Spesso nella vita non sono le ali a mancare ma il coraggio di usarle

Il primo giorno della settimana, al mattino presto, (alcune donne) si recarono al sepolcro,portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù (Lc 24, 1-3). Pensiamo allo sgomento, forse la paura, che entra nella loro vita. Era, il loro, un ultimo gesto motivato dall’amore, ma, anche, una sfida a coloro che avevano condannato Gesù: il potere religioso che lo aveva giudicato un peccatore, il potere politico che aveva visto in lui un rivoluzionario … ma il sepolcro era vuoto!

Accade, a volte, anche a noi cercatori di Dio: Lui non c’é, dove noi lo vorremmo trovare! Allora ci sentiamo traditi … ma non è Lui che non si lascia trovare. Siamo noi che lo cerchiamo dove Lui non c’è: Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato! (Lc 24,5-6).

L’annuncio dato alle donne è diventato la notizia che ha trasformato i suoi primi discepoli che, improvvisamente, da dubbiosi sono diventati credenti, da uomini impauriti e codardi si sono trasformati in un gruppo di coraggiosi, disposti a portare il Vangelo ovunque, malgrado le difficoltà, le persecuzioni, i pericoli di morte.

Il Cristo risorto sprigiona, sempre, un’immensa energia di amore e di speranza, che non può essere soffocata. Ogni giorno può essere Pasqua: ogni giorno, infatti, muore in noi qualcosa di vecchio e facciamo un passo verso la vita nuova.

Di Giorgio La Pira si racconta che, quando era deputato a Montecitorio, mostrava spesso a un suo collega ateo il piccolo Vangelo che portava con sé e, sorridendo, diceva: «È risorto!». Dobbiamo dirlo anche noi, a tutti e prima di tutto a noi stessi. «Il mondo è un immenso pianto, ma a Pasqua diventa un immenso parto: di vita, di speranza, di nuovi orizzonti, di lacrime asciugate» (E. Ronchi).

Se, da un lato, siamo consapevoli che la passione di Cristo continua in tutti i crocifissi della storia, dall’altro, abbiamo ragione di credere che la sua risurrezione è sempre in atto nella storia fino al completamento nell’ultimo giorno. Siamo abbastanza capaci di guardarci intorno per vedere i fiori della primavera più che le foglie morte? Pasqua è credere che, con Dio, la vita non finisce mai.

A tutti voi i miei auguri pasquali con le parole di don Tonino Bello: «Coraggio gente! La Pasqua vi prosciughi, fino all’ultima goccia, i ristagni di disperazione che si sono sedimentati nel cuore. E, insieme al coraggio di esistere, vi ridia la voglia di camminare».

Auguri!

                                                                                                                          Il Consulente ecclesiastico nazionale

Don Antonio Mastantuono