“Intelligenza artificiale e possibilità di un modello europeo” di Giovanni Scanagatta e Stefano Sylos Labini

Apr 14, 2026 | Riflessioni

INTELLIGENZA ARTIFICIALE E POSSIBILITA’ DI UN MODELLO EUROPEO

 

Giovanni Scanagatta* Stefano Sylos Labini**

 

L’intelligenza artificiale (IA) rappresenta oggi uno dei principali campi di competizione economica e tecnologica globale. Il suo sviluppo è segnato da forti dinamiche oligopolistiche e da un rilevante progresso tecnico che richiede grandi investimenti in ricerca e sviluppo.

I mercati sono dominati da poche grandi imprese che usano prezzi, dimensione e innovazione per difendere la loro posizione accrescendo i profitti e influenzando profondamente la velocità del progresso tecnologico.

La teoria economica offre strumenti utili per interpretare questo fenomeno. Joseph Schumpeter sottolineava come l’innovazione sia guidata da grandi imprese capaci di sostenere ingenti investimenti e di alimentare processi di “distruzione creatrice”. In questa prospettiva, una certa concentrazione del mercato può favorire il progresso tecnologico. Tuttavia, Paolo Sylos Labini evidenziava come l’oligopolio possa anche tradursi in barriere all’entrata e rigidità strutturali che ostacolano il processo di sviluppo.

Il settore dell’IA riflette pienamente questa tensione teorica. Da un lato, gli enormi costi di ricerca, dati e infrastrutture rendono inevitabile la presenza di pochi grandi attori dominanti, soprattutto negli Stati Uniti e in Cina. Dall’altro, il progresso tecnico accumulato da queste imprese crea un vantaggio cumulativo che rende estremamente difficile per nuovi entranti competere su scala globale.

Per l’Europa, il problema non è solo tecnologico, ma anche industriale e politico. Il continente dispone di eccellenze nella manifattura avanzata, nei trasporti, nell’energia e nella robotica, ma manca di piattaforme digitali integrate e di una massa critica comparabile a quella dei principali concorrenti globali.

In questo contesto, una risposta concreta potrebbe essere la creazione di un Consorzio Europeo dell’IA ispirato a esperienze di cooperazione industriale già sperimentate in altri settori strategici. Il consorzio dovrebbe coinvolgere grandi gruppi industriali come Airbus, Mercedes-Benz, Siemens, Alstom, Leonardo, insieme ad altri attori europei nei settori dell’energia, delle telecomunicazioni e del digitale, oltre a centri di ricerca e istituzioni pubbliche.

Dal punto di vista operativo, il consorzio potrebbe articolarsi su alcuni assi strategici principali. In primo luogo, lo sviluppo di infrastrutture comuni di calcolo ad alte prestazioni, con data center distribuiti sul territorio europeo e accessibili anche a piccole e medie imprese e startup innovative. In secondo luogo, la creazione di una piattaforma condivisa di dati industriali, nel rispetto delle normative europee, per alimentare modelli di IA applicati alla manifattura, alla mobilità e alla transizione energetica.

Un terzo ambito riguarda i settori applicativi prioritari: industria, mobilità intelligente, difesa, sanità ed energia. In questi campi, l’Europa possiede già competenze distintive che potrebbero essere potenziate attraverso l’integrazione con tecnologie di intelligenza artificiale. Il consorzio potrebbe inoltre sviluppare standard aperti e interoperabili, riducendo la dipendenza da soluzioni proprietarie extraeuropee.

Sul piano finanziario, un’iniziativa di questa portata richiederebbe investimenti iniziali nell’ordine di decine di miliardi di euro, sostenuti congiuntamente da capitali pubblici europei (ad esempio attraverso programmi comuni) e da contributi privati delle imprese partecipanti. Un modello di governance pubblico-privato garantirebbe sia l’efficienza operativa sia l’allineamento con gli obiettivi strategici dell’Unione.

Sarà fondamentale che il consorzio mantenga un’impostazione aperta, favorendo l’accesso a nuovi entranti. Allo stesso tempo, coerentemente con l’intuizione di Joseph Schumpeter e Paolo Sylos Labini, dovrà essere in grado di concentrare risorse sufficienti per sostenere innovazioni radicali.

Inoltre, va tenuto presente che l’IA ha un impatto energetico significativo e crescente, con i data center che potrebbero consumare oltre il 3% dell’elettricità mondiale entro il 2030. In questo ambito l’Europa è debole, se consideriamo che le importazioni di energia sono pari ad oltre il 50% dei consumi totali. Si pone dunque con maggiore forza e urgenza il problema dell’indipendenza energetica del Vecchio Continente che sta subendo un grave danno sia dalla guerra in Ucraina che intaccato i rapporti con la Federazione Russa, sia dalla guerra in Iran che potrebbe provocare una recessione molto pesante e addirittura una scarsità degli approvvigionamenti energetici. E’ anche vero che se da un lato l’IA consuma tanta energia, dall’altro può ottimizzare l’efficienza energetica in diversi settori, permettendo di conseguire notevoli risparmi di energia. Tuttavia la crescita esponenziale della potenza di calcolo, che raddoppia circa ogni cinque mesi, solleva preoccupazioni sulla sostenibilità energetica a lungo termine.

In conclusione, il rapporto tra oligopolio, progresso tecnico e intelligenza artificiale impone all’Europa una riflessione strategica profonda. La creazione di un consorzio europeo dell’IA rappresenta una possibile sintesi tra esigenze di scala e tutela della concorrenza: un tentativo di costruire un modello di sviluppo autonomo, capace di coniugare efficienza, innovazione e valori democratici. Solo attraverso un’azione coordinata e ambiziosa l’Europa potrà costruire il proprio modello di sviluppo tecnologico e riaffermare il suo ruolo nel nuovo ordine economico globale.

*Professore di Politica economica e monetaria all’Università di Roma “La Sapienza”

**Gruppo Moneta Fiscale