“La grande rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale: siamo solo agli inizi” a cura di Giovanni Scanagatta

Mar 3, 2025 | Attualità, Riflessioni

LA GRANDE RIVOLUZIONE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: SIAMO SOLO AGLI INIZI

Giovanni Scanagatta*

Alcuni hanno definito l’intelligenza artificiale (IA) una grande rivoluzione simile a quella della scoperta dell’elettricità. E siamo solo agli inizi, per cui l’affermazione non appare esagerata.

Negli ultimi anni abbiamo avuto una forte accelerazione del progresso scientifico e tecnico in diversi campi: tecnologie dell’informazione e della comunicazione, biotecnologie, nanotecnologie, nuovi materiali, robotica, nuove fonti di energia con sviluppi del nucleare. Tutte queste aree verranno penetrate in modo orizzontale dall’intelligenza artificiale con grandi convergenze dagli esiti inimmaginabili. Avremo robot intelligenti in grado di badare alle faccende domestiche, ad assistere gli anziani e a colloquiare con loro per non farli sentire soli. E questo è un esempio per indicare che in futuro tutto sarà letteralmente rivoluzionato: nuovi modi di vivere, di produrre, di consumare, di lavorare. Aumenterà il tempo libero perché l’intelligenza artificiale ci libererà dalla fatica della mente, dopo che le varie rivoluzioni industriali ci hanno liberato dalla fatica delle braccia. La speranza è che il maggiore tempo disponibile sia dedicato all’arricchimento culturale e spirituale della persona e non ad uno sfrenato consumismo.

Tutto questo è stato intuito da un grande economista austriaco già agli inizi del secolo scorso:  Joseph Schumpeter che nel 1911 ha pubblicato un’opera fondamentale intitolata “Teoria dello sviluppo economico”. L’artefice dello sviluppo, secondo Schumpeter è l’impreditore innovatore, da distinguere dal manager. L’innovazione va intesa in modo molto ampio. Non solo innovazione di processo e di prodotto, ma anche scoperta di nuovi mercati, di nuovi metodi di comunicazione e di trasporto, di nuovi modelli organizzativi e gestionali delle imprese e così via. Quindi un’economia dinamica, e non statica, in cui il progresso scientifico e tecnico è endogeno. Nell’economia statica, il flusso circolare del reddito si ripete in modo costante e i prezzi sono governati dai costi, con profitti tendenzialmente nulli sotto la spinta della concorrenza. L’economia dinamica, con la scoperta di innovazioni rivoluzionarie, si caratterizza per mercati di tipo oligopolistico in cui i prezzi possono essere stabilmente mantenuti al di sopra dei costi medi, realizzando profitti.

Senza sviluppo, cioè economia dinamica, non ci sono profitti e senza profitti non c’è sviluppo. Questo processo naturalmente determina grandi ricchezze tipiche del sistema capitalistico e quindi possibili grandi disuguaglianze. E qui entra in scena il grande economista inglese Davide Ricardo che afferma che lo scopo fondamentale dell’economia è quello di spiegare le cause che determinano la ripartizione dei redditi e della ricchezza tra i fattori della produzione. Ma entra in scena anche J.M. Keynes con la sua domanda effettiva che determina lo sviluppo del reddito e dell’occupazione. Se la ricchezza è troppo concentrata in poche mani, con forti disuguaglianze, le propensioni totali al consumo sono troppo basse, determinando un moltiplicatore degli investimenti ridotto e quindi un livello del reddito insufficiente per assicurare la piena occupazione. Keynes propone allora l’intervento dello Stato con investimenti pubblici, per risollevare la domanda effettiva, il reddito e l’occupazione.

E’ interessante notare che la distinzione schumpeteriana tra economia statica ed economia dinamica la troviamo ben presente nell’economista italiano Marco Fanno che parla di economie progressive (M. Fanno, La teoria delle fluttuazione economiche, UTET, 1956).

Un altro punto fondamentale dell’opera di Schumpeter riguarda l’innovazione e la creazione di nuovi prodotti. Essi non sono, nella maggior parte dei casi, conseguenza della domanda dei consumatori ma frutto dell’imprenditore innovatore che li offre al mercato con intense campagne di marketing. Pensiamo al telefonino: non è che i consumatori abbiano chiesto alle imprese di produrli, ma sono le imprese che li hanno offerti al mercato.

Un terzo pilastro dello sviluppo è rappresentato per Scumpeter dalle banche che creano credito, consentendo all’imprenditore innovatore di creare beni e servizi per il mercato.

L’ IA è uno degli sviluppi tecnologici più rivoluzionari della nostra epoca. Essa sta cambiando profondamente il nostro modo di lavorare, di vivere e di pensare. Ecco alcuni aspetti chiave di questa rivoluzione:

  1. Avanzamenti nella tecnologia dell’IA

Negli ultimi anni, l’IA ha fatto enormi progressi grazie all’uso di modelli di apprendimento automatico (machine learning) e deep learning, che sono stati alimentati da enormi quantità di dati e da capacità computazionali sempre più potenti. Tecniche come il riconoscimento vocale, l’elaborazione del linguaggio naturale, la visione artificiale e la generazione automatica di contenuti sono diventate sempre più sofisticate e accurate.

  1. Trasformazione delle industrie

L’IA sta, ad esempio, trasformando settori come la sanità, i trasporti, l’energia, la finanza e la produzione:

  • Sanità: l’IA è utilizzata per diagnosticare malattie, analizzare immagini mediche, predire trattamenti e personalizzare le cure.
  • Trasporti: i veicoli autonomi sono un esempio di come l’IA possa rivoluzionare la mobilità, riducendo gli incidenti e ottimizzando i trasporti.
  • Finanza: l’IA è utilizzata per analizzare grandi volumi di dati finanziari, migliorando la gestione dei rischi, il trading e la prevenzione delle frodi.
  • I vantaggi delle grandi imprese rispetto alle piccole e medie imprese si possono, con l’IA, ridursi notevolmente. Le relazioni con i clienti  e con i fornitori possono essere ottimizzate indipendentemente dalla dimensione delle imprese; i rischi di natura ambientale, sociale e di governance possono essere notevolmente ridotti con l’ausilio dell’IA; lo stessa cosa dicasi per le campagne di marketing. Aumentano, in definitiva, con l’IA i vantaggi del modello “piccole imprese e grandi reti” rispetto al modello alternativo “grandi imprese integrate”. Tutto questo offre grandi opportunità al nostro sistema economico fondato sulle imprese di piccole e medie dimensioni. Per coglierlo dobbiamo soddisfare una serie di condizioni, tra cui lo snellimento burocratico che appesantisce enormemente il sistema e una maggiore autonomia delle imprese.
  1. Cambiamento nel lavoro e nelle professioni

L’IA ha il potenziale di automatizzare molte attività ripetitive e di routine, portando a una trasformazione dei posti di lavoro. Sebbene ciò possa aumentare l’efficienza e ridurre i costi, solleva anche preoccupazioni relative alla perdita di posti di lavoro, richiedendo una maggiore attenzione alla riqualificazione e alla formazione delle persone.

  1. Etica e regolamentazione

Con l’aumento dell’uso dell’IA, emergono fondamentali preoccupazioni etiche. La trasparenza, la responsabilità e la privacy sono temi cruciali. Le decisioni prese dall’IA devono essere comprensibili e spiegabili, specialmente in ambiti come il diritto, la sanità e la finanza, dove gli errori possono avere conseguenze gravi.

E qui sono di grande aiuto i grandi valori della Dottrina sociale della Chiesa che sono lo sviluppo integrale dell’uomo e la sua dignità, la solidarietà, la sussidiarietà, la destinazione universale dei beni, il bene comune. Il Papa che ha dedicato maggiore attenzione agli aspetti morali ed etici della tecnica è stato Benedetto XVI, con un intero capitolo, il sesto, che parla dello sviluppo dei popoli e la tecnica. Non era mai successo nella lunga storia del pensiero sociale della Chiesa, dalla Rerum novarum di Leone XIII del 1891 ad oggi. Ecco le parole di Benedetto XVI che troviamo nel punto 70 della Caritas in veritate: “La tecnica attrae fortemente l’uomo, perché lo sottrae alle limitazioni fisiche e ne allarga l’orizzonte. Ma la libertà umana è propriamente se stessa, solo quando risponde al fascino della tecnica con decisioni che siano frutto di responsabilità morale”.

  1. Futuro dell’intelligenza artificiale

Il futuro dell’IA è affascinante e pieno di possibilità. Ci sono speranze per applicazioni sempre più avanzate in vari campi, ma anche preoccupazioni riguardo alla creazione di intelligenze artificiali troppo potenti e incontrollabili. La cosiddetta intelligenza artificiale generativa (AGI), che sarebbe in grado di svolgere qualsiasi compito cognitivo umano, è ancora lontana, ma gli sviluppi in quella direzione potrebbero cambiare radicalmente la nostra civiltà.

La grande rivoluzione dell’IA non riguarda solo la tecnologia in sé, ma anche come essa interagisce con la società, influenzando la nostra vita quotidiana, le nostre decisioni politiche e le nostre strutture economiche. In definitiva, siamo solo all’inizio di una trasformazione che potrebbe avere un impatto rivoluzionario sul nostro futuro.

  

Nota. La relazione stimata tra variazioni percentuali della popolazione mondiale e variazioni percentuali della produttività mondiale in più di 2 mila anni di storia dalla nascita di Cristo, è la seguente: ∆%POP = 0,15 + 0,67 (∆%RED – ∆%POP), dove POP rappresenta la popolazione mondiale e RED il reddito mondiale. Il coefficiente di determinazione tra le due variabili risulta elevato e pari a 0,90. Secondo tale relazione lineare, un aumento del reddito mondiale del 3% porta ad un aumento della popolazione mondiale dell’1,29%. Quindi una produttività dell’1,71%.

 *Professore di Politica economica e monetaria all’Università di Roma “La Sapienza”

 Roma 3 marzo 2025