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L’inverno demografico

Il 5 novembre 2016, l’UCID Nazionale ha organizzato a Trento, in collaborazione con la Sezione UCID presieduta dal Dott. Marcello Carli, un Convegno su un tema molto impegnativo dal titolo: “Alla ricerca di un nuovo ordine economico mondiale: spazi per un nuovo umanesimo”.
Mi ha particolarmente colpito l’intervento dell’Arcivescovo di Trento, Mons. Lauro Tisi, che ha parlato di inverno demografico nella nostra Europa. Dal suo intervento mi è venuta la sollecitazione a preparare una scheda su questo tema, con particolare riferimento alla situazione italiana e alle prospettive di lungo periodo.
Sempre sul tema demografico, mi ha colpito il discorso di inizio anno del Presidente della Federazione Russa, V. Putin. Putin ha detto che in futuro bisogna sostenere al massimo il ruolo fondamentale della famiglia, per fare più figli e costruire meno armi. E ha poi ricordato che i dati più recenti della bilancia commerciale russa indicano che le esportazioni agricole hanno superato quelle di armi.
La preoccupazione del Presidente russo per la demografia si spiega con il calo demografico di quasi 10 milioni di abitanti negli ultimi dieci anni, da 150 a 140, tenuto conto che la Russia ha il territorio più esteso del mondo.
E veniamo all’Italia. Nel 2015, la demografia ha preparato sorprese. Per la prima volta da un secolo, cioè del biennio 1917-1918, il totale della popolazione declina, con i residenti che diminuiscono di 139 mila unità tra l’inizio e la fine dell’anno. Nel 2015 il saldo tra nascite e morti è risultato negativo per 165 mila unità. Infine gli arrivi dall’estero sono stati pari a 200 mila unità, mentre le partenze verso l’estero sono ammontate a 72 mila unità, in crescita rispetto agli anni precedenti.
Le previsioni delle Nazioni Unite hanno delineato, come di consueto, le proiezioni della popolazione italiana nell’ipotesi di migrazioni nulle. Nel 2050, la popolazione italiana scenderebbe di 8 milioni (-14%), scomponibile in una diminuzione di oltre un quinto della fascia di età da 0 a 20 anni (-2,2 milioni), in una diminuzione di quasi un terzo della fascia di età potenzialmente attiva da 20 a 70 anni (-12,3 milioni) e di un aumento di ben due terzi oltre i 70 anni (+6,5 milioni). Un’evoluzione simile avrebbero la Russia, la Germania, la Spagna e la Polonia. La Francia avrebbe invece i conti demografici in equilibrio.
Nei paesi giovani, come quelli africani, la distribuzione della popolazione per età ha la forma di un triangolo, mentre in quelli vecchi come il nostro la distribuzione è simile ad un pentagono, con la base molto più stretta del triangolo, che si allunga sul vertice e tende a restringersi nelle fasce di età centrali.
Un andamento demografico simile a quello dell’Italia diventa alla fine insostenibile perchè il calo della popolazione adulta e il deteriorarsi del rapporto tra anziani e attivi, avrebbe effetti negativi per il bilancio pubblico e l’intero sistema di welfare State.
Sia il sistema previdenziale a ripartizione che quello a capitalizzazione vengono messi in crisi. Il primo a causa della diminuzione del rapporto tra attivi e anziani al di sotto del livello di sostenibilità e il secondo perché la politica monetaria della Banca Centrale Europea (BCE) ha reso nulli o negativi i tassi di interesse, rendendo insufficienti i rendimenti delle risorse accumulate con il metodo contributivo. A meno di investire i fondi in attività molto rischiose con alta combinazione rendimento-rischio. Ma, naturalmente, quest’ultima ipotesi appare non praticabile.
Almeno due le considerazioni finali che si possono fare. La prima riguarda la politica migratoria per compensare il calo demografico, sulla strada che sta percorrendo la Germania.
La seconda riguarda la politica a sostegno della famiglia, delle nuove famiglie e della nascita dei figli, debolissima nel nostro Paese. La nostra associazione potrebbe farsi parte attiva in questo campo, con una proposta di legge a favore della famiglia, magari assieme ad altri movimenti e associazioni ecclesiali come il Forum delle Famiglie che li riunisce. L’UCID in questo modo tornerebbe alla sua vocazione iniziale quando nei suoi primi anni di vita interveniva concretamente con proposte legislative nel campo economico e sociale. Sarebbe un modo operoso per sottolineare la celebrazione del nostro settantesimo.

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