DIFFUSIONE DEL TELELAVORO NELL’INDUSTRIA E NEI SERVIZI: LA SPINTA DEL COVID E IL MANTENIMENTO DEI TRAGUARDI RAGGIUNTI
Giovanni Scanagatta*
- La diffusione del telelavoro in Italia
Come è noto, il Covid ha impresso una grande spinta alla diffusione del telelavoro nel nostro Paese, soprattutto nel settore dei servizi ma anche in quello dell’industria. Il fenomeno ha mostrato grande dinamismo anche nel settore dell’insegnamento a distanza, sia nelle scuole di ogni ordine e grado che nelle università. Dopo il Covid, i tassi di diffusione si sono mantenuti e, in alcuni casi, sono aumentati.
Il fenomeno naturalmente ha diverse conseguenze: non è più necessario spostarsi da casa al luogo di lavoro con risparmio di tempo, non si inquina a causa degli spostamenti, è più semplice conciliare gli impegni di lavoro con quelli della famiglia e così via.
Il seguente grafico mostra la diffusione del lavoro a distanza nell’industria e nei servizi prima del Covid, nel 2023 e nel 2024. Viene inoltre indicata la distribuzione per classi di addetti (fonte Centro Studi Confindustria, Indagine sul lavoro del 2025).
Prima del Covid, la diffusione del telelavoro era piuttosto bassa con percentuali inferiori al 10% nell’industria; i servizi superavano di poco questa percentuale. Si nota una correlazione positiva in funzione delle classi di addetti delle imprese: poco superiore al 5% nella classe di addetti 1-15; intorno all’8% nella classe 16-99 e 20% nella classe con 100 addetti e più. Dopo il Covid, osserviamo un vero e proprio salto della diffusione del telelavoro. L’industria supera il 25% e i servizi si avvicinano al 40%. Si accentuano le differenze in funzione della dimensione delle imprese: 23% quelle con 1-15 addetti, 35% le imprese con 16-19 addetti e quasi il 70% le imprese con 100 addetti e più. Tra il 2023 e il 2024 i servizi hanno migliorato la loro posizione nei confronti dell’industria, come le imprese di maggiori dimensioni (16-99 addetti e 100 addetti e più).
GRAFICO
E’ interessante un confronto con gli altri Paesi dell’Unione Europea ed extra- UE riguardo alla diffusione del telelavoro.
- I Paesi dell’Unione Europea
Nel 2023 circa 22 % degli occupati nell’UE ha lavorato da casa almeno occasionalmente, in aumento rispetto ai livelli pre-pandemia (circa 13 % nel 2019).
Variazioni tra Stati membri
Paesi Bassi e Nordici: i tassi più elevati – ad esempio i Paesi Bassi raggiungono oltre il 50 % degli occupati che lavorano da casa almeno in parte. Svezia, Finlandia, Danimarca, Lussemburgo: tra il 40 % e il 45 %. Germania: circa 24 %. Italia e Spagna: valori significativamente più bassi (< 15 %), sebbene in crescita rispetto al passato. Europa orientale (Romania, Bulgaria): le percentuali più basse, attorno al 2-3 %.
Differenze strutturali intra-UE
Le variazioni riflettono la diversità nei settori produttivi (più servizi avanzati nei Paesi nordici e occidentali), nel grado di digitalizzazione e nella cultura del lavoro flessibile.
- Paesi Extra-UE: tendenze globali
Negli USA oltre il 22-23 % della forza lavoro ha svolto telelavoro almeno parzialmente (2024), con molte offerte di lavoro ibride o remote già strutturate nel mercato. Il modello ibrido è dominante e preferito dalla maggior parte dei lavoratori, con la maggior parte dei posti di lavoro tecnici e professionali che includono opzioni flessibili.
Asia-Pacifico
Australia e Nuova Zelanda mostrano livelli relativamente alti di lavoro da casa (circa 33-36 %), simili o superiori a molti Paesi europei. Giappone e Corea del Sud hanno tassi più bassi, con la cultura aziendale più tradizionale che favorisce ancora la presenza in ufficio e tassi stimati di telelavoro significativamente inferiori.
4. Trend globale più ampio
Studi globali indicano che Nord America, Europa e Australia guidano l’adozione del telelavoro, mentre l’Asia orientale e molte economie emergenti mantengono livelli più bassi. Anche a livello mondiale si osserva una stabilizzazione dopo i picchi pandemici: molti lavoratori ora adottano modelli ibridi piuttosto che esclusivamente da casa.
5. Confronto sintetico (Italia vs EU vs extra-UE)
| Area / Paese |
Tasso telelavoro post-Covid |
Caratteristiche degne di nota |
| Italia |
bassa/media (≈ <15 % nei dati recenti) |
figura tra i Paesi UE con minore diffusione formale di telelavoro |
| EU27 media |
≈ 22 % |
Adozione diffusa ma con grande variabilità interna |
| Paesi Bassi / Nordici |
≈ 40-52 % |
Leader europei, forti sistemi di servizi e digitalizzazione |
| USA |
≈ 22-23 % (telelavoro) + alta quota di ibrido |
) Modello ibrido molto diffuso, forte ruolo del settore privato |
| Australia / NZ |
≈ 33-36 % |
Livelli simili a quelli europei avanzati |
| Giappone / Corea |
basso (sotto 20 % e spesso molto inferiore) |
Culture lavorative più orientate alla presenza fisica |
- Considerazioni finali
L’Italia mantiene tassi di telelavoro più bassi rispetto a molti Paesi UE occidentali e extra-UE sviluppati, riflettendo la struttura economica, la digitalizzazione e norme contrattuali specifiche.
Il Nord Europa e i Paesi Bassi mostrano livelli più elevati nell’UE, spesso legati a settori di servizi avanzati e forte domanda di flessibilità. Gli USA e Australia confermano che il telelavoro, particolarmente in forma ibrida, è ormai una componente stabile dei sistemi lavorativi post-pandemia. In molte aree extra-UE (es. Asia orientale) il lavoro da casa resta residuale, spesso per motivi culturali, normativi o di natura del lavoro stesso.
*Professore di Politica economica e monetaria all’Università di Roma “La Sapienza”