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Cultura d’impresa ed ecologia integrale

E’ uscito ad ottobre del 2015 il quattordicesimo volume della Collana UCID “Imprenditori Cristiani per il Bene Comune”, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana.

Pierluigi Sassi ha avviato nel 2009 la Collana UCID “Imprenditori Cristiani per il Bene Comune”, in seguito ad un accordo con Mons. Giuseppe Costa, Direttore della Libreria Editrice Vaticana, durante la Presidenza di UCID Nazionale del Prof. Angelo Ferro.

Il volume curato da Pierluigi Sassi è dedicato all’Enciclica sociale di Papa Francesco Laudato si’, pubblicata nel mese di giugno 2015. Il titolo del libro, “Cultura d’impresa ed ecologia integrale”, è molto significativo perché mette in evidenza l’approccio globale di Papa Francesco al tema dell’ambiente che esige l’analisi congiunta dei moltissimi fattori che hanno determinato il deterioramento climatico della casa comune in cui vive l’umanità intera. L’ecologia integrale comprende infatti l’ecologia ambientale, quella politica, economica e sociale, l’ecologia culturale, educativa, etica e spirituale. Il termine integrale fa venire alla mente il sottotitolo dell’Enciclica sociale Caritas in veritate di Benedetto XVI per favorire lo sviluppo umano integrale, cioè l’uomo in tutte le sue dimensioni.

Il volume raccoglie una ventina di contributi sul tema dell’ultima Enciclica di Papa Francesco, con una Presentazione di Pierluigi Sassi, l’Introduzione del Cardinale Peter Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, e le Conclusioni di Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana. Si evidenzia il contributo di Gian Luca Galletti, Ministro dell’Ambiente, sul dovere della politica per un’ecologia integrale.

L’ambiente è il primo fra i beni comuni e si collega ad uno dei principi fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa che riguarda la destinazione universale dei beni.

In tutti i contributi si sottolinea l’importanza fondamentale della sostenibilità che riguarda la responsabilità di tutti di consegnare alle future generazioni un ambiente non peggiore di quello che abbiamo ricevuto. Su questo punto, di capitale importanza, Mons. Galantino ricorda un proverbio africano che dice : “Non abbiamo ricevuto in eredità la terra dai nostri padri, ma l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli”.

Tra la sostenibilità economica e la sostenibilità ambientale esiste una relazione negativa e solo la tecnologia ci può venirci  incontro per superare o attenuare questo vincolo. Abbiamo per questo bisogno di andare verso l’”economia circolare” che si realizza quando il sistema è in grado di funzionare con zero rifiuti e zero inquinamento. Ma per raggiungere questo obiettivo finale, tutti gli interventi contenuti nel libro sottolineano la necessità di abbandonare gradualmente i combustibili fossili, cioè il petrolio, il carbone e il gas, per andare verso le energie rinnovabili come quella solare, l’energia eolica e le altre energie pulite.

In tutti gli interventi, grande rilevanza viene riservata alla responsabilità dell’impresa per la cura dell’ambiente che si unisce a tutte le altre responsabilità nei confronti dei dipendenti, delle comunità locali, delle istituzioni locali, dei clienti, dei fornitori, delle generazioni future, degli azionisti. Si tratta di una responsabilità che deve mirare molto più in alto della semplice esibizione di codici etici, di bilanci etico-sociali, di certificazioni etiche ed ambientali. La responsabilità deve invece innervare dall’interno le strategie dell’impresa e i suoi processi organizzativi e gestionali. E’ questo un grande insegnamento che ci ha lasciato il Beato Giuseppe Toniolo e che l’UCID sta cercando di mettere in pratica, parlando non di Responsabilità Sociale dell’Impresa (RSI) ma di Strategie di Impresa per il Bene Comune (SIBC).

Come mette bene in evidenza il volume, l’Enciclica sociale di Papa Francesco parla non solo di ambiente ma anche di una finanza globalizzata che mira solo a massimizzare il profitto nel breve periodo, venendo meno al suo compito fondamentale di sostenere i processi di crescita e di sviluppo dell’economia reale per la costruzione del bene comune. Parla della funzione primaria dell’imprenditore come creatore di ricchezza, moltiplicando i talenti ricevuti, e come responsabile della distribuzione di ricchezza secondo principi di equità e di giustizia. Si discute ancora del progresso tecnico che da sano motore dello sviluppo economico e sociale per la costruzione del bene comune, diventa onnipotente tecnocrazia che domina e sottomette ogni aspetto della vita economica e sociale e della politica. Dall’utopia dell’uguaglianza senza libertà, si passa con la tecnocrazia all’utopia della libertà senza verità, disconoscendo il ruolo inscindibile della fede e della ragione per rendere l’uomo autenticamente libero e responsabile.

Nel volume figurano interessanti contributi sulla biodiversità dell’impresa per un autentico sviluppo economico e sociale. Da questo punto di vista, non ha senso la distinzione tra imprese profit e non profit, come ha messo ben in evidenza Benedetto XVI nella Caritas in Veritate. Il principio di efficienza economica deve valere indifferentemente per le due categorie di imprese, per assicurare la loro sostenibilità nel lungo periodo. Cambiano le finalità, ma le unisce il principio fondamentale della responsabilità perché anche per le imprese profit vige il principio della responsabilità nei confronti non solo degli azionisti ma anche di tutti gli stakeholder. Stato e mercato non sono in grado da soli di assicurare la costruzione del bene comune, ma ci vuole sempre una componente di gratuità e di dono che implica la biodiversità delle imprese e quindi la presenza delle imprese sociali.

Papa Francesco nella Laudato si’ riprende e sviluppa molti insegnamenti presenti nella Esortazione apostolica Evangelii gaudium del 2013 che troviamo nel secondo e nel quarto capitolo. Fa inoltre riferimento alle precedenti Encicliche sociali sul tema dell’ambiente come la Pacem in terris (1963) di Giovanni XXIII, la Populorum  progressio (1967) di Paolo VI, le tre Encicliche sociali Giovanni Paolo II, Laborem exercens (1981), Sollicitudo rei socialis (1987), Centesimus annus (1991). Rifermenti espliciti ci sono infine alla Caritas in veritate (2009) di Benedetto XVI. In continuità con il pensiero sociale della Chiesa, Papa Francesco dice no all’economia dell’esclusione, no all’idolatria del denaro, no ad un denaro che domina invece di servire, non alle inequità che generano guerre e violenze.

In conclusione, il volume curato da Pierluigi Sassi è ricco di stimoli e di diversi angoli visuali per l’analisi del tema dell’ecologia ambientale che si connette strettamente a quello dell’ecologia umana: in una parola, l’ecologia integrale.

Dalla lettura del libro si intuisce che Papa Francesco con la Laudato sì prosegue con tenacia sulla via dell’esortazione per condurci alla realizzazione della seconda parte del Concilio Ecumenico Vaticano II, a 50 anni della sua chiusura. Come ha detto Giovanni XXIII, siamo ancora all’aurora, soprattutto per quanto riguarda il ruolo dei laici che nello spirito del Concilio dovrebbero costituire la linea più avanzata della Chiesa e non quella più arretrata. Papa Francesco nella Evangelii gaudium parla per questo nel capitolo quarto di dimensione sociale dell’evangelizzazione, ponendo i laici in prima linea per testimoniare il Vangelo e i grandi principi della Dottrina Sociale della Chiesa nel mondo di oggi. Si tratta di “un processo di riforma missionaria ancora da compiere” (Evangelii gaudium n.3).

L’Enciclica sociale Laudato è rivolta a tutti gli uomini di buona volontà per la cura della casa comune che è la terra e riguarda quindi non solo agli appartenenti alla Chiesa Cattolica. La sua valenza ecumenica interpella tutti senza distinzione alcuna, credenti e non credenti, perché universali sono i grandi principi della Dottrina Sociale della Chiesa: sviluppo integrale dell’uomo, solidarietà, sussidiarietà, destinazione universale dei beni, bene comune.

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