Categorized | Attualità

L’eclissi degli obiettivi e degli strumenti di politica economica

Un tempo si parlava di obiettivi e strumenti di politica economica. C’erano gli obiettivi interni di politica economica rappresentati dalla crescita, dall’occupazione e dalla stabilità dei prezzi. E quelli esterni rappresentati dall’equilibrio della bilancia dei pagamenti. Gli strumenti erano costituiti dalla politica fiscale e dalla politica monetaria. Per uno noto teorema, gli strumenti di politica fiscale dovevano mirare  al raggiungimento degli obiettivi interni di politica economica e gli strumenti di politica monetaria quelli esterni.

Ora con l’euro tutto questo si è eclissato. La politica fiscale è ingabbiata nelle due regole del rapporto tra deficit e PIL e in quello del rapporto tra debito pubblico e PIL. In più si è successivamente introdotta la regola del pareggio di bilancio pubblico. Rimane la politica monetaria che è in mano sovrana alla Banca Centrale Europea (BCE), con l’obiettivo di preservare il potere d’acquisto della moneta. Sono pertanto spariti tutti gli altri obiettivi di politica economica e, in particolare, quelli riguardanti la crescita e l’occupazione. Da questo punto di vista, sta meglio la Federal Reserve americana, i cui obiettivi riguardano non solo il controllo dei prezzi ma anche la crescita e l’occupazione.

In questa situazione, il quadro economico mondiale appare caratterizzato da bassa crescita, bassa inflazione, bassi tassi di interesse. Stiamo attraversando un periodo di “deflazione da debito”,  già analizzata dall’economista americano I. Fisher negli anni ’30. I bassi tassi di interesse falsano tutto il meccanismo economico e la differente valutazione tra i beni presenti e i beni futuri, ricercando nelle variazioni dei prezzi di borsa l’obiettivo del profitto, imprimendo al sistema un’alta volatilità ed incertezza. L’eccessivo sbilanciamento verso il settore finanziario dell’economia lascia orfano il settore reale da dove proviene il vero sviluppo economico e sociale in un’ottica di lungo periodo. Si crede che la finanza sia il cervello dell’economia e che con essa si possa dominare il mondo. Papa Francesco nella Evangelii gaudium dice no a questa realtà e cioè ad un denaro che governa invece di servire.

Tre evoluzioni influenzano negativamente il quadro economico mondiale che abbiamo davanti a noi. La prima è che la Cina sta invertendo la rotta di “fabbrica del mondo”, con un modello economico meno trainato dalle esportazioni e più spinto dalla domanda interna, soprattutto dei consumi. La seconda evoluzione riguarda la prospettiva non breve del basso livello dei prezzi delle materie prime, soprattutto di quelle energetiche. La terza evoluzione è relativa alle divergenze tra la politica monetaria della BCE che mantiene vicini allo zero i tassi di interesse con grandi iniezioni di liquidità attraverso il Quantitative easing e la politica monetaria della Federal Reserve che aumenta i tassi di interesse.

L’Europa per incamminarsi su un nuovo sentiero di sviluppo deve riappropriarsi della politica fiscale e di un coraggiosa politica degli investimenti per accrescere il tasso di sviluppo e di occupazione nel lungo periodo. L’opportunità è rappresentata dalla quarta rivoluzione industriale e dall’intenzione di riportare in Europa la manifattura, accrescendo l’incidenza sul PIL dall’attuale 16% al 20% nel 2020. Gli effetti della “disoccupazione tecnologica” sono preoccupanti e si stimano a livello europeo in una perdita netta di 5 milioni di posti di lavoro: 7 milioni di posti di lavoro distrutti e due creati.

Scienza, tecnologia e industria devono stringere un grande patto per dare origine ad un nuovo modello di sviluppo e la finanza deve essere al servizio di questo disegno. La formazione del capitale umano diventa strategico per trasformare in sviluppo e in occupazione le grandi possibilità offerte dal progresso scientifico e tecnico.

Dobbiamo però sfuggire dalla morsa che uccide della tecnologia e della finanza, cioè della tecnocrazia, che domina tutto e tutti compresa la politica. Quando si sacrifica l’uomo, l’economia diventa disumana perché l’economia non è più al servizio dell’uomo, fatto a immagine e somiglianza di Dio, con i suoi valori di libertà, responsabilità, dignità, creatività.

Economia e sociale

Prossimi Impegni

Pubblicazioni

Gallery