e mi ero totalmente allontanato dalla Chiesa. La fede di quell&#8217;uomo &#8211; e indic\u00f2 il Papa &#8211; mi ha riportato alla fede\u201d. Lascio passare l&#8217;uomo, il quale si inginocchia e prega: resto alle sue spalle e noto, dal sussulto, che sta piangendo in preda ad un&#8217;irrefrenabile emozione. Poi si alza, si allontana: ricordo il suo volto, ma non so chi sia; lo sapr\u00f2 in Cielo. Due giorni dopo. Continua il pellegrinaggio, anzi l&#8217;onda sembra che cresca di numero e di intensit\u00e0. Un giovane, tra i venti e i venticinque anni, mi fa cenno che vuole parlarmi. Esito ad accostarmi, perch\u00e9 temo che anche lui voglia un\u2019eccezione al necessario servizio d\u2019ordine. Ma l\u2019insistenza \u00e8 tale che devo ascoltarlo. Quando sono accanto a lui, arrotola la 6 camicia fino a denudare tutto il braccio destro: scorgo in modo inequivocabile i segni lasciati da un uso ripetuto di siringa per droga. Il giovane mi sussurra piangendo: \u201cIo sono vecchio, mentre quel vecchio era giovane! Me l\u201fha fatto capire lui! Non chiedo di avvicinarmi. Gli baci i piedi per me: \u00e8 il mio grazie!\u201d. Evidentemente, con le lacrime agli occhi, ho compiuto la missione affidatami dal giovane sconosciuto: ho baciato i piedi e ho detto \u00abgrazie\u00bb.<\/p>\n<p>4) Chi era Giovanni Paolo II? Mi sembra doveroso sottolineare un fatto: Una decisione presa in giovent\u00f9 ha orientato tutta la sua vita. Come \u00e8 accaduto? Giovanni Paolo II ha conosciuto tante sfaccettature del dolore, ma non si \u00e8 mai scoraggiato: ogni prova lo spingeva a credere di pi\u00f9 e a spendere di pi\u00f9 la propria vita per fare del bene. A 9 anni perde la mamma. Sentir\u00e0 moltissimo la mancanza della mamma. Negli anni giovanili scrisse: \u201cMamma, sulla tua bianca tomba spuntano i fiori bianchi della primavera. Mamma, quanti anni sono spariti senza di te. Quanti anni, mamma!\u201d Ma, ecco come vince la prova. La mancanza della mamma lo spinger\u00e0 ad approfondire la missione della donna e della mamma (scriver\u00e0 pagine bellissime!) e lo spinger\u00e0 a sviluppare una devozione filiale e profonda verso la \u00a0Madonna: e questa sar\u00e0 una caratteristica inconfondibile di tutta la sua vita. A 12 anni muore l\u2019unico fratello. E sentir\u00e0 in modo acuto la mancanza del fratello, ma la superer\u00e0 sviluppando un\u2019intensa e fraterna rete di amicizie. \u2026 Voleva sempre qualcuno a tavola con s\u00e9 e spesso chiedeva al Segretario: \u201cQuante persone ci sono oggi a pranzo?\u201d. Le prove per lui diventavano trampolino per nuovi orizzonti: perch\u00e9 era un uomo dalla fede forte come la roccia . Viene il 1941: Karol Wojtyla aveva 21 anni. Torna a casa dal lavoro in Fabbrica e trova il padre accasciato sul tavolo con accanto una tazza di t\u00e8 che non era riuscito a bere. Era morto per infarto. Karol resta solo: non ha pi\u00f9 un parente stretto. Si interroga: che devo fare della mia vita? Domanda fondamentale, che ogni giovane dovrebbe porsi. Erano gli anni drammatici della seconda guerra mondiale: Karol vede attorno a s\u00e9 tanta crudelt\u00e0, tanto orrore. In Polonia muore il 20% della popolazione. Si chiede \u201cPerch\u00e9?\u201d. E d\u00e0 la sua risposta: \u201cGli uomini si sono allontanati da Ges\u00f9: l\u201fEuropa \u00e8 scristianizzata e non ha pi\u00f9 n\u00e9 un volto n\u00e9 un cuore. Ges\u00f9, ti metto a disposizione la mia vita per aprirti strade nella storia degli uomini. Questo \u00e8 il modo migliore per impegnare la mia vita\u201d. Decisione formidabile, che d\u00e0 un senso alla vita. E Karol Wojtyla sar\u00e0 fedele a questa decisione presa in giovent\u00f9 \u2026 per tutta la vita. Qui sta il meraviglioso della vita di quest\u2019uomo. Passano gli anni. 16 ottobre 1978: viene eletto Papa e si affaccia alla loggia della facciata della Basilica di San Pietro. Vuole parlare e la sua voce riempie la piazza con un grido che esce dal cuore: \u201cSia lodato Ges\u00f9 Cristo!\u201d. Sono state le prime parole del suo pontificato, attraverso le quali egli ha confermato la decisione presa in giovent\u00f9: vivere per Ges\u00f9, vivere per aprirgli strade nella storia degli uomini\u2026 Con quel grido egli ha voluto dire che, anche da Papa, viveva la decisione presa in giovent\u00f9: aprire strade a Ges\u00f9! E il 22 ottobre successivo, nella prima Messa di inizio ufficiale del pontificato, con accenti decisi e convinti disse: \u201cNon abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo. Egli solo \u00e8 il Salvatore. Egli solo sa cosa c\u201f\u00e8 nel cuore dell\u201fuomo: Lui solo lo sa!\u201d. Questo \u00e8 stato il programma del suo Pontificato. 2 &#8211; 10 giugno 1979: compie il primo viaggio in Polonia superando tantissime difficolt\u00e0. Celebra la Santa Messa in Piazza della Vittoria a Varsavia e grida: \u201cNessuna autorit\u00e0 in nessuna parte della terra ha il diritto di escludere Cristo dalla vita dei popoli. Chi lo fa, lo fa contro la dignit\u00e0 e contro la libert\u00e0 dei popoli\u201d. Sapete che cosa accadde? Tutti i giovani che erano in Piazza (erano pi\u00f9 di 20.000) tirarono fuori il Crocifisso che tenevano nascosto per paura della polizia e lo alzarono per gridare la loro fede in Ges\u00f9. La fede di un solo uomo diede coraggio alla fede di oltre ventimila giovani. Che cosa pu\u00f2 fare l\u2019esempio! Pensate che cosa pu\u00f2 fare un buon esempio!<\/p>\n<p>5) 13 maggio 1981: due spari in Piazza San Pietro sembrano bloccare la storia e fermare l\u2019entusiasmo di Giovanni Paolo II. Dieci anni dopo, ho avuto modo di parlare con Giovanni Paolo II a tu per tu. Ricordo che mi feci coraggio e gli chiesi: \u201cSe non sono indiscreto \u2026 mi permetto di chiederle: come ha fatto a ritornare in Piazza San Pietro dopo l\u201fattentato? Io avrei avuto tanta paura!\u201d. La sua risposta mi apr\u00ec un velo sulla grandezza della sua anima. Mi disse: \u201cE lei crede che io non abbia avuto paura? Si ricordi che i coraggiosi non sono quelli che non hanno paura, ma sono quelli che, pur avendo paura, vanno avanti nell\u201fimpegno e nella missione della vita. Dopo l\u201fattentato, mi hanno suggerito di portare un giubbotto anti-proiettile: non ho voluto perch\u00e9 la mia vita \u00e8 nelle mani di Dio e sono pronto a donarla per la causa del Vangelo. Il 13 maggio, mentre una mano assassina sparava per uccidermi, io ho sentito una mano materna che mi fermava sulla soglia della morte. Da quel momento debbo ancora di pi\u00f9 spendere la mia vita per il Signore \u2026 aggrappato alla mano di Maria\u201d. E il 29 dicembre 1983 (due anni dopo l\u2019attentato) Giovanni Paolo II volle incontrare l\u2019uomo che gli aveva sparato. Volle restare solo con lui nella cella senza paura. E Al\u00ec Agca spudoratamente gli chiese: \u201cIo avevo progettato tutto alla perfezione. Perch\u00e9 non sei morto?\u201d. Giovanni Paolo II, senza esitazione, rispose: \u201cPerch\u00e9 c\u201f\u00e8 un potere superiore a quello della tua rivoltella: c\u201f\u00e8 il potere di Dio e c\u201f\u00e8 la mano materna di Maria\u201d. Al\u00ec Agca scosse la testa e non cap\u00ec. 10 E Giovanni Paolo II continu\u00f2 a viaggiare per vivere coerentemente la vocazione di seminatore del Vangelo in mezzo a tutti i popoli e per il bene di tutti i popoli. La decisione presa in giovent\u00f9 ha orientato tutta la sua vita. Com\u2019\u00e8 bello questo fatto! E quanto fa pensare! Ha fatto 104 viaggi internazionali visitando 129 nazioni: \u00e8 stato San Paolo dei tempi moderni. L\u2019attentato del 13 maggio 1981 lasci\u00f2 tuttavia una ferita nella sua anima, ma non ferm\u00f2 il suo coraggio e la volont\u00e0 di realizzare la sua missione. Nel Giugno 1982 (l\u2019anno dopo l\u2019attentato!), Giovanni Paolo II si reca in Argentina. Quando il Papa scende dall\u2019aereo appena atterrato all\u2019aeroporto di Buenos Aires e si inginocchia per baciare la terra, si sentono alcuni colpi di cannone sparati a salve. Il Papa ha un sussulto di paura, ma, poi, quando si rende conto di ci\u00f2 che stava accadendo, si rivolge a Padre Roberto Tucci, che gli stava accanto e gli dice: \u201cPadre, questa volta non sparano a me, Deo Gratias\u201d. Giovanni Paolo II aveva destro di s\u00e9 la ferita psicologica dell\u2019attentato subito, ma tale ferita non l\u2019ha fermato nel suo slancio missionario. Durante la preparazione di un viaggio in una nazione europea piuttosto ostile, i collaboratori consigliarono al Papa di rinunciare al viaggio perch\u00e9 erano prevedibili contestazioni e umiliazioni. Il Papa ascolt\u00f2 in silenzio e poi rispose: \u201cSe gli Apostoli, prima di lasciare Gerusalemme avessero considerato tutti i rischi a cui andavano incontro, 11 non sarebbero mai partiti. Io non devo avere paura delle difficolt\u00e0 e neppure delle umiliazioni: per Cristo, devo essere pronto a dare la vita\u201d. E aggiunse: \u201cLe ragioni che voi mi portate, sono ragioni per andare e non per non andare. E io andr\u00f2\u201d. E cos\u00ec fece.<\/p>\n<p>6) Il coraggio della fede \u00e8 stato la caratteristica della sua vita. Giovanni Paolo II ha avuto il coraggio di annunciare Cristo in una Europa scristianizzata e quindi svuotata di ogni senso alto della vita. Egli conosceva bene l\u2019affermazione del filosofo tedesco Martino Heidegger (\uf0581974) che negli anni \u201970 esclam\u00f2: \u201cNessuna epoca ha saputo meno della nostra che cosa sia l\u201fuomo!\u201d. Che triste primato! E conosceva ugualmente l\u2019allarme lanciato da Hans Jonas (\uf0581993) che giustamente disse: \u201cIo tremo davanti a questa situazione: oggi il massimo potere si unisce al massimo vuoto spirituale. \u00c8 una situazione pericolosissima\u201d. Giovanni Paolo II lesse con profondo dolore l\u2019affermazione di un noto giornalista italiano, che nell\u2019occasione del Giubileo del 2000, con sarcasmo disse: \u201cIo non credo che il ruolo della specie alla quale appartengo sia superiore a quello delle api o delle formiche o dei passerotti\u201d. Parole terribili che aprono la giustificazione ad ogni violenza: infatti, perch\u00e9 rispettare l\u2019uomo, se vale quanto una formica? Giovanni Paolo II conosceva bene anche il giudizio che Gandhi espresse sull\u2019Europa nel 1930 dopo un viaggio nel nostro Continente. Disse: \u201cL\u201fEuropa non rappresenta pi\u00f9 n\u00e9 Cristo, n\u00e9 il cristianesimo. In Europa, in verit\u00e0, adorano il denaro e non Dio!\u201d. Sono parole amare, ma in parte sono vere. Per questo motivo, Giovanni Paolo II nell\u2019Esortazione Apostolica \u201cEcclesia in Europa\u201d scrisse con lucida onest\u00e0: \u201cIn Europa \u00e8 evidente lo smarrimento della memoria e dell\u201feredit\u00e0 cristiana \u2026 per cui molti europei danno l\u201fimpressione di vivere senza retroterra spirituale e come degli eredi che hanno dilapidato il patrimonio loro consegnato dalla storia\u201d. Il benessere e i divertimenti cercano di colmare questo vuoto spirituale, ma \u00e8 una illusione. Nel 1970 il giornalista e scrittore Mario Soldati fece un viaggio in Svezia con l\u2019intenzione di cantare il \u201cparadiso svedese\u201d. Il libro che usc\u00ec aveva un titolo ben diverso e suonava cos\u00ec: \u201cI disperati del benessere\u201d. E lo scrittore Pietro Citati recentemente ha affermato: \u201cL\u201fansia, l\u201finquietudine, il mal di vivere \u00e8 la caratteristica di tutte le societ\u00e0 che hanno raggiunto un elevato livello di benessere\u201d. Ed \u00e8 cos\u00ec. E un sociologo recentemente ha aggiunto: \u201cMentre cresce il benessere, cresce anche l\u201fuso di tranquillanti\u201d. Ci\u00f2 dimostra che il benessere non pu\u00f2 riempire il vuoto del cuore umano: Dio \u00e8 indispensabile ed \u00e8 insostituibile. Questa situazione spinse Giovanni Paolo II a farsi pellegrino in quasi tutte le nazioni europee per scuotere l\u2019indifferenza e riaccendere il fuoco cristiano. Egli lanci\u00f2 la \u201cNuova Evangelizzazione\u201d che \u00e8 una spinta missionaria che ancora continua: e di questo dobbiamo essergli profondamente grati. La crisi sociale odierna ha una radice nel vuoto spirituale: Giovanni Paolo II lo cap\u00ec per primo e si spese \u00a0generosamente per scuotere le coscienze: la sua lezione \u00e8 attualissima. Giovanni Paolo II ebbe il coraggio di difendere la famiglia in un\u2019epoca di smarrimento del senso e della missione della famiglia. Il poeta Eugenio Montale, in occasione del 25\u00b0 anniversario dell\u2019esplosione della prima bomba atomica, disse: \u201c\u00c8 giusto ricordare questo drammatico avvenimento, affinch\u00e9 non si ripeta mai pi\u00f9. Per\u00f2, attenti bene! Sta esplodendo un\u201faltra bomba e sta esplodendo dentro la famiglia e far\u00e0 pi\u00f9 vittime delle due bombe atomiche\u201d. Per questo motivo Giovanni Paolo II difese la famiglia e confid\u00f2 che, dopo la sua morte, voleva essere ricordato come il \u201cPapa della famiglia\u201d. E cos\u00ec l\u2019ha definito Papa Francesco il giorno della Canonizzazione. E, nel libro delle sue memorie, confid\u00f2 che la famiglia era stata per lui la prima scuola di vita e di fede. E il ricordo pi\u00f9 bello della sua giovinezza era il ricordo di suo padre in ginocchio nella Chiesa parrocchiale e spesso in ginocchio accanto al letto durante le ore della notte per pregare per il figlio. Come \u00e8 bello questo ricordo! F\u00ebdor Dostoevskij ha detto: \u201cEducare significa lasciare buoni ricordi ai figli. Questi ricordi, al momento opportuno, si accenderanno come lampade e illumineranno il cammino\u201d. Oggi, tanti figli, quali ricordi hanno della loro famiglia? Massimo D\u2019Azeglio acutamente ha osservato: \u201cSiamo tutti fatti di una stoffa nella quale le prime pieghe restano per sempre\u201d. Quali pieghe ricevono i figli nelle loro famiglie? A titolo di testimonianza, vi confido lo sfogo di un figlio al quale \u00e8 mancato il calore e la luce di una vera famiglia. Un giovane detenuto, durante una visita al Carcere di Regina Coeli, in occasione del Natale del 1970, mi consegn\u00f2 un foglio nel quale aveva sfogato la pena della sua anima. Ecco il testo: \u201cTra pochi giorni \u00e8 Natale! \u00c8 la festa della famiglia, ma non \u00e8 la mia festa, perch\u00e9 io non ho mai avuto una famiglia. Sono figlio di una prostituta e non conosco mio padre: talvolta mi sembra di essere nato senza genitori. Chi sono? E non riesco a trovare neppure le poche parole che riempiono la carta d\u201fidentit\u00e0 di ogni uomo normale: per me, figlio di N.N. Signore, a volte dubito anche di te, del cielo: di tutto! Mi d\u00e0 fastidio sperare perch\u00e9 mi sembra un atto vile e indegno dell\u201fingiustizia che sto soffrendo. Talvolta urlo e invoco ci\u00f2 che la vita mi ha tolto violentemente; e vorrei, come un pazzo, correre per le strade almeno per vedere le mamme. Vorrei incantarmi guardandole mentre baciano i loro figli e poi guardare i loro figli per intuire cosa provano in quei beati momenti che per me non potranno mai esistere. Ho bisogno di una mamma, di una carezza, di una dolce voce che mi chiami \u201efiglio\u201f! O Signore, ascolta il mio pianto. Tu hai avuto la fortuna di avere anche una mamma, una mamma fatta su misura per te. A me ne bastava una qualsiasi, una modesta, povera, semplice. Ma per me no, neanche cos\u00ec. Mamma! Mamma del Signore, mi vuoi bene almeno tu?Anche se sono un pezzente? Mamma di Ges\u00f9, se dici di s\u00ec, baciami questa sera, quando mi addormenter\u00f2 e portami in cielo con te. Fallo tranquillamente! Non danneggerai nessuno e nessuno pianger\u00e0. Perch\u00e9 io non esisto\u201d. Questo giovane due anni dopo si \u00e8 suicidato impiccandosi. Giovanni Paolo II ha difeso la famiglia per impedire queste lacrime e questa disperazione. Giovanni Paolo II ha avuto il coraggio di difendere la pace quando soffiavano cupi venti di guerra in Irak: rimase solo, drammaticamente solo, ma continu\u00f2 a gridare che la guerra non risolve i problemi, ma li moltiplica. Giovanni Paolo II, in quella occasione, rivel\u00f2 un coraggio degno di un profeta. Chi pu\u00f2 dimenticare le parole accorate contro la guerra pronunciate nell\u2019Angelus del 16 marzo 2003? Se lo avessero ascoltato, oggi la situazione in Medio Oriente sarebbe sicuramente meno esplosiva. Giovanni Paolo II ha avuto il coraggio di difendere la vita contro ogni forma di aggressione; ha avuto il coraggio di affrontare l\u2019inverno mariano e ha rilanciato una robusta e profonda devozione alla Madonna; ha avuto il coraggio di vivere fino in fondo la lunga stagione della malattia spendendosi fino all\u2019ultima briciola delle sue forze. Mercoled\u00ec 30 marzo 2005: nonostante fosse gravemente ammalato, alle ore 12 volle essere accompagnato alla finestra per benedire la gente che attendeva. Disse: \u201cLa gente aspetta e io non voglio deluderla\u201d. Meraviglioso esempio! Benedetto XVI disse di lui: \u201cCon la sua testimonianza di fede, di amore e di coraggio apostolico, accompagnata da una grande carica umana, questo esemplare figlio della nazione polacca ha aiutato i cristiani di tutto il mondo a non avere paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo. In una parola: ci ha aiutato a non avere paura della verit\u00e0, perch\u00e9 la verit\u00e0 \u00e8 garanzia della libert\u00e0. Ancora pi\u00f9 in sintesi: ci ha ridato la forza di credere in Cristo, perch\u00e9 Cristo \u00e8 Redemptor hominis, Redentore dell&#8217;uomo: il tema della sua prima enciclica e il filo conduttore di tutte le altre. L&#8217;esempio della sua preghiera mi ha sempre colpito ed edificato: egli si immergeva nell&#8217;incontro con Dio, pur in mezzo alle molteplici incombenze del suo ministero. E poi la sua testimonianza nella sofferenza: il Signore lo ha spogliato pian piano di tutto, ma egli \u00e8 rimasto sempre una &#8220;roccia&#8221;, come Cristo lo ha voluto. La sua profonda umilt\u00e0, radicata nell&#8217;intima unione con Cristo, gli ha permesso di continuare a guidare la Chiesa e a dare al mondo un messaggio ancora pi\u00f9 eloquente proprio nel tempo in cui le forze fisiche gli venivano meno. Cos\u00ec egli ha realizzato in modo 17 straordinario la vocazione di ogni sacerdote e vescovo: diventare un tutt&#8217;uno con quel Ges\u00f9, che quotidianamente il sacerdote riceve e offre nella Messa. Beato te, amato papa Giovanni Paolo II, perch\u00e9 hai creduto! Continua &#8211; ti preghiamo &#8211; a sostenere dal Cielo la fede del popolo di Dio\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mettiamo a disposizione qui di seguito l&#8217;intervento del cardinal Angelo Comastri lo scorso 25 febbraio, in occasione dell&#8217;incontro del Comitato tecnico-scientifico dell&#8217;Ucid. 1) Mi sembra utile una premessa. La principale causa dello sbandamento dell\u2019attuale societ\u00e0 sta nei modelli sbagliati, ai quali la gente e soprattutto i giovani guardano per sognare la vita. E mi spiego. 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