L’ENCICLICA SOCIALE DI PAPA LEONE XIV MAGNIFICA HUMANITAS
Giovanni Scanagatta*
Il 25 maggio scorso è stata presentata in Vaticano l’Enciclica sociale di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas. Il documento è stato firmato dal Papa il 15 maggio, nella ricorrenza dei 135 anni dell’Enciclica sociale Rerum novarum di Leone XIII.
La scelta del titolo è ben spiegata al numero 1 dell’Enciclica che si riporta qui di seguito.
“La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme. Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile. Ma su ogni epoca incombe il rischio di costruire un mondo disumano e più ingiusto. Là dove l’umanità corre il pericolo di smarrire il proprio volto, noi cristiani alziamo gli occhi verso il Dio che si è fatto carne, sapendo che «solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo». Questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza”.
L’Enciclica si compone di 5 capitoli che si sviluppano in 245 punti, più le conclusioni, dedicate al Magnificat della Vergine Maria per illuminare il futuro dell’uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio.
L’Enciclica è prevalentemente dedicata all’Intelligenza Artificiale (IA), ma non solo. Essa contiene anche un efficace excursus della Dottrina Sociale della Chiesa, partendo dalla Rerum novarum di Leome XIII a cui è dedicato molto spazio. Segue poi tutta una parte su tutte le Encicliche sociali dei Papi a cominciare dalla Quadragesimo anno del 1931 di Pio XI fino ad arrivare alla Laudato sì di Papa Francesco e alla Fratelli tutti. Si tratta di un utilissimo Compendio del pensiero sociale della Chiesa che richiama, sia pure con diverse dimensioni, il Compendio del 2004 voluto da Giovanni Paolo II. Ampio spazio viene dedicato anche ai grandi valori della Dottrina sociale della Chiesa che sono lo sviluppo integrale della persona umana, la solidarietà, la sussidiarietà, la destinazione universale dei beni, il bene comune.
Papa Leone mette in guardia dal grave pericolo che sta correndo l’uomo con la sindrome di Babele se non si ha ben chiara la funzione dell’IA che è uno strumento creato dall’uomo e per l’uomo e non viceversa. La visione dell’IA che è destinata a sostituire l’uomo in tutte le sue funzioni, superandolo, è estremamente pericolosa ed errata e traferisce il potere politico agli oligopoli che dominano la tecnologia e i suoi sviluppi. Si tratta del post-umanesimo e del trans-umanesimo attentamente analizzati nell’Enciclica. Pertanto, secondo Papa Leone, il vero problema dell’IA non è tecnologico ma antropologico perché riguarda il futuro dell’uomo con il suoi valori di libertà, responsabilità, dignità, creatività. Per questo l’IA deve essere disarmata: una visione a cui Papa Leone tiene molto fin dall’inizio del suo pontificato (pace disarmata e disarmante).
L’Enciclica affronta anche il problema della crisi del multilateralismo e delle grandi istituzioni internazionali politiche, economiche e sociali nate dopo la seconda guerra mondiale. Bisogna tornare al dialogo e alla pace sapendo che lo sviluppo è il nuovo nome della pace, come ci ricorda la Populorum progressio di Paolo VI del 1967. L’istruzione e la scuola sono gli strumenti fondamentali per educare i giovani ai valori della giustizia e della pace per la costruzione di un mondo migliore.
Il testo insiste sul fatto che la tecnologia non è cattiva in sé, ma non è nemmeno neutrale: riflette gli interessi, i valori e le intenzioni di chi la progetta, la finanzia e la utilizza. Per questo motivo l’IA deve essere orientata al bene comune e al servizio della persona.
Il cuore dell’enciclica è la difesa della dignità umana. Leone XIV ricorda che ogni persona possiede un valore unico e irriducibile, che nessuna macchina può sostituire. L’IA può imitare alcune capacità cognitive, ma non possiede coscienza morale, libertà interiore, relazioni autentiche o capacità di amare. Di conseguenza, il progresso tecnologico non deve mai ridurre l’uomo a semplice dato, consumatore o ingranaggio economico.
Grande attenzione è dedicata al lavoro. Come la rivoluzione industriale trasformò la società dell’Ottocento, così l’IA rischia oggi di creare nuove disuguaglianze, precarietà ed esclusione. Il Papa chiede che i benefici tecnologici siano condivisi da tutti e non concentrati nelle mani di pochi gruppi economici o politici. Invita quindi gli Stati e le istituzioni internazionali a regolamentare le piattaforme digitali, gli algoritmi e i dati, affinché siano strumenti di sviluppo umano integrale e non di sfruttamento.
Un altro tema centrale, come accennato, è la pace. Leone XIV denuncia l’uso dell’intelligenza artificiale nelle guerre, nella sorveglianza e nella manipolazione dell’informazione. L’enciclica insiste sulla necessità di “disarmare l’IA”, cioè sottrarla alle logiche di dominio, controllo e distruzione. Il Papa critica le armi autonome e invita a rafforzare il dialogo internazionale, il multilateralismo e la cooperazione tra i popoli.
Infine, il documento propone una visione positiva e spirituale del futuro: la tecnologia deve aiutare l’uomo a crescere nella fraternità, nella giustizia e nella solidarietà, senza sostituire le relazioni umane né oscurare il rapporto con Dio. L’enciclica si conclude con un forte appello a “rimanere umani”, costruendo una civiltà fondata sulla verità che sola ci rende uomini liberi, sulla responsabilità condivisa e sulla centralità della persona umana.
Roma, 26 maggio 2026
Appendice
Si riporta qui di seguito la sintesi di un modello sviluppato dal Prof. Cesare Imbriani e dal sottoscritto che mostra che l’utilizzo esclusivo, forte e pervasivo dell’IA consente un grande sviluppo della produttività e del reddito pro capite, ma a prezzo di forti disuguaglianze e di sacrificio della dignità della persona umana. Occorre per questo includere nel modello un “vincolo antropologico” per preservare i valori inalienabili della persona che sono la libertà, la responsabilità, la dignità, la creatività. In questo caso si riduce un po’ la crescita del reddito pro capite, ma diminuiscono le disuguaglianze e si favorisce lo sviluppo integrale dell’uomo.
Nell’esercizio vengono simulati tre scenari su un orizzonte di 30 anni, assumendo la popolazione mondiale in lieve declino: −0,2% annuo.
Scenario A
Nello scenario A si suppongono una forte presenza dell’IA, istituzioni deboli (post-umanesimo) e basso vincolo antropologico. Il risultato è una crescita rapida del reddito pro-capite, tra il 2,5 e il 3%, una riduzione progressiva del vincolo antropologico, una stagnazione del benessere. In sintesi, una crescita economica efficiente ma socialmente regressiva.
Scenario B
Nello scenario B la presenza dell’IA continua ad essere elevata; le istituzioni vengono supposte forti (centralità della persona); il vincolo antropologico è alto. La simulazione fornisce come risultato una crescita del reddito pro capite inferiore a quella dello scenario A, tra l’1,8 e il 2,2%. La centralità della persona risulta stabile, mentre si accresce molto il benessere complessivo. In sintesi, si tratta di uno sviluppo intensivo compatibile con il modello antropologico.
Scenario C
Nello scenario C la presenza dell’IA è moderata, mentre le istituzioni sono ipotizzate ad un livello elevato. Anche il vincolo antropologico è molto alto. Il risultato della simulazione indica una crescita più lenta, tra l’1 e l’1,3%, una elevata stabilità sociale, una riduzione delle disuguaglianze con accentuato rispetto del vincolo antropologico. In sintesi, un sentiero di meno dinamico ma accettabile, in presenza di un forte rispetto del vincolo antropologico.
Gli esercizi di simulazione controfattuale hanno mostrato che, a parità di intensità di intelligenza artificiale, i sentieri di crescita che rispettano il vincolo antropologico generano un benessere sociale superiore rispetto a quelli che massimizzano il solo reddito pro capite. Questo risultato è coerente con l’approccio delle capabilities di Amartya Sen e con le critiche alla neutralità tecnologica. In un’economia con IA come fattore moltiplicativo, la massimizzazione del reddito pro capite può condurre a sentieri di crescita non ottimali in termini di benessere sociale se viola il vincolo antropologico. Questo è un risultato nuovo, non presente nei modelli standard.
*Professore di Politica economica e monetaria all’Università di Roma “la Sapienza”