{"id":11780,"date":"2024-09-23T10:44:55","date_gmt":"2024-09-23T08:44:55","guid":{"rendered":"https:\/\/ucid.it\/sezioneroma\/?p=11780"},"modified":"2025-02-10T10:09:47","modified_gmt":"2025-02-10T09:09:47","slug":"solo-con-la-crescita-si-puo-ridurre-il-debito-pubblico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ucid.it\/sezioneroma\/2024\/09\/23\/solo-con-la-crescita-si-puo-ridurre-il-debito-pubblico\/","title":{"rendered":"&#8220;Solo con la crescita si pu\u00f2 ridurre il debito pubblico&#8221; a cura di Giovanni Scanagatta e Stefano Sylos Labini"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;4.22.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.22.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.22.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.22.2&#8243; _module_preset=&#8221;default&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; theme_builder_area=&#8221;post_content&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019intervento del Governatore della Banca d\u2019Italia Fabio Panetta al <em>meeting<\/em> di agosto Comunione e Liberazione ha suscitato un grande interesse. Il Governatore ha sottolineato che le spese per l\u2019istruzione sono inferiori alle spese per interessi sul debito pubblico e che quindi l\u2019obiettivo della politica economica deve essere la riduzione dell\u2019enorme debito che il nostro Paese ha accumulato negli ultimi decenni. Nel 2024 la spesa per interessi raggiunger\u00e0 il 4% del Pil, circa 100 miliardi di euro su un debito pubblico che presto superer\u00e0 la quota di 3.000 miliardi di euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ineccepibile, ma come raggiungere questo obiettivo? Ci sono due strade di fronte a noi. La prima \u00e8 quella di aumentare le tasse e ridurre la spesa pubblica che per\u00f2 rischia di far crollare il Pil e le entrate fiscali e quindi di far aumentare il rapporto debito\/Pil. Olivier Blanchard, gi\u00e0 capo economista del Fondo Monetario Internazionale, aveva riconosciuto che il moltiplicatore fiscale e cio\u00e8 il rapporto tra tagli al deficit e diminuzione della crescita, \u00e8 molto pi\u00f9 alto di quanto si pensasse sconfessando le politiche di austerit\u00e0 per ridurre il debito pubblico. Ma il nuovo Patto di Stabilit\u00e0 imporr\u00e0 alla maggior parte degli Stati dell\u2019eurozona un pesante percorso di aggiustamento dei conti pubblici deprimendo la crescita dell\u2019economia. La recente affermazione dell\u2019estrema destra tedesca nasce proprio dalla crisi economica che sta colpendo la Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La seconda strada \u00e8 quella di puntare sulla crescita proprio per ridurre il rapporto debito\/Pil visto che la diminuzione del debito in termini assoluti con tassi d\u2019interesse mediamente elevati \u00e8 un obiettivo molto difficile da conseguire. Oggi in Italia i dati sulla crescita non sono affatto incoraggianti: dal 2024 il Pil \u00e8 in sostanziale stagnazione, la produzione industriale sta diminuendo dal secondo trimestre del 2022 e l\u2019apporto del PNRR non ha ancora prodotto una spinta consistente sulla nostra economia. Le dichiarazioni del Ministro dell\u2019Economia al riguardo hanno suscitato notevoli preoccupazioni: Giorgetti ha evocato i piani quinquennali di sviluppo dell\u2019Unione Sovietica per indicare che i vincoli burocratici associati alla spesa di questi fondi ne stanno depotenziando l\u2019impatto. A ci\u00f2 si aggiunge che non siamo mai stati capaci di spendere i soldi europei in modo rapido ed efficiente, che si tratta pur sempre di un debito e che la parte pi\u00f9 consistente dei fondi finora spesi \u2013 circa 30 miliardi di euro su 50 &#8211; sono legati ai crediti d\u2019imposta per l\u2019industria e per l\u2019edilizia e cio\u00e8 alle decisioni d\u2019investimento delle imprese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo quadro bisognerebbe ripensare ai crediti fiscali trasferibili che sono uno strumento molto potente per finanziare l\u2019economia ma che purtroppo nel triennio 2021\/23 sono stati gestiti in modo assai discutibile dai governi che si sono succeduti. Ci sono due linee d\u2019azione che potrebbero essere perseguite a costo zero. La prima \u00e8 quella di rendere trasferibili i crediti d\u2019imposta previsti per il piano Industria 5.0. In questo modo le imprese potrebbero disporre di liquidit\u00e0 immediata sfruttando lo sconto in fattura e monetizzando i crediti mentre per lo Stato l\u2019impatto sul bilancio pubblico non cambierebbe: le minori entrate si avranno quando gli sconti fiscali saranno esercitati per pagare meno tasse. La seconda \u00e8 quella di favorire la circolazione e la monetizzazione dei crediti fiscali fin qui emessi nel settore edilizio, che sono bloccati nei cassetti fiscali dei committenti e delle imprese e che stanno provocando crisi di liquidit\u00e0, blocco dei cantieri, fallimenti e cassa integrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il compito del governo dovrebbe essere quello di ripristinare la fiducia su questo strumento garantendo un mercato di scambio fluido ed efficiente con degli acquirenti sicuri come la Cassa Depositi e Prestiti e le imprese partecipate dallo Stato (ENI, ENEL, ecc.) che pagano decine di miliardi di euro di tasse e contributi ogni anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La futura riduzione dei tassi d\u2019interesse della Banca Centrale Europea pu\u00f2 dare una boccata d\u2019ossigeno alla nostra economia sebbene le decisioni della BCE siano lente di fronte alla gravit\u00e0 della situazione; mentre il progetto di Europa federale invocato da Mario Draghi con investimenti pubblici centralizzati e debito comune incontra l\u2019ostilit\u00e0 della Germania e degli altri paesi nordici e richiederebbe una <em>governance <\/em>sul modello americano con un Presidente degli Stati Uniti d\u2019Europa, un ministro del Tesoro e cos\u00ec via.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per concludere, se non rimettiamo in moto la crescita dell\u2019economia, il peso del debito sul Pil sar\u00e0 destinato ad aumentare aggravando una situazione gi\u00e0 molto complicata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Giovanni Scanagatta, <\/em><em>Professore di Politica economica e monetaria all\u2019Universit\u00e0 \u201cLa Sapienza\u201d di Roma<\/em><\/p>\n<p><em>Stefano Sylos Labini, Gruppo Moneta Fiscale<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Roma, 23 settembre 2024<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019intervento del Governatore della Banca d\u2019Italia Fabio Panetta al meeting di agosto Comunione e Liberazione ha suscitato un grande interesse. 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