{"id":1905,"date":"2024-02-07T10:59:54","date_gmt":"2024-02-07T10:59:54","guid":{"rendered":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/?p=1905"},"modified":"2024-02-07T11:00:07","modified_gmt":"2024-02-07T11:00:07","slug":"leuro-e-il-bradisismo-della-produttivita-italiana-e-possibile-invertire-la-rotta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/2024\/02\/07\/leuro-e-il-bradisismo-della-produttivita-italiana-e-possibile-invertire-la-rotta\/","title":{"rendered":"L\u2019EURO E IL BRADISISMO DELLA PRODUTTIVITA\u2019 ITALIANA.\u00a0 E\u2019 POSSIBILE INVERTIRE LA ROTTA"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>L\u2019EURO E IL BRADISISMO DELLA PRODUTTIVITA\u2019 ITALIANA.\u00a0 <\/u><\/strong><strong><u>E\u2019 POSSIBILE INVERTIRE LA ROTTA<\/u><\/strong><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>Giovanni Scanagatta, <\/em><em>Professore di Politica economica e monetaria all\u2019Universit\u00e0 di Roma <\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-content\/uploads\/sites\/115\/2024\/02\/LEURO-E-IL-BRADISISMO-DELLA-PRODUTTIVITA-ITALIANA-E-POSSIBILE-INVERTIRE-LA-ROTTA-02-2024.pdf\">L\u2019EURO E IL BRADISISMO DELLA PRODUTTIVITA\u2019 ITALIANA &#8211; E\u2019 POSSIBILE INVERTIRE LA ROTTA (02-2024)<\/a> <a href=\"http:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-content\/uploads\/sites\/115\/2024\/02\/euro-1605659_1920.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1907\" src=\"http:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-content\/uploads\/sites\/115\/2024\/02\/euro-1605659_1920-300x215.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"215\" srcset=\"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-content\/uploads\/sites\/115\/2024\/02\/euro-1605659_1920-300x215.jpg 300w, https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-content\/uploads\/sites\/115\/2024\/02\/euro-1605659_1920-1024x735.jpg 1024w, https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-content\/uploads\/sites\/115\/2024\/02\/euro-1605659_1920-768x551.jpg 768w, https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-content\/uploads\/sites\/115\/2024\/02\/euro-1605659_1920-1536x1102.jpg 1536w, https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-content\/uploads\/sites\/115\/2024\/02\/euro-1605659_1920.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<ol>\n<li><strong>Introduzione<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Scopo della presente scheda e\u2019di analizzare la progressiva perdita di produttivit\u00e0 del sistema economico italiano dopo l\u2019entrata in vigore dell\u2019euro. Si tratta di una specie di bradisismo, cio\u00e8 di un lento scivolamento della produttivit\u00e0 italiana nel corso dei venti anni trascorsi dall\u2019introduzione della moneta unica europea. Il termine bradisismo \u00e8 stato usato da Antonio Fazio, gi\u00e0 Governatore della Banca d\u2019Italia (\u201c<em>Le conseguenze<\/em> <em>economiche dell\u2019euro<\/em>\u201d, Cantagalli, Siena, 2023).<\/p>\n<p>Tra le cause del bradisismo ci sono naturalmente i tempi e i modi in cui l\u2019Italia \u00e8 entrata nell\u2019euro. Noi ci concentreremo sulle cause di questa lenta erosione ascrivibili prevalentemente ai ritardi con cui il nostro sistema economico e produttivo ha incorporato gli spettacolari sviluppi del progresso scientifico e tecnico. Si tratta delle tecnologie dell\u2019informazione e della comunicazione, delle biotecnologie, delle nanotecnolgie e dei nuovi materiali, solo per citare le principali.<\/p>\n<p>Possiamo pertanto dire con il grande economista austriaco J. Schumpeter che il progresso scientifico e tecnico \u00e8 il motore dello sviluppo economico. Le innovazioni, come lui ci ha insegnato, sono da intendersi in modo molto ampio: non solo innovazioni di processo e di prodotto, ma anche ricerca di nuovi mercati, nuove vie di comunicazione, nuovi modelli organizzativi delle imprese e cos\u00ec via. In un sistema economico dinamico nascono settori nuovi e muoiono quelli vecchi, nascono imprese nuove e muoiono quelle vecchie, nascono famiglie nuove e muoiono quelle vecchie. Schumpeter guarda il lato dell\u2019offerta che si modifica nei settori produttivi e nelle imprese, mentre Keynes guarda il lato della domanda, considerando stabile la struttura dell\u2019offerta.<\/p>\n<p>Dopo avere analizzato sul piano empirico la lenta erosione della produttivit\u00e0 del nostro Paese nei 20 anni dell\u2019euro, si cercheranno le cause di questa erosione partendo dalla legge di Verdoorn. Secondo questa legge, l\u2019incremento della produttivit\u00e0 \u00e8 tanto maggiore quanto maggiore \u00e8 l\u2019incremento della produzione. Questa legge risulta tuttavia insufficiente perch\u00e9 nel lungo periodo \u00e8 il tasso di accumulazione e gli investimenti che condizionano la dinamica della produttivit\u00e0 e bisogna pertanto guardare non solo dal lato della domanda, come ci ha insegnato Keynes, ma anche dal lato dell\u2019offerta. Bisogna creare spazio ai risparmi e agli investimenti, tenendo sotto controllo l\u2019espansione dei consumi e delle importazioni. Si tratta non solo di risparmio interno ma anche di flussi di capitali dall\u2019estero.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong>L\u2019erosione di produttivit\u00e0 del sistema economico italiano nei 20 anni dell\u2019euro: l\u2019evidenza empirica<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Partiamo da una definizione.\u00a0 Il progresso tecnico determina l\u2019aumento della produttivit\u00e0 e questa produce due effetti fondamentali: in gran parte l\u2019aumento del reddito pro capite e in misura minore, ma crescente, la riduzione dei tempi di lavoro.<\/p>\n<p>Come indicatore della dinamica della produttivit\u00e0, consideriamo il reddito pro capite dell\u2019Italia negli anni successivi all\u2019entrata in vigore dell\u2019euro. Poich\u00e9 ci interessa la dinamica relativa dell\u2019Italia, prenderemo in considerazione il prodotto interno lordo pro capite, a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto, dell\u2019Italia e della Germania rispetto agli Stati Uniti d\u2019America. Emergeranno di conseguenza le differenze tra l\u2019Italia e la Germania (PILPCIT\/PILPCUSA: PILPCGER\/PILPCUSA = PILPCIT\/PILPCGER).<\/p>\n<p>Come mostra il grafico seguente, nei primissimi anni dell\u2019euro, le distanze tra la dinamica della produttivit\u00e0 dell\u2019Italia e della Germania sono molto contenute e le due dinamiche sono parallele. Successivamente, i due andamenti cominciano a divaricarsi e il distacco assume valore massimo alla fine del periodo (2017 ultimo anno disponibile secondo il database di <em>Index Mundi<\/em>). Il coefficiente di correlazione lineare tra le due serie di dati \u00e8 negativo e pari a -0,44.<\/p>\n<p>Si \u00e8 quindi proceduto a stimare i due trend lineari relativi alla Germania e all\u2019Italia. Come illustrato nel grafico seguente, il trend della Germania \u00e8 positivo e quello dell\u2019Italia \u00e8 negativo e indica la perdita progressiva di produttivit\u00e0 del nostro Paese.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong>La legge di Verdoorn e il bradisismo della produttivit\u00e0 italiana dopo l\u2019euro<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Secondo la legge di Verdorn, la continua erosione (bradisismo) della produttivit\u00e0 italiana dipende dalla sua scarsa dinamica rispetto alla crescita del reddito. La crescita del reddito, dopo l\u2019entrata dell\u2019euro, \u00e8 bassa e questa determina una bassa crescita della produttivit\u00e0.<\/p>\n<p>Sul piano dell\u2019evidenza empirica degli anni passati, prima dell\u2019adozione dell\u2019euro, \u00e8 utile ricordare il lavoro pubblicato su Moneta e credito nel 1968 da Giacomo Vaciago con il titolo \u201cSviluppo della produttivit\u00e0 e legge di Verdoorn nell\u2019economia italiana\u201d. Vaciago cita testualmente, all\u2019inizio dell\u2019articolo, il modello di Sylos Labini. Ecco le sue parole: \u201cIl Professor Sylos Labini, illustrando, i possibili sviluppi del modello dell\u2019economia italiana recentemente elaborato, fa riferimento in particolare alla necessit\u00e0 di includervi come variabile endogena la produttivit\u00e0 industriale. In proposito osserva; \u201cSu questa linea s\u2019incontra la ben nota legge di Verdoorn, recentemente messa in onore da Kaldor; secondo questa legge, l\u2019incremento della produttivit\u00e0 \u00e8 tanto maggiore quanto maggiore \u00e8 l\u2019incremento della produzione\u201d.<\/p>\n<p>Vaciago prosegue in questo modo: \u201cIn questo studio intendiamo esaminare criticamente la portata della legge di Verdoorn, considerandone in particolare la validit\u00e0 per l\u2019economia italiana. L\u2019importanza di questa legge a livello teorico e le notevoli implicazioni che ne sono state dedotte sul piano della politica economica, giustificano una valutazione accurata delle sue basi empiriche\u201d.<\/p>\n<p>Il periodo di stima della legge di Verdoorn effettuata da\u00a0 Vaciago copre il periodo che va dal 1953 al 1960, quindi gli anni del \u201cmiracolo economico\u201d italiano.<\/p>\n<p>Il problema della relazione tra crescita della produzione e dinamica della produttivit\u00e0 riguarda l\u2019inclusione nella funzione degli investimenti come variabile esplicativa. A questo riguardo, scrive Vaciago: \u201cVerdoorn \u00e8 invece estremamente esplicito nel negare che l\u2019investimento sia il fattore causale fondamentale e pone interamente l\u2019accento sui rendimenti crescenti che accompagnano l\u2019espansione della produzione, Kaldor pure sostiene che i rendimenti crescenti costituiscono l\u2019interpretazione rilevante della legge di Verdoorn\u201d\u201d.<\/p>\n<p>Vaciago conclude il suo lavoro affermando di avere mostrato la relazione fra produzione e produttivit\u00e0 nel <em>breve periodo<\/em>. E\u2019 chiaro che l\u2019analisi \u00e8 lontana dall\u2019esaurire l\u2019esame dei fattori da cui lo sviluppo della produttivit\u00e0 stessa dipende. Si tratta del <em>lungo periodo<\/em> con i relativi fenomeni di <em>trend<\/em> e di ciclo economico, soprattutto nelle economie progressive in cui gioca molto, come attualmente, l\u2019accelerazione del progresso scientifico e tecnico.<\/p>\n<p>Cominciamo con il testare, sul piano pi\u00f9 generale possibile, la legge di Verdoorn: per un lunghissimo periodo di tempo e a livello mondiale. Ci\u00f2 \u00e8 possibile utilizzando i dati davvero unici di A. Maddison che coprono per il periodo che va dall\u2019anno 1 dopo Cristo all\u2019anno 2003 e per il mondo intero, la popolazione mondiale e il prodotto interno lordo, a prezzi in dollari del 1990, di tutto il mondo. I dati di Maddison consentono quindi di ricavare il prodotto interno lordo pro capite per un lunghissimo periodo di tempo e per il mondo intero e quindi le sue variazioni con una stima della dinamica della produttivit\u00e0. E\u2019 quindi possibile stimare la relazione tra variazioni della produttivit\u00e0 e variazioni del prodotto secondo la legge di Verdoorn. Per motivi di confronto, la stima per lo stesso lunghissimo periodo di tempo verr\u00e0 effetuata per l\u2019Europa Occidentale e per gli Stati Uniti d\u2019America.<\/p>\n<p>Il grafico seguente illustra per il lunghissimo periodo che va dall\u2019anno 1 all\u2019anno 2023 la variazione percentuale annua del PIL mondiale e del PIL pro capite.<\/p>\n<p>Il secondo grafico \u00e8 relativo all\u2019Europa Occidentale e rappresenta le due serie storiche della variazione percentuale annua del PIL e del PIL pro capite dall\u2019anno 1 all\u2019anno 2023.<\/p>\n<p>Riportiamo infine il grafico e la stima della relazione lineare tra la variazione percentuale annua del PIL degli USA e del PIL pro capite nel periodo che va dall\u2019anno 1 al 2023.<\/p>\n<p>Da queste tre illustrazioni grafiche della legge di Verdoorn per un lunghissimo periodo di tempo, rispettivamente per il Mondo intero, per l\u2019Europa Occidentale e per gli Stati Uniti d\u2019America, possiamo dire che la legge viene sostanzialamente.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda, in particolare, l\u2019Europa Occidentale \u00e8 interessante evidenziare una certa ripresa della crescita del PIL e del PIL pro capite nel periodo tra il 1000 e il 1500, cio\u00e8 nel Rinascimento. Ma la prima vera accelerazione del PIL e del PIL pro capite si osserva si registra con la prima rivoluzione industriale tra il 1820 e il 1870 e tra il 1870 e il 1913. Il periodo tra le due guerre mondiali, 1913-1950, segna una caduta della crescita del PIL e del PIL pro capite. Entriamo poi nella <em>golden age<\/em> del periodo 1950-1973 che registra un\u2019eccezionale crescita del PIL e del PIL pro capite nell\u2019Europa Occidentale. L\u2019Italia partecipa attivamente a questo eccezionale periodo di sviluppo con il famoso \u201cmiracolo economico\u201d. Nel periodo 1973-2003 l\u2019Europa Occidentale registra una forte caduta del tasso di crescita del PIL e del PIL pro capite, con la prima parte degli anni settanta caratterizzata dalle due pesanti crisi petrolifere. L\u2019Europa accusa un notevole ritardo tecnologico, soprattutto rispetto agli Stati Uniti d\u2019America, con effetti negativi sulla crescita della produttivit\u00e0 e del reddito pro capite. Questo fenomeno colpisce particolarmente il nostro Paese con una produttivit\u00e0 bassa, soprattutto nei 20 successivi all\u2019entrata in vigore dell\u2019euro (bradisismo della produttivit\u00e0).<\/p>\n<p>Dopo questa verifica generale della legge di Verdoorn, torniamo al nostro periodo che fa riferimento ai circa 20 anni trascorsi dall\u2019adozione dell\u2019euro, cio\u00e8 un periodo \u00a0immediatamente successivo a quello lunghissimo che abbiamo analizzato. E\u2019 utile precisare che il periodo stimato da Vaciago riguarda anni di alta crescita del reddito, mentre il nostro periodo, dopo l\u2019euro, \u00e8 un periodo di bassa crescita, soprattutto per quanto riguarda l\u2019Italia.<\/p>\n<p>La crescita media annua del PIL italiano nel periodo 2001-2017 \u00e8 pari a 0,05, lo scarto quadratico medio a 1,73 e\u00a0\u00a0 il coefficiente di variazione a 36,79 (rapporto tra scarto quadratico medio e media). La crescita media annua del PIL tedesco nello stesso periodo \u00e8 risultata invece pari a 1,19, lo scarto quadratico medio a 1,76 e il coefficiente di variazione a 1,48. E\u2019 utile il confronto con gli Stati Uniti d\u2019America che nello stesso periodo hanno registrato una crescita media annua del PIL pari a 1,96, uno scarto quadratico medio di 1,46 e un coefficiente di variazione di 0,74. Il seguente grafico illustra le medie annue della crescita del PIL dell\u2019Italia, della Germania e degli USA, in ordine crescente.<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><strong>Stima del bradisismo della produttivit\u00e0 italiana dopo l\u2019euro e alcune cause<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Per stimare il bradisismo della produttivit\u00e0 italiana dopo l\u2019entrata nella moneta unica europea si far\u00e0 riferimento alla variazione del rapporto tra prodotto interno lordo a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto tra Italia e Germania. Il grafico seguente illustra l\u2019andamento di tale rapporto nel periodo 2001-2017 e il relativo trend di tipo lineare. Si proceder\u00e0 quindi a calcolare la variazione media annua dello stesso rapporto sulla base del confronto tra i valori dell\u2019anno iniziale e di quello finale.<\/p>\n<p>Dalla stima del trend negativo risulta che, al passare di ogni anno, la perdita di produttivit\u00e0 dell\u2019Italia rispetto alla Germania \u00e8 pari a 1,64. Quindi, in 20 anni, la perdita stimata \u00e8 del 33%.<\/p>\n<p>Le cause del bradisismo della produttivit\u00e0 dell\u2019Italia dopo l\u2019entrata dell\u2019euro sono naturalmente molte, a partire dai tempi e dalle modalit\u00e0 di entrata nella moneta unica europea.<\/p>\n<p>Qui ci soffermeremo sulle cause riguardanti il ritardo tecnologico, in un periodo di forte accelerazione del progresso scientifico e tecnico: tecnologie dell\u2019informazione e della comunicazione, biotecnologie, nanotecnologie, nuovi materiali e altro.<\/p>\n<p>Le tecnologie dell\u2019informazione e della comunicazione sono di diversa natura e hanno differenti effetti sulla produttivit\u00e0. Ci sono quelle di tipo informativo, le tecnologie di tipo transazionale cio\u00e8 il commercio elettronico e le tecnologie di tipo strategico. Sono queste ultime che consentono delle vere e proprie rivoluzioni dei modelli organizzativi aziendali con una integrazione delle diverse funzioni dell\u2019impresa e un sistematico collegamento con i mercati interni e internazionali. Solo le tecnologie di tipo strategico consentono dei veri e propri salti di produttivit\u00e0, ma putroppo in questo campo le nostre imprese mostrano dei ritardi che occorre recuperare, grazie anche a idonee politiche industriali.<\/p>\n<p>L\u2019evidenza empirica disponibile mostra differenze significative in aree strategiche di competitivit\u00e0 tra campioni di imprese manifatturiere con alti investimenti in tecnologie dell\u2019informazione e della comunicazione e campioni di imprese con bassi investimenti in tecnologie dell\u2019informazione. I due gruppi di imprese sono significativamente diversi\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 per una serie di variabili qualitative e quantitative. Il primo gruppo appare maggiormente dinamico sul piano dei modelli organizzativi con maggiori acquisizioni, pi\u00f9 elevate spese in ricerca e sviluppo, incidenza maggiore dei laureati sul numero complessivo dei dipendenti, maggiore attenzione alla qualit\u00e0 dei prodotti e dei processi produttivi, maggiore presenza sui mercati esteri con pi\u00f9 alta incidenza delle esportazioni sul fatturato, con maggiori accordi commerciali e tecno-produttivi con imprese estere, con pi\u00f9 elevati scambi di brevetti e licenze, con maggiori investimenti di penetrazione commerciale all\u2019estero, con una pi\u00f9 elevata incidenza degli investimenti diretti all\u2019estero.<\/p>\n<p>Sul piano generale, la principale debolezza del nostro sistema produttivo \u00e8 lo scarso collegamento nel campo della ricerca e dello sviluppo con i centri di ricerca pubblici e privati e con le universit\u00e0. Si tratta del grosso problema del trasferimento tecnologico, con le ricadute a livello di impresa dei risultati nel campo dei brevetti e delle spese in ricerca e sviluppo. A questo riguardo, i tre indicatori fondamentali sono i brevetti, le spese in ricerca e sviluppo e il numero dei laureati e dei dottorati di ricerca sul totale dei dipendenti.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, a livello di Paese, l\u2019incidenza delle spese in ricerca e sviluppo sul PIL \u00e8 poco superiore all\u20191%, una percentuale lontanissima dall\u2019obiettivo fissato dall\u2019Unione Europea per il 2020 pari al 3% del PIL. L\u2019Italia si colloca nelle posizioni pi\u00f9 basse della graduatoria dell\u2019Unione Europea relativa all\u2019incidenza delle spese di ricerca e sviluppo sul PIL. Solo negli ultimi anni si nota un lieve miglioramento.<\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li><strong>Considerazioni conclusive<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>I dati disponibili indicano una certa ripresa, sia pure lenta, dell\u2019incidenza delle spese in ricerca e sviluppo sul prodotto interno lordo (PIL) del nostro Paese. L\u2019incidenza si colloca pur sempre sotto al peso delle spese militari sul PIL.\u00a0 In ogni caso, l\u2019Italia rimane molto al di sotto della media UE con 27 Paesi.<\/p>\n<p>La distribuzione dei brevetti a livello nazionale conferma lo spostamento del triangolo industriale dal Nord-Ovest (Lombardia, Piemonte Liguria) al Nord-Est e Centro (Veneto, Friuli Venezia Giulia- Emilia Romagna, Marche, Lazio).<\/p>\n<p>I brevetti guadagnano terreno in settori con limitato tasso di crescita. Il loro numero, in ogni caso, rimane molto lontano da Paesi nostri diretti concorrenti come la Francia e soprattutto la Germania.<\/p>\n<p>La minore crescita del prodotto porta ad uno sviluppo pi\u00f9 lento della produttivit\u00e0 (legge di Verdoorn). Come si \u00e8 detto, si stima che nei 20 anni successivi all\u2019adozione dell\u2019euro l\u2019Italia ha perso circa il 33% di produttivit\u00e0 rispetto alla Germania. Ci\u00f2 giustificherebbe un livello dei salari italiani inferiori a quelli tedeschi per almeno il 30%. E\u2019 pertanto indispensabile accrescere la produttivit\u00e0 per ridurre le distanze dei salari italiani rispetto a quelli dell\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p>I dati disponibili confermano anche la storica debolezza del sistema finanziario italiano a sostegno della crescita e dello sviluppo delle imprese pi\u00f9 innovative. Pensiamo allo scarso sostegno finanziario a favore degli incubatori, degli spin-off e delle start-up innovative e al legame a monte con il portafoglio brevetti.<\/p>\n<p>Non va, per tutto questo, dimenticata la notevole vivacit\u00e0 e competitivit\u00e0 di alcuni settori produttivi italiani, come ad esempio il farmaceutico, il biomedicale, il chimico e l\u2019agroalimentare. Il settore farmaceutico esporta circa tre quarti della produzione e registra un\u2019incidenza delle spese di ricerca e sviluppo di quasi il 20% sul fatturato. Il settore dei biomedicali conta circa 4 mila imprese, spesso organizzate in distretti industriali, tra cui spicca per importanza quello di Mirandola, in provincia di Modena. A Mirandola si trova il pi\u00f9 grande polo biomedicale d\u2019Europa.<\/p>\n<p>Lo sviluppo dell\u2019intelligenza artificiale offre notevoli opportunit\u00e0 al nostro sistema produttivo basato sulle piccole e medie imprese. Si prevede infatti che le applicazioni ai vari settori saranno in prevalenza effettuate da imprese di piccole e medie dimensioni. Il nostro sistema finanziario dovrebbe sostenerle nella fasi della creazione e dello sviluppo, superando la storica debolezza che lo ha caratterizzato in questo campo (seed capital, incubatori, spin-off, start-up innovative). Si accrescerebbe il sostegno del sistema finanziario all\u2019aumento della produttivit\u00e0 e della competitivit\u00e0 del nostro sistema produttivo, uscendo dalla trappola della stagnazione economica che ci blocca da troppi anni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; L\u2019EURO E IL BRADISISMO DELLA PRODUTTIVITA\u2019 ITALIANA.\u00a0 E\u2019 POSSIBILE INVERTIRE LA ROTTA \u00a0Giovanni Scanagatta, Professore di Politica economica e monetaria all\u2019Universit\u00e0 di Roma &nbsp; L\u2019EURO E IL BRADISISMO DELLA PRODUTTIVITA\u2019 ITALIANA &#8211; E\u2019 POSSIBILE INVERTIRE LA ROTTA (02-2024) Introduzione Scopo della presente scheda e\u2019di analizzare la progressiva perdita di produttivit\u00e0 del sistema economico italiano [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":1907,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[115,43,118,114,117,116,34],"class_list":["post-1905","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-formazione","tag-bradisismo","tag-economia","tag-economiaitaliana","tag-euro-produttivita","tag-progressoscientifico","tag-risorse","tag-finanza"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1905","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1905"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1905\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1907"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1905"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1905"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1905"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}