{"id":845,"date":"2018-12-07T13:06:38","date_gmt":"2018-12-07T13:06:38","guid":{"rendered":"http:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/?p=845"},"modified":"2018-12-07T13:06:40","modified_gmt":"2018-12-07T13:06:40","slug":"intervento-di-christian-ferrari-segretario-generale-cgil-veneto-allincontro-ucid-sabato-1-dicembre-2018","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/2018\/12\/07\/intervento-di-christian-ferrari-segretario-generale-cgil-veneto-allincontro-ucid-sabato-1-dicembre-2018\/","title":{"rendered":"Intervento di Christian Ferrari, Segretario Generale CGIL Veneto all&#8217;incontro UCID, sabato 1 dicembre 2018"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Diritti Umani e Organizzazione sociale &#8211;<br>\u201cL\u2019impatto dell\u2019economia globalizzata sulle relazioni sociali ha generato nuove forme di schiavit\u00f9 di produzione e consumo; il problematico equilibrio fra welfare e mercato\u201d<br>Christian Ferrari \u2013 Segretario generale CGIL Veneto<br>Convegno UCID \u2013 Padova, 1 dicembre 2018<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li><br>Intanto grazie dell&#8217;invito e \u2013 soprattutto \u2013 grazie per aver organizzato questa iniziativa.<br>In tanti ci stiamo interrogando sui grandi temi della globalizzazione, delle disuguaglianze, del lavoro, del welfare.<br>Tutti argomenti che \u2013 ad esempio \u2013 sono stati al centro anche del congresso regionale della Cgil che si \u00e8 concluso da pochi giorni, e che confluiranno nel dibattito del nostro congresso nazionale di gennaio a Bari.<br>Il fatto che anche l&#8217;UCID si ponga le nostre stesse domande \u2013 anche se non \u00e8 detto che le risposte coincidano, e questo \u00e8 naturale \u2013 fa ben sperare sulla vitalit\u00e0 della societ\u00e0 civile, e sulla sua capacit\u00e0 di mettere al centro della discussione pubblica il destino dei nostri sistemi economico-sociali e soprattutto delle nostre stesse democrazie.<br>Perch\u00e9 ci\u00f2 che accade ai primi non pu\u00f2 che avere conseguenze dirette \u2013 nel breve o medio termine \u2013 anche sulle seconde.<br>Come dimostrano in maniera sempre pi\u00f9 evidente le tensioni che stanno vivendo i Paesi occidentali \u2013 al di qua e al di l\u00e0 dell&#8217;Atlantico \u2013 e i rischi di disgregazione che sta correndo in particolare l&#8217;Unione europea.<br>Ci\u00f2 che mi preoccupa \u2013 come accennavo \u2013 non \u00e8 l&#8217;eventuale diversit\u00e0 di vedute dei vari protagonisti del tessuto produttivo.<br>Questo appartiene alla dialettica fisiologica dei diversi portatori di interessi, tra i quali va cercato un equilibrio.<br>Quello che invece mi preoccupa \u00e8 l&#8217;assenza \u2013 pressoch\u00e9 TOTALE \u2013 di QUESTE questioni \u2013 che sono decisive per il nostro futuro \u2013 nel dibattito e nel confronto politico, tutto concentrato com\u201f\u00e8 su una rissa sterile quanto chiassosa, e su argomenti agitati pi\u00f9 come arma di distrazione di massa che come questioni complesse da affrontare per trovare soluzioni serie e praticabili.<br>L&#8217;immigrazione \u00e8 un esempio plastico di questa tendenza, al punto da occupare \u2013 quasi per intero \u2013 tutto lo spazio del dibattito pubblico.<br>Non mi dilungo su questo, perch\u00e9 oggi \u2013 e per fortuna \u2013 parliamo d&#8217;altro.<br>2<br>Mi limito a dire che \u00e8 forte la sensazione che le ricette che si stanno adottando siano dirette pi\u00f9 ad acuire il problema che non a risolverlo, anche perch\u00e9 risolverlo farebbe venire meno un formidabile veicolo di propaganda politica e di consenso elettorale.<br>Ma per entrare nel merito delle questioni che avete messo all&#8217;ordine del giorno della discussione odierna, partirei dai numeri nudi e crudi, per poi provare \u2013 seppur schematicamente \u2013 ad affrontare il meccanismo di funzionamento del sistema economico in cui siamo immersi ormai da oltre un trentennio, e che viene sinteticamente riassunto nel termine e nel concetto di \u201cglobalizzazione\u201d.<br>E parto da una prima domanda: com&#8217;\u00e8 distribuita oggi la ricchezza in Italia?<br>Ha risposto \u2013 in uno degli ultimi bollettini \u2013 la Banca d&#8217;Italia, che \u00e8 fonte al di sopra di qualunque sospetto di partigianeria. Quanto meno in una determinata direzione, diciamo cos\u00ec\u2026<br>Ebbene: nel nostro paese il 75% della ricchezza nazionale \u00e8 nelle mani del 30% pi\u00f9 ricco della popolazione; l&#8217;1% della ricchezza \u00e8 nelle mani del 30% pi\u00f9 povero: il restante 40% di italiani si \u201cbarcamena\u201d \u2013 passatemi l\u201fespressione \u2013 con il 24% della ricchezza nazionale.<br>La forbice \u00e8 stata certamente allargata dalla crisi economica pi\u00f9 lunga e pi\u00f9 dura della nostra storia recente.<br>Basti pensare che a partire dal 2007 il nostro sistema produttivo ha perso il 25% di capacit\u00e0 produttiva, e tuttavia anche la timida ripresa in corso ormai da un triennio \u2013 al netto della frenata del Pil nell&#8217;ultimo trimestre, registrata ieri dall&#8217;Istat \u2013 non ha in alcun modo intaccato questi numeri.<br>Siamo ormai arrivati a 5 milioni di poveri assoluti in quella che rimane \u2013 nonostante tutto \u2013 una delle realt\u00e0 industriali pi\u00f9 forti al mondo.<br>Segno inequivocabile che c&#8217;\u00e8 un baco, un cortocircuito del sistema che va affrontato e risolto, perch\u00e9 diversamente nessuna vera inversione di tendenza sar\u00e0 possibile.<br>E quindi \u2013 ammesso e non concesso che la crescita diventi pi\u00f9 robusta (perch\u00e9 sono invece tanti i segnali che fanno temere se non una nuova recessione, quanto meno un ulteriore rallentamento dell&#8217;economia nel 2019) \u2013 anche nello scenario pi\u00f9 ottimistico, non avremo comunque \u2013 alle condizioni date \u2013 nessuna garanzia di una pi\u00f9 equilibrata distribuzione del benessere e della qualit\u00e0 sociale.<br>Il rischio concreto \u00e8 che convivano \u2013 strutturalmente \u2013 nuova produzione di ricchezza e crescita della povert\u00e0 e delle disuguaglianze.<br>Il Veneto e l&#8217;andamento delle sue dinamiche economiche, lo dimostrano perfettamente.<br>Nel 2017 il Pil regionale \u00e8 cresciuto dell&#8217;1,7%, il 2018 si chiuder\u00e0 verosimilmente con un pi\u00f9 1,3%.<br>3<br>I cittadini veneti a rischio povert\u00e0 sono 877.000, il 18% della popolazione. Solo nell&#8217;ultimo anno questa platea \u00e8 cresciuta di 50.000 unit\u00e0.<br>E ben 165.000 sono bambini e minori, il 35% in pi\u00f9 rispetto al 2009.<br>Altro dato indicativo: 315.000 nostri concittadini rinunciano all&#8217;assistenza sanitaria perch\u00e9 non possono sostenerne le spese.<br>La crescita \u2013 evidentemente \u2013 non \u00e8 accompagnata da una equilibrata redistribuzione della ricchezza; e soprattutto la crescita non sta producendo nuovo lavoro di qualit\u00e0.<br>E anche quest&#8217;ultima affermazione \u00e8 supportata dai numeri: il monte ore lavorate in Veneto \u00e8 di gran lunga inferiore a 10 anni fa, nonostante il tasso di occupazione (al 66%) sia tornato ai livelli del picco pre-crisi.<br>La disoccupazione giovanile invece \u00e8 ancora al 21%, e sono 107.000 i ragazzi veneti che non studiano n\u00e9 lavorano.<br>La precariet\u00e0 del lavoro tra i 20 e i 34 anni \u00e8 raddoppiata in 10 anni, e colpisce il 35% dei lavoratori compresi in questa fascia di et\u00e0.<br>Mi fermo qui perch\u00e9 non voglio annoiarvi con i numeri. Ma penso sia sempre buona cosa partire dai dati di realt\u00e0, per poi riflettere.<br>E vengo ora a quello che \u2013 a mio giudizio \u2013 \u00e8 il cuore del problema.<br>E mi riferisco al sistema economico c.d. \u201cneoliberista\u201d \u2013 inaugurato dal duo Reagan\/Thatcher agli albori degli anni &#8217;80 \u2013 che ha plasmato e connotato QUESTA fase della globalizzazione, e che nel corso del tempo ha radicalizzato le sue distorsioni e i suoi squilibri, anzich\u00e9 attenuarli.<br>Spesso si sente qualcuno eccepire e chiedere \u2013 polemicamente \u2013 a chi evidenzia le emergenze e le contraddizioni che affliggono le nostre societ\u00e0, cosa sar\u00e0 mai questo spauracchio \u2013 il neoliberismo appunto \u2013 che viene continuamente agitato per analizzare e criticare lo stato delle cose presente.<br>E non \u00e8 affatto difficile spiegarlo e rispondere. E farlo mi torna utile anche per affrontare l&#8217;altro corno del problema: l&#8217;indebolimento dei sistemi di welfare e di protezione sociale.<br>Nella precedente fase storica e politica \u2013 in quelli che vengono chiamati i \u201ctrenta gloriosi\u201d \u2013 il sistema capitalistico, seppur tra mille contraddizioni e anche grazie a decenni di lotte e di conquiste da parte del movimento dei lavoratori, aveva raggiunto un suo equilibrio positivo, fondato su un livello dignitoso, giusto dei salari e su uno stato sociale pubblico e universale che sosteneva i cittadini lungo l\u201fintero corso della vita.<br>E l&#8217;Europa ne era il grande modello: il \u201cmodello sociale europeo\u201d.<br>4<br>Era il continente dove questo grande compromesso tra lavoro e capitale si era rivelato il pi\u00f9 virtuoso, il pi\u00f9 fecondo in termini di sviluppo, di uguaglianza, di coesione sociale. E di democrazia.<br>Quando i salari scendevano oltre una certa soglia venivano riallineati verso l&#8217;alto anche perch\u00e9 \u2013 altrimenti \u2013 le stesse imprese avrebbero subito le conseguenze di un calo della domanda interna.<br>Questo equilibrio era garantito anche da un intervento pubblico nell&#8217;economia che vedeva nell&#8217;Italia, il c.d. \u201csistema misto\u201d per antonomasia.<br>Quello che ancora oggi \u00e8 scritto nella nostra Costituzione.<br>Sulla carta, perch\u00e9 poi la realt\u00e0, la costituzione materiale dei rapporti economici \u2013 come noto \u2013 ha preso tutta un\u201faltra piega e direzione.<br>Con il nuovo sistema, con il modello di globalizzazione impostata e sviluppata nell\u2019ultimo trentennio, si \u00e8 invece cominciato a reagire al progressivo e crescente calo della quota salari nella distribuzione primaria del reddito prodotto, NON aumentando le retribuzioni, BENS\u00cc ampliando la possibilit\u00e0 dei lavoratori di indebitarsi per continuare a soddisfare come prima le esigenze della vita quotidiana proprie e della famiglia. E quindi per sostenere la domanda aggregata.<br>Questi debiti sono stati poi cartolarizzati e trasformati in prodotti del mercato finanziario su cui scommettere.<br>Alla lunga \u2013 evidentemente \u2013 questo meccanismo ha prodotto e fatto crescere una gigantesca bolla speculativa che \u2013 inevitabilmente \u2013 alla fine \u00e8 esplosa.<br>Per salvare gli istituti di credito (la cui situazione \u00e8 stata aggravata dalla cancellazione della netta distinzione tra banche commerciali e banche d&#8217;affari, avvenuta a cavallo tra gli anni \u201e90 e 2000) con in pancia crediti ormai inesigibili, si \u00e8 ricorso all&#8217;indebitamento pubblico, consentendo cos\u00ec agli speculatori di non pagare il prezzo dei loro investimenti ad altissimo tasso di rendimento.<br>Per ridurre l&#8217;indebitamento pubblico, si \u00e8 seguita la \u201ccura\u201d dell\u2019austerit\u00e0, e si \u00e8 tagliato il welfare.<br>In questo modo i lavoratori hanno pagato, qualcuno direbbe &#8220;gli \u00e8 stato estratto valore&#8221;, tre volte: quando hanno lavorato con salari inferiori a quanto dovuto, quando hanno pagato gli interessi per i loro mutui, quando infine gli sono state ridotte le prestazioni sociali.<br>Esiste quindi \u2013 come dicevo \u2013 un problema importante di re-distribuzione (il fisco e lo stato sociale), ma ancor prima esiste un problema di distribuzione primaria del reddito.<br>Per dirla semplice, e per usare un\u201fespressione che a qualcuno pu\u00f2 apparire antica, ma che in realt\u00e0 \u00e8 straordinariamente attuale: esiste una grande questione salariale.<br>5<br>Faccio l&#8217;esempio pi\u00f9 classico, di questi tempi: Amazon.<br>Negli Stati Uniti \u2013 grazie alle lotte sindacali \u2013 questo protagonista di primissimo piano della c.d. \u201cGig Economy\u201d ha deciso recentemente il raddoppio dello stipendio base.<br>Ora, proviamo anche solo ad immaginare con che margine lavorano queste multinazionali, questi giganti del web per potersi permettere \u2013 da un giorno all&#8217;altro \u2013 non un aumento cospicuo, ma addirittura il raddoppio degli stipendi senza battere ciglio, e senza subire alcuna tangibile conseguenza nell\u201fequilibrio economico \u2013 finanziario e nella loro reddittivit\u00e0 aziendale.<br>Proviamo poi a misurare la ridicola (scandalosa) tassazione cui sono sottoposti, grazie alla compiacenza degli Stati nazionali ma soprattutto grazie alla totale libert\u00e0 di movimento dei capitali, che permette loro di cercare tranquillamente il Paese pi\u00f9 conveniente dove investire, e soprattutto dove insediare formalmente la sede fiscale.<br>E anche qui troviamo UN&#8217;ALTRA delle ragioni della mancanza di risorse per sostenere lo stato sociale.<br>Il caso Amazon dimostra due verit\u00e0:<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>la prima \u2013 la pi\u00f9 importante \u2013 \u00e8 che non \u00e8 vero che il corso delle cose \u00e8 immutabile, ma se ci crediamo, se ci impegniamo, le cose possono cambiare. Si possono conquistare diritti e dignit\u00e0 per i lavoratori;<\/li><li>la seconda \u00e8 la conferma di UNO dei pilastri di questo modello di sviluppo e di globalizzazione: la svalutazione competitiva, la svalorizzazione del lavoro e \u2013 specularmente \u2013 la massimizzazione e la concentrazione dei profitti.<br>\nPer tornare ad una dimensione pi\u00f9 concreta, vicina e attuale: questa dinamica \u00e8 stata portata all&#8217;esasperazione \u2013 ad esempio \u2013 nel sistema delle esternalizzazioni che hanno frammentato i cicli produttivi di larga parte del sistema economico, nella catena infinita degli appalti e dei subappalti, tutti regolati \u2013 perfino quando il committente \u00e8 un soggetto pubblico \u2013 dal criterio del massimo ribasso.<br>\nUn risparmio per il committente tutto scaricato sui diritti, sulle tutele, sulle condizioni dei lavoratori, che sono costretti a cambiare cooperativa o societ\u00e0 almeno una volta all&#8217;anno, e che perdono \u2013 ad ogni cambio di appalto, ad ogni giro di questa \u201cgiostra infernale\u201d \u2013 se non il lavoro, il TFR, i contributi, l\u201fanzianit\u00e0 e tutti i diritti acquisiti.<br>\nOltre ad operare in ambienti dove la salute e la sicurezza del lavoro di fatto non esistono.<br>\nAnche questo un altro tema drammaticamente attuale, visto che in questo 2018 la nostra Regione \u2013 una delle pi\u00f9 ricche, una delle pi\u00f9 avanzate, una delle realt\u00e0 pi\u00f9 importanti del manifatturiero non solo italiano ma europeo \u2013 vive la vergogna di essere la prima regione italiana per morti sul lavoro.<br>\n6<br>\nGuardate, pu\u00f2 sembrare una realt\u00e0 marginale, ma solo nel settore logistico padovano \u2013 faccio l\u201fesempio visto che siamo qui a Padova \u2013 sono impiegati circa 50.000 persone, spesso donne o immigrati, ossia la parte pi\u00f9 debole, pi\u00f9 esposta, pi\u00f9 fragile del mondo del lavoro.<br>\nUna realt\u00e0 dove molto facilmente si insinua anche la criminalit\u00e0 organizzata, come dimostrano le inchieste e le sentenze ormai definitive.<br>\nAnche qui un esempio concretissimo: il meccanismo del c.d. \u201cdoppio ribasso\u201d che la grande distribuzione impone al mondo agricolo.<br>\nUna prima asta in cui vengono selezionati quanti propongono i prezzi pi\u00f9 bassi, e una seconda asta \u2013 tra questi ultimi \u2013 per ottenere un prezzo ancora pi\u00f9 vantaggioso per le grandi catene.<br>\nNon occorre essere esperti del settore per individuare in questa modalit\u00e0 una delle cause dirette del dilagare del fenomeno del caporalato.<br>\nQuella forma estrema di sfruttamento \u2013 quando non di vera e propria schiavit\u00f9 \u2013 che, da ultimo, ha insanguinato le strade della Puglia quest&#8217;estate, con i lavoratori dei campi fatti viaggiare \u2013 stipati come bestie \u2013 dentro furgoni scassati che \u2013 quando si verifica un incidente \u2013 diventano trappole mortali.<br>\nMa il caporalato non \u00e8 pi\u00f9 \u2013 e non lo \u00e8 da tempo \u2013 un fenomeno esclusivamente meridionale.<br>\nInteressa \u2013 e con numeri importanti \u2013 anche le campagne venete e del resto del Nord Italia. Anche in questo caso sono le cronache giudiziarie a testimoniarlo.<br>\nCos\u00ec come lo sfruttamento del lavoro non riguarda solo la logistica, l&#8217;edilizia, l&#8217;agricoltura.<br>\n\u00c8 una realt\u00e0 diffusa, anche nelle nuove professioni digitali.<br>\nQualcuno ha parlato di nuovo \u201cproletariato digitale\u201d per descrivere la condizione di tanti ragazzi, solo in Italia circa mezzo milione, che \u2013 altamente professionalizzati \u2013 operano sul web per committenti piccoli e grandi.<br>\nNegli Stati Uniti \u2013 nei casi pi\u00f9 estremi \u2013 vengono pagati 2 dollari l&#8217;ora.<br>\nE non ho ancora fatto cenno al fattore che \u2013 almeno fino ad ora \u2013 sta acuendo le distorsioni del sistema economico vigente: la rivoluzione tecnologica in corso, che procede con un&#8217;accelerazione di gran lunga superiore alle capacit\u00e0 umane di adattamento.<br>\nL&#8217;idea che ha preso piede \u00e8 che si tratti di un processo neutro, ineluttabile, con delle regole intrinseche che sono immutabili.<br>\nSi tratta invece di un fenomeno umano, quindi condizionabile, indirizzabile, governabile.<br>\n7<br>\nSemplicemente, finora \u00e8 stato gestito e plasmato dai grandi interessi privati che appaiono \u2013 perch\u00e9 lo sono \u2013 ben pi\u00f9 potenti di qualunque governo.<br>\nLa disponibilit\u00e0 economica di Apple \u2013 solo per fare un nome \u2013 \u00e8 equiparabile \u2013 se non superiore \u2013 a quello di uno stato occidentale di decine di milioni di abitanti.<br>\n\u00c8 di gran lunga superiore anche alle grandi aziende industriali tradizionali \u2013 penso in particolare a quelle automobilistiche \u2013 oltretutto, con un rapporto tra numero dei lavoratori e quantit\u00e0 dei profitti infinitamente pi\u00f9 sbilanciato su quest\u201fultimi rispetto alle fabbriche tradizionali.<br>\nSe la politica, se le Istituzioni pubbliche, se le parti sociali non si porranno l\u201fobbiettivo INDISPENSABILE di mettere tutto questo al servizio di tutti, il destino \u00e8 gi\u00e0 segnato: la riduzione di milioni di posti di lavoro, la polarizzazione della societ\u00e0 e dello stesso sistema economico, il concentramento di quote enormi di ricchezza, di mercato e di potere finanziario, economico e quindi politico, senza precedenti.<br>\nPer dirla in estrema sintesi: un capitalismo sempre pi\u00f9 monopolistico, e un modello di sviluppo che sta producendo enormi profitti e assai poco lavoro.<br>\nEppure abbiamo a disposizione tutte le competenze e tutte le conoscenze del mondo \u2013 come mai prima d\u201fora \u2013 per mettere questa straordinaria rivoluzione tecnologica al servizio di un numero potenzialmente illimitato di persone.<br>\nAbbiamo tutti di fronte una grande sfida di progresso: le forze politiche e sociali devono riappropriarsi di quel governo politico di questi processi, che \u00e8 indispensabile per democratizzarli e socializzarli.<br>\nPer noi \u2013 evidentemente \u2013 il tema \u00e8 il governo contrattuale di queste trasformazioni, e in particolare come redistribuire: da una parte il lavoro che inevitabilmente si ridurr\u00e0 e dall\u2019altra l\u201faumento potenzialmente enorme della produttivit\u00e0, che \u2013 per quanto ci riguarda \u2013 non pu\u00f2 essere appannaggio esclusivo del capitale, ma deve tradursi in: PI\u00d9 salario, MENO orario e \u2013 soprattutto \u2013 PI\u00d9 occupazione.<br>\nMi limito solo a dei titoli: contrattazione d\u2019anticipo sull\u201forganizzazione del lavoro e della produzione, forme di partecipazione e codeterminazione diffusa, riconfigurazione dei perimetri e degli ambiti contrattuali da una logica di comparto ad una logica di filiera, formazione continua e permanente, questione salariale che esiste anche al tempo di industria 4.0.<br>\nDico un&#8217;ultima cosa, prima di chiudere.<br>\nIn mezzo a tutto questo \u2013 anzi SOPRA tutto questo \u2013 c&#8217;\u00e8 un&#8217;emergenza colossale, anche questa ignorata dai principali attori politici italiani, e non solo: la questione ambientale, i mutamenti climatici, il \u201cglobal warming\u201d.<br>\nNe abbiamo avuto l&#8217;ennesimo \u201cassaggio\u201d i primi di novembre, con il miliardo di danni causati dal maltempo solo in Veneto, e soprattutto con le 32 vittime che hanno funestato da Nord a Sud il nostro Paese.<br>\n8<br>\nSono tutte questioni che non risolveremo se \u2013 come ci viene suggerito dall&#8217;ideologia dominante, anzi dall&#8217;unica ideologia rimasta in campo \u2013 se ci illudiamo di lasciar mano libera al mercato.<br>\nE le soluzioni non le troveranno gli ingegneri \u2013 con tutto il rispetto \u2013 perch\u00e9 NON SAR\u00c0 una formula matematica a trovare un nuovo necessario equilibrio, capace di tenere insieme crescita, ambiente, diritti del lavoro, e un nuovo welfare in grado di farsi carico delle tante fragilit\u00e0 sociali presenti nelle nostre comunit\u00e0.<br>\nOccorrono la Politica, la filosofia, un nuovo umanesimo che metta al centro di qualunque scelta prima di tutto il destino del pianeta e di chi lo abita.<br>\nRipeto: abbiamo tutte le conoscenze e gli strumenti che servono \u2013 e li abbiamo come mai prima d&#8217;ora \u2013 per garantire condizioni di vita dignitose e un ambiente sano a miliardi di persone.<br>\nServe la volont\u00e0, la responsabilit\u00e0 e l\u2019impegno fattivo per farlo.<br>\nE serve la consapevolezza che SOLO una dimensione collettiva e transnazionale pu\u00f2 avere la massa critica per incidere con efficacia su questi processi.<br>\nPensare infatti di difendersi da fenomeni epocali e globali come questi, rimanendo al sicuro dei propri confini nazionali \u00e8 semplicemente ridicolo.<br>\nCerto, la sfida \u00e8 difficile, e la risposta deve essere all&#8217;altezza.<br>\nLa strada la stanno cercando in tanti.<br>\nLo fa \u2013 con grande profondit\u00e0 e con la lungimiranza necessaria \u2013 l&#8217;ultima enciclica di Papa Francesco.<br>\nSiamo a 70 anni dalla Dichiarazione dei diritti umani, che ha sancito i principi di civilt\u00e0 pi\u00f9 alti ai quali dobbiamo ispirarci: la libert\u00e0, l&#8217;uguaglianza.<br>\nMi soffermo in particolare \u2013 e concludo \u2013 sulla libert\u00e0.<br>\nQualche mese fa \u00e8 stata data la notizia di alcune persone che, in Sicilia, erano state coinvolte in una truffa ai danni delle assicurazioni, ideata da una vera e propria associazione a delinquere.<br>\nIn sostanza, si facevano rompere degli arti \u2013 o comunque si facevano infliggere lesioni personali anche gravissime \u2013 per incassare dall&#8217;assicurazione qualche centinaia o migliaia di euro.<br>\nE le vittime erano per lo pi\u00f9 persone in condizioni di esclusione, di fragilit\u00e0, di disagio sociale e non solo.<br>\nAlessandro Gilioli \u2013 un ottimo giornalista dell&#8217;Espresso \u2013 nel commentare quel terribile episodio, si \u00e8 misurato con un dato che \u00e8 stato sottolineato in particolare dagli inquirenti: si trattava di persone che si facevano rompere gli arti in maniera consenziente.<br>\n9<br>\n&#8220;A me \u2013 ha scritto Gilioli \u2013 la vicenda ha riportato alla mente il traffico di reni in India.<br>\nAnche l\u00ec le persone erano consenzienti: ragazzi di villaggio poverissimi, spesso con debiti ereditati da padri morti per alcolismo o malattie. Il trafficante non faceva fatica a convincerli.<br>\nSono consenzienti anche i lavoratori nepalesi che si fanno deportare in Qatar per costruire gli stadi dei prossimi mondiali di calcio, consegnando i loro passaporti alle agenzie interinali, e quindi se stessi ad una condizione di sostanziale schiavit\u00f9 per un certo numero di anni.<br>\nSono consenzienti gli eritrei che salgono sui pick-up delle bande libiche che li torturano per tutto il viaggio nel deserto.<br>\nSono consenzienti i raccoglitori di pomodori che ogni mattina vanno incontro ai loro caporali.<br>\nSono consenzienti le prostitute straniere o italiane in mano ad una tratta, o semplicemente costrette a subire rapporti sessuali per dar da mangiare a se stesse o ai loro figli.<br>\nIl concetto di consenziente \u2013 in condizioni di povert\u00e0 e di ricattabilit\u00e0 \u2013 viene strattonato fino al suo opposto, anche se TECNICAMENTE rimane tale.<br>\nLa libert\u00e0 umana in questi casi resta solo formale, astratta, teorica. La carne del reale dice l&#8217;opposto. Non c&#8217;\u00e8 libert\u00e0 vera se non sei in condizioni di permettertela, di esercitarla realmente.<br>\nDel resto &#8220;se non ti piace, prendi le tue cose, quella \u00e8 la porta e vai&#8221;, \u00e8 un ritornello che viene ripetuto in ogni situazione di sfruttamento, in ogni condizione in cui si \u00e8 sottopagati, costretti a turni massacranti, o a condizioni di lavoro insicuro.<br>\n&#8220;Nessuno ti costringe&#8221; \u2013 ti dicono \u2013 mentre a costringerti \u00e8 la realt\u00e0.<br>\nLa libert\u00e0 \u2013 allora \u2013 non \u00e8 un diritto civile.<br>\nLa libert\u00e0 \u2013 conclude Gilioli \u2013 \u00e8 prima di tutto un diritto sociale&#8221;.<br>\nSe ce ne ricorderemo \u2013 anche in questa occasione della ricorrenza della dichiarazione dei diritti dell&#8217;Uomo \u2013 se agiremo di conseguenza, eviteremo quanto meno il rischio di celebrare una forma vuota, e soprattutto troveremo la forza per trasformarla in sostanza.<br>\nGrazie dell&#8217;attenzione.<\/li><\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diritti Umani e Organizzazione sociale &#8211;\u201cL\u2019impatto dell\u2019economia globalizzata sulle relazioni sociali ha generato nuove forme di schiavit\u00f9 di produzione e consumo; il problematico equilibrio fra welfare e mercato\u201dChristian Ferrari \u2013 Segretario generale CGIL VenetoConvegno UCID \u2013 Padova, 1 dicembre 2018 Intanto grazie dell&#8217;invito e \u2013 soprattutto \u2013 grazie per aver organizzato questa iniziativa.In tanti ci [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":846,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-845","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-formazione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/845","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=845"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/845\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-json\/wp\/v2\/media\/846"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=845"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=845"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=845"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}