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Valori e pratiche per un’etica civile

Il 5 giugno scorso è svolta a Padova, presso la Fondazione Lanza, la presentazione dei risultati di una ricerca sui valori e sulle pratiche per un’etica civile. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Lanza, è avvenuta in collaborazione con l’Ucid Nazionale, con la Fondazione Zancan, con la Fondazione Etimos, con Fairtrade Italia e con il Centro Servizi Volontariato. Per L’Ucid ha partecipato con un intervento il Segretario Generale, Dott. Giovanni Scanagatta.

Vengono qui di seguito riassunti i risultati della ricerca promossa dalla Fondazione Lanza su un campione di circa mille casi, per indagare le dinamiche di mutamento che attraversano l’attuale orizzonte culturale del nostro Paese e, in particolare, della Regione Veneto, nel più ampio contesto europeo.

L’indagine inizia con l’etica del cittadino, con particolare riferimento al senso della religione e a quello della patria. Le risposte sono distribuite per classi di età, da 18-29 anni a 65 anni e più. I risultati indicano un allentamento dei valori nelle classi di età più giovani.  Il peso della religione passa infatti dal 23% della prima classe al 62% dell’ultima classe e quello della patria dal 32% al 76%.

La disponibilità ad un impegno politico in prima persona è abbastanza significativa nei giovani tra 18 e 29 anni con il 37%. Si scende al 19% nella classe di età tra i 55 e i 64 anni. Circa le modalità di espressione della propria opinione di cittadino, il voto figura al primo posto con il 52% nella classe di età più giovane e il 60% in quella più anziana. Al secondo posto si colloca la protesta di piazza con il 36% tra i più giovani e il 22% tra i più anziani. Al terzo posto troviamo la modalità di internet, con il 27% nei più giovani e il 14% nei più anziani. Il passaggio dalla democrazia rappresentativa a quella deliberativa attraverso le moderne tecnologie dell’informazione e della comunicazione, risulta pertanto graduale. La protesta di piazza appare fortemente correlata con la posizione della persona come lavoratore dipendente, autonomo, pensionato o disoccupato. Il disoccupato esprime un peso di questa modalità superiore al 52%.

Per quanto riguarda le caratteristiche richieste dei candidati politici, al primo posto figura l’onestà con il 41% per i più giovani e il 38% per i più anziani. Il senso del bene comune figura al secondo posto con il 18% per i più giovani e il 23% per i più anziani. A terzo posto troviamo la competenza, con il 13% nella prima classe di età e il 5% nell’ultima classe.

La maggiore competizione per uscire dalla crisi viene indicata con peso diverso in relazione al livello di istruzione degli intervistati. Negli intervistati in possesso della scuola dell’obbligo l’incidenza è del 65% e scende al 49% tra i laureati. Il timore è che una maggiore competizione farebbe aumentare le disuguaglianze nel paese, con il 35% degli intervistati con la scuola dell’obbligo e il 51% tra i laureati.

Per quanto riguarda l’Europa, si ritiene in generale che c’è bisogno di più Europa e non di meno Europa, ma di un’Europa diversa. La pensano in questo modo il 63% delle persone che svolgono un lavoro autonomo e il 46% di quelle che svolgono lavoro dipendente.

Tra i valori che dovrebbero educare le famiglie di oggi, al primo posto troviamo il rispetto delle regole con il 39% tra i più giovani e il 56% tra i più anziani. Al secondo posto troviamo il rispetto degli altri con il 25% nella prima classe di età e il 14% nell’ultima classe.

Per quanto riguarda le istituzioni e la situazione lavorativa dei giovani, il 90% della prima classe di età ritiene che il governo faccia poco per venire incontro alle esigenze di lavoro dei giovani. Si scende al 61% nella classe di età più elevata. Nei soggetti provvisti di laurea l’incidenza supera il 92%, contro il 68% di coloro che si sono fermati alla scuola dell’obbligo e l’85% dei soggetti provvisti del diploma di scuola superiore.

Il questionario contiene un certo numero di domande riguardanti l’ambiente e il dissesto idrogeologico. L’82% degli intervistati provvisti di laurea darebbe una parte del proprio reddito se fosse certo che le risorse fossero utilizzate per prevenire l’inquinamento ambientale. Inoltre, il 94% dei laureati del campione ritiene che quando gli esseri umani non rispettano la natura si hanno spesso conseguenze disastrose per il creato.

In evoluzione appaiono i comportamenti riguardanti i consumi. Se da un lato si è allontanato il feticcio del consumismo, dall’altro non sono ancora ben chiari modelli ispirati a chiari principi di sobrietà. Lo sobrietà incide infatti per il 12% nella classe di età 18-24 anni, contro il 21% della moda e una percentuale uguale dell’apparenza.

Il risparmio si conferma come elemento cardine del retroterra culturale del Paese. Oltre il 75% dei rispondenti lo considera un valore cui fare sempre riferimento.

 

Giovanni Scanagatta

Segretario Generale

 

Roma, 8 giugno 2015

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