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Quarantanovesima Giornata Mondiale della Pace – 1 gennaio 2016

VINCI L’INDIFFERENZA E CONCQUISTA LA PACE

La quarantanovesima Giornata Mondiale della Pace 2016 è dedicata alla malattia dell’indifferenza che investe tutto il mondo globalizzato. Papa Francesco ci esorta a custodire le ragioni della speranza per superare le diverse forme di indifferenza che colpiscono l’uomo e che ci allontanano dal bene comune.

Le guerre e le azioni terroristiche hanno segnato dall’inizio alla fine lo scorso anno, tanto da assumere le fattezze di quella che si potrebbe chiamare una “terza guerra mondiale a pezzi”.

I cambiamenti climatici stanno sconvolgendo la nostra casa comune e la Conferenza di Parigi sul clima della fine dello scorso indicano che si sta prendendo sempre più coscienza della gravità del problema che riguarda tutti gli abitanti della terra, con una preoccupante relazione tra il deterioramento del clima e l’aumento della povertà. Bisogna per questo accrescere l’impegno per la cooperazione e lo sviluppo, il linea con il summit di Addis Abeba per raccogliere fondi per lo sviluppo sostenibile del mondo e l’adozione, da parte delle Nazioni Unite, dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, finalizzata ad assicurare una vita più dignitosa a tutti, soprattutto alle popolazioni più povere del pianeta.

Papa Francesco ricorda poi che il 2015 è stato un anno speciale per la Chiesa perché ha segnato il 50° anniversario della chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II. Con il Concilio, Giovanni XXIII ha voluto spalancare le finestre della Chiesa per una più aperta comunicazione tra essa e il mondo. Si tratta di quella “Chiesa in uscita” di cui parla Papa Francesco nella Evangelii gaudium del 2013 e che non si stanca mai di ripetere per dare concreta attuazione alle indicazioni del Concilio che non sono state ancora realizzate. Il Giubileo Straorinario della Misericordia viene posto nella stessa prospettiva del Concilio Vaticano II.

Il Santo Padre passa quindi ad esaminare alcune forme di indifferenza che travagliano il mondo. La prima forma riguarda l’indifferenza dell’uomo verso Dio, da cui scaturisce l’indifferenza verso il prossimo e verso il creato. L’uomo si sente onnipotente e dominatore di tutto, secondo il pensiero del relativismo etico e del materialismo pratico. Ai nostri giorni, in forza della globalizzazione e della pervasività delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, l’indifferenza da individuale è diventata globale. Papa Francesco parla per questo di “globalizzazione dell’indifferenza”. Su questo punto, il Santo Padre riprende il pensiero di Benedetto XVI della Caritas in veritate. Infatti, l’aumento esponenziale delle informazioni che vediamo ai nostri giorni non significa aumento dell’attenzione ai problemi e alle necessità del prossimo in senso solidale. Come afferma Benedetto XVI nella Caritas in veritate, “La società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli. La ragione, da sola, è in grado di cogliere l’uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una convivenza civica tra loro, ma non riesce a fondare la fraternità”.

In altri casi, l’indifferenza si manifesta come mancanza di attenzione verso la realtà circostante, specialmente quella più lontana. Le persone vivono isolate nel loro benessere, senza preoccupazione alcuna per l’umanità sofferente. La nostra comodità ci fa dimenticare degli altri, facendo cadere il nostro cuore nell’indifferenza.

I problemi climatici sono espressione dell’indifferenza, come risulta chiaramente dall’Enciclica sociale Laudato si’. Il clima costituisce uno dei massimi esempi di bene comune perché tutto è in relazione e per questo Papa Francesco parla di ecologia integrale. Sono frutto dell’indifferenza l’inquinamento delle acque e dell’aria, lo sfruttamento indiscriminato delle foreste, la distruzione della biodiversità.

La conclusione a cui arriva Papa Francesco è che l’indifferenza globalizzata minaccia la pace nel mondo.

Per sconfiggere l’indifferenza globalizzata occorre globalizzare la solidarietà, come ha sostenuto Giovanni Paolo II nella Sollicitudo dei socialis del 1987, citata da Papa Francesco. Nell’Enciclica si legge che la solidarietà è molto più che un “sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane”. La solidarietà “è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti”. Con la solidarietà si realizza il bene comune, come pure con lo sviluppo, con la sussidiarietà, con destinazione universale dei beni che costituiscono i grandi principi della Dottrina Sociale della Chiesa.

Per vincere l’indifferenza è indispensabile la realizzazione della missione educativa che parte primariamente dalla famiglia. Papa Francesco afferma che è importante il legame tra educazione e comunicazione: l’educazione avviene infatti  per mezzo della comunicazione che influisce positivamente o negativamente sulla formazione della persona. Una grande responsabilità grava pertanto sui soggetti che controllano i media, soprattutto nei confronti dei giovani che sono dei grandi fruitori delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

La fede senza le opere non serve a nulla e abbiamo pertanto bisogno di “buone pratiche” per sviluppare una cultura della solidarietà e della misericordia che sconfigga l’indifferenza  e  favorisca lo sviluppo umano integrale. In questo senso, Papa Francesco ringrazia le persone, le famiglie, le parrocchie, le comunità religiose, i monasteri e i santuari che hanno risposto con prontezza al suo appello ad accogliere i rifugiati. Le parrocchie stanno rispondendo con molto entusiasmo all’appello del Papa, tenuto presente che in Italia ci sono più di 25 mila parrocchie. Stimando un’accoglienza media tra i due e i tre rifugiati per parrocchia, si ottiene un totale tra i 50 e i 75 mila rifugiati. Si tratta di ordini di grandezza simili al numero dei rifugiati presenti nel nostro Paese. L’Osservatore Romano ha avviato un’indagine presso le parrocchie italiane per rilevare il numero dei rifugiati in esse ospitati.

Papa Francesco esprime infine grande preoccupazione per la piaga sociale della disoccupazione, soprattutto di quella giovanile. Essa toglie alla persona l’autonomia economica per vivere, la dignità e la speranza. Un’attenzione particolare dovrebbe essere dedicata alle donne, soprattutto per quanto riguarda la maternità che non deve essere motivo di discriminazione in campo lavorativo. Si tratta di esortazioni che il Santo Padre ha espresso anche in occasione della memorabile Udienza Speciale concessa all’UCID il 31 ottobre dello scorso anno.

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