Assemblea e Cena Sociale UCID Sezione di Roma – Mercoledì 22 luglio 2026

Assemblea e Cena Sociale UCID Sezione di Roma – Mercoledì 22 luglio 2026

UCID – Sezione di Roma
Roma, 23 giugno 2026

 

Gentilissima Socia, Gentilissimo Socio,

ho il piacere di invitarTi alla consueta Cena Sociale della nostra Sezione, che si terrà mercoledì 22 luglio 2026 alle ore 20:30 nella splendida e prestigiosa cornice del

Roma Polo Club (Via dei Campi Sportivi, 43 – Roma)

che ci ospiterà grazie alla cortese disponibilità del suo Vice Presidente e nostro consocio, Maurizio d’Amico.

Prima della cena, alle ore 18:30, avrà luogo l’Assemblea Ordinaria dei Soci della Sezione di Roma, un importante momento di confronto e partecipazione alla vita associativa, al quale auspico vivamente la Tua presenza.

Sarà un’occasione speciale per ritrovarci e salutarci prima della pausa estiva: una serata conviviale all’insegna del nostro valore associativo, in cui desideriamo rinnovare lo spirito di amicizia e collaborazione che da tempo ci unisce, condividendo idee e progetti in vista delle prossime sfide che attendono la nostra Sezione.

La Tua presenza sarà fondamentale per rendere questa serata un momento di reale condivisione e crescita per tutta la nostra comunità.

Il costo della conviviale è di € 70,00, da versare tramite bonifico (IBAN IT89I 03087 03203 CC0100054063 causale: “Cena sociale 2026” nome + cognome). L’invito è naturalmente esteso a familiari ed amici.

Per ragioni organizzative, Ti saremmo grati se volessi confermare la Tua partecipazione entro e non oltre il 10 luglio, con relativo pagamento, indicando anche il numero di eventuali ospiti contattando la nostra Segreteria all’indirizzo e-mail [email protected]. Vi invitiamo, inoltre, a segnalare eventuali intolleranze o allergie alimentari al momento della conferma.

Con l’augurio di poter condividere insieme questa splendida serata, l’occasione mi è gradita per porgere i miei più cordiali saluti.

Virginia Desirée Zucconi
Presidente UCID Sezione di Roma

Nel ricordo del Cardinale Camillo Ruini, guida autorevole e amico di UCID Roma

Nel ricordo del Cardinale Camillo Ruini, guida autorevole e amico di UCID Roma

Ci uniamo al cordoglio della Chiesa per la scomparsa del Cardinale Camillo Ruini e ne ricordiamo con affetto e profonda commozione la figura autorevole che storicamente ha sostenuto e accompagnato la nostra associazione.

Come UCID Roma conserviamo un ricordo particolarmente caro del ritiro spirituale che avemmo il privilegio di vivere con lui: un momento intenso, profondo e coinvolgente, nel quale seppe guidarci con straordinaria lucidità e esortarci a proseguire con entusiasmo nelle nostre attività, per essere di stimolo, con la parola e l’esempio, nel mondo dell’impresa e vivere la fedeltà alle istanze del Vangelo e della Dottrina sociale.

Il Cardinale Ruini ci ha ricordato che l’impegno nel lavoro e nell’impresa, così come nella famiglia e nella vita sociale deve sempre essere affrontato con il coraggio dell’annuncio cristiano e trova il suo significato più autentico quando è posto al servizio della persona e del bene comune.
Un insegnamento che continua a illuminare il nostro cammino.
Alla sua memoria va la nostra gratitudine, accompagnata dalla preghiera e dall’affetto di tutta la comunità UCID Roma.

“La verità vi farà liberi”: che questa ricerca della verità, da lui sempre testimoniata con coraggio e coerenza, continui a ispirare il nostro operato.

Visita guidata Museo di San Giovanni de’ Fiorentini e Business Etiquette – Lunedì 15 giugno 2026

Visita guidata Museo di San Giovanni de’ Fiorentini e Business Etiquette – Lunedì 15 giugno 2026

Una serata davvero speciale quella vissuta insieme ai soci e agli amici di UCID Roma nella splendida cornice del Museo di San Giovanni de’ Fiorentini.

Abbiamo avuto il privilegio di iniziare il nostro incontro con la Santa Messa celebrata da Don Roberto Paoloni, parroco della Basilica, che desidero ringraziare sentitamente per la calorosa accoglienza e per la speciale benedizione di San Giuseppe, patrono dei lavoratori, che ha voluto impartirci al termine della celebrazione. Un momento di riflessione che ci ha ricordato come il lavoro debba essere sempre al servizio della persona e del bene comune.

Un sentito ringraziamento all’Arciconfraternita di San Giovanni dei Fiorentini per la generosa ospitalità e a don Niccolò Sacchetti, presente in rappresentanza dell’istituzione che custodisce questo straordinario patrimonio storico, artistico e spirituale.

Grazie inoltre a Massimo Mercuri da Cepparello che, guidandoci nella visita del museo, ci ha accompagnato alla scoperta di luoghi e opere di grande fascino, introducendoci poi al tema della Business Etiquette, intesa non come un insieme di formalità, ma come l’arte di costruire relazioni professionali fondate su rispetto, attenzione, eleganza nei comportamenti e capacità di mettere a proprio agio gli altri.

Proprio da questa riflessione nasce una nuova iniziativa di UCID Roma: una rubrica bimensile sui nostri canali social, con brevi pillole dedicate alla Business Etiquette e alla leadership relazionale, per riscoprire il valore dei piccoli gesti che possono migliorare il clima di lavoro, la qualità delle relazioni e l’efficacia della nostra comunicazione.

La Business Etiquette ci ricorda infatti che la professionalità non si misura soltanto dalle competenze, ma anche dalla capacità di relazionarsi con gli altri con garbo, rispetto e attenzione alla persona.

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e contribuito a rendere questa serata così partecipata, piacevole e ricca di contenuti.

“Un confronto tra la Caritas in Veritate di Benedetto XVI e la Magnifica Humanitas di Leone XIV” di Giovanni Scanagatta

UN CONFRONTO TRA LA CARITAS IN VERITATE DI BENEDETTO XVI E LA MAGNIFICA HUMANITAS DI LEONE XIV

Giovanni Scanagatta*

Il confronto tra Magnifica Humanitas (2026) e Caritas in Veritate (2009) è particolarmente fecondo perché entrambe le encicliche affrontano il rapporto tra sviluppo umano e trasformazioni storiche, ma lo fanno a partire da due rivoluzioni diverse: quella della globalizzazione tecno-economica per Benedetto XVI e quella dell’intelligenza artificiale per Leone XIV.

  1. Continuità di fondo: la centralità della persona

Entrambi i Pontefici si oppongono a ogni forma di riduzionismo dell’essere umano.

Per Benedetto XVI, il problema fondamentale è uno sviluppo che pretende di essere autosufficiente rispetto alla verità sull’uomo e su Dio. Lo sviluppo autentico deve essere “integrale”, cioè riguardare tutte le dimensioni della persona: economica, sociale, culturale, spirituale e religiosa.

Per Leone XIV, il rischio è ancora più radicale: l’essere umano può essere ridotto a dato, algoritmo, funzione calcolabile. L’enciclica insiste sul fatto che l’IA non possiede coscienza, responsabilità morale, relazioni autentiche o esperienza vissuta; pertanto non può mai essere equiparata alla persona umana.

In entrambe le encicliche la dignità umana precede e giudica la tecnica.

  1. La tecnica: da tema importante a questione centrale

Qui emerge la differenza più significativa.

Benedetto XVI: la tecnica come dimensione dello sviluppo

In Caritas in Veritate, la tecnica occupa una posizione di grande rilievo, culminando nel celebre capitolo VI, “Lo sviluppo dei popoli e la tecnica”.

Si tratta di una novità storica nel magistero sociale: per la prima volta un intero capitolo di un’enciclica è dedicato alla tecnica come questione teologica, antropologica ed etica.

Benedetto osserva che: a) la tecnica è espressione della creatività umana; b) non è mai neutrale; c) tende però a trasformarsi in ideologia; d) induce l’uomo a credere di essere l’unico artefice di sé stesso.

La domanda fondamentale è:

l’uomo governa la tecnica o viene governato da essa?

Per Benedetto il problema non è ancora una tecnologia specifica, ma la mentalità tecnocratica che rischia di dominare la politica, l’economia e persino la bioetica.

Leone XIV: l’intelligenza artificiale come paradigma della tecnica contemporanea

Leone XIV raccoglie precisamente l’eredità di Benedetto XVI e la sviluppa.

Laddove Benedetto parlava della tecnica in generale, Leone si concentra sulla sua forma oggi più avanzata e pervasiva: l’intelligenza artificiale.

L’intero terzo capitolo di Magnifica Humanitas è dedicato a: 1) paradigma tecnocratico; 2) potere digitale; 3) algoritmi; 4) IA; 5) transumanesimo;  6) postumanesimo.

Se Benedetto temeva che la tecnica diventasse un criterio assoluto di giudizio, Leone mostra come questo rischio si concretizzi negli algoritmi che: i) orientano decisioni sociali; ii) influenzano il lavoro; iii) concentrano il potere nelle mani di pochi soggetti; iv) possono essere impiegati in ambito militare; v) tendono a sostituire il discernimento umano.

Si potrebbe dire che Magnifica Humanitas rappresenta l’applicazione dell’analisi di Caritas in Veritate all’era dell’IA.

 

  1. Carità nella verità e umanità abitata da Dio

Le categorie teologiche principali sono differenti.

Benedetto XVI

La categoria decisiva è la caritas in veritate.

L’amore ha bisogno della verità per non ridursi a sentimentalismo.

La verità ha bisogno della carità per non diventare astrazione.

Lo sviluppo umano nasce dall’incontro di queste due dimensioni.

Leone XIV

La categoria decisiva è la magnifica humanitas.

L’essere umano è grande non perché tecnologicamente potenziato, ma perché creato da Dio e chiamato alla comunione con Lui.

Per questo Leone critica le prospettive transumaniste che identificano il progresso con il superamento biologico dell’uomo.

Dove Benedetto difende la verità dello sviluppo umano, Leone difende la stessa verità contro il rischio di una ridefinizione algoritmica dell’umano.

 

  1. Lo sviluppo dei popoli

Anche qui vi è una forte continuità.

Benedetto XVI

Lo sviluppo dei popoli è il tema centrale dell’intera enciclica.

Riprendendo Populorum Progressio, Benedetto insiste sul fatto che il sottosviluppo non è soltanto economico ma soprattutto umano. Lo sviluppo, come affermava Polo VI, e il nuovo nome della pace.

 

Leone XIV

Lo sviluppo rimane essenziale, ma assume una nuova forma.

Il problema non è più soltanto l’accesso ai mercati o alle risorse.

Si aggiungono: accesso ai dati; controllo degli algoritmi; proprietà delle infrastrutture digitali; distribuzione dei benefici dell’IA.

Leone denuncia infatti il rischio che dati, piattaforme e sistemi algoritmici siano concentrati nelle mani di pochi attori globali.

In questo senso, si può parlare di una nuova questione sociale: la questione algoritmica.

 

  1. Sintesi conclusiva

Una formula efficace potrebbe essere la seguente:

Caritas in Veritate è la grande enciclica sullo sviluppo umano integrale nell’epoca della globalizzazione; Magnifica Humanitas è la grande enciclica sulla custodia dell’umano nell’epoca dell’intelligenza artificiale.

Oppure, in termini di sviluppo del magistero:

  • Benedetto XVI si chiede: come può la tecnica servire lo sviluppo dei popoli senza dominare l’uomo?
  • Leone XIV si chiede: come può l’intelligenza artificiale servire l’uomo senza ridefinire ciò che significa essere uomo?

Da questo punto di vista, il capitolo VI di Caritas in Veritate (“Lo sviluppo dei popoli e la tecnica”) appare quasi profetico: esso prepara il terreno teorico e antropologico sul quale Leone XIV costruisce l’intera riflessione di Magnifica Humanitas. La seconda può essere letta come uno sviluppo organico della prima, nel passaggio dalla “questione della tecnica” alla “questione dell’intelligenza artificiale”.

*Professore di Politica economica e monetaria all’Università di Roma “La Sapienza”

 

“La sostenibilità sistemica. Come trasmetterne il valore.” Riflessioni in cammino di Rosa Rota, Angela Soccio, Virginia Desirée Zucconi

“La sostenibilità sistemica. Come trasmetterne il valore.” Riflessioni in cammino di Rosa Rota, Angela Soccio, Virginia Desirée Zucconi

“La sostenibilità sistemica. Come trasmetterne il valore.”

Riflessioni in cammino

Dalle illuminanti Note del Cardinal Bagnasco al Convegno UCID Roma “Governare l’invisibile. Regole e Valori per l’AI”, 29 aprile 2026 Sala Koch del Senato, “Riflessioni in cammino verso un Umanesimo integrale”.

Ad una giurista docente di diritto della sostenibilità –  che crede nella funzione maieutica dell’in-segnante e perciò nel risveglio delle coscienze, prima ancora dell’acquisizione di conoscenze – le profonde riflessioni del Cardinal Bagnasco al Convegno UCID Roma del 29 aprile scorso, donano luce e vigore speciale perché aggiungono elementi di un “formante spirituale” al formante dottrinale e giurisprudenziale per la trattazione della sostenibilità nella dimensione sistemica.

Per tali ragioni chi scrive, accompagnata in questo cammino riflessivo dalla amica Angela Soccio, Socio e Consigliera UCID Roma, e dalla Amica Virginia Desirée Zucconi, Presidente UCID Roma, ha voluto recuperare quelle pregnanti osservazioni e farne dono in aula, il 7 maggio scorso, alla lezione con oggetto “Il paradigma della sostenibilità sistemica”, facendone espressa citazione, “in una prospettiva metagiuridica”, nelle note di chiusura delle slide proiettate ai Dottorandi di ricerca in Diritto pubblico dell’Ateneo di Tor Vergata.

Lieta, con la Socia Angela Soccio e la Presidente Desirée Zucconi, di condividere questo avvio di percorso con gli amici Soci UCID, riporto di seguito una sintesi con “digressioni” sui metodi di insegnamento più efficaci per l’obiettivo annidato nelle dense parole di Bagnasco: formare i giovani, futuri imprenditori e dirigenti, recuperando l’antico valore dell’Umanesimo.

Siamo passati dal diritto dell’ambiente al diritto della sostenibilità.

In questo cambio di denominazione di materia disciplinare è racchiuso un cambio di paradigma culturale prima che giuridico.

La Sostenibilità nella dimensione sistemica, che ci consegna l’Agenda ONU 2030 ma prima ancora la LAUDATO SI’, non attiene solo alla tutela dell’ambiente; essa ingloba l’economia, i diritti sociali, le responsabilità intergenerazionali, una visione di armonia del Creato. Significa al fondo preservare l’uomo nella sua interezza e dignità, come ribadito nel messaggio del Presidente Mattarella al Festival ASVIS “Costruire il futuro: strategia per un’Italia sostenibile”, oggi 22 maggio 2026 presso la Sala della Regina di Montecitorio.  

È perciò una disciplina giuridica costitutivamente relazionale, che si integra e condiziona altri saperi. Lo evidenziava anche il Sottosegretario Butti al convegno sull’AI, sollecitato da Marco Italiano sulla domanda in tema di sostenibilità, e la giurisprudenza ai suoi livelli più alti ce lo ricorda costantemente: mentre le alte Corti Internazionali e la CEDU configurano il diritto al clima come un diritto umano fondamentale, la nostra stessa Costituzione, con la storica riforma del 2022 che ha modificato gli articoli 9 e 41, ha impresso questo dovere nel cuore della Repubblica.

La complessità della sostenibilità, che è poi complessità del reale, deriva proprio da questo suo essere intrinsecamente “integrale”.

Ciò impone una straordinaria capacità di lettura del tempo presente per interpretare i nessi profondi della realtà.

Di fronte a questa sfida, la funzione maieutica del docente, meglio dell’in-segnante, trova il suo terreno più fertile reclamando una “didattica 5.0”, trasformativa. Un modello evolutivo che rifiuta il determinismo tecnologico, rimettendo l’essere umano e la società al centro.

E’ questo un approccio autenticamente umanocentrico e transdisciplinare, dove l’insegnamento cessa di essere solo trasmissione di saperi e diventa, come ci ricorda Plutarco, l’atto sacro di “accensione di un fuoco”, conducendo gli allievi, per citare Gibran nel suo Profeta, alla soglia della loro stessa mente.

In questo approccio non bastano i tradizionali manuali. In un’epoca dominata dalla velocità, dalla fluidità e da una diffusa solitudine interconnessa, occorre formare l’anima (Cardinal Bagnasco).

È qui che si inserisce la necessità di una spinta gentile, una Nudge Regulation capace di operare un’architettura delle scelte etiche.

Non appare più sufficiente un diritto puramente imperativo e sanzionatorio, serve indurre comportamenti che promuovano un cambiamento spontaneo e virtuoso nei consumi, nel rispetto del prossimo, nella natura che reclama, da sé, il rispetto di una sua normatività.

Ed ecco che, a supporto dei tradizionali metodi di in-segnamento, si rivela straordinaria la potenza di strumenti innovativi, anzi trasformativi come l’arte, in particolare la “settima arte” quale il Cinema, e in specie il Cinema Green (il genere Climate-fiction), formidabile mediatore educativo che con la narrazione visiva tocca i paesaggi più intimi della mente, generando quel silenzio di ascolto interiore, quel “sentire” profondo che precede e fonda le parole.

Un “viaggio” dello spirito che consente l’accesso alla “coscienza come primo, vero luogo di giudizio, capace di distinguere il vero dal falso, il bene dal male (Cardinale Bagnasco); svelando quella legge scritta nella carne del cuore che custodisce il senso del limite (Recalcati).

Recuperare questa profondità smarrita, unendo la “forza della Legge” alla “bellezza della Vita”, è la via per comprendere la complessità della natura e imboccare la strada di un autentico “ritorno all’umano”, come significativamente espresso nel titolo della 7^ edizione del Festival del Cinema Green (Italian Green Film Festival -IGFF) celebrato il 30 aprile presso la Sala Regina a Palazzo Montecitorio, in presenza di giovani studenti, rappresentanti delle istituzioni e protagonisti del mondo culturale, scientifico ed audiovisivo. 

Roma, 22 maggio 2026           

                                                         Rosa Rota, Angela Soccio, Virginia Desirée Zucconi