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Le considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia

Scopo della presente scheda è di presentare una sintesi delle Considerazione finali del Governatore della Banca d’Italia del 31 maggio scorso. Alla fine della scheda verranno offerte alcune valutazioni critiche alla luce dei grandi principi della Dottrina Sociale della Chiesa: sviluppo, solidarietà, sussidiarietà, destinazione universale dei beni, bene comune.
Il primo aspetto che va posto in evidenza delle ultime Considerazioni finali è il grande spazio riservato alla banche che occupa circa un terzo del testo. Ma andiamo con ordine, cominciando dagli aspetti riguardanti il bilancio della Banca d’Italia e quelli relativi all’assetto organizzativo territoriale.
Gli interventi di politica monetaria realizzati in risposta alla crisi hanno determinato una crescita e una ricomposizione senza precedenti degli attivi delle banche centrali nazionali dell’Eurosistema, con un incremento per la Banca d’Italia di 57 miliardi euro nel 2015. L’utile netto realizzato dalla Banca è stato di 2,8 miliardi. Sono stati riconosciuti allo Stato 2,2 miliardi, in aggiunta a imposte per 1 miliardo. E’ continuato il forte ridimensionamento del numero delle filiali operanti sul territorio, scese a 39 rispetto a 97 nel 2008. Si è definitivamente superata l’articolazione provinciale, passando al ruolo centrale delle filiali insediate nei capoluoghi di regione. La vigilanza unica europea opera a pieno regime dal novembre del 2014.
Sul piano dell’economia reale, nonostante segnali di rafforzamento nel primo trimestre 2016, la situazione dell’area dell’euro resta esposta ai rischi provenienti dal contesto globale. Nell’area dell’euro la domanda interna dovrà consolidarsi ancora per sopperire alla debolezza di quella estera. In alcuni paesi le difficoltà economiche e di finanza pubblica si intrecciano con elementi di instabilità politica. La risposta della politica monetaria ha cercato di fronteggiare i rischi di deflazione che condizionano negativamente la domanda e accrescono il peso del debito. I tassi ufficiali di interesse sono stai ridotti a più riprese, portando su valori negativi la remunerazione dei depositi delle banche presso l’Eurosistema. La BCE ha cominciato ad acquistare anche titoli di imprese non finanziarie di adeguata qualità. L’orientamento molto espansivo della politica monetaria riflette la debolezza dell’economia e il rischio di deflazione. Sono stati espressi da alcuni osservatori i timori che una lunga fase di tassi di interesse molto bassi, e addirittura negativi, possa avere effetti destabilizzanti sui mercati finanziari, ricercando nelle variazioni dei corsi azionari e obbligazionari le occasioni di profitto, a prezzo però di una eccessiva volatilità.
L’economia italiana viene descritta nel guado tra cenni di ripresa e fragilità. Vi sono segnali positivi, soprattutto per la domanda interna. L’attività economica rimane però lontana dai livelli precedenti la crisi ed è soggetta alle stesse incognite che gravano sull’economia mondiale ed europea. Dopo una prolungata contrazione, si è gradualmente riavviata l’accumulazione di capitale. Le indagini della Banca d’Italia segnalano un’ulteriore espansione dei programmi di investimento delle imprese nell’industria manifatturiera e nei servizi. La contrazione dei prestiti alle imprese si è pressoché arrestata. Le banche cercano attivamente di impiegare l’elevata liquidità a loro disposizione soprattutto in finanziamenti alla clientela in più solide condizioni patrimoniali, in particolare a quella di maggiori dimensioni e operante nel settore manifatturiero. In rapporto al prodotto interno lordo, gli investimenti restano però ancora molto al di sotto dei valori osservati prima della crisi. In prospettiva, l’andamento della domanda estera è il principale fattore di incertezza. I segnali di miglioramento dell’economia hanno cominciato ad estendersi al Mezzogiorno. Ciò nonostante, i divari rispetto al resto del Paese hanno continuato ad ampliarsi.
Il tasso di disoccupazione dei giovani è sceso per la prima volta dal 2007, di oltre due punti percentuali. La disoccupazione resta però troppo alta. Il suo progressivo riassorbimento, essenziale per offrire adeguate condizioni di vita alle persone, è necessario anche per riportare l’inflazione su valori in linea con la stabilità dei prezzi. In Italia, come in altri paesi, la reattività delle retribuzioni di fatto alle variazioni del tasso di disoccupazione è elevata. La nostra banca centrale stima che a una riduzione di un punto percentuale del tasso di disoccupazione corrisponderebbe una maggiore crescita salariale di poco meno di un punto nel triennio successivo.
Per quanto riguarda il modello di sviluppo, le Considerazioni finali sottolineano l’importanza della nascita di nuove imprese, soprattutto nei settori a più elevata tecnologia. Viene ricordato che nel 2012 sono stati definiti i criteri che le start up innovative devono soddisfare per ottenere un’ampia gamma di agevolazioni, tra cui incentivi per chi investe nel loro capitale e una procedura rapida per ottenere garanzie su crediti bancari. Le prime evidenze empiriche indicano che il programma ha consentito a tali aziende di ottenere flussi di finanziamento più ampi e di sostenere tassi di investimento più elevati.
Secondo il Governatore, per sostenere una ripresa più rapida e duratura è necessario il rilancio di investimenti pubblici mirati, anche in infrastrutture immateriali, a lungo differiti. Sono importanti un’ulteriore riduzione del cuneo fiscale gravante sul lavoro, il rafforzamento di incentivi per la ricerca e l’innovazione, il sostegno ai redditi dei meno abbienti, particolarmente colpiti dalla crisi.
Nelle Considerazioni finali si legge che la costruzione europea procede tra progressi e incertezze. Non erano state ancora assorbite le conseguenze della crisi finanziaria globale, quando si è accesa quella dei debiti sovrani con un eccezionale ampliamento dei differenziali di interesse tra i paesi forti e quelli deboli partecipanti all’euro. Innescata da debolezze di singoli paesi, la crisi ha trovato alimento nell’incompletezza dell’Unione economica e monetaria. Il Governatore sottolinea che la moneta unica ha bisogno di confrontarsi con una politica di bilancio unica. L’efficacia di un’Unione di bilancio richiede l’introduzione di strumenti di debito comuni e contestuali decisioni sul trattamento dei debiti nazionali passati, nella prospettiva di un debito unico dell’area. E’ sull’area dell’euro che sono più elevate le preoccupazioni dei mercati. L’area è infatti oggi sottoposta a eccezionali pressioni, economiche e geopolitiche. Il disegno europeo viene visto come problema, piuttosto che come soluzione in un’ottica di lungo respiro. Ma sono proprio l’entità e la diffusione dei rischi a cui siamo sottoposti a richiedere, secondo il Governatore, una strategia comune, che non si limiti alla risposta alle emergenze.
Come si diceva all’inizio, le Considerazioni finali dedicano molto spazio alle banche e alla vigilanza negli ultimi difficili anni, ai problemi aperti per le banche italiane, ai costi e alla redditività delle banche.
Viene stigmatizzato il fatto che con il ritorno della recessione, i numerosi fallimenti delle imprese e la perdita di posti di lavoro alimentavano ancora la crescita di prestiti bancari deteriorati. In un circolo vizioso, l’aumento del rischio di credito portava le banche a contrarre l’offerta di finanziamenti all’economia.
Con l’evolversi della crisi, la normativa bancaria internazionale cambiava in modo rapido e radicale, in particolare quella sulla gestione dei dissesti. La vicenda delle quattro banche poste in risoluzione nel mese di novembre del 2015 va analizzata, secondo il Governatore, in questo contesto. Le quattro banche poste in risoluzione rappresentavano complessivamente l’un per cento delle attività del sistema. Le ripercussioni del loro dissesto, afferma il Governatore, dimostrano ancora una volta come, anche nel caso di intermediari di piccola dimensione, la perdita di fiducia da parte del pubblico possa propagarsi velocemente e rischiare di generare effetti sistemici in modo persistente.
Per quanto riguarda i numeri, il Governatore mette in evidenza nelle Considerazioni finali che, al netto delle svalutazioni già apportate dalle banche italiane, il valore dei crediti deteriorati è di circa 200 miliardi di euro. Più della metà riguarda situazioni in cui la difficoltà dei debitori è temporanea. Il valore netto delle sole sofferenze oscilla intorno ai 90 miliardi.
I crediti deteriorati sono in larga parte la conseguenza della lunga e profonda recessione e siamo ora, secondo il Governatore, ad un punto di svolta. La moderata ripresa economica in atto si sta riflettendo in un calo del flusso dei nuovi crediti deteriorati. Nel 2015 essi sono stati pari al 3,7% del totale dei prestiti, contro il 4,9 del 2014. Ad accrescere la consistenza dei crediti deteriorati ha finora contribuito la lentezza delle procedure di insolvenza e di recupero. Con l’assegnazione stragiudiziale dell’immobile dato in garanzia dalle imprese, i tempi medi di recupero dovrebbero ridursi a pochi mesi rispetto ai tre anni stimati in precedenza. La riduzione dei tempi di recupero dovrebbe aumentare il valore dei crediti deteriorati in misura significativa, facilitandone la cessione sul mercato. Con riguardo a questa materia, la Banca d’Italia ha varato recentemente una nuova rilevazione periodica con informazioni analitiche sullo stock di sofferenze, sulle relative garanzie e sulle procedure di recupero.
Negli ultimi anni la redditività delle banche è stata compressa dalla necessità di svalutare in bilancio i crediti che si andavano deteriorando. Le rettifiche sono state pari a 120 miliardi di euro nel quadriennio 2012-15. Con la ripresa economica, sottolinea il Governatore, l’incidenza di questo fattore si sta ridimensionando, ma ne emergono di nuovi, come i bassi margini di interesse, la necessità di ridurre la leva finanziaria, il calo dei prezzi di alcuni servizi connesso con le innovazioni tecnologiche e la maggiore concorrenza.
Sul piano della struttura organizzativa del nostro sistema bancario, le Considerazioni finali evidenziano che sta riducendosi la capillare presenza sul territorio, con una prosecuzione del calo del numero degli sportelli. Nel 2015 sono scesi a circa 30 mila, l’11 per cento in meno rispetto al 2008. Ma la media è ancora molto alta: quasi 4 sportelli per ogni Comune.
Le Considerazioni del Governatore sul sistema bancario nazionale terminano con alcune valutazioni sulla struttura dimensionale e sulla presenza territoriale delle nostre banche. Si afferma che in più casi i problemi andranno affrontati impostando per tempo operazioni di aggregazione che sfruttino economie di scala e di scopo, la cui entità può essere rilevante. E’ necessario, secondo il Governatore, procedere speditamente in questa direzione, superando vecchie logiche di mero presidio del territorio che hanno sovente contribuito ad acuire, anziché attenuare, le difficoltà dell’economia reale e delle stesse banche.
Il Governatore chiude le sue Considerazioni finali sul futuro dell’Unione europea che occorre rilanciare sulla memoria e l’identità dei padri fondatori che avevano un’idea ben precisa di Europa e dei valori fondamentali del progetto europeo. Tra i padri fondatori, ricorda Altiero Spinelli di cui ricorrono quest’anno trent’anni dalla morte. Viene citato il Manifesto di Ventotene che evidenzia la necessità per il futuro dell’Europa di creare un’unione che “spezzi decisamente le autarchie economiche”, ripartendo dai valori fondamentali di libertà, giustizia e pace.
E per finire, solo due valutazioni critiche. La prima riguarda l’assoluta necessità di aggregazioni nel nostro sistema bancario, per superare i limiti della piccola dimensione e realizzare le economie di scala e di scopo consentite dalle grandi dimensioni. Non esiste alcuna dimostrazione teorica e pratica di economie di scala e di scopo nel campo degli intermediari finanziari. Inoltre, il forte legame con il territorio non va demonizzato perché i veri modelli di sviluppo, sostenibili nel lungo periodo, partono dal basso in quanto sanno coniugare i valori fondamentali della solidarietà e della sussidiarietà. Si tratta di due principi cardine della Dottrina Sociale della Chiesa.
La seconda valutazione è relativa alla citazione del Manifesto di Ventone, a chiusura delle Considerazioni finali. Si poteva citare anche l’anniversario dei 70 anni della nostra Repubblica, la cui Costituzione riconosce (il diritto naturale viene prima dello Stato) e garantisce, con l’articolo 2, i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali, e chiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Si tratta di grandi principi della Dottrina Sociale della Chiesa, con la centralità della persona per uno sviluppo umano integrale e con il dovere della solidarietà per un mondo più giusto e più libero.

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