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Ancora su impresa e partecipazione

Torniamo ancora sul tema dell’impresa e della partecipazione, sollecitati dal bel libro di Filippo Peschiera presentato a Roma l’8 novembre scorso, “La collaborazione nella impresa tra capitale e lavoro dal dopo guerra ad oggi: verso il modello renano”. Le Conclusioni del libro sono dell’Ing. Davide Viziano, Presidente del Gruppo Regionale UCID della Liguria e Vice Presidente Nazionale.
Si tratta di un tema che trova le proprie radici nel nostro rinascimento, nel Quattrocento con Antonino da Firenze, che sottolinea l’importanza di dare un contenuto morale all’attività economica con la partecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa e la compartecipazione.
Impresa e partecipazione troveranno il loro sviluppo soprattutto in Germania, sulla scia del pensiero sociale del grande Vescovo di Magonza Von Ketteler. Il suo pensiero influenzerà la grande Enciclica sociale di Leone XIII del 1891, Rerum novarum. Sono gli anni della grave questione operaia e della lotta di classe di ispirazione marxista, che Leone XIII rifiuta energicamente auspicando una collaborazione tra capitale e lavoro per uno sviluppo ispirato a principi di giustizia e di pace nella produzione e nella distribuzione della ricchezza.
Tali insegnamenti verranno testimoniati con grande vigore dal Beato Giuseppe Toniolo, proponendo la partecipazione agli utili d’impresa da parte degli operai e altre forme di collaborazione. La sede ideale sarà l’istituzione da parte del Toniolo delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani, dopo l’esperienza dell’Opera dei Congressi fondata a Venezia nel 1874. Si tratta di iniziative che partono dal basso secondo i principi della sussidiarietà. Nascono in questo modo le casse rurali, le mutue assicuratrici tra i coltivatori, l’acquisto in comune delle macchine agricole e delle sementi e altre iniziative di cooperazione. Si guarda con attenzione alle piccole e medie imprese, alle cooperative, espressione delle vocazioni del territorio e dei valori della famiglia.
Filippo Peschiera mette in evidenza nel suo libro la grande influenza in Germania e in Austria della Dottrina Sociale della Chiesa nell’orientare la collaborazione dei lavoratori nell’impresa nelle diverse forme della partecipazione agli utili, dell’azionariato operaio e dei consigli di gestione o dei consigli di sorveglianza. Possiamo vedere qui le radici dell’economia sociale di mercato che caratterizza la Germania.
Ritornerà sul tema Pio XI nel 1931 con la grande Enciclica sociale Quadragesimo anno parlando di partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili dell’azienda. Ecco le sue parole: “Nelle odierne condizioni sociali, stimiamo sia cosa più prudente che, fin dov’è possibile, il contratto del lavoro venga temperato alquanto col contratto di società, come già si è cominciato a fare in diverse maniere, con non poco vantaggio degli operai stessi e dei padroni. Così gli operai diventano cointeressati o nella proprietà o nell’amministrazione, o compartecipi in certa misura agli utili ricavati”. Questo pensiero pontificio verrà ripreso da Pio XII nel radio messaggio di giugno del 1941, in occasione del cinquantesimo anniversario della Rerum novarum. “Nei grandi organismi produttivi, afferma Pio XII, integrando il contratto di lavoro con il contratto di società le maestranze dovrebbero essere ammesse ad assumere delle responsabilità”.
In questo scenario si colloca il pensiero del Cardinale Giuseppe Siri che sottolinea la trattazione del tema della partecipazione nell’impresa prima di Pio XI e poi di Pio XII. Nasce quindi nel 1943 il suo saggio sul “Contratto di Collaborazione nell’Impresa”, pubblicato nell’anno successivo con il titolo “La Ricostruzione della Vita Sociale”. Ai nostri fini, è interessante ricordare il VI Congresso Nazionale dell’UCID del 1954 a Rapallo, con una conferenza del Cardinale Siri sulla collaborazione nell’impresa.
Dopo la seconda guerra mondiale, nel nostro Paese, a differenza della Germania, le forme di partecipazione nell’impresa stentano a diffondersi a causa del prevalere della teoria del conflitto nei rapporti di lavoro, di evidente ispirazione marxista. Era forte il potere dei sindacati, portatori di una visione di tipo strettamente contrattuale del rapporto di lavoro e non partecipativo.
La Dottrina Sociale della Chiesa non trovava applicazione, o molto poco, nel nostro sistema di economia d’impresa, nonostante la Costituzione del 1947 prevedesse gli istituti della partecipazione. Si legge infatti all’articolo 46 che “Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”. Si tratta di un articolo sostenuto da Alcide De Gasperi che testimonia la presenza nella nostra Costituzione dei grandi valori della Dottrina Sociale della Chiesa, per l’azione di uomini animati dai principi del cristianesimo e della loro applicazione nel mondo economico e sociale.
Per quanto riguarda i casi concreti di applicazione di partecipazione nell’impresa, il libro di Filippo Peschiera ricorda quelli di Genova con Messina e Marcevaggi. L’esperienza del Triveneto è abbastanza ricca in questo campo con Zambon, Cantine Ferrari-Famiglia Lunelli, Keyline, Manfrotto, Mevis, Savio, A.T.E., Berto. Si tratta pertanto delle due ali della parte Nord del nostro Paese, mentre la FIAT costituisce un caso a sé, con la cesura inaugurata da Marchionne con il Contratto Unico Aziendale e l’uscita da Confindustra e Federmeccanica. Con Fiat Chrysler Automobiles (FCA), Marchione darà vita ad una forma leggera di partecipazione agli utili.
Impresa e partecipazione non appaiono distinte dalle azioni di welfare aziendale sussidiario che le imprese applicano praticamente da sempre e che ora appaiono più in evidenza in seguito al provvedimento del Jobs Act e della legge di stabilità.
La legge di stabilità introduce infatti due novità che favoriscono la contrattazione a livello aziendale. Prima di tutto estende gli incentivi alle somme erogate in forma di partecipazione agli utili, con un rafforzamento del vantaggio fiscale.
La seconda novità riguarda la valorizzazione del welfare aziendale con più chiare agevolazioni fiscali. Viene infatti resa possibile e fiscalmente conveniente l’erogazione delle varie forme di welfare fatte in esecuzione di accordi aziendali. Si prevede che le agevolazioni fiscali siano ammesse anche quando, per scelta del lavoratore, i benefici del welfare aziendale siano attribuiti in sostituzione dei premi di produttività e della partecipazione agli utili. Questo amplia le possibilità di scelta del lavoratore, che può preferire i servizi di welfare per sé e per la sua famiglia in luogo dei compensi in denaro.
Si tratta, in definitiva, di un orientamento più partecipativo e meno conflittuale che sta prendendo piede anche nel nostro sistema, più in linea con i grandi insegnamenti della Dottrina Sociale della Chiesa.
Forse cominciamo a vedere i primi segni del superamento dello scenario disegnato da Paolo Savona alla fine del libro di Filippo Peschiera. “Con il processo di globalizzazione e a seguito dell’esplosione della crescita finanziaria e non reale, unitamente all’affermarsi tumultuoso delle innovazioni tecnologiche, il capitalismo ha ripreso il controllo delle relazioni industriali, imponendo al lavoro e alla democrazia le proprie regole”.
Come diceva Keynes, alla fine prevarrà la forza delle idee rispetto a quella degli interessi costituiti, e per questo dobbiamo avere pazienza e non rinunciare a combattere per le idee buone. E’ in fondo quello che sostengono Porter e Kramer in un famoso articolo del 2011:”Le imprese devono attivarsi in modo da riconciliare business e società, successo economico e progresso sociale. Mettere al centro degli obiettivi il valore condiviso potrà dare origine a una nuova ondata di innovazione e crescita della produttività, ridisegnerà il capitalismo e la sua relazione con la società, ridarà piena legittimazione al mondo del business nell’economia globale”.
La creazione di valore condiviso di cui parlano Porter e Kramer è in fondo il risultato di una maggiore partecipazione nel mondo delle imprese, in cui tutti lavorano insieme per lo sviluppo e la costruzione del bene comune che costituisce l’obiettivo ultimo della Dottrina Sociale della Chiesa.

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