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Riflessione sulla Pasqua di Don Bruno Tomasi Cons.Eccl.Trentino Alto Adige

Cari amici soci di UCID,                                                                                                              Pasqua 2020
vi scrivo questa lettera nei giorni in cui secondo tradizione ci saremmo dovuti trovare per la nostra
celebrazione in preparazione alla santa Pasqua. Tutti sappiamo come stanno andando le cose, ma questo
non ci impedisce di trovare qualche momento di condivisione delle nostre preoccupazioni e delle nostre
speranze. In questi giorni penso spesso alla delusione e alla tristezza che regnava nel cuore dei discepoli di Emmaus che nella sera di Pasqua si allontanavano da Gerusalemme: “Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele” (Lc 24, 21). È sicuramente la sofferenza di milioni di uomini e donne che oggi camminano con passo incerto nelle vie della vita minacciata dal corona-virus e dalle conseguenze che a lungo si ripercuoteranno sul mondo intero. Nello stesso tempo sento che la mia debole fede diventa la forza della speranza che passa attraverso il presente della prova e lo slancio di guardare oltre l’orizzonte della contingenza.
Papa Benedetto XVI nella sua prima enciclica “Deus Caritas est” al n° 28b dice: “L’amore –caritassarà sempre necessario, anche nella società più giusta. Non c’è nessun ordinamento statale giusto che
possa rendere superfluo il servizio dell’amore. Chi vuole sbarazzarsi dell’amore si dispone a sbarazzarsi
dell’uomo in quanto uomo. Ci sarà sempre sofferenza che necessita di consolazione e di aiuto. Sempre ci
sarà solitudine. Sempre ci saranno anche situazioni di necessità materiale nelle quali è indispensabile un
aiuto nella linea di un concreto amore per il prossimo. Lo stato che vuole provvedere a tutto, che assorbe
tutto in sé, diventa in definitiva un’istanza burocratica che non può assicurare l’essenziale di cui l’uomo
sofferente -ogni uomo- ha bisogno: l’amorevole dedizione personale”. Trovo stupende queste parole per
cercare di leggere la situazione in cui rapidissimamente ci siamo venuti a trovare e nello stesso tempo mi
vengono utili per rendere onore a tutte le persone che in questi giorni prendono in mano il loro cuore e si
lasciano commuovere dalla sofferenza altrui. Mi piace pensare che tra queste persone ci sia anche l’UCID, il nostro gruppo UCID, che in questi anni è cresciuto non solo nel numero di soci aderenti, ma soprattutto nell’amicizia e nella fraternità che abbiamo più volte sperimentato soprattutto nei viaggi che abbiamo fatto. Un’amicizia che si è trasformata in gesti concreti di carità quale espressione di una sempre maggior consapevolezza delle tante persone povere e sole che vivono accanto a noi.
Cari amici, sappiamo bene che il corona-virus sta mettendo alla prova il sistema sanitario, sta
portandosi via migliaia di vite umane, sta seminando paura, sta creando situazioni di povertà materiali e
spirituali, sta smantellando un sistema economico che ci permetteva di vivere al di sopra delle nostre reali possibilità e che stava creando un divario sempre più grande tra ricchi e poveri; ma sappiamo altrettanto bene che in breve tempo sta preparando un futuro nel quale saremo chiamati a ricostruire una società più giusta, una società a misura d’uomo capace di dar valore a quei valori che Dio ha impiantato nel cuore dell’uomo. Insomma, dovremo rimboccarci le maniche per dar testimonianza della nostra fede. Nella bellissima lettera di Giacomo leggiamo: “Che giova, fratelli miei, se uno dice di aver la fede, ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo  quotidiano e uno di voi dice loro: ‘Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi’, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa” (Gc 2, 14-17).
In questa santa Pasqua alla quale siamo giunti dopo una Quaresima che nessuno aveva mai vissuto così, il Risorto ci ricorda che il dono più grande è la fede con la quale possiamo guardare al futuro. Questa fede ha la sua forza nella Speranza, la virtù che rende sopportabile il presente perché ci ricorda che Lui è al nostro fianco sempre e se c’è Lui, il Cristo Gesù Risorto, non dobbiamo aver paura. Questa Speranza ci è testimoniata da una grande schiera di Sante e di Santi che assieme a Maria santissima invochiamo per noi e per il mondo intero.
A ciascuno di voi l’augurio di una buona e santa Pasqua.
_DonBruno_Tomasi

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