{"id":951,"date":"2019-02-19T14:18:11","date_gmt":"2019-02-19T14:18:11","guid":{"rendered":"http:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/?p=951"},"modified":"2019-02-19T14:22:34","modified_gmt":"2019-02-19T14:22:34","slug":"sotto-scacco-social","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/2019\/02\/19\/sotto-scacco-social\/","title":{"rendered":"SOTTO SCACCO SOCIAL"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-content\/uploads\/sites\/115\/2019\/02\/1264002338GERVASUTTI-ARIO-145X203.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-954\" src=\"http:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-content\/uploads\/sites\/115\/2019\/02\/1264002338GERVASUTTI-ARIO-145X203.jpg\" alt=\"\" width=\"145\" height=\"203\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-content\/uploads\/sites\/115\/2019\/02\/Difesa-Popolo_-17_02_019.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-952\" src=\"http:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-content\/uploads\/sites\/115\/2019\/02\/Difesa-Popolo_-17_02_019-203x300.png\" alt=\"\" width=\"203\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-content\/uploads\/sites\/115\/2019\/02\/Difesa-Popolo_-17_02_019-203x300.png 203w, https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-content\/uploads\/sites\/115\/2019\/02\/Difesa-Popolo_-17_02_019-768x1137.png 768w, https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-content\/uploads\/sites\/115\/2019\/02\/Difesa-Popolo_-17_02_019-692x1024.png 692w, https:\/\/ucid.it\/sezionepadova\/wp-content\/uploads\/sites\/115\/2019\/02\/Difesa-Popolo_-17_02_019.png 1257w\" sizes=\"auto, (max-width: 203px) 100vw, 203px\" \/><\/a>Viviamo nell\u2019era dei Social. Momenti di vita, sentimenti, capacit\u00e0 professionali, tutto \u00e8 in una vetrina virtuale in nome di un fenomeno comunicativo esploso in pochissimi anni che oggi sta \u201cimplodendo\u201d rivelando derive e conseguenze insospettate e impreviste.<\/p>\n<p>\u00abDiritti umani e organizzazione sociale. Il ruolo dei media nell\u2019era dei social: fra paladino della verit\u00e0 e fake news\u00bb sar\u00e0 il tema della riflessione proposta dall\u2019Ucid Padova, venerd\u00ec 22 febbraio\u00a0 alla Fondazione OIC Nazareth (ore 21.15, ingresso libero).<\/p>\n<p>Relatore dell\u2019incontro, il giornalista Ario Gervasutti, capo redattore centrale del Gazzettino, un professionista dell\u2019informazione e della comunicazione che sulla base della propria esperienza quotidiana articola una profonda e grave riflessione sull\u2019attuale ruolo dei media.<\/p>\n<p>\u00abLa questione \u00e8 epocale \u2013 esordisce Gervasutti \u2013. Oggi come mai nella storia, la gente possiede i maggiori strumenti disponibili di conoscenza e informazione, e quindi di democrazia. Ma se questi strumenti dovrebbero consentire una elevazione delle categorie sociali, essi a causa del loro cattivo utilizzo, stanno invece clamorosamente e inaspettatamente ampliando la forbice. Ci troviamo dinanzi ad una massa di persone in grado di comunicare e di informarsi, ma che clamorosamente non lo fa. Fino a 50 anni fa vi erano due categorie sociali: una \u00e9lite che studiava, leggeva libri e giornali, aveva la Tv, e una maggioranza di persone che non aveva accesso ai mezzi di informazione. Nel mezzo vi era una classe intermedia, quella borghese, che tendeva a seguire la classe elitaria. Per cui i genitori facevano studiare i figli, leggevano i giornali, utilizzavano i mezzi di comunicazione per meglio conoscere il mondo. Ora, improvvisamente, in virt\u00f9 dei nuovi strumenti a disposizione si riapre la forbice: una gran parte della classe media si illude di potersi formare ed informare utilizzando in maniera inconsapevole e improvvida i nuovi strumenti, considerandoli non una risorsa, ma una scorciatoia. Per diventare medici, avvocati,\u00a0 registi o giornalisti basta consultare internet, postare qualcosa sul web, inserire foto o video sui social. Le capacit\u00e0 professionali non sono pi\u00f9 necessarie, e tra tutte la quella di rappresentare gli altri, ovvero la politica. Per fare il politico non \u00e8 pi\u00f9 necessaria la competenza: \u00e8 sufficiente il consenso che oggi si raccoglie attraverso la visibilit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Sembrerebbe uno scenario desolante. Ma a chi vanno attribuite le responsabilit\u00e0?<\/p>\n<p>\u00abSicuramente alla nostra generazione. E certamente noi operatori dell\u2019informazione e della comunicazione abbiamo le nostre responsabilit\u00e0, allo stesso modo di altre categorie professionali. Ci\u00f2 ha causato una sfiducia nei confronti della formazione e in chi ha impegnato la propria vita a studiare per mettersi a disposizione degli altri. E se c\u2019\u00e8 sfiducia nei corpi intermedi \u00e8 facile arrivare a teorizzare che lo studio non \u00e8 pi\u00f9 necessario. Grazie all\u2019esasperato accesso ad internet non \u00a0serve avere una persona capace e valida alla quale affidare, di volta in volta, il compito di informarci, di curarci, di rappresentarci pubblicamente, di guidarci dal punto di vista politico. Sulla rete si trovano tutte le risposte!\u00bb<\/p>\n<p>Siamo dunque ad un punto di non ritorno?<\/p>\n<p>\u00abLa classe media \u00e8 ingenuamente scivolata sempre pi\u00f9 verso la parte bassa della forbice illudendosi di prendere la scorciatoia: il danno \u00e8 fatto \u2013 prosegue Ario Gervasutti\u2013. Ma sono certo che nei prossimi 4-5 anni ci sar\u00e0 una presa di coscienza di questo fenomeno da parte delle cosiddette \u00e9lite, quella parte di popolazione pi\u00f9 acculturata ed informata che ha maggiori strumenti a disposizione anche per fare autocritica. A lei il compito di ripristinare la funzione dei corpi intermedi. La deriva \u00e8 che questa \u00e9lite sia sempre pi\u00f9 ristretta e quindi meno in grado di contribuire alla crescita della societ\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>Quale il ruolo dei media e degli operatori dell\u2019informazione per invertire la tendenza?<\/p>\n<p>Innanzitutto giornalisti in grado di tenere la barra dritta, senza colorazioni di parte \u2013 afferma Gervasutti \u2013. E poi adeguare gli strumenti: i giornali sono uguali a 30 anni fa; devono cambiare. E ancora, la multifunzionalit\u00e0 che \u00e8 pi\u00f9 della multimedialit\u00e0. \u00c8 inconcepibile che nello scenario di oggi un giornalista utilizzi un unico strumento di lavoro: la carta stampata, il web, la radio o la tv. E su questo vanno chiamati in causa gli editori che non investono in questa multifunzionalit\u00e0. I gruppi editoriali stessi dovrebbero diventare delle company multifunzionali, ma di questo non si discute. Per\u00f2 non sono pessimista \u2013 conclude Ario Gervasutti \u2013, perch\u00e9 quando torneranno di moda i giornali, la radio, cos\u00ec come i libri di carta che in questo momento stanno vivendo un boom come mai negli ultimi anni, la massa tender\u00e0\u00a0 a seguire quella \u00e9lite per imitarla e per farne parte\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>CONTRO IL NARCISISMO DIGITALE. Educazione digitale Per il magistrato Vartan Giacomelli sta ai genitori il compito di insegnare il significato di valori come la riservatezza e la relazione diretta<\/p>\n<p>Da Agor\u00e0 ad Arena. Da luogo di socializzazione a terra di conflitti. Questa la pericolosa deriva che negli ultimi anni ha generato l\u2019uso scorretto dei Social Media. \u00abEsiste un problema di tutela \u2013 afferma il magistrato Vartan Giacomelli, quotidianamente alle prese nella sua professione con i reati di diffamazione, cyber bullismo, adescamento via social -. Non c\u2019\u00e8 la consapevolezza dei rischi che si corrono nel parlare degli altri in pubblico. Ci sono rischi legati all\u2019onore e alla reputazione e l\u2019effetto di amplificazione prodotto dai social provoca conseguenze lesive sulla dignit\u00e0 delle persone, a volte ben superiori alle intenzioni dell\u2019utente. In particolare sul versante dell\u2019uso di questi strumenti tra adolescenti\u00bb. Come spiegare, da genitore, questo tipo di rischio? \u00abIl tema \u00e8 quello dell\u2019educazione digitale, di come un genitore possa confrontarsi con un figlio che ha certamente conoscenze tecnologiche maggiori delle sue. Credo ci voglia capacit\u00e0 di dare significato a valori come il riserbo, all\u2019interazione diretta. I giovani vivono in una sorta di narcisismo digitale che fa loro credere di essere in contatto con una rete di amicizie, mentre invece si parlano allo specchio. Bisogna insegnare loro a riconoscere la grande fortuna di potersi confrontare con gli altri attraverso l\u2019incontro diretto e non attraverso una semplice connessione.\u00bb<\/p>\n<p>Dopo Youtube, \u00e8 Facebook il pi\u00f9 amato<\/p>\n<p>In Italia, 31 milioni di utenti attivi ogni mese su Facebook, tra giovani e over 35, che restano connessi in media di quasi due ore al giorno. \u00c8 il Social pi\u00f9 diffuso in tutto il mondo: nello scorso anno la sua penetrazione \u00e8 cresciuta del 15 percento rispetto al 2017, superando Google e secondo solo a Youtube.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viviamo nell\u2019era dei Social. Momenti di vita, sentimenti, capacit\u00e0 professionali, tutto \u00e8 in una vetrina virtuale in nome di un fenomeno comunicativo esploso in pochissimi anni che oggi sta \u201cimplodendo\u201d rivelando derive e conseguenze insospettate e impreviste. \u00abDiritti umani e organizzazione sociale. 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