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Aggiustare o ripartire dagli Stati Uniti d’Europa?

Possiamo paragonare l’Unione Europea ad una macchina che ha subito un grave incidente. Due sono pertanto le alternative che abbiamo di fronte: tentare di riparare la macchina incidentata o costruirne una completamente nuova.
Non va esclusa questa seconda soluzione, pensando ad una diversa architettura dei 27 Paesi che formano l’Unione Europea. Questa diversa architettura si basa sul fatto che occorre tenere conto delle notevoli differenze che esistono tra i 27 Paesi, a partire dal reddito pro capite. Si va infatti da un massimo di 44.300 euro a parità dei poteri d’acquisto della Svezia ad un minimo di 5.800 euro della Bulgaria.
L’idea è di creare gli Stati Uniti d’Europa a cerchi concentrici, con un primo cerchio formato dai Paesi che hanno fondato a Roma nel 1957 il Mercato Comune Europeo: Germania, Francia, Italia, Belgio, Olanda, Lussemburgo. Il reddito pro capite di questi 6 Paesi va dal massimo dell’Olanda con 38.900 euro al minimo dell’Italia con 26.600 euro. Un secondo cerchio formato dai restanti 12 Paesi dell’eurozona. All’ultimo cerchio si aggiungono infine i 9 Paesi dell’Unione Europea che non fanno parte dell’eurozona.
Consideriamo qualche altro dato sulla base dei tre cerchi concentrici ipotizzati. Il Prodotto interno lordo (Pil) dei sei Paesi fondatori rappresenta il 56% del Pil degli Stati Uniti d’America, mentre la popolazione complessiva è pari al 71% di quella americana. La differenza tra le due percentuali riflette naturalmente i divari in termini di Pil pro capite rispetto agli Stati Uniti d’America.
Un altro dato interessante da analizzare riguarda la variabilità del Pil pro capite dei 27 Paesi dell’Unione Europea rispetto ai sei Paesi fondatori del Mercato Comune Europeo. Il coefficiente di variazione (rapporto tra scarto quadratico medio e media) del redditi pro capite dei 27 Paesi dell’Unione Europea è uguale al 52%. Esso si restringe moltissimo con riferimento ai sei Paesi fondatori, con un valore pari al 12%. Il primo cerchio è pertanto formato da un’area molto più omogenea sul piano reale.
I sei Pesi fondatori dovrebbero eliminare i vincoli del Trattato di Maastricht riguardanti il rapporto tra deficit e Pil e quello tra debito pubblico e Pil. Il debito pubblico dovrebbe essere completamente unificato con una gestione comune. La politica monetaria e la politica fiscale dei sei Paesi che formano il primo cerchio dovrebbero essere gestite dal centro, secondo una visione organica di strumenti e obiettivi di politica economica. Tutti gli altri Paesi che stanno nel secondo e nel terzo cerchio dovrebbero continuare ad osservare le regole attuali.
I Paesi del primo cerchio avrebbero pertanto una politica comune della tassazione e della spesa pubblica. Il deficit di bilancio sarebbe coperto o con emissioni di titoli o direttamente dalla Banca Centrale Europea (BCE) con creazione di base monetaria. Naturalmente ci sarebbe anche un altro canale di creazione di base monetaria da parte della BCE: acquisto diretto all’emissione dei titoli dei debito pubblico dei sei Pesi fondatori o acquisto sul mercato. Questo consente naturalmente alla BCE di controllare la liquidità e la struttura dei tassi di interesse. Avremmo in definitiva una batteria completa di canali di creazione e di distruzione di base monetaria da parte della BCE: canale estero, canale delle banche e canale di tesoreria.
La politica fiscale e la politica monetaria possono in questo modo essere meglio orientate allo sviluppo, con un effetto di traino su tutti gli altri Paesi che formano l’eurozona e l’Unione Europea. Facciamo l’esempio degli investimenti materiali e immateriali di tipo infrastrutturale che possono essere fatti dal nucleo centrale dei sei Paesi per imprimere una traiettoria di sviluppo a tutta l’Unione Europea, nel quadro della competizione globale. E’ opportuno che questi investimenti vengano coperti non attraverso la tassazione ma in deficit, attraverso l’emissione di titoli del debito pubblico dei sei Paesi fondatori. Tali titoli potranno essere acquistati o dai risparmiatori o dalla stessa BCE con creazione di base monetaria.
E’ questa una via che può essere percorsa per la creazione degli Stati Uniti d’Europa, attraverso una specie di New Deal con forti investimenti che aumentino il tasso di crescita di lungo periodo di tutta l’Unione Europea, grazie all’azione di locomotiva svolta dai sei Paesi fondatori. Sono investimenti che devono aumentare il tasso di coesione delle popolazioni dell’Unione Europea, creando valore aggiunto condiviso che favorisce la costruzione del bene comune. Questa azione di tipo strutturale andrebbe accompagnata da un valore della moneta comune che sia coerente con l’obiettivo di innalzamento del tasso di crescita dell’Unione nel lungo periodo.
Solo con un disegno forte e coraggioso l’Europa potrà uscire dalle secche in cui si trova attualmente, rientrando da protagonista nelle grandi traiettorie della storia.
Gli ultimi tre Papi, Francesco, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, esortano continuamente l’Europa e recuperare la sua anima spirituale, rifuggendo dall’economicismo e dal relativismo etico perché nel lungo periodo sono le idee destinate a prevalere e non gli interessi costituiti. Ma se queste idee non sono ispirate al bene comune, principio fondamentale della Dottrina Sociale della Chiesa, l’Europa non potrà risorgere e diventare protagonista dello sviluppo dei popoli.

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