Quando l’Italia era all’avanguardia: energia nucleare, informatica e moneta fiscale
Giovanni Scanagatta* Stefano Sylos Labini**
L’Italia molte volte si è trovata all’avanguardia a livello mondiale. Nell’energia nucleare all’inizio degli anni ‘60 il nostro era il terzo paese dopo Stati Uniti e Inghilterra. Enrico Mattei, oltre a praticare una politica energetica autonoma dalle “Sette Sorelle”, aveva creato l’Agip Nucleare ed aveva costruito la prima centrale a Borgo Sabotino, vicino a Roma, mentre Felice Ippolito si era lanciato in un ambizioso piano di sviluppo dell’energia nucleare creando il CNEN (Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare) e costruendo la centrale del Garigliano. Dunque all’inizio degli anni ‘60 l’Italia era proiettata nel settore nucleare per usi civili ma questa esperienza si concluse rapidamente. Enrico Mattei scomparve in un oscuro incidente aereo alla fine del 1962 mentre Felice Ippolito fu arrestato all’inizio del 1964 dopo una campagna di stampa orchestrata da Giuseppe Saragat per conto dei petrolieri che avversavano l’energia nucleare. Ippolito fu condannato a 11 anni di carcere per dei reati infondati e ne scontò due prima di ricevere la grazia da Saragat diventato nel frattempo Presidente della Repubblica. Così l’energia nucleare ricevette un colpo mortale anche se poi venne rilanciata negli anni ‘70 con la costruzione della centrale di Caorso. Ma nel 1986 l’incidente di Chernobyl e il referendum conseguente chiusero l’esperienza dell’energia nucleare in Italia.
Nell’informatica Adriano Olivetti aveva lanciato la Divisione Elettronica negli anni ‘50 con la convinzione che rappresentasse il futuro della comunicazione. Nel 1959 inventò l’Olivetti Elea (Elaboratore elettronico aritmetico), il computer più potente al mondo dell’epoca. Elea fu il primo computer a stato solido progettato e prodotto in Italia; il principale concorrente era l’americana IBM. Nel 1960, a soli 58 anni, Olivetti ebbe un ictus e il suo primogenito Roberto prese il timone dell’azienda. Con l’ingegnere Pier Giorgio Perotto, guidò un team di progettazione che costruì la famosa Programma 101: la prima calcolatrice programmabile al mondo, lanciata alla Fiera Mondiale di New York del 1964. Una decina di questi “supercalcolatori” fu venduta alla NASA che li usò per pianificare l’allunaggio dell’Apollo 11 alla fine degli anni ’60. La crisi Olivetti avviene con la caduta del tasso di crescita dell’economia italiana del 1963-64 che comportò un brusco calo della domanda e una conseguente contrazione nella vendita dei prodotti Olivetti. Gli utili diminuirono e l’autofinanziamento si ridusse a zero. Ma, mentre gli Stati Uniti investivano nella tecnologia dell’informazione, il governo italiano non lo faceva e così l’Olivetti fu costretta a vendere il business di mainframe alla General Electric nel 1964 ponendo fine allo sviluppo dell’informatica in Italia.
Negli ultimi anni l’Italia ha introdotto uno strumento innovativo di politica economica basato sull’uso di crediti fiscali trasferibili, in particolare nel settore edilizio e dell’efficienza energetica. Così i beneficiari potevano cedere il credito a terzi, trasformandolo di fatto in una leva di finanziamento per investimenti privati senza un immediato esborso di liquidità da parte dello Stato.
L’utilizzo dei crediti fiscali trasferibili è stato ampliato in modo significativo a partire dal 2020, nel contesto delle misure di sostegno all’economia successive alla pandemia. Secondo i dati ufficiali, nel periodo 2021–2023 il rapporto debito pubblico/PIL è diminuito di oltre 20 punti percentuali, passando dal 155 al 134%. Tuttavia, l’ampia diffusione dei crediti fiscali ha anche evidenziato criticità gestionali, tra cui l’assenza di controlli preventivi, i continui cambi normativi e la mancanza di un tetto alle emissioni. Alla luce di tali problemi, nel 2024 il governo ha deciso di eliminare la possibilità di cedere crediti fiscali.
Nel frattempo strumenti simili venivano adottati anche in altri paesi. Negli Stati Uniti, l’Inflation Reduction Act del 2022 ha introdotto i Transferable Tax Credits a livello federale per incentivare gli investimenti nelle tecnologie a basse emissioni. Secondo stime del Dipartimento del Tesoro statunitense, questi crediti hanno contribuito a mobilitare centinaia di miliardi di dollari di investimenti privati nel settore energetico, favorendo la diffusione delle tecnologie pulite senza ricorrere esclusivamente a spesa pubblica diretta.
Per concludere, i crediti fiscali trasferibili possono rappresentare un potente strumento di politica economica, in un contesto di elevata incertezza e di vincoli di bilancio stringenti, il dibattito sul loro utilizzo rimane aperto. Abbandonare questo strumento può rappresentare un errore strategico per il nostro Paese come è accaduto per l’energia nucleare e l’informatica.
*Professore di Politica economica e monetaria all’Università di Roma “La Sapienza”
**Gruppo Moneta Fiscale