{"id":196,"date":"2015-03-17T16:18:53","date_gmt":"2015-03-17T16:18:53","guid":{"rendered":"http:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/?p=196"},"modified":"2015-03-17T16:24:44","modified_gmt":"2015-03-17T16:24:44","slug":"ucid","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/2015\/03\/17\/ucid\/","title":{"rendered":"Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e papa Francesco a confronto con la DSC"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\">Mettiamo a disposizione qui di seguito l&#8217;intervento del segretario generale Ucid Giovanni Scanagatta in occasione dell&#8217;ultimo incontro del comitato tecnico scientifico Ucid lo scorso 25 febbraio.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Ringrazio il Professor Angelo Ferro, Presidente del Comitato Tecnico Scientifico, per la fiducia che ha voluto manifestarmi come relatore a questa prima Sessione del 2015 sul tema \u201cGiovanni Paolo II: la forza della Fede\u201d. E\u2019 nota, a questo riguardo, l\u2019esortazione piena di Fede di Giovanni Paolo II: \u201cNon abbiate paura, aprite, anzi, spalancate, le porte a Cristo!\u201d Un ringraziamento particolare al Cardinale Angelo Comastri, Vicario Generale<br \/>\ndi Sua Santit\u00e0 per la Citt\u00e0 del Vaticano, che ci onora con la Sua presenza come relatore a questo nostro incontro, e un cordiale saluto a tutti gli amici dell\u2019Ucid.<br \/>\nGiovanni Paolo II \u00e8 stato un grande Maestro di Dottrina Sociale della Chiesa. Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, pubblicato nel 2004, \u00e8 a lui dedicato. Ci ha donato tre grandi encicliche sociali: la Laborem exercens del 1981, la Sollicitudo rei socialis del 1987, la Centesimus annus del 1991.\u00a0 Con Giovanni Paolo II e con Benedetto XVI la Dottrina Sociale della Chiesa riceve una vera e propria svolta. Giovanni Paolo II cambia la posizione nei confronti dei Paesi dell\u2019Est e dell\u2019Unione Sovietica, condannando la mancanza della libera iniziativa e la pretesa di rendere tutti uguali che invece appiattisce e mortifica qualsiasi tipo di creativit\u00e0 dell\u2019uomo. Lo strapotere della burocrazia soffoca qualsiasi libera iniziativa umana e le libere aggregazioni delle persone per lo sviluppo e il bene comune. Tale condanna appare del tutto evidente nella Sollicitudo rei socialis del 1987 che si estende anche alla teologia della liberazione. Il muro di Berlino cade due anni dopo e l\u2019implosione dell\u2019Unione Sovietica avviene nel 1991, in coincidenza con l\u2019uscita della Centesimus annus. Giovanni Paolo II afferma l\u2019economia d\u2019impresa come fattore fondamentale dello sviluppo e della costruzione del bene comune, preferendola<br \/>\nalla definizione dell\u2019economia di mercato e di quella capitalistica. I tre pilastri di una societ\u00e0 in sviluppo sono lo Stato, il mercato e la comunit\u00e0 civile. Il terzo pilastro \u00e8 fondamentale per un vero sviluppo perch\u00e9 lo Stato e il mercato da soli non bastano. Sar\u00e0 questo un concetto che viene ripreso da Benedetto XVI nella Caritas in veritate con l\u2019importanza dell\u2019economia della gratuit\u00e0 e del dono per assicurare lo sviluppo umano integrale. Nella Centesimus Annus si afferma la legittimit\u00e0 del profitto d\u2019impresa, con la condizione del rispetto della centralit\u00e0 dell\u2019uomo nei processi di sviluppo con i suoi valori di libert\u00e0, responsabilit\u00e0, dignit\u00e0, creativit\u00e0. Se l\u2019azienda fa profitti, dice la Centesimus Annus, vuol dire che i fattori della produzione sono impiegati bene. Benedetto<br \/>\nXXI con la Caritas in veritate potenzia il pensiero del suo predecessore parlando di vocazione allo sviluppo per il bene comune, esaltando la dimensione trascendente e teologica della Dottrina Sociale della Chiesa.<br \/>\nVengono nominati l\u2019imprenditore, l\u2019impresa e l\u2019imprenditorialit\u00e0 una cinquantina di volte, rispetto alla met\u00e0 della Centesimus annus. Forte appare la consonanza tra la Caritas in veritate e la Sollicitudo rei socials di Giovanni Paolo II.<br \/>\nBenedetto XVI nella Caritas in veritate compie un\u2019analisi molto acuta della crisi iniziata nel 2007, evidenziando i gravi danni provocati dalla finanziarizzazione dell\u2019economia mondiale e dalla ricerca spasmodica del<br \/>\nprofitto nel brevissimo periodo all\u2019interno dell\u2019industria finanziaria. In questo mondo la finanza ha la pretesa di essere il cervello dell\u2019economia, governando ogni tipo di attivit\u00e0 economica. Essa non costituisce pi\u00f9, come dovrebbe<br \/>\nessere, il ponte tra il presente e il futuro a sostegno dei processi di sviluppo. E\u2019 il denaro che governa invece di servire, come afferma con preoccupazione Papa Francesco nella Evangelii Gaudium. Il pensiero di Benedetto XVI ci fa da guida all\u2019individuazione e alla specificazione di un nuovo modello di sviluppo per i paesi poveri fondato sull\u2019agricoltura.<br \/>\nDobbiamo per questo ricordare le illuminanti parole di Benedetto XVI che troviamo nella Caritas in veritate del 2009 e in un intervento di fine 2010. \u201cLa crisi economica in atto, di cui si \u00e8 trattato anche in questi giorni nella riunione del cosiddetto G20, va presa in tutta la sua seriet\u00e0: essa ha numerose cause e manda un forte richiamo ad una revisione profonda del modello di sviluppo economico globale\u201d (Caritas in veritate, 21). E nel discorso del novembre del 2010: \u201cE\u2019 un sintomo acuto che si \u00e8 aggiunto ad altri ben pi\u00f9 gravi e gi\u00e0 ben conosciuti, quali il perdurare dello squilibrio tra ricchezza e povert\u00e0, lo scandalo della fame, l\u2019emergenza ecologica e, ormai anch\u2019esso generale, il problema della disoccupazione. In questo quadro, appare decisivo un rilancio strategico dell\u2019agricoltura. Infatti, il processo di industrializzazione talvolta ha messo in ombra il settore agricolo, che, pur traendo a sua volta beneficio dalle conoscenze e dalle tecniche moderne, ha comunque perso di importanza, con notevoli conseguenze anche sul piano culturale. Ma ritorniamo alla prima enciclica sociale di Giovanni Paolo II del 1981: la Laborem exercens. Va subito sottolineato, sul piano generale, l\u2019importante distinzione che Giovanni Paolo II fa in questa enciclica tra lavoro in senso oggettivo e lavoro in senso soggettivo. Il primo concetto appartiene alla sfera<br \/>\ndella tecnica e dell\u2019economia. Il secondo invece, che sta molto a cuore a Giovanni Paolo II, guarda al lavoratore come persona umana, fatta a immagine e somiglianza di Dio, con i suoi inalienabili valori di libert\u00e0 e responsabilit\u00e0.<br \/>\nVa poi ricordato il monito riguardante i gravi rischi dell\u2019economicismo, cio\u00e8 ridurre tutto alla sfera economica, dimenticando tutti gli altri grandi valori morali e spirituali dell\u2019uomo. Non si pu\u00f2 spiegare l\u2019economia con la sola<br \/>\neconomia perch\u00e9 anche i valori spirituali hanno importanti conseguenze economiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Come si legge nella Centesimus annus, i gravi problemi ecologici richiedono un effettivo cambiamento di mentalit\u00e0 che induca ad adottare nuovi stili di vita. Tali stili di vita devono essere ispirati alla sobriet\u00e0, alla temperanza,<br \/>\nall\u2019autodisciplina, sul piano personale e sociale. Bisogna uscire dalla logica del mero consumo e promuovere forme di produzione agricola e industriale che rispettino l\u2019ordine della creazione e la salvaguardia del creato, e soddisfino i<br \/>\nbisogni primari di tutti. E\u2019 interessante ricordare a questo proposito, che quast\u2019anno uscir\u00e0 la prima<br \/>\nenciclica sociale di Papa Francesco dedicata all\u2019ecologia, all\u2019ambiente e alla salvaguardia del creato. Un simile atteggiamento, favorito da una rinnovata consapevolezza dell\u2019interdipendenza che lega tra loro tutti gli abitanti della<br \/>\nterra, concorre ad eliminare diverse cause di disastri ecologici e garantisce una tempestiva capacit\u00e0 di risposta quando tali disastri colpiscono popoli e territori.<br \/>\nLa questione ecologica non deve essere affrontata solo per le agghiaccianti prospettive che il degrado ambientale profila: essa deve tradursi, soprattutto, in una forte motivazione per un\u2019autentica solidariet\u00e0 a dimensione mondiale.<br \/>\nNell\u2019insegnamento sociale di Giovanni Paolo II, gli scienziati e i tecnici impegnati nel settore delle biotecnologie sono chiamati a lavorare con intelligenza e perseveranza nella ricerca delle migliori soluzioni per i gravi e<br \/>\nurgenti problemi dell\u2019alimentazione e della sanit\u00e0. Essi non devono dimenticare che le loro attivit\u00e0 riguardano materiali, viventi e non, appartenenti all\u2019umanit\u00e0 come un patrimonio, destinato anche alle generazioni future. Per i<br \/>\ncredenti si tratta di un dono ricevuto dal Creatore, affidato all\u2019intelligenza e alla libert\u00e0 umane, anch\u2019esse dono dell\u2019Altissimo. Sappiano gli scienziati impegnare le loro energie e le loro capacit\u00e0 in una ricerca appassionata, guidata da una coscienza limpida e onesta. Gli imprenditori e i responsabili degli enti pubblici che si occupano della<br \/>\nricerca, della produzione e del commercio dei prodotti derivati dalle nuove\u00a0 biotecnologie devono tener conto non solo del legittimo profitto, ma anche del bene comune. Questo principio, valido per ogni tipo di attivit\u00e0 economica,<br \/>\ndiventa particolarmente importante quando si tratta di attivit\u00e0 che hanno a che fare con l\u2019alimentazione, la medicina, la custodia della salute e dell\u2019ambiente. Con le loro decisioni, imprenditori e responsabili degli enti pubblici interessati possono orientare gli sviluppi nel settore delle biotecnologie verso traguardi molto promettenti per quanto riguarda la lotta contro la fame, specialmente nei Paesi pi\u00f9 poveri, la lotta contro le malattie e la lotta per la salvaguardia dell\u2019ecosistema, patrimonio di tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Cambiano le forme storiche in cui si esprime il lavoro umano, ma non devono cambiare le sue esigenze permanenti che si riassumono nel rispetto dei diritti inalienabili dell\u2019uomo che lavora. Questa prospettiva consente di orientare al meglio le attuali trasformazioni nella direzione, tanto necessaria, della complementarit\u00e0 tra la dimensione economica locale e quella globale; tra economia vecchia e nuova; tra l\u2019innovazione tecnologica e l\u2019esigenza di<br \/>\nsalvaguardare il lavoro umano; tra la crescita economica e la compatibilit\u00e0 ambientale dello sviluppo (Centesimus annus).<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">L\u2019impresa deve essere una comunit\u00e0 solidale di persone non chiusa negli interessi corporativi, tendere ad un\u2019ecologia sociale del lavoro, e contribuire al bene comune anche mediante la salvaguardia dell\u2019ambiente (Centesimus<br \/>\nannus). L\u2019utilizzo del proprio potere d\u2019acquisto va esercitato nel contesto delle esigenze morali della giustizia e della solidariet\u00e0 e di precise responsabilit\u00e0 sociali. Tale responsabilit\u00e0 d\u00e0 ai consumatori la possibilit\u00e0 di indirizzare,<br \/>\ngrazie alla maggiore circolazione delle informazioni attraverso internet, il comportamento dei produttori, mediante la decisione di preferire i prodotti di alcune imprese anzich\u00e9 di altre. Si pensi alle corrette condizioni di lavoro nelle<br \/>\nimprese, all\u2019attivit\u00e0 lavorativa in modo da favorire la famiglia e le madri di famiglia, nonch\u00e9 del grado di tutela assicurato per l\u2019ambiente naturale (Laborem exercens e Centesimus annus).<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Si tratta di principi che verranno successivamente sviluppati da Benedetto XVI nella Caritas in veritate, dove si parla non solo di Responsabilit\u00e0 Sociale dell\u2019Impresa, ma anche di Responsabilit\u00e0 Sociale del Consumatore.<br \/>\nGiovanni Paolo II ci insegna che l\u2019umanit\u00e0 di oggi, se riuscir\u00e0 a congiungere le nuove capacit\u00e0 scientifiche con una forte dimensione etica, sar\u00e0 certamente in\u00a0 grado di promuovere l\u2019ambiente come casa e come risorsa a favore dell\u2019uomo e di tutti gli uomini, sar\u00e0 in grado di eliminare i fattori di inquinamento, di assicurare condizioni di igiene e di salute adeguate per piccoli gruppi come per vasti insediamenti umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">La tecnologia che inquina pu\u00f2 anche disinquinare, la produzione che accumula pu\u00f2 distribuire equamente, a condizione che prevalga l\u2019etica del rispetto per la vita e la dignit\u00e0 dell\u2019uomo, per i diritti delle generazioni umane presenti e di quelle che verranno.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Il contenuto giuridico del diritto ad un ambiente sano e sicuro sar\u00e0 il frutto di una graduale elaborazione, sollecitata dalla preoccupazione del\u2019opinione pubblica di disciplinare l\u2019uso dei beni del creato secondo le esigenze del bene<br \/>\ncomune e in una comune volont\u00e0 di introdurre sanzioni per coloro che inquinano.<br \/>\nLe norme giuridiche, tuttavia, da sole non bastano; accanto ad esse devono maturare un forte senso di responsabilit\u00e0 nonch\u00e9 un effettivo cambiamento di mentalit\u00e0 e negli stili di vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Il clima \u00e8 un bene che va protetto e richiede che, nei loro comportamenti, i consumatori e gli operatori di attivit\u00e0 industriali sviluppino un maggiore senso di responsabilit\u00e0 (Sollicitudo rei socialis). Si tratta, in definitiva, della<br \/>\nrelazione inversa tra sostenibilit\u00e0 economica e sostenibilit\u00e0 ambientale. Questo trade-off negativo pu\u00f2 essere risolto con il progresso scientifico e tecnico che, dato un livello desiderato di sostenibilit\u00e0 economica, pu\u00f2 consentire dei<br \/>\nmiglioramenti anche forti della sostenibilit\u00e0 ambientale.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Sul settimanale L\u2019Espresso del 25 dicembre scorso \u00e8 apparso un articolo di Sandro Magister intitolato \u201cCosa pensa Papa Francesco del capitalismo?\u201d Mi propongo, in questa ultima parte del mio intervento, di offrire alcune<br \/>\nconsiderazioni critiche sul delicato tema perch\u00e9 penso che l\u2019Ucid, come Unione Cristiana di Imprenditori e Dirigenti, lo debba affrontare. La prima riflessione fa riferimento alla cerimonia di consegna del premio<br \/>\n\u201cNovak Award 2014\u201d dell\u2019Acton Institute che si \u00e8 svolta a Roma nello scorso mese di dicembre presso l\u2019Universit\u00e0 Pontificia della Santa Croce. Il premio \u00e8 stato conferito ad un giovane economista finlandese che ha tenuto una<br \/>\nconferenza sul tema \u201cUn apprezzamento pro mercato di Papa Francesco\u201d. Dopo la conferenza, \u00e8 seguito un intenso dibattito a cui ha partecipato il\u00a0 sottoscritto, evidenziando la problematicit\u00e0 di collocare il pensiero sociale di<br \/>\nPapa Francesco dal lato del mercato e quindi della produzione di ricchezza. Il mercato \u00e8 una grande macchina per la produzione della ricchezza, ma crea grossi problemi sul piano della distribuzione perch\u00e9 si determinano di fatto<br \/>\ngrandi disuguaglianze che rendono il mondo ingiusto e senza pace. Ci deve allora pensare lo Stato, dice il mainstream, a ridistribuire la ricchezza creata attraverso la tassazione e la spesa, realizzando la giustizia e il benessere generale. In questa visione, lo Stato \u00e8 l\u2019unico costruttore di bene comune (Welfare State), sacrificando il valore della sussidiariet\u00e0 che \u00e8 uno dei pilastri fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Con Papa Francesco, si assiste ad una differente e fondamentale prospettiva della Dottrina Sociale della Chiesa perch\u00e9 ci si pone dal lato della distribuzione della ricchezza per creare un mondo pi\u00f9 giusto sconfiggendo le disuguaglianze. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI con le loro encicliche sociali si ponevano invece pi\u00f9 dal lato della produzione della ricchezza, mettendo in grande rilievo il ruolo dell\u2019economia d\u2019impresa come via per lo sviluppo e la costruzione del bene comune. Il valore della libert\u00e0 di intraprendere per creare sviluppo per il bene comune \u00e8 molto presente, come si \u00e8 gi\u00e0 detto, nella Centesimus annus, nella Sollicitudo rei socialis di Giovanni Paolo II e nella Caritas in veritate di Bendetto XVI.<br \/>\nLa forza del pensiero sociale di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI sta naturalmente nel fatto che non si pu\u00f2 distribuire ricchezza se prima non la si crea. Emerge qui un principio fondamentale della Dottrina Sociale della Chiesa che \u00e8 quello dello sviluppo, contrapponendosi alla teoria della decrescita felice di Serge Latouche e dei suoi seguaci. Gli altri grandi valori della Dottrina Sociale della Chiesa sono la solidariet\u00e0, la sussidiariet\u00e0, la destinazione<br \/>\nuniversale dei beni, il bene comune.<br \/>\nFacendo un parallelo con la scienza economica, si pu\u00f2 dire che Giovanni Paolo II e Benedetto XVI sono vicini al pensiero di Adamo Smith della natura e delle cause della ricchezza (non della povert\u00e0) delle nazioni. Papa Francesco si pone invece pi\u00f9 dal lato del pensiero di Davide Ricardo, che afferma che lo scopo fondamentale della scienza economica \u00e8 lo studio delle cause che determinano la distribuzione del reddito tra i fattori della produzione. Si aprono quindi i grandi temi delle teorie del valore e della distribuzione. Ci imbattiamo qui nella scienza economica nella teoria del valore lavoro e nella teoria marginalista. Seguendo la prima, si afferma che la distribuzione effettiva \u00e8<br \/>\ningiusta perch\u00e9 tutto il valore creato dovrebbe andare al lavoro, mentre per la seconda \u00e8 giusta in quanto a ciascuno viene dato quello che ha contribuito a creare in termini produttivi (uguaglianza tra produttivit\u00e0 marginale del lavoro e salario reale).<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">Rimane il fatto che il pensiero di Papa Francesco si colloca pi\u00f9 dal lato della distribuzione della ricchezza, basandosi sull\u2019osservazione concreta delle grandi disuguaglianze che esistono a livello mondiale e dello scandalo della povert\u00e0 e<br \/>\ndella fame. Egli per questo nella Evangelii gaudium dice no all\u2019economia dell\u2019esclusione, no all\u2019idolatria del denaro, no al denaro che governa invece di servire, no all\u2019 inequit\u00e0 che genera violenza. Nel punto 59 della Evangelii<br \/>\ngaudium si legge: \u201cMa fino a quando non si eliminano l\u2019esclusione e l\u2019inequit\u00e0 nella societ\u00e0 e tra i diversi popoli sar\u00e0 impossibile sradicare la violenza. Si accusano della violenza i poveri e le popolazioni povere, ma, senza<br \/>\nuguaglianza di opportunit\u00e0, le diverse forme di aggressione e di guerra troveranno un terreno fertile che prima o poi provocher\u00e0 l\u2019esplosione\u201d. Ma al termine del punto 59, Papa Francesco apre allo sviluppo per il superamento<br \/>\ndelle disuguaglianze: \u201cSiamo lontani dalla cosiddetta \u201cfine della storia\u201d, giacch\u00e8 le condizioni di uno sviluppo sostenibile e pacifico non sono ancora adeguatamente impiantate e realizzate\u201d. Papa Francesco, in questo modo,<br \/>\nlascia intendere che queste condizioni si possono raggiungere se ci facciamo illuminare dal Vangelo.Il capitolo quarto della Evangelii gaudium \u00e8 infatti dedicato alla dimensione sociale dell\u2019evangelizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\">La seconda riflessione riguarda l\u2019affermazione del giornalista Sandro Magister, che mi sembra campata per aria, relativa alla consonanza del pensiero di Papa Francesco con quello del filosofo Toni Negri. Viene interpretato male il punto della Evangelii gaudium in cui Papa Francesco dice no ad un denaro che governa invece di servire. Papa Francesco vuole dire che dobbiamo tornare ad un denaro e ad una finanza di \u201cservizio\u201d, facendo ponte<br \/>\ntra il presente e il futuro, a sostegno di uno sviluppo sostenibile e pacifico per la costruzione del bene comune. Per concludere, il grande pensiero sociale di Giovanni Paolo II, incardinato nella forza della Fede, ci fa capire che Stato (ridistribuzione della ricchezza) e Mercato (creazione della ricchezza) sono insufficienti per la costruzione del<br \/>\nbene comune. Occorre un terzo pilastro che \u00e8 rappresentato dalla comunit\u00e0 civile, facendo leva sui valori della gratuit\u00e0 e del dono.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mettiamo a disposizione qui di seguito l&#8217;intervento del segretario generale Ucid Giovanni Scanagatta in occasione dell&#8217;ultimo incontro del comitato tecnico scientifico Ucid lo scorso 25 febbraio. 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