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Ancora sulle minoranze creative

Nell’ultima scheda del 10 ottobre scorso si è affrontato il tema delle minoranze creative alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa. Si è ricordato il pensiero di Benedetto XVI che ci dice che il futuro di ogni società dipende dalle minoranze creative e quello di Luigi Einaudi sugli uomini della minoranza che sono fondamentali per lo sviluppo economico e sociale di ogni Paese perché investono sul futuro e sono per questo sempre pronti a rischiare.
Sullo stesso tema è fondamentale ricordare il pensiero di Vilfredo Pareto (1848-1923) che ha elaborato una teoria delle èlite, auspicando èlite aperte e non chiuse, per assicurare il ricambio che costituisce il fondamento di una vera democrazia.
Se le èlite non sono autentiche portano inevitabilmente all’oligarchia, con il perseguimento di interessi di pochi e quindi lontani dalla costruzione del bene comune che costituisce l’obiettivo fondamentale della Dottrina Sociale della Chiesa.
La mancanza o l’insufficienza di èlite autentiche costituisce una specie di malattia genetica dell’Italia. Ma ci stiamo ora accorgendo che tale malattia affligge la gran parte delle democrazie occidentali. Essa si annida particolarmente all’interno dell’Unione Europea.
Al pari delle èlite sociali, economiche e professionali, la classe politica non spunta per caso. Come per le èlite, in sostanza, così anche per la classe politica l’aspetto più critico è quello della formazione. E la formazione alla politica è certamente fra le principali risorse indispensabili affinchè la difficile professione della politica non risulti un’attività di terz’ordine, praticata da persone improvvisate e inseguita da aspiranti sempre più improponibili. Da qui l’importanza fondamentale della riscoperta e del rilancio della scuole di formazione socio-politica che hanno svolto in passato un ruolo forte per la preparazione di èlite autentiche, capaci di offrire una politica ispirata ai grandi valori della Dottrina Sociale della Chiesa.
Diversamente, come stiamo vedendo, i migliori sono fortemente disincentivati a fare politica come servizio per la costruzione del bene comune, lasciando il terreno aperto ai meno adatti, con una mera gestione del potere, perseguendo unicamente gli interessi di parte e non di rado personali.
Tramontata definitivamente la stagione dei partiti quali formatori di classe politica, occorre chiedersi se la formazione di èlite e l’educazione a forme migliori di leadership non solo costituiscano oggi un’occasione di rinnovato slancio dell’Italia, ma siano, ancora prima, fattibili. La risposta per essere positiva richiede che la formazione e l’educazione abbiano natura fortemente culturale e basata sui grandi principi etici, sapendo che la massima espressione dell’etica è il bene comune.
Per molti aspetti, l’abbassamento e l’appiattimento culturale dei nostri giorni sono il risultato dei residui lasciati dal ritiro delle onde lunghe della secolarizzazione. Per questo motivo, esso rappresenta il più pericoloso antagonista della formazione di nuove èlite autentiche e dell’educazione alla leadership. Abbiamo bisogno di ideali e di valori, senza i quali nessuna autentica èlite riesce a formarsi e poi a sfuggire alle tentazioni di tipo oligarchico.
De Gasperi, in un discorso tenuto a Bruxelles nel 1948, parlava di “civiltà cristiana” che purtroppo l’Europa ha smarrito percorrendo strade senza uscita, permeate da riduzionismo economico e relativismo etico. E’ quell’Europa della moneta e delle banche che ci siamo illusi potesse portare all’Europa dei cittadini, senza alcuna memoria e identità.
Come ci esorta Benedetto XVI, dobbiamo “formare” autentiche minoranze creative perché “Il destino di una società dipende sempre da minoranze creative. I cristiani credenti dovrebbero concepire se stessi come una tale minoranza creativa e contribuire a che l’Europa riacquisti nuovamente il meglio della sua creatività e sia così a servizio dell’intera umanità”. Diversamente, fa capire Benedetto XVI, l’Europa è destinata ad uscire dalle grandi traiettorie della storia.

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