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Omelia S. Messa di Natale per la Sezione UCID di Roma dal Card. Pietro Parolin

Eminenza,

Eccellenza,

Reverendi Sacerdoti,

Signor Presidente dell’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti,

Cari soci dell’Ucid, Cari fratelli e sorelle,

 

siamo ormai vicini al Natale e vorremmo già partecipare alla gioia dell’incontro con Gesù Bambino, che ogni anno si rinnova. Vorremmo approfittare delle luci e dei segni natalizi per abbreviare un po’ l’Avvento e immetterci nel clima della festa.

La Parola di Dio però oggi ci invita a fare una sosta, a riflettere per prepararci adeguatamente ad un evento così importante. Attraverso la parabola dei due figli, di CUI solo uno alla fine esegue il comando di lavorare nella vigna, ci spiega che non è facile e scontato portare a compimento la volontà del Padre, che può sorgere un contrasto tra volontà e capacità di eseguirla, che si può essere forniti di iniziale entusiasmo, salvo poi scoprire di essere trattenuti da qualche pesante torpore, da un improvviso cedimento della volontà.

Nessuno dei due figli della parabola si reca infatti a lavorare nella vigna con prontezza, mostrando entrambi le loro imperfezioni. Tuttavia, il primo si pente e compie la volontà del padre, mentre il secondo si arresta dai suoi buoni propositi, come bloccato dalle sue paure.

In questo brano traspare un protagonista nascosto, che permette ad alcuni di pentirsi, di credere e quindi di agire, andando oltre i loro orizzonti e le loro apparenti sicurezze. Gli altri invece, tra i quali i “capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo” (cfr. Mt. 21,23), mancano di questa forza, di questa libertà e perciò non arrivano alla conversione, guardano ma non vedono, sentono ma non ascoltano, incontrano ma non riconoscono veramente chi sta loro di fronte.

Li vediamo perciò imbattersi in Giovanni, colui del quale Gesù disse: “In verità io vi dico: fra i nati di donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni Battista” (Mt. 11,11a), ma non sono In grado di apprezzarne la grandezza; li vedremo poi incontrare il Messia senza saperlo riconoscere.

Il protagonista incognito di questo passo evangelico è quella che Gesù definisce “povertà di spirito” (cfr. Mt. 5,3), la consapevolezza di essere piccoli e bisognosi di aiuto e perdono, una “virtù” che apre alla conversione e alla fede, dispone il cuore e la mente ad ascoltare e non solo a sentire, consente alla persona di accogliere la presenza e la parola del Signore. Essa apre la porta di accesso alla grazia, la quale non trova più ostacoli per trasformare le coscienze e le esistenze. E’ una condizione che permette di conseguenza alla fede di farsi opera, lavoro, impresa.

Chi invece è compiaciuto della sua visione e possiede In modo geloso un’ideologia o un sistema di potere da difendere, chi dispone di quella certa sicurezza fornita dall’ampiezza delle sue relazioni o dalla sofisticata dotazione di mezzi economici o intellettuali, rischia di chiudersi davanti alle sorprese di Dio e di non trovare la via della conversione e della fede.

Costui viene visitato dal Signore, che vorrebbe entrare e cenare con lui, ma, non essendo in grado di percepirne la presenza, preferisce un altro commensale. Può addirittura, in forza della sua professione, studiare ogni giorno le Scritture, e perdere, nonostante ciò, la possibilità di scoprirne il significato profondo e vitale.

Una fede autentica, che sgorga da un cuore puro e libero di fronte alla verità invece, illumina e fornisce criteri all’azione in ogni ambito dell’esistenza. Genera l’impegno, la solidarietà e ispira coraggio e inventiva per creare nuove possibilità, nuovi dinamismi di crescita personale e sociale.

La politica, il lavoro, l’impresa, sono anch’esse vigne del Signore da coltivare con cura e nel rispetto dei principi etici che, lungi dall’essere un freno alla crescita, si rivelano invece una sua irrinunciabile condizione preliminare.

Anche la vostra associazione, fondata nel 1947, è nata dalla fede che diviene opera. Essa accoglie quanti con ruolo di responsabilità intendono impegnarsi a testimoniare con coerenza il messaggio evangelico e la Dottrina Sociale della Chiesa, la quale insegna che il rispetto della dignità e dei conseguenti diritti della persona – fine di ogni attività economica e mai semplice mezzo – sono alla base di un  autentico sviluppo sostenibile e di una solida e duratura crescita economica.

Il buon funzionamento dell’economia quindi non dipende unicamente dal rispetto delle leggi economiche, ma dall’osservanza di principi che le trascendono, dalla loro armonizzazione con imprescindibili valori etici, che pongano la persona umana al di sopra di semplici interessi economici, erroneamente intesi.

Diversamente, anche se si raggiungesse qualche risultato nel breve periodo, esso provocherebbe notevoli squilibri e sofferenze sociali, senza produrre per giunta miglioramenti economici estesi e duraturi.

Voi, imprenditori cristiani avete una grande responsabilità: quella di essere inviati a lavorare la vigna del Signore con creatività e professionalità e a testimoniare, che la Dottrina Sociale della Chiesa, fondata sul Vangelo, non è soltanto genericamente al servizio della dignità della persona e del bene comune, ma che, proprio tutelando tali valori, e idonea a promuovere un effettivo e sostenibile sviluppo economico.

In questi settant’anni sono appassite tante teorie ed ideologie, che per brevi tratti di strada sembravano vincenti e convincenti, mentre le indicazioni contenute nella Dottrina Sociale della Chiesa, con il trascorrere del tempo, sono ringiovanite. Esse mostrano tutto il loro prezioso equilibrio e ragionevolezza, illuminando indirettamente la bontà degli insegnamenti evangelici che le ispirano.

La conduzione dell’impresa è un ambito privilegiato per collaborare con Dio nella creazione di beni e servizi per l’utilità comune, per individuare nuove opportunità di lavoro e sviluppare relazioni e ambienti più umani.

Mi sia consentito ora fare un accenno ad un’iniziativa concreta a cui hanno aderito alcuni soci della vostra associazione, Ciascuno dei quali ha posto a disposizione uno stage lavorativo per giovani meritevoli e con scarse risorse economiche, per aiutarli a fare il loro ingresso nel mondo del lavoro, la cui mancanza colpisce la stessa dignità della persona, oltre che la sua reale possibilità di realizzarsi nella famiglia e nella società.

Si tratta di una lodevole e generosa iniziativa, che illustra bene il carattere e le finalità della vostra associazione e merita di trovare ancora più ampia risonanza. Essa accoglie l’appello del Santo Padre Francesco a fare tutto il possibile per facilitare l’ingresso dei giovani al lavoro e all’impresa.

La consegna, che tra poco farò a questi imprenditori, del “Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa”, vuole essere un segno di riconoscenza per quanto è stato fatto e uno stimolo a continuare con coraggio e generosità il cammino iniziato.

Cari soci dell’Ucid, proseguite con coraggio e inventiva sulla strada intrapresa, formate imprenditori e dirigenti che uniscano felicemente responsabilità, professionalità e visione cristiana dell’impresa, del lavoro e della vita.

In tal modo contribuirete al bene comune e diverrete esempi a cui ispirarsi per la costruzione di ambienti di lavoro e di aziende che si contraddistinguano per solidità e umanità, facendo crescere 1’economia e facendo incontrare i suoi protagonisti con la benevola e vivificante presenza del Signore.

A voi tutti qui presenti a questa celebrazione e alle vostre famiglie, a tutti i soci e alle loro famiglie e a tutti i vostri collaboratori e dipendenti, giunga il mio più fervido e cordiale augurio di Buon Natale e felice Anno Nuovo.

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