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Giovani e Lavoro

Il primo punto del programma della Commissione Innovazione Associativa dell’UCID (Ghidella-Maniscalco) prevede il rilancio del Movimento Nazionale Giovani della nostra associazione. I giovani nella nostra associazione incidono per meno del 7% e l’età media di tutti i soci supera i 65 anni.

Si allunga per i giovani il tempo per diventare autonomi. Ciò crea incertezza e sfiducia che sono i peggiori nemici del rilancio dello sviluppo e dell’occupazione. Attualmente il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è pari al 37,9%, contro il 22% dell’Eurozona. Quello della Germania è uguale al 7%. Nel 2007, prima dell’inizio della crisi, il nostro tasso di disoccupazione giovanile era del 19,4%.

I due problemi maggiori per i giovani sono: il primo inserimento nel mercato del lavoro e poi l’asimmetria del mercato del lavoro. Non c’è corrispondenza tra la formazione dei giovani e la domanda di figure lavorative da parte delle imprese. Pur di inserirsi nel mercato del lavoro, i giovani non rifiutano i lavori manuali. Ma è importante che la remunerazione del lavoro sia ad un livello accettabile. Sono lavori i più disparati, con una notevole ripresa dell’interesse per l’agricoltura.

In un recente articolo sulla Rivista “La Civiltà Cattolica”, p. Occhetta parla di Lavoro 4.0, quasi in contrapposizione a Industria 4.0 di cui si parla comunemente. Forse ciò viene fatto per un sostegno al tema della prossima 48^ Settimana sociale dei cattolici italiani che si terrà a Cagliari dal 26 al 29 ottobre, dedicato al lavoro. Nel programma si parla molto poco di “buone pratiche imprenditoriali” per lo sviluppo e l’occupazione, soprattutto giovanile. E’ un ulteriore segno che nel nostro Paese non abbiamo ancora raggiunto una sufficiente integrazione tra cultura del lavoro e cultura dell’impresa per raggiungere l’obiettivo finale del bene comune. E’ invece interessante rilevare nella parte finale dell’articolo di p. Occhetta la dimensione antropologica del problema e, in generale, della quarta rivoluzione industriale. Come ci ha insegnato Giovanni Paolo II nell’Enciclica sociale Laborem exercens del 1981, il lavoro è superiore al capitale perché l’uomo deve rimanere al centro di ogni processo produttivo, con i suoi valori di libertà, responsabilità, dignità, creatività. L’uomo è l’artefice di tutto, continuando la meravigliosa opera creatrice di Dio. Si parla nell’Enciclica di lavoro in senso oggettivo e in senso soggettivo perché è l’uomo che deve connotare in senso antropologico ogni processo di sviluppo per la creazione del bene comune, che è bene di tutti e di ciascuno.

Affrontare l’emergenza della disoccupazione giovanile è fondamentale per evitare un conflitto fra generazioni che sta esplodendo con effetti dirompenti anche sul piano politico. Basti pensare come votano i giovani, che si dividono tra assenteisti e voto di protesta.

Occorre investire più risorse umane e organizzative per potenziare gli strumenti di sostegno alla transizione tra scuola e lavoro. L’alternanza scuola-lavoro e il metodo duale tedesco sono strumenti importanti che hanno fatto la fortuna di Paesi come la Germania dove il tasso di diffusione si colloca al 20% rispetto al 4% dell’Italia. Il tasso di disoccupazione giovanile tedesco è il 20% di quello italiano. Occorre per questo un grande sforzo organizzativo e di avvicinamento culturale tra scuola e impresa. La legge sulla “buona scuola” che prevede 400 ore di alternanza scuola-lavoro per gli istituti tecnici e professionali e 200 per i licei, è insufficiente, soprattutto per questi ultimi. E’ necessario formare con programmi specifici nuclei sia di tutor aziendali, in grado di guidare gli studenti coinvolti nelle esperienze di lavoro, sia di docenti preparati a orientare i giovani nelle scelte e nell’utilizzo di tali esperienze. Per quanto riguarda la formazione e i tutor aziendali, hanno provveduto non la legge ma in spirito sussidiario alcuni fondi interprofessionali privati mettendo a disposizione delle risorse ad hoc.

Non servono incentivi a pioggia, come nel Jobs Act e nella Legge di Stabilità, ma aprendo a scelte individuali, ad esempio mettendo a disposizione dei singoli conti personali di formazione spendibili in corsi qualificati. La Francia ha appena potenziato un simile conto cui ogni lavoratore può attingere per finanziare proprie attività di formazione da 16 anni in su. Una “buona pratica” che dovrebbe essere introdotta anche nel nostro Paese. In definitiva, non si possono creare posti di lavoro per decreto.

Un altro strumento da potenziare riguarda le start up innovative gestite dal Ministero dello Sviluppo Economico, che ha raggiunto il numero di circa 7 mila operazioni approvate. Esse sono in gran parte gestite da giovani e anche la distribuzione geografica non privilegia solo in Nord. Quote significative hanno anche Roma e Napoli.

Nell’UCID abbiamo diversi casi interessanti di relazioni tra scuola e impresa, che possono essere inquadrati ante litteram nella filosofia dell’alternanza scuola-lavoro. Citiamo, per tutti, l’esperienza del “banco in fabbrica” delle Cantine Ferrari di Trento negli anni settanta.

Attività simili vengono spesso svolte dalle Fondazioni senza scopo di lucro delle imprese industriali. L’UCID ha una quarantina di Cavalieri del Lavoro, su circa cinquecento a livello nazionale, che sono a capo di prestigiose imprese che spesso sono provviste di Fondazioni con finalità sociali sia in Italia che nei Paesi in via di sviluppo. Tale quarantina di imprese fattura nel complesso circa 15 miliardi di euro e dà occupazione a oltre 70 mila dipendenti. Le Fondazioni che spesso fanno capo a tali imprese, hanno anche finalità tese a favorire l’integrazione tra scuola e lavoro, come borse di studio, premi e stage aziendali. Su tali potenzialità potrebbe puntare il Movimento Nazionale Giovani UCID per una serie di iniziative come l’adozione, assieme ad una Fondazione, di una scuola da parte di ciascuna Sezione della nostra associazione.

In definitiva, è sempre l’uomo l’artefice dei processi di sviluppo e della costruzione del bene comune e la quarta rivoluzione industriale deve essere vista in chiave antropologica, come ci suggerisce padre Occhetta. Si tratta, nel suo significato più profondo, dello sviluppo umano integrale nella Carità e nella Verità, come si legge nel titolo della Caritas in Veritate di Benedetto XVI.  E’ un fondamento ripreso e sviluppato da Papa Francesco nell’Enciclica sociale Laudato si’: la cultura dell’ecologia integrale.    

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