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Nota Congiunturale (Bollettino Banca D’Italia gennaio 2011)

Crescita. Resta “moderata” la crescita dell’economia italiana, bloccata intorno all’1%. Secondo l’ultimo Bollettino economico della Banca d’Italia (gennaio 2011), l’incremento del prodotto interno lordo, che nel 2010 è risultato pari all’1%, scenderà allo 0,9% nel 2011 per poi risalire all’1,1% nel 2012. “L’espansione del prodotto, frenata dalla debole domanda interna[1], resterebbe inferiore a quella dell’area euro, che le valutazioni indicano all’1,5%”.

Alla fine del periodo, secondo il Bollettino, “il Pil avrebbe recuperato circa la metà della perdita subita nel corso della recessione, pari a quasi sette punti percentuali”. Ma “ritmi produttivi così modesti non consentirebbero una ripresa significativa dell’ occupazione che, nel settore privato, si espanderebbe di circa 0,5 punti percentuali sia nel 2011 sia nel 2012”.

Disoccupazione. Il tasso di disoccupazione ha superato l’11%, considerando anche i lavoratori in cassa integrazione guadagni e gli scoraggiati. E’ molto probabile che tale tasso salga ulteriormente con le progressive scadenze della cassa integrazione. Nel terzo trimestre 2010, si legge nel Bollettino, “la minore partecipazione al mercato del lavoro ha consentito una leggera flessione del tasso di disoccupazione all’ 8,3%, dall’8,4% del secondo trimestre”.

Conti pubblici. Il Bollettino economico della Banca d’Italia stima che il rapporto deficit-Pil nel 2010 sia “al di sotto dell’obiettivo del 5% del prodotto”. Il debito sarebbe invece cresciuto al 119% del prodotto interno lordo dal 116% del 2009. Si tratta di un aumento “inferiore a quello riportato per il complesso dei paesi dell’area euro nelle previsioni dell’autunno scorso della Commissione europea”, pari a cinque punti percentuali, toccando l’84,1% del prodotto interno lordo.

Inflazione. L’inflazione, misurata dall’ indice armonizzato dei prezzi al consumo, salirebbe al 2,1% nella media del 2011, rispetto all’1,6% del 2010. Nel 2012 si assisterebbe ad un rallentamento al 2%.


[1] La crescita è quindi affidata in gran parte alla dinamica della domanda estera, in relazione al tasso di sviluppo del commercio mondiale. Essa è condizionata dall’andamento del tasso di cambio dell’euro e dall’inflazione importata da costi che risulta attualmente penalizzante per le nostre esportazioni. Utilizzando le fonti dei dati del nostro ultimo Rapporto 2010/11 sulla coscienza imprenditoriale nella costruzione del bene comune, si vede che nel lunghissimo periodo (1500-2001) è alta la correlazione tra crescita del prodotto interno lordo mondiale e crescita del commercio mondiale: 0,84. Abbiamo stimato la regressione logaritmica tra le due variabili per il periodo indicato e abbiamo ottenuto il seguente risultato: Log WPIL = Log 0,59 + Log 1,30 WT; dove WPIL (variabile dipendente) rappresenta i tassi di crescita composta media annua del prodotto interno lordo mondiale per sottoperiodi negli anni che vanno dal 1500 al 2001 e WT (variabile indipendente) i correlativi tassi di crescita per sottoperiodi nello stesso arco temporale. L’elasticità del tasso di crescita del prodotto interno lordo mondiale rispetto al tasso di crescita del commercio mondiale è pari a 0,26 WT. Pertanto, con un tasso di crescita del commercio mondiale del 5%, l’elasticità è pari a 1,3. Il grafico seguente illustra gli andamenti dei tassi di crescita medi annui composti per sottoperiodi del prodotto interno lordo mondiale e del commercio mondiale negli anni che vanno dal 1500 al 2001.

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