FONDAMENTI TEOLOGICI DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
Giovanni Paolo II, nella grande Enciclica sociale Centesimus annus del 1991, afferma che la dimensione teologica risulta necessaria sia per interpretare che per risolvere gli attuali problemi della convivenza umana.
Il Papa polacco è stato un grande Maestro di Dottrina sociale della Chiesa e tre sono le Encicliche sociali che ci ha lasciato: la Laborem exercens del 1981, la Sollicitudo rei socialis del 1987, la Centesimus annus del 1991, a cento anni dalla prima enciclica sociale di Leone XIII del 1891, Rerum novarum.
E’ importante anche ricordare che Giovanni Paolo II è stato il promotore del Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, pubblicato nel 2004 dalla Libreria Editrice Vaticana.
Nell’Introduzione al Compendio, si legge che tre sono le grandi sfide a cui si trova di fronte l’umanità all’inizio del terzo millennio. La prima sfida è quella più grande e riguarda il confine e la relazione tra natura, tecnica e morale, in ordine ai comportamenti da tenere rispetto a ciò che l’uomo è, a ciò che può fare e a ciò che deve essere. E’ esattamente la sfida a cui ci troviamo di fronte con l’Intelligenza artificiale (IA) e con i suoi eccezionali sviluppi. La seconda sfida riguarda la comprensione e la gestione del pluralismo e delle differenze a tutti i livelli: di pensiero, di opzione morale, di cultura, di adesione religiosa, di filosofia dello sviluppo umano e sociale. Si tratta delle conseguenze dell’applicazione dell’IA che sconvolgono tutta la vita dell’uomo nei suoi molteplici aspetti, a partire dalle disuguaglianze economiche e sociali. La terza sfida tocca la globalizzazione che ha un significato più largo e più profondo di quello semplicemente economico, perché nella storia si è aperta una nuova epoca che riguarda il destino dell’umanità.
Sul destino dell’umanità, la tecnica svolge un ruolo determinante non solo come motore dello sviluppo economico e sociale, ma come rivoluzione che tocca il tempo e lo spazio. Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione comprimono lo spazio, mentre l’IA comprime il tempo, ma con dei limiti che dovrebbero essere invalicabili, altrimenti si sfidano i valori stessi dell’uomo come afferma il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa.
La Dottrina sociale della Chiesa ha due dimensioni: la prima che riguarda il rapporto tra Dio e l’uomo e la seconda che è relativa al discernimento degli atti umani secondo l’etica cristiana. L’etica cristiana si differenzia dalle altre etiche perchè sono prive della dimensione verticale che riguarda il rapporto tra Dio e l’uomo. E’ il caso, ad esempio, dell’etica liberale. Di questo limite si era reso perfettamente conto Hayek quando inaugurò nel 1947 la Mont Pelerin Society e volle introdurre una sessione sui rapporti tra religione cristiana e liberalismo.
Ma veniamo ai fondamenti più strettamente teologici della Dottrina sociale della Chiesa. Per questo dobbiamo considerare due facce fondamentali della religione cristiana: il primo è quello della redenzione vicaria dell’uomo attraverso il sacrificio sulla croce di Gesù Cristo figlio unigenito di Dio, per redimire i nostri peccati. La seconda faccia è quella della salvezza perché l’uomo per salvarsi deve compiere il bene e fuggire il male, con l’aiuto della grazia. Con riferimento a questa seconda faccia possiamo pensare alla funzione dell’imprenditore secondo i grandi valori della Dottrina sociale della Chiesa. In base a questi valori, l’impresa è una comunità di persone in cui l’imprenditore esercita la sua autorità non come potere ma come servizio per la costruzione del bene comune. Bene comune che è l’obiettivo finale del pensiero sociale della Chiesa, raggiungibile attraverso valori fondamentali da rispettare e perseguire: lo sviluppo integrale dell’uomo, la solidarietà, la sussidiarietà, la destinazione universale dei beni.
La Dottrina sociale della Chiesa è il ponte che unisce queste due facce che costituiscono una medesima persona. L’uomo ha bisogno sia della redenzione vicaria operata dall’amore di Dio che ha sacrificato suo figlio unigenito per salvarci. E la salvezza deve dipendere anche dalla volontà dell’uomo che sceglie liberamente il bene attraverso le opere. La fede e le opere sono come due ali che consentono all’uomo di volare verso la verità, quella verità che ci rende liberi.
Giovanni Scanagatta
Professore di Politica economica e monetaria all’Università di Roma “La Sapienza”