{"id":513,"date":"2016-05-02T12:17:50","date_gmt":"2016-05-02T10:17:50","guid":{"rendered":"http:\/\/ucid.it\/sezioneroma\/?p=513"},"modified":"2016-05-02T12:19:09","modified_gmt":"2016-05-02T10:19:09","slug":"seminario-il-lavoro-unopera-di-misericordia-giovedi-28-aprile-alle-17-30","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ucid.it\/sezioneroma\/2016\/05\/02\/seminario-il-lavoro-unopera-di-misericordia-giovedi-28-aprile-alle-17-30\/","title":{"rendered":"Seminario &#8220;Il Lavoro: un&#8217;opera di Misericordia&#8221;  Gioved\u00ec 28 aprile alle 17.30"},"content":{"rendered":"<p>Problemi e prospettive del lavoro.<\/p>\n<p>Come imprenditori cattolici, che seguono i principi e i valori della Dottrina Sociale della Chiesa, crediamo fortemente in un\u2019economia basata sulla centralit\u00e0 della persona, con una forte dimensione sociale a servizio dell\u2019uomo.<br \/>\nLa cosa pi\u00f9 importante da fare \u00e8 ricreare le condizioni di sviluppo per far ripartire il Paese e ridare fiducia ai giovani, promuovendo concrete politiche per facilitare il loro inserimento nel mondo del lavoro; e per fare questo bisogna ritornare a un\u2019etica del lavoro e del &#8220;fare impresa&#8221; basata su principi condivisi e valori comuni, perch\u00e9 solo cos\u00ec ci pu\u00f2 essere crescita e sviluppo per l\u2019intera societ\u00e0.<br \/>\nE\u2019 evidente nel nostro Paese la scollatura fra la scuola ed il mondo del lavoro. Occorre pertanto che si instauri sia un collegamento diretto tra Universit\u00e0 e scuole secondarie, in modo da favorire scelte consapevoli in merito a prospettive e aspettative occupazionali, sia costruire un legame forte ed efficace tra l\u2019 Universit\u00e0 e l\u2019 impresa, di modo che le facolt\u00e0 formino i ragazzi sulla base delle esigenze delle aziende. E\u2019 questo il problema perch\u00e9 per cogliere le opportunit\u00e0 offerte dal progresso tecnico in termini di sviluppo bisogna avere un capitale umano formato ai pi\u00f9 alti livelli.   Ci ha pensato, per la verit\u00e0, un po\u2019 il provvedimento sulla \u201cBuona Scuola\u201d che prevede l\u2019obbligo dell\u2019alternanza scuola-lavoro, con 400 ore per gli istituti tecnici e professionali e 200 ore per i licei. Purtroppo l\u2019attuazione del provvedimento \u00e8 partito a due velocit\u00e0, con gli istituiti tecnici che incontrano meno difficolt\u00e0 ed i licei con molte difficolt\u00e0, inventandosi modelli applicativi che non sono una vera alternanza.<br \/>\nC\u2019\u00e8 la grande difficolt\u00e0 di trovare un \u201ctutor\u201d in azienda che segua gli studenti e renda fruttuosa l\u2019alternanza. Ma in questo caso  la legge non prevede alcun incentivo per il tutor, e alcune associazioni di categoria lo stanno facendo in via privatistica coinvolgendo le imprese aderenti che non sanno neppure che per partecipare al progetto, bisogna iscriversi in una sezione speciale della camera di commercio (a Roma ne sono iscritte solo 2). Forse sarebbe pi\u00f9 efficace  mantenere tale alternanza solo per gli istituti tecnici e invece per i licei diminuire gli anni di studio da 5 a 4 anni (come avviene nei principali Paesi europei), recuperando l\u2019anno prevedendo un\u2019 esperienza in azienda durante il periodo universitario, quando, essendo lo studente pi\u00f9 maturo, anche l\u2019azienda \u00e8 maggiormente  incentivata a formarlo affiancandolo a risorse interne.<br \/>\nSull\u2019alternanza scuola-lavoro siamo fortemente in ritardo: in Italia solo il 4% degli studenti \u00e8 interessato, contro una media europea del 13% e un valore della Germania superiore al 20%.<br \/>\nPer un giovane la prospettiva di lavoro fa parte integrante della sua vita e della sua crescita, gli permette un rapporto sano e indipendente dalla famiglia d\u2019origine, ne aumenta l\u2019autostima e diviene una condizione indispensabile per poter progettare il proprio futuro; la possibilit\u00e0 di avere un&#8217;occupazione aiuta i giovani a sentirsi parte integrante e attiva della societ\u00e0 in cui vivono.<br \/>\nAl contrario oggi un giovane su quattro si \u00e8 rassegnato a non costruire il proprio futuro, non studia, non lavora e non cerca nemmeno un impiego. \u00c8 necessario quindi guardare al futuro costruendo nuove opportunit\u00e0 per i giovani.<br \/>\nNegli ultimi giorni si \u00e8 tornato a parlare di flessibilit\u00e0 in uscita per l\u2019accesso alla pensione anticipata, in modo da fare spazio ai giovani nel mondo del lavoro; o ancora con il recente decreto sul part time previsto dalla legge di Stabilit\u00e0 che consente ai lavoratori dipendenti del settore privato che sono a non pi\u00f9 di tre anni dal raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia di fare un accordo con il datore di lavoro per passare dal regime a tempo pieno a un orario parziale (dal 40 al 60% di quello normale) prendendo per\u00f2 una retribuzione pari a circa i due terzi di quella ordinaria e non subendo danni sulla pensione futura a causa del mancato pagamento dei contributi all\u2019Inps, perch\u00e9 sar\u00e0 lo Stato a farsene carico. Tali provvedimenti potrebbero aprire spazi all\u2019assunzione di giovani, anche se non c\u2019\u00e8 alcun obbligo in tal senso per le aziende. Si stima che 20.000 lavoratori potrebbero essere interessati all\u2019 opzione part time. In alternativa, si potrebbe pensare ad un meccanismo diverso, quello della staffetta generazionale. Pratica peraltro gi\u00e0 utilizzata soprattutto dal mondo bancario (Unicredit, MPS, Intesa, BCC, etc.), dalla Fiat, dalla Ferrari, dalla Nestl\u00e8, dalla Coca Cola, dalle Ferrovie, dalle Poste, etc. Certo questo tipo di alternanza potrebbe far indignare pi\u00f9 di un illustre accademico, politico o letterato o come diceva Pietro Ichino essa rappresenta una \u201ctipica manifestazione del regime di job property che caratterizza il nostro Paese. Poich\u00e9 il posto di lavoro \u00e8 oggetto di diritto di propriet\u00e0, pare giusto che lo si possa lasciare in eredit\u00e0 a un figlio o nipote\u201d. A mio avviso, oggi la questione \u00e8 superata con l\u2019introduzione del \u201cjobs act\u201d. In passato i tentativi di staffetta generazionale fatti da Marini, Treu, Damiano non hanno avuto esiti particolarmente positivi perch\u00e9 si incentivava l\u2019uscita dall\u2019azienda del lavoratore senior con<br \/>\nl\u2019immissione in azienda di un parente non pensando che facendo ci\u00f2 gli introiti che rappresentavano il sostentamento per tutta la famiglia venivano sostituiti solo parzialmente da quelli del giovane lavoratore.<br \/>\nPartendo dalle parole di Papa Francesco \u201csenza lavoro non c\u2019\u00e8 dignit\u00e0\u201d e non c\u2019\u00e8 dignit\u00e0 per tutti, sia ricchi che poveri, e dalle dichiarazioni della scorsa settimana fatte dal sottosegretario alla presidenza, Tommaso Nannicini, che sostiene  che \u201cla flessibilit\u00e0 costerebbe troppo, ed \u00e8 preferibile  parlare di un mix di interventi per platee limitate di lavoratori\u201d, l\u2019idea che vorremmo proporre \u00e8 quella della staffetta generazionale parzialmente riservata ai soli dirigenti. L\u2019alternanza tra padri e figli sar\u00e0 proposta dall\u2019azienda ai dirigenti, per il 50% delle assunzioni, riservando l\u2019altro 50% ad altri giovani<br \/>\nsenza alcun rapporto di parentela con il dirigente in uscita. Pi\u00f9 precisamente le aziende possono proporre ai loro dirigenti che sono a 5 anni dalla pensione e che hanno un reddito annuale di oltre \u20ac 150.000,00 di subire una decurtazione del 10% dal proprio reddito (tra i 100.000 e i 200.000 euro di retribuzione lorda annua i dipendenti sono 339.217, sopra i 200.000 euro lordi sono 106.356; dati Istat 2014), in cambio dell\u2019ingresso nell\u2019organico di un figlio o di un parente, sempre che il giovane da assumere possieda i requisiti richiesti dall\u2019azienda. Si recupererebbero tra \u20ac 18\/20.000,00 annui per lavoratore. Tale importo verrebbe utilizzato dall\u2019azienda (aziende che possono permettersi retribuzioni cos\u00ec elevate sono aziende medio\/grandi) per assumere il giovane indicato dal lavoratore (sgravi della<br \/>\ncontribuzione per i primi 5 anni per chi assume giovani). Dal  5 anno se il giovane non \u00e8 capace, non necessario o altro motivo, l\u2019azienda pu\u00f2 procedere con il suo licenziamento &#8211; per fatti gravi o imprevisti anche prima dei 5 anni &#8211; come d&#8217;altronde avviene per qualsiasi altra azienda (jobs act).<br \/>\nQuale lavoratore tra i 60\/62 anni che ha un ottimo stipendio, che probabilmente \u00e8 gi\u00e0 proprietario di casa\/case e che ha gi\u00e0 ammortizzato le spese importanti non rinuncerebbe ad una piccola fetta della sua retribuzione (10%) per dare lavoro al figlio o ad un parente da lui indicato. Quale azienda si priverebbe di un giovane lavoratore su cui puntare per i prossimi anni a costo zero, senza dover rinunciare all\u2019 esperienza\/capacit\u00e0 del lavoratore senior. Tale manovra potrebbe creare tra 180\/200.000 posti di lavoro, ridurrebbe il peso pensionistico all\u2019 INPS, potrebbe essere realmente da stimolo all\u2019economia perch\u00e9 si rimetterebbero in circolo quei capitali che vengono utilizzati prevalentemente per<br \/>\ninvestimenti tradizionali e non produttivi (BTP\/CCT\/BTPI, etc.).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Problemi e prospettive del lavoro. Come imprenditori cattolici, che seguono i principi e i valori della Dottrina Sociale della Chiesa, crediamo fortemente in un\u2019economia basata sulla centralit\u00e0 della persona, con una forte dimensione sociale a servizio dell\u2019uomo. 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