Quale politica energetica per l’Italia?

QUALE POLITICA ENERGETICA PER L’ITALIA?

La presente scheda è anche frutto dell’esperienza del sottoscritto presso l’allora Ministero dell’Industria e, in particolare, dei colloqui con il Direttore Generale della Direzione delle Fonti di Energia, Prof. Giuseppe Ammassari Si trattava della più importante Direzione Generale del Ministero, assieme a quella della Produzione Industriale. .

Le cose sono molto cambiate da allora in campo energetico, soprattutto con riferimento al nucleare che allora era ancora una possibilità.

La materia è stata oggetto anche del recente referendum costituzionale che proponeva la modifica del Titolo V della Costituzione per assegnare di nuovo allo Stato importanti competenze amministrative , tra cui quelle di pianificazione energetica. La prima di queste scelte riguardava proprio il settore della produzione nazionale di idrocarburi, cioè se lo Stato dovesse favorire e promuovere la ripresa delle estrazioni di gas e petrolio sul territorio italiano.

Personalmente ritengo che occorre domandarsi se il gioco valga la candela, se i benefici dell’accesso a queste limitate quantità di risorse fossili nazionali siano superiori ai costi e ai rischi connessi a tale attività di esplorazione ed estrazione localizzate sempre più in siti diffili, come quelli off-shore.. Il Mare Mediterraneo è già sottoposto a gravi pressioni ambientali e un disastro petrolifero come quello avvenuto lungo le coste americane avrebbe effetti ancora più devastanti.

Ma andiamo con ordine, cominciando dai dati attuali. Il consumo interno lordo di energia dell’Italia è coperto per circa tre quarti dai combustibili fossili: 35% petrolio, 31% gas naturale, 8% carbone. Le rinnovabili pesano per il 21% e l’import-export di energia elettrica per il 6%. Diversa è la distribuzione del consumo interno lordo di energia elettrica per fonti: 38% rinnovabili, 30% termoelettrico gas naturale, 14% import-export. Il termoelettrico combustibili solidi incide per il 13% e il termoelettrico petrolio per circa il 2%. Come si vede dai dati, il gas naturale, pur rivestendo un ruolo strategico nella produzione nazionale di energia elettrica, è stato negli ultimi anni nettamente ridimensionato dalla crescita delle energie rinnovabili, che oggi costituiscono la prima fonte di produzione di energia elettrica. Il settore della produzione termoelettrica nazionale si trava in crisi di offerta, che ha indotto l’Enel ad annunciare il progressivo smantellamento di ben 27 centrali.

Il dato saliente è che la produzione di energia elettrica ha una dipendenza dal petrolio vicina allo zero, cioè è ormai completato un processo storico di affrancamento della produzione termoelettrica nazionale dall’olio combustibile, sostituito quasi integralmente dal gas naturale. Pertante le dinamiche della produzione petrolifera non influenzano minimamente il settore elettrico italiano ed è bene che questa tendenza permanga, considerata l’alta volatilità dei prezzi del petrolio destinata ad accentuarsi in relazione alla saturazione produttiva a livello mondiale.

Sulla base dei dati presentati, appaiono abbastanza evidenti i seguenti indirizzi riguardanti il sistema energetico nazionale:

  1. Ruolo strategico del gas naturale;
  2. Ruolo strategico delle energie rinnovabili. L’attuale saturazione del mercato, causata dalla revisione al ribasso delle incentivazioni fiscali ed economiche e dal limite di potenza teorica installabile compatibile con la stabilità del sistema elettrico e con la continuità delle forniture di energia elettrica, rendono indispensabile avviare una politica di investimenti e ricerca verso i sistemi di accumulo;
  • Ruolo strategico dell’energia elettrica: è necessario avviare una politica di graduale penetrazione dell’energia elettrica nei settori dei trasporti e degli usi termici, trasferendo una percentuale significativa dei chilometri attualmente percorsi dai mezzi su gomma, per il trasporto dei passeggeri ai moderni sistemi tranviari su ferro. Il trasporto merci va sempre più fatto su ferro. Non è esagerato affermare che il vero pozzo estrattivo italiano è rappresentato da un programma di riconversione modale dei trasporti dalla gomma al ferro.

La politica degli incentivi riguardante il fotovoltaico è stata fallimentare, con forti danni all’ambiente.

Fondamentale è l’apporto delle rinnovabili al nostro sistema energetico, ma bisogna andare oltre con i sistemi di accumulo e con tecnologie nuove. Per questo occorre finanziare la ricerca.

In generale, è fondamentale la riduzione su scala mondiale delle emissioni di gas serra. E’ quello che sostiene con grande coraggio e incisività Papa Francesco nella Laudato si’ sulla cura della casa comune.

Occorre infine accennare alla nuova politica energetica dell’Unione Europea. La Commissione ha presentato la sua proposta in materia che dovrebbe garantire quasi un milione di nuovi posti di lavoro, con un investimento annuo di quasi 200 miliardi di euro, pubblici e privati, a partire dal 2021. La Commissione propone anche cambiamenti alla direttiva sull’Energy Performance of Buindings, al fine di ottenere edifici più innovativi e connessi, eliminando disposizioni in materia che non hanno dato i risultati sperati e aggiornando i processi, ad esempio quelli riguardanti la conversione dell’edilizia. Ma qui entriamo nel campo del risparmio e dell’efficienza energetica che sono importantissimi per una politica energetica del Paese di cui abbiamo bisogno nei prossimi anni. Un tema che non rientra negli scopi della presente scheda.

 

Giovanni Scanagatta

Segretario Generale

 

Roma, 23 gennaio 2017

 

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